Maculopatie, Piemonte e Lombardia al lavoro per ridurre le disuguaglianze nelle cure e salvaguardare la vista
Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com
Una patologia che compromette la visione centrale
Con il termine maculopatie si indica un insieme eterogeneo di malattie che colpiscono la macula, la zona centrale della retina responsabile della visione nitida e dettagliata. È la parte dell’occhio che permette di leggere, scrivere, guidare, distinguere i particolari e riconoscere i volti.
Quando la macula viene danneggiata, il paziente può conservare la visione periferica ma perdere progressivamente quella centrale. Possono comparire immagini sfocate o distorte, macchie scure al centro del campo visivo e difficoltà crescenti nelle attività quotidiane che richiedono precisione.
La documentazione presentata in occasione dell’incontro di Torino segnala che cecità e ipovisione interessano complessivamente circa 1,6 milioni di italiani e che nel nostro Paese si stimano 63mila nuovi casi di maculopatia ogni anno. La degenerazione maculare legata all’età coinvolgerebbe più di un milione di persone, mentre circa 200mila pazienti diabetici svilupperebbero edema maculare diabetico.
Questi numeri mostrano come la maculopatia non sia soltanto un problema specialistico, ma una questione di sanità pubblica con importanti conseguenze sociali, assistenziali ed economiche.
Le principali forme di maculopatia
La forma più diffusa è la degenerazione maculare legata all’età, che può presentarsi in una variante secca, generalmente più lenta, oppure in una forma essudativa o neovascolare, più aggressiva e capace di provocare una perdita visiva rapida.
Un’altra condizione rilevante è l’edema maculare diabetico, una complicanza del diabete che può compromettere seriamente la vista anche in persone ancora in età lavorativa.
Esistono poi la maculopatia miopica, collegata alle alterazioni provocate dalla miopia patologica, le occlusioni venose retiniche, più frequenti nella popolazione adulta e anziana, e le maculopatie di origine infiammatoria o traumatica.
Cause e decorso possono essere differenti, ma tutte queste condizioni hanno un elemento comune: la diagnosi precoce e l’inizio tempestivo del trattamento possono fare la differenza nel tentativo di preservare la funzione visiva.
Per questo motivo non dovrebbero essere sottovalutati sintomi come la visione centrale improvvisamente offuscata, le linee rette che appaiono ondulate, la difficoltà a leggere o la comparsa di una macchia scura al centro del campo visivo. In presenza di questi segnali è necessario rivolgersi rapidamente a uno specialista.
Le terapie intravitreali e il problema dell’aderenza
Per numerose forme di maculopatia, lo standard di cura è oggi rappresentato dai farmaci anti-VEGF, somministrati mediante iniezioni intravitreali. In situazioni selezionate possono essere impiegati corticosteroidi intravitreali, mentre la laserterapia ha assunto un ruolo più limitato rispetto al passato.
Questi trattamenti hanno modificato radicalmente la gestione delle patologie retiniche. In molti casi permettono di stabilizzare la malattia, rallentarne la progressione e ridurre il rischio di perdita grave della vista.
Il problema è che la maculopatia è spesso una malattia cronica. Il paziente deve sottoporsi a controlli frequenti, esami specialistici e trattamenti ripetuti nel tempo. Questo comporta un carico rilevante non soltanto per le strutture sanitarie, ma anche per i pazienti, spesso anziani, e per i familiari che li accompagnano.
In Italia si stimano ogni anno tra 300mila e 400mila iniezioni intravitreali, ma una parte ancora consistente dei pazienti non riuscirebbe ad accedere alle cure in modo adeguato e tempestivo.
Quando gli appuntamenti vengono rinviati, le terapie interrotte o i controlli eseguiti in ritardo, il risultato clinico può peggiorare. L’aderenza terapeutica non dipende quindi soltanto dalla volontà del paziente, ma anche dalla capacità del sistema sanitario di organizzare percorsi semplici, continui e accessibili.
Innovazione terapeutica e sostenibilità
Negli ultimi anni l’innovazione ha consentito di sviluppare trattamenti capaci, in determinati casi, di mantenere efficacia e sicurezza riducendo la frequenza delle somministrazioni.
Una minore necessità di accessi ospedalieri può tradursi in diversi vantaggi: meno spostamenti per il paziente, minore carico per familiari e caregiver, migliore aderenza alle cure e alleggerimento dell’attività nei centri oftalmologici.
Il tema, tuttavia, non può essere ridotto al prezzo della singola dose. Durante il confronto di Torino è emersa la necessità di considerare il valore complessivo della terapia, valutando gli esiti clinici, la capacità di preservare la vista, l’impatto sull’organizzazione sanitaria e i costi indiretti collegati alla perdita di autonomia.
