Pippo Bunorrotri
Entrare tra le pagine della raccolta di Pippo Bunorrotri “Le solitudini del tempo” significa intraprendere un viaggio intimo e affascinante , capace di dare voce a quegli stati d’animo che spesso teniamo nascosti.
La sua non è una Poesia di soli versi, ma un invito a rallentare, a toglierci la maschera e a guardarci dentro.
Con una sensibilità rara e una scrittura che scorre fluida come un pensiero notturno, il nostro Poeta ci mostra che anche i momenti di vuoto, di silenzio e di smarrimento nascondono in realtà una bellezza e una profondità sconvolgenti. Leggere le sue Poesie non è solo una semplice lettura ma un’esperienza di profonda riconnessione con noi stessi.
“La mia assenza” è il perfetto biglietto da visita per comprendere la delicatezza e la forza della poetica di Bunorrotri.
La Poesia si apre con un’immagine naturale di rara potenza: il passaggio dall’autunno all’inverno. Qui la natura non è solo uno sfondo, ma uno specchio dell’anima. I rami spogli che tremano di freddo diventano il simbolo di quella fragilità che ognuno di noi prova quando si sente privato di qualcosa, quando avverte, appunto, un’assenza.
Da questa immagine della natura si passa poi a un cammino intimo e notturno. Ci si ritrova a seguire il Poeta lungo vicoli silenziosi e intrisi di malinconia, dove l’unica guida è la luce fioca di un vecchio lampione di cera. L’eco dei passi che si dissolve nel vuoto non crea angoscia, ma una strana forma di conforto, è il suono di una solitudine in cui il lettore si riconosce e si sente finalmente compreso.
Ma il vero segreto della profondità di questa Poesia si nasconde nel finale.
Anche quando i pensieri si fanno automatici, distaccati e la mente sembra arrendersi, il cuore si rifiuta di spegnersi. Camminando scalzo e vulnerabile nella propria immaginazione, il Poeta continua a percepire il battito della vita.
È proprio questo a rendere la sua scrittura così magnetica:
Bunorrotri non ha paura di scendere nel buio, perché sa sempre dove trovare una scintilla di luce e di speranza.
Bunorrotri ci ricorda che, finché siamo capaci di ascoltare il nostro cuore, non saremo mai davvero perduti. E’ una poesia profonda, che graffia l’anima con delicatezza e che fa venire voglia di leggere ogni singolo verso successivo.
Giuseppina De Biase
Entrar en las páginas de la colección de Pippo Buonarroti “Las soledades del tiempo” significa emprender un viaje íntimo y fascinante, capaz de dar voz a esos estados de ánimo que a menudo mantenemos ocultos.
La suya no es una poesía de solo versos, sino una invitación a desacelerar, a quitarnos la máscara y a mirar en nuestro interior.
Con una sensibilidad rara y una escritura que fluye tan libre como un pensamiento nocturno, nuestro poeta nos muestra que incluso los momentos de vacío, de silencio y de extravío esconden, en realidad, una belleza y una profundidad conmovedoras. Leer sus poemas no es una simple lectura, sino una experiencia de profunda reconexión con nosotros mismos.
“Mi ausencia” es la carta de presentación perfecta para comprender la delicadeza y la fuerza de la poética de Buonarroti.
El poema se abre con una imagen natural de una potencia excepcional: la transición del otoño al invierno. Aquí, la naturaleza no es un mero escenario, sino un espejo del alma. Las ramas desnudas que tiemblan de frío se convierten en el símbolo de esa fragilidad que cada uno de nosotros experimenta cuando se siente privado de algo, cuando percibe, precisamente, una ausencia.
De esta imagen de la naturaleza se pasa luego a un camino íntimo y nocturno. El lector se encuentra siguiendo al poeta a lo largo de callejones silenciosos e impregnados de melancolía, donde la única guía es la luz tenue de una vieja farola de cera. El eco de los pasos que se disuelve en el vacío no genera angustia, sino una extraña forma de consuelo, es el sonido de una soledad en la que el lector se reconoce y se siente, por fin, comprendido.
Pero el verdadero secreto de la profundidad de este poema se esconde en el final. Incluso cuando los pensamientos se vuelven automáticos, distantes, y la mente parece rendirse, el corazón se niega a apagarse. Caminando descalzo y vulnerable en su propia imaginación, el poeta sigue percibiendo el latido de la vida. Esto es precisamente lo que hace que su escritura sea tan magnética: Buonarroti no teme descender a la oscuridad, porque siempre sabe dónde encontrar una chispa de luz y de esperanza.
Buonarroti nos recuerda que, mientras seamos capaces de escuchar a nuestro corazón, nunca estaremos realmente perdidos.
Es un poema profundo, que araña el alma con delicadeza y que despierta el deseo de leer cada uno de los versos siguientes.
Giuseppina De Biase
MI AUSENCIA
La soledad sabe de mi ausencia
como el invierno sabe
de la ausencia de otoño
que se presenta sin mas
con sus ramas desnudad
tiritando de dolor
mostrando su soledad vacía.
En mi soledad
camino por calles
envueltas en melancolía
y el eco de mis pasos profundos
se pierde en el silencio
de las callejas iluminadas
con un farol de cera.
Mis pensamientos
son autómatas,
camino descalzo y desnudo
por mi imaginación
mientras mi corazón
percibe el latir
de la vida.
Pippo Bunorrotri
(Del Poemario “Las Soledades de Tiempo”)
LA MIA ASSENZA
La solitudine sa della mia assenza
come l’inverno sa
dell’assenza dell’autunno
che si presenta così
con i suoi rami spogli
tremando di dolore
mostrando la sua solitudine vuota.
Nella mia solitudine
Cammino per strade
avvolte nella malinconia
e l’eco dei miei passi profondi
si perde nel silenzio
dei vicoli illuminati
da un lampione di cera.
I miei pensieri
Sono automi,
Cammino scalzo e nudo
nella mia immaginazione
mentre il mio cuore
percepisce il battito
della vita.
Pippo Bunorrotri
(Tratto dalla raccolta di poesie “Le solitudini del Tempo")
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