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| Il canto e la musicoterapia possono favorire il benessere emotivo durante la gravidanza e nel periodo post-partum, affiancando l’assistenza sanitaria e psicologica. |
Pier Carlo Lava
Dal riconoscimento di Bologna a una domanda concreta
Come raccontato nel precedente articolo pubblicato su Alessandria Post, l’esperienza sviluppata ad Alessandria è stata protagonista del 18° Congresso Mondiale di Musicoterapia, svoltosi a Bologna dal 7 al 12 luglio 2026.
Tra i risultati più significativi figura il riconoscimento assegnato ad Anna Guido per il progetto dedicato alla maternità. La giovane ricercatrice, formatasi al Conservatorio “Antonio Vivaldi”, svolge un dottorato incentrato sulla salute riproduttiva della donna, sulla salute mentale materna e sul sostegno alla genitorialità, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria.
Il premio offre l’occasione per guardare oltre la notizia e comprendere che cosa avviene realmente quando la musica entra in un percorso dedicato alla gravidanza o al periodo successivo alla nascita.
Che cos’è veramente la musicoterapia
Ascoltare una canzone rilassante, cantare una ninna nanna o mettere della musica di sottofondo può produrre piacere e distensione, ma non tutto ciò che utilizza la musica può essere definito automaticamente “musicoterapia”.
Secondo la definizione aggiornata della World Federation of Music Therapy, la musicoterapia è una disciplina professionale che impiega esperienze musicali — ascolto, canto, strumenti e improvvisazione — per promuovere salute, benessere e sviluppo. Deve essere condotta da professionisti formati, all’interno di una relazione terapeutica e sulla base di obiettivi definiti.
La ricerca distingue quindi la musicoterapia clinica dagli interventi musicali più generali. Entrambi possono essere utili, ma non sono la stessa cosa. Nel primo caso il professionista valuta le necessità della persona, sceglie le attività, osserva le risposte e modifica il percorso. Nel secondo caso possono rientrare l’ascolto guidato, il canto di gruppo o altre iniziative artistiche e sociali che, pur non costituendo necessariamente una terapia clinica, possono sostenere il benessere.
Durante la gravidanza: effetti soprattutto sull’ansia
La gravidanza è accompagnata da importanti cambiamenti fisici, ormonali ed emotivi. Accanto alla gioia possono comparire preoccupazioni per il parto, timori legati alla salute del bambino, difficoltà nel sonno e momenti di maggiore vulnerabilità.
Una revisione sistematica che ha esaminato 14 studi randomizzati e oltre 2.300 gravidanze ha rilevato risultati favorevoli soprattutto nella riduzione dell’ansia materna. Alcuni studi hanno segnalato anche possibili miglioramenti dello stress percepito, dei sintomi depressivi e della pressione arteriosa. Gli stessi ricercatori hanno però evidenziato che gli interventi erano molto differenti tra loro e che la qualità metodologica presentava diversi elementi di incertezza. La revisione è consultabile su PubMed.
La conclusione più corretta è dunque prudente: la musica può rappresentare un valido sostegno non farmacologico per alcune donne, soprattutto contro l’ansia, ma servono protocolli più uniformi e studi di maggiore qualità per stabilire con precisione quali attività funzionino meglio, con quale durata e per quali persone.
Tra le pratiche utilizzate possono esserci l’ascolto di brani scelti dalla donna, il canto, gli esercizi vocali, la respirazione accompagnata dal ritmo, l’improvvisazione e la creazione di semplici sequenze sonore rivolte al bambino.
La voce materna assume un ruolo particolare. Cantare richiede di regolare il respiro, sposta l’attenzione dalle preoccupazioni al momento presente e offre una modalità per iniziare a costruire una relazione con il bambino prima ancora della nascita.
Dopo il parto: distinguere il “baby blues” dalla depressione
Nei primi giorni dopo il parto molte donne attraversano una fase di tristezza, irritabilità, stanchezza e instabilità emotiva conosciuta come “baby blues”. Generalmente compare pochi giorni dopo la nascita e tende a risolversi spontaneamente entro dieci o quindici giorni.
La depressione post-partum è invece una condizione più persistente e complessa. Può comprendere perdita di interesse, tristezza profonda, ansia, senso di inadeguatezza, difficoltà a provare piacere, isolamento e problemi nella relazione con il bambino. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità interessa circa il 13-15% delle donne che partoriscono e, in molti casi, non viene riconosciuta o trattata adeguatamente. I dati e il progetto italiano sono illustrati da EpiCentro-ISS.
È proprio in questo ambito che il canto di gruppo sta mostrando alcuni dei risultati più interessanti.
Il progetto “Music and Motherhood”
“Music and Motherhood” è un progetto promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Europa e coordinato in Italia dall’Istituto Superiore di Sanità. L’intervento prevede dieci incontri settimanali, generalmente rivolti a gruppi composti da otto-dodici neomamme con sintomi di depressione post-partum.
Non è necessario sapere cantare né conoscere la musica. Gli incontri possono comprendere:
- riscaldamento della voce e respirazione;
- canzoni appartenenti a culture e lingue differenti;
- armonie e semplici attività ritmiche;
- utilizzo di piccole percussioni;
- movimento e contatto con il bambino;
- momenti di socializzazione e sostegno tra le partecipanti.
