Neofobia alimentare nei bambini: oltre otto su dieci mostrano una diffidenza almeno intermedia verso i cibi nuovi
“Questo non lo mangio” è una frase che molte famiglie conoscono bene. Di fronte a un alimento mai visto o poco familiare, numerosi bambini reagiscono con esitazione, diffidenza o rifiuto. Questo comportamento viene definito neofobia alimentare e, soprattutto nei primi anni di vita, può rappresentare una fase normale dello sviluppo. Non significa necessariamente che il bambino abbia un disturbo o che rifiuti sempre ogni novità: indica piuttosto una minore disponibilità ad assaggiare alimenti sconosciuti.
Pier Carlo Lava
Un dato spesso riassunto con l’espressione “otto bambini su dieci” proviene da uno studio italiano condotto su 288 partecipanti tra i 3 e gli 11 anni. Nel campione esaminato, il 67,3% presentava un livello intermedio di neofobia alimentare e il 18,1% un livello elevato. La somma delle due categorie porta effettivamente all’85,4%, ma il dato deve essere interpretato correttamente: non significa che l’85,4% dei bambini italiani rifiuti sistematicamente tutti i cibi nuovi. Indica che, all’interno di quel determinato campione, oltre otto partecipanti su dieci mostravano una diffidenza di grado almeno intermedio.
Lo studio, pubblicato nel 2023 sulla rivista scientifica “Nutrients”, è stato realizzato da ricercatori del CREA e dell’Istituto superiore di sanità. La rilevazione ha utilizzato questionari compilati attraverso i genitori, impiegando la Child Food Neophobia Scale per valutare la riluttanza verso gli alimenti nuovi e il test KIDMED per misurare l’aderenza alla dieta mediterranea. Il campione comprendeva 288 bambini, in gran parte residenti a Roma e nelle aree circostanti, con una quota più limitata di questionari raccolti online. È dunque una ricerca significativa, ma non sufficientemente ampia o rappresentativa per trasferire automaticamente la percentuale all’intera popolazione infantile italiana.
Neofobia e dieta mediterranea, un’associazione da non confondere con una causa certa
I risultati hanno evidenziato un’associazione tra livelli più elevati di neofobia e una minore aderenza alla dieta mediterranea. I bambini più diffidenti verso i cibi nuovi tendevano ad accettare meno facilmente alimenti come frutta, verdura, legumi e frutta a guscio. Lo studio non dimostra però che la neofobia sia sempre e necessariamente la causa diretta di un’alimentazione meno equilibrata: fotografa una relazione statistica che può essere influenzata anche dall’ambiente familiare, dalle abitudini dei genitori, dalla disponibilità degli alimenti e dalle precedenti esperienze del bambino.
La ricerca ha inoltre rilevato livelli più elevati di neofobia in alcuni gruppi, tra cui i figli unici, ma anche in questo caso occorre usare prudenza. Non si può affermare che essere figli unici provochi il rifiuto dei cibi nuovi. La presenza di fratelli o sorelle potrebbe favorire l’imitazione e la condivisione dei pasti, ma il comportamento alimentare infantile dipende da numerosi elementi e non può essere ricondotto a una sola caratteristica familiare.
Una fase normale che va accompagnata senza pressioni
La neofobia alimentare raggiunge generalmente il suo massimo tra i due e i sei anni e tende poi a diminuire, anche se in alcuni bambini può proseguire più a lungo. Davanti a un rifiuto, obbligare a mangiare, ricattare o trasformare il pasto in un conflitto può aumentare la tensione e rafforzare l’avversione. Un alimento non accettato al primo tentativo può essere riproposto in altre occasioni, con preparazioni diverse e senza insistenza.
Secondo la professoressa Laura De Gara, presidente del Corso di laurea magistrale in Scienze dell’alimentazione e della nutrizione dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, la neofobia non deve essere affrontata attraverso imposizioni. Pazienza, curiosità e continuità possono aiutare il bambino a costruire un rapporto più sereno con il cibo. Coinvolgerlo nella preparazione dei pasti, ripresentare gli alimenti e mantenere un clima tranquillo a tavola sono tra le strategie proposte nel comunicato.
