Mario Roggero, oggi la Cassazione: in gioco la condanna a 14 anni e 9 mesi e il confine della legittima difesa
| Il caso Mario Roggero riapre il dibattito sul confine tra legittima difesa, sicurezza dei cittadini e reazione successiva alla cessazione del pericolo. |
La Corte di Cassazione esamina oggi il ricorso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in appello a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo. Una vicenda drammatica che ha riaperto il confronto tra sicurezza dei cittadini, diritto alla difesa e limiti entro i quali è consentito reagire a un’aggressione.
Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com
La rapina del 28 aprile 2021
I fatti risalgono al pomeriggio del 28 aprile 2021, quando tre uomini entrarono nella gioielleria Roggero, nella frazione Gallo di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo. Nel negozio si trovavano anche la moglie e la figlia del titolare.
I rapinatori, armati con un coltello e una pistola che successivamente risultò essere giocattolo, minacciarono le persone presenti e si impossessarono di gioielli e altri oggetti di valore. Terminata la rapina, uscirono dal negozio e tentarono di allontanarsi a bordo di un’automobile.
Roggero prese una pistola, uscì dalla gioielleria e inseguì i tre uomini nel parcheggio. Esplose diversi colpi, uccidendo Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli e ferendo Alessandro Modica.
Il commerciante ha sempre sostenuto di avere agito per difendere se stesso e la propria famiglia, affermando di aver temuto che uno dei rapinatori potesse ancora sparare o tornare nel negozio.
La condanna in primo grado e la riduzione in appello
Nel dicembre 2023 la Corte d’Assise di Asti condannò Mario Roggero a 17 anni di reclusione per duplice omicidio volontario, tentato omicidio e porto abusivo dell’arma fuori dal luogo nel quale era autorizzato a detenerla.
Secondo i giudici di primo grado, le immagini delle telecamere di sicurezza dimostravano che tutti i colpi erano stati esplosi all’esterno della gioielleria, quando i rapinatori stavano tentando di fuggire. Il pericolo immediato per Roggero e per i suoi familiari, pertanto, sarebbe già cessato.
Il 3 dicembre 2025 la Corte d’Assise d’Appello di Torino ha confermato la responsabilità del gioielliere, riducendo però la pena a 14 anni e 9 mesi attraverso una diversa applicazione della continuazione tra i reati.
Nelle motivazioni depositate nel febbraio 2026, i giudici torinesi hanno ribadito che l’aggressione dei rapinatori era ormai «totalmente conclusa» quando Roggero uscì dal negozio e aprì il fuoco. La ricostruzione è contenuta nelle motivazioni della sentenza d’appello.
Perché non è stata riconosciuta la legittima difesa
Il punto centrale del processo non riguarda la gravità della rapina subita, che non è mai stata messa in discussione, ma il momento esatto nel quale Roggero sparò.
La legge italiana riconosce il diritto di difendere se stessi o altre persone da un pericolo attuale, ma richiede che la reazione sia necessaria rispetto all’offesa in corso. Anche la riforma della legittima difesa approvata nel 2019 non ha eliminato il requisito dell’attualità del pericolo.
Secondo la Corte d’Assise d’Appello, quando furono esplosi i colpi i rapinatori erano già usciti dalla gioielleria, stavano salendo sull’automobile e non rappresentavano più un pericolo concreto e immediato per il commerciante o per i suoi familiari.
Per la stessa ragione i giudici hanno escluso anche l’eccesso colposo non punibile determinato da un grave turbamento. Per poter parlare di eccesso nella difesa, infatti, deve comunque esistere una situazione difensiva in corso. Se l’aggressione è terminata, secondo questa interpretazione, viene meno il presupposto stesso della legittima difesa. È quanto ha ricostruito anche la TGR Piemonte.
La posizione della difesa
L’avvocato Stefano Marcolini, difensore del gioielliere, ha continuato a sostenere la tesi della legittima difesa putativa. Roggero, in altre parole, avrebbe agito nella convinzione che il pericolo non fosse ancora terminato e che uno dei rapinatori stesse per usare l’arma contro di lui.
Il commerciante ha dichiarato che non avrebbe sparato se non avesse visto uno dei rapinatori alzare quella che riteneva una vera pistola. La difesa contesta quindi la ricostruzione dell’intenzione attribuita a Roggero e chiede una diversa valutazione della paura, della confusione e del grave turbamento generati dalla rapina appena subita.
Il ricorso contro la condanna è stato depositato nel marzo scorso, come riportato dalla Gazzetta d’Alba.
Che cosa può decidere la Cassazione
La Corte di Cassazione non celebrerà un nuovo processo sui fatti e non ascolterà nuovamente testimoni o periti. Dovrà verificare se la legge sia stata applicata correttamente e se la motivazione della sentenza d’appello risulti coerente e priva di vizi giuridici.
La Suprema Corte potrà rigettare il ricorso, rendendo definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi, oppure annullare in tutto o in parte la sentenza. In caso di annullamento con rinvio, alcuni aspetti della vicenda dovrebbero essere nuovamente esaminati da un’altra sezione della Corte d’Assise d’Appello.
Alla condanna penale si aggiungono le conseguenze civili. I giudici hanno confermato le statuizioni in favore delle parti civili e una provvisionale immediatamente esecutiva di 780mila euro, in attesa della quantificazione definitiva dei risarcimenti.
Negli ultimi giorni Roggero, oggi settantaduenne, ha pubblicato alcuni video sui social per ringraziare le persone che gli hanno manifestato solidarietà e sostenuto la raccolta di fondi destinata alle spese legali. L’attesa per la pronuncia della Cassazione è raccontata anche da TargatoCN.
Un caso che continua a dividere l’Italia
Una parte dell’opinione pubblica considera Roggero soprattutto la vittima di una rapina violenta e ritiene sproporzionata una pena vicina ai quindici anni. Il caso viene interpretato come il simbolo della solitudine di commercianti e cittadini esposti alla criminalità e costretti, in pochi secondi, a prendere decisioni in condizioni di paura estrema.
Altri sottolineano invece che il diritto alla sicurezza e alla difesa non può trasformarsi nel diritto di inseguire e uccidere chi sta fuggendo. Anche chi commette un reato mantiene il diritto alla vita e deve essere arrestato e giudicato dallo Stato.
Sono due piani che non dovrebbero essere confusi. Lo Stato ha il dovere di prevenire le rapine, proteggere i cittadini e garantire pene effettive ai responsabili. Allo stesso tempo deve impedire che la reazione privata continui quando il pericolo è cessato, trasformandosi in una punizione esercitata senza processo.
La decisione della Cassazione non stabilirà se sia comprensibile la paura provata da Mario Roggero: dovrà stabilire se quella condizione possa avere, secondo la legge, un valore tale da giustificare o modificare la valutazione penale della sua condotta.
Il verdetto rappresenterà quindi un passaggio decisivo non soltanto per il gioielliere e per le famiglie coinvolte, ma anche per il delicato confine tra legittima difesa, grave turbamento, eccesso e reazione successiva alla cessazione del pericolo.
GEO
Il caso Mario Roggero, avvenuto a Grinzane Cavour in provincia di Cuneo, arriva il 15 luglio 2026 davanti alla Corte di Cassazione: al centro del ricorso la condanna a 14 anni e 9 mesi e l’applicazione della legittima difesa.
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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.
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