La mamma è la destinataria principale dell’intervento. Il bambino può essere presente, ma il gruppo non è una semplice attività ricreativa per neonati. L’obiettivo è offrire alla donna uno spazio accogliente nel quale esprimere le proprie emozioni, rompere l’isolamento e incontrare altre madri che stanno attraversando difficoltà simili.
Nell’adattamento italiano, accanto alla figura che conduce il canto è presente un professionista sanitario. Questo collegamento è fondamentale perché permette di individuare eventuali situazioni che richiedano una valutazione psicologica o psichiatrica e di inserire l’attività musicale nella rete dei servizi.
Che cosa hanno dimostrato gli studi
Un primo studio controllato, pubblicato nel 2018 e condotto su 134 madri con sintomi depressivi, ha confrontato dieci settimane di canto di gruppo con attività di gioco e assistenza ordinaria. Nell’insieme delle partecipanti il vantaggio del canto non risultò statisticamente significativo; considerando però le donne con sintomi moderati o gravi, il miglioramento fu più rapido. Lo studio è pubblicato sul British Journal of Psychiatry.
Un successivo studio randomizzato, denominato SHAPER-PND e pubblicato nel 2025, ha coinvolto 199 madri. Al termine delle dieci settimane entrambi i gruppi avevano registrato un miglioramento, ma a distanza di venti e trentasei settimane le partecipanti agli incontri di canto presentavano sintomi depressivi inferiori rispetto alle donne coinvolte nelle normali attività comunitarie per madri e bambini. Il programma è risultato inoltre ben frequentato e potenzialmente sostenibile dal punto di vista economico. I risultati completi sono disponibili su Cambridge Core.
Un’analisi più recente dello stesso progetto ha osservato anche una comunicazione maggiormente rivolta al bambino, un tono meno negativo e una migliore capacità delle madri di riconoscere e interpretare gli stati emotivi del neonato. I risultati sono in parte rimasti presenti fino al controllo effettuato sei mesi dopo. Lo studio è stato pubblicato su Psychological Medicine.
L’esperienza di Alessandria
L’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria ha avviato “Music and Motherhood” nell’aprile 2025, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, il Conservatorio “Vivaldi” e il Centro Studi per le Medical Humanities del DAIRI. Il percorso è stato organizzato attraverso dieci incontri di canto destinati a neomamme con sintomi depressivi. Il progetto è descritto sul sito dell’AOU di Alessandria.
La seconda edizione nazionale ha coinvolto gruppi a Cesena, Bologna, Pinerolo, Grugliasco, Torino e Alessandria, per un totale di circa cinquanta partecipanti. I risultati preliminari indicano una buona accoglienza dell’intervento da parte delle madri e degli operatori e una possibile integrazione nei servizi sanitari italiani. L’aggiornamento è pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità.
Il lavoro svolto da Anna Guido e dagli altri professionisti coinvolti si inserisce dunque in un percorso più ampio, che unisce ricerca, assistenza, musica e sostegno alla genitorialità.
Una risorsa complementare, non una sostituzione delle cure
I risultati sono incoraggianti, ma richiedono equilibrio. Gli studi comprendono ancora numeri relativamente contenuti, utilizzano interventi diversi e spesso valutano donne con sintomi depressivi, non necessariamente con una diagnosi clinica di depressione maggiore.
La musicoterapia e il canto di gruppo non devono quindi sostituire il colloquio con il medico, l’ostetrica, lo psicologo o i servizi di salute mentale. Possono invece diventare una porta d’ingresso meno rigida e più accogliente verso il percorso di cura, soprattutto per le donne che temono il giudizio, vivono una condizione di isolamento o incontrano difficoltà linguistiche.
Quando tristezza, ansia, perdita di interesse o senso di inadeguatezza persistono, è importante rivolgersi al medico di famiglia, al ginecologo, al consultorio o a un servizio specializzato. In presenza di pensieri di autolesionismo o di pericolo per la madre o il bambino occorre chiedere immediatamente aiuto al 112 o al pronto soccorso.
La musica non cancella per magia la sofferenza. Può però offrire respiro, relazione, ascolto e continuità. Quando viene utilizzata con competenza, all’interno di una rete sanitaria capace di riconoscere i bisogni della donna, può trasformarsi da semplice esperienza artistica in un autentico strumento di sostegno alla maternità.
GEO
Alessandria, Piemonte – La musicoterapia e il canto di gruppo possono offrire un sostegno al benessere emotivo delle donne durante la gravidanza e dopo il parto. Il progetto “Music and Motherhood”, sviluppato anche ad Alessandria grazie alla collaborazione tra Azienda Ospedaliero-Universitaria, Conservatorio Antonio Vivaldi e Istituto Superiore di Sanità, propone un percorso che unisce musica, relazione e assistenza sanitaria. Le ricerche indicano risultati promettenti nella riduzione dell’ansia e dei sintomi della depressione post-partum, ma questi interventi devono affiancare e non sostituire le cure mediche e psicologiche.
Per altre notizie e approfondimenti dedicati a salute, scienza e società, visita Alessandria Post e ItaliaNewsPost.com.
Frase IA
Articolo elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale, verificato e curato editorialmente da Pier Carlo Lava sulla base delle fonti sanitarie e scientifiche indicate nel testo.
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