Lupi sempre più vicini ai centri abitati: perché accade e come proteggere persone e animali senza rinunciare alla convivenza
La presenza di lupi nelle campagne, nelle aree collinari e talvolta alla periferia dei centri abitati suscita comprensibilmente preoccupazione. Le famiglie pensano ai bambini che giocano all’aperto, i proprietari di piccoli cani temono possibili predazioni e chi alleva galline, conigli, pecore o altri animali si domanda come proteggerli. Sarebbe però sbagliato affrontare il problema dividendosi tra chi minimizza qualsiasi rischio e chi considera ogni avvistamento una minaccia. Il lupo è un animale selvatico da tutelare, ma la tutela della specie deve procedere insieme alla sicurezza delle persone e degli animali domestici.
Pier Carlo Lava
Non è corretto spiegare tutto con la fame
È certamente possibile che un lupo si avvicini a un’abitazione perché attirato dalla possibilità di trovare cibo, ma affermare che lo faccia soprattutto perché “affamato” sarebbe una semplificazione non sostenuta dai dati disponibili. Il lupo è un predatore estremamente adattabile e opportunista: può entrare in un territorio antropizzato non perché non trovi più nulla nei boschi, ma perché nelle campagne e vicino alle case incontra risorse più facili da raggiungere, come rifiuti organici, avanzi alimentari, mangimi, ciotole lasciate all’aperto, carcasse, animali da cortile non protetti, cani o gatti liberi di vagare.
La popolazione italiana del lupo è cresciuta a partire dagli anni Settanta grazie alla protezione della specie, al recupero delle popolazioni di ungulati selvatici, all’abbandono di numerose aree rurali e all’aumento delle superfici boschive. La sua capacità di vivere anche in paesaggi molto modificati dall’uomo ha fatto il resto. Secondo il protocollo elaborato da ISPRA, il lupo sta progressivamente colonizzando anche zone pianeggianti, collinari e più densamente abitate. L’aumento degli avvistamenti è quindi legato innanzitutto alla naturale espansione della popolazione e del suo territorio, non necessariamente a una generale mancanza di prede selvatiche. Il protocollo ISPRA sui lupi urbani e confidenti sottolinea però che la disponibilità di cibo di origine umana può favorire l’abituazione del lupo ai nostri ambienti e, nei casi più problematici, la perdita della naturale diffidenza verso le persone.
Il fenomeno interessa direttamente anche il Piemonte e la provincia di Alessandria. Il monitoraggio 2023-2024 ha stimato nella regione circa 464 lupi, con un intervallo statistico compreso tra 407 e 542 esemplari. Nelle regioni alpine italiane la stima complessiva è di 1.124 individui. La popolazione si è progressivamente estesa dalle aree montane verso territori collinari, pianeggianti e maggiormente urbanizzati. Nel monitoraggio piemontese 2020-2021 erano stati documentati nella provincia di Alessandria 14 branchi, soprattutto lungo la fascia appenninica e collinare, mentre i dati più recenti confermano una distribuzione ormai ampia della specie. Questi numeri non significano che centinaia di lupi si muovano attorno alle città: descrivono una popolazione distribuita su territori molto vasti, all’interno dei quali ogni branco occupa generalmente una propria area. I risultati aggiornati del monitoraggio alpino aiutano tuttavia a comprendere perché gli incontri siano diventati più probabili.
Un lupo vicino alle case non è automaticamente un lupo pericoloso
Occorre distinguere tra presenza occasionale, abituazione e confidenza. Un lupo che attraversa una strada, costeggia alcune abitazioni durante la notte oppure si ferma per pochi istanti a osservare una persona non è necessariamente confidente. Può essere un individuo in spostamento o un animale che utilizza il territorio soprattutto nelle ore crepuscolari e notturne. LIFE WolfAlps precisa che un avvistamento occasionale, anche vicino a un insediamento, non deve essere automaticamente interpretato come un comportamento anomalo. Diventa invece importante intervenire quando lo stesso animale viene osservato ripetutamente all’interno di un centro abitato, si avvicina volontariamente alle persone, non mostra più reazioni di fuga oppure cerca con insistenza cibo, cani o altri animali domestici. Le indicazioni di LIFE WolfAlps sugli avvistamenti considerano particolarmente significativa la situazione in cui un lupo si avvicina intenzionalmente e più volte alle persone a meno di 30 metri.
Il rischio di aggressione alle persone è molto basso, ma non può essere considerato inesistente. Una ricerca citata dal protocollo ISPRA ha documentato, tra il 2002 e il 2020, dodici attacchi con quattordici persone coinvolte in Europa e Nord America; i due episodi mortali si verificarono entrambi in