Anna Ponzianelli, Healthcare Policy and Public Affairs Director di Cencora, ha sottolineato che l’innovazione deve essere valutata per il contributo che offre all’intero ecosistema sociosanitario. Nelle maculopatie, ridurre la frequenza degli accessi può migliorare la vita del paziente e diminuire il peso assistenziale sostenuto dalle famiglie.
Il rischio delle disuguaglianze territoriali
Nonostante i progressi terapeutici, permangono importanti differenze tra le Regioni e, talvolta, tra strutture appartenenti allo stesso territorio.
Le disomogeneità possono riguardare i tempi di attesa, il numero dei centri autorizzati, l’organizzazione delle sedute, la disponibilità di personale, i criteri prescrittivi e la capacità di seguire il paziente nel lungo periodo.
Il rischio è che l’accesso alle cure dipenda dal luogo di residenza. Una terapia scientificamente disponibile può diventare concretamente difficile da ottenere se il centro è lontano, gli appuntamenti sono troppo distanziati o il paziente non dispone di una rete familiare capace di accompagnarlo.
Andrea Zovi, segretario regionale SIFO Lombardia, ha richiamato la necessità di costruire percorsi integrati più efficienti, semplificare i processi, rafforzare la presa in carico multidisciplinare e utilizzare meglio le risorse disponibili. L’innovazione, infatti, non può limitarsi al farmaco, ma deve coinvolgere anche l’organizzazione dell’assistenza.
La scelta terapeutica deve partire dal beneficio per il paziente
Nel confronto è stato ribadito un principio fondamentale: la scelta della terapia deve essere guidata innanzitutto dall’efficacia clinica e dalle caratteristiche del singolo paziente.
Michele Reibaldi, direttore della Clinica oculistica dell’Azienda ospedaliero-universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, ha evidenziato che sostenibilità e razionalizzazione delle risorse sono aspetti inevitabili, ma non possono spostare la decisione esclusivamente sul costo della singola somministrazione.
L’obiettivo deve essere il controllo della malattia nel tempo, la stabilizzazione del quadro clinico e la prevenzione della perdita evitabile della vista.
Anche Giovanni Staurenghi, direttore dell’Unità operativa complessa di Oculistica dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano, ha richiamato la necessità di valutare l’intero percorso assistenziale: costi diretti, esiti clinici, impatto sui centri e carico sostenuto da pazienti e caregiver.
Questa impostazione porta verso una sanità orientata al valore, nella quale non si considera soltanto quanto costa una prestazione, ma quanto beneficio produce per il paziente e per la collettività.
Il modello organizzativo del Piemonte
La prima tappa del progetto ha coinvolto Piemonte e Lombardia, due Regioni considerate particolarmente significative per analizzare modelli assistenziali, criticità e possibili soluzioni.
Secondo quanto illustrato dal rappresentante della Regione Piemonte Fabrizio Priano, il modello piemontese punta a garantire a ogni paziente il percorso più appropriato, nel momento giusto e il più vicino possibile al proprio contesto di vita.
La Rete clinico-assistenziale di Oftalmologia del Piemonte coordina strutture e professionisti con l’obiettivo di costruire percorsi omogenei e di elevata qualità su tutto il territorio.
Nel comunicato viene richiamata la deliberazione regionale del 17 febbraio 2025, che sottolinea l’importanza della governance prescrittiva nelle maculopatie, dell’appropriatezza nell’impiego degli anti-VEGF, del monitoraggio dei risultati e della definizione di un percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale specifico.
Il punto centrale è fare in modo che innovazione terapeutica, sostenibilità organizzativa ed equità di accesso procedano insieme, evitando che le differenze territoriali penalizzino i pazienti che vivono più lontano dai grandi centri.
La posizione della Lombardia
Regione Lombardia ha sottolineato il legame tra tutela della vista, autonomia personale e partecipazione sociale.
Marco Alparone, vicepresidente e assessore al Bilancio e Finanze, ha evidenziato il ruolo delle reti assistenziali integrate e dell’innovazione tecnologica all’interno di modelli organizzativi validati e uniformi.
Una diagnosi tempestiva e un accesso equo alle terapie permettono infatti di limitare la disabilità e, nello stesso tempo, di contenere i costi sociali collegati alla perdita della vista.
Quando una persona non riesce più a leggere, guidare, riconoscere i volti o svolgere autonomamente le attività quotidiane, le conseguenze non riguardano soltanto il singolo paziente. Crescono la necessità di assistenza, il rischio di isolamento, la dipendenza dai familiari e la probabilità di cadute o incidenti.
La prevenzione della perdita visiva diventa quindi anche una misura di protezione dell’autonomia e della qualità della vita.