L’estate può offrire occasioni favorevoli, perché viaggi, vacanze e pasti condivisi permettono di incontrare ingredienti, ricette e tradizioni differenti. L’obiettivo non dovrebbe essere convincere immediatamente il bambino a mangiare tutto, ma consentirgli di osservare, toccare, annusare e conoscere il nuovo alimento. Anche una piccola familiarizzazione può rappresentare un primo passo.
Nutripiatto, risultati interessanti ma ancora preliminari
Un secondo studio, pubblicato nel novembre 2025 su “Scientific Reports”, ha valutato Nutripiatto come strumento di educazione alimentare. La ricerca ha inizialmente coinvolto 781 bambini tra i 6 e i 10 anni frequentanti scuole di Piemonte, Lazio e Sicilia. Di questi, 525, pari al 67%, hanno completato entrambe le rilevazioni previste all’inizio e dopo due mesi.
Nutripiatto utilizza un piatto colorato per rappresentare visivamente le proporzioni dei principali gruppi alimentari. Metà dello spazio è destinata a verdure e ortaggi, mentre cereali e alimenti proteici occupano ciascuno circa un quarto. Il progetto comprende inoltre guide e attività educative rivolte ai bambini, alle famiglie e alle scuole.
Dopo il percorso educativo sono stati osservati alcuni cambiamenti positivi, tra cui una maggiore attenzione alle porzioni e, in diversi gruppi regionali, aumenti nel consumo di verdure, frutta, cereali integrali e acqua. In Piemonte, per esempio, l’83% dei bambini più piccoli avrebbe aumentato il consumo di verdure secondo quanto riferito dai genitori. Questa percentuale riguarda però un sottogruppo specifico e non l’intero campione nazionale.
Non sarebbe quindi corretto affermare che Nutripiatto abbia “garantito” un miglioramento. Lo studio era osservazionale, non prevedeva un gruppo di controllo né una randomizzazione, è durato soltanto due mesi e si è basato su un questionario compilato dai genitori che gli stessi autori definiscono non validato. Inoltre, circa un terzo dei partecipanti non ha completato la seconda rilevazione e i miglioramenti non sono risultati statisticamente significativi in tutte le categorie analizzate. Gli autori considerano perciò i risultati esplorativi e chiedono studi più ampi, controllati e di maggiore durata.
Cinque comportamenti utili nella vita quotidiana
Il comunicato propone cinque indicazioni semplici per aiutare i bambini ad avvicinarsi ai nuovi sapori: ripresentare più volte un alimento senza imporne l’assaggio; coinvolgere i piccoli nella preparazione delle ricette; offrire un buon esempio attraverso il comportamento degli adulti; raccontare la storia e la provenienza degli ingredienti; trasformare il pasto in un momento di dialogo, scoperta e condivisione.
Queste strategie non devono diventare un’altra forma di pressione. Un bambino può partecipare lavando una verdura, mescolando un impasto o scegliendo gli ingredienti, anche senza essere obbligato a consumare subito il risultato. Vedere gli adulti mangiare con naturalezza alimenti differenti può essere più efficace di molte spiegazioni.
Quando è opportuno rivolgersi al pediatra
Nella maggior parte dei casi la diffidenza verso i cibi nuovi è transitoria, ma è opportuno chiedere consiglio al pediatra quando l’alimentazione diventa estremamente limitata, il bambino accetta pochissimi alimenti, perde peso, non cresce regolarmente, manifesta carenze nutrizionali, conati, paura intensa o una forte ansia durante i pasti.
La neofobia non deve essere confusa automaticamente con condizioni più complesse, che richiedono una valutazione professionale. Pediatra, dietista, nutrizionista o psicologo dell’età evolutiva possono aiutare la famiglia a comprendere se si tratta di una normale fase di sviluppo oppure di un problema che necessita di un percorso specifico.
Il messaggio più equilibrato non è dunque che “otto bambini su dieci non vogliono mangiare nuovi cibi”. La ricerca indica che, nel campione esaminato, l’85,4% mostrava una riluttanza almeno intermedia verso gli alimenti sconosciuti. È un comportamento diffuso, spesso fisiologico e generalmente gestibile con tempo, serenità, esempio e occasioni ripetute di scoperta. Alimentare la curiosità, senza trasformare la tavola in un terreno di scontro, può essere il modo più efficace per accompagnare i bambini verso una dieta più varia e consapevole.
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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.
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