Un progetto nazionale partito da Torino
L’incontro del 13 luglio 2026 a Torino è stato la prima tappa di un ciclo promosso da Cencora con la collaborazione e il patrocinio di SIFO e con i patrocini di Regione Lombardia, SISO e FIASO. L’iniziativa è stata organizzata con il contributo non condizionato di Bayer.
Il progetto prevede tre momenti di confronto regionale e un board istituzionale nazionale conclusivo. Dopo Piemonte e Lombardia sono previste tappe dedicate al Veneto e all’Emilia-Romagna.
Il percorso coinvolgerà rappresentanti delle Regioni, specialisti in oftalmologia, farmacisti ospedalieri, direttori di aziende sanitarie, esperti di farmacoeconomia, società scientifiche e associazioni dei pazienti.
Al termine del confronto, i risultati dovrebbero essere raccolti in un documento destinato alle istituzioni competenti.
Percorsi più uniformi e personalizzati
Uno degli obiettivi dichiarati è contribuire allo sviluppo di Percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali più uniformi, ma nello stesso tempo personalizzati sulle condizioni cliniche e sociali del paziente.
Uniformità non significa applicare la stessa terapia a tutti. Significa garantire regole chiare, tempi adeguati e standard di qualità comparabili, indipendentemente dalla Regione o dalla struttura di riferimento.
La personalizzazione resta indispensabile perché le maculopatie non sono tutte uguali e neppure i pazienti lo sono. Età, tipo di malattia, risposta ai farmaci, presenza di diabete o altre patologie, condizioni familiari e capacità di raggiungere il centro ospedaliero devono essere considerate nella costruzione del piano terapeutico.
La multidisciplinarità può coinvolgere oftalmologi, farmacisti ospedalieri, infermieri, medici di medicina generale, diabetologi e servizi territoriali, soprattutto quando il paziente presenta più patologie croniche.
Liste d’attesa e sovraccarico dei centri
Uno dei problemi principali è rappresentato dall’aumento delle liste d’attesa e dal sovraccarico delle strutture.
Il numero crescente di pazienti anziani e cronici richiede più visite, esami diagnostici e sedute terapeutiche. Se l’organizzazione non cresce insieme alla domanda, i centri rischiano di non riuscire a garantire la frequenza di trattamento necessaria.
La sostenibilità non dipende quindi soltanto dalla disponibilità economica dei farmaci. Servono personale, sale dedicate, sistemi informativi efficienti, programmazione degli appuntamenti e una rete territoriale capace di distribuire meglio l’attività.
Ridurre il numero di accessi, quando clinicamente possibile, può contribuire a liberare risorse. Ma occorre anche evitare che la ricerca dell’efficienza produca un abbassamento della qualità o una riduzione ingiustificata dei trattamenti.
Il criterio deve restare il bisogno clinico del paziente.
La diagnosi precoce resta decisiva
Anche il miglior modello organizzativo rischia di intervenire troppo tardi se la malattia non viene riconosciuta rapidamente.
Le maculopatie possono evolvere in modo progressivo, ma alcune forme provocano un peggioramento improvviso. Per questo motivo è importante prestare attenzione alle alterazioni della visione centrale, soprattutto nelle persone anziane, diabetiche o con miopia elevata.
Controlli oculistici regolari possono permettere di individuare precocemente modificazioni della retina, anche prima che il danno diventi grave.
La terapia non sempre consente di recuperare completamente la vista già perduta. In molti casi l’obiettivo principale è stabilizzare la situazione ed evitare un ulteriore peggioramento. Arrivare presto alla diagnosi può quindi offrire maggiori possibilità di conservare autonomia e qualità della vita.
Una sfida clinica, sociale e organizzativa
La maculopatia mette insieme diversi problemi: invecchiamento, cronicità, innovazione farmaceutica, liste d’attesa, disuguaglianze territoriali e sostenibilità del sistema.
Non esiste una soluzione unica. Servono terapie efficaci, ma anche centri organizzati, reti regionali, percorsi condivisi e capacità di seguire il paziente nel tempo.
Il confronto avviato tra Piemonte e Lombardia indica una strada: passare dalla valutazione della singola prestazione alla considerazione dell’intero percorso di cura.
Preservare la vista significa proteggere molto più di una funzione sensoriale. Significa permettere alle persone di leggere, muoversi, riconoscere i propri cari, mantenere relazioni e continuare a vivere con la maggiore autonomia possibile.
La sfida sarà trasformare il confronto istituzionale in interventi concreti, capaci di ridurre le differenze tra territori e di garantire a ogni paziente cure appropriate e tempestive, indipendentemente dal luogo in cui vive.
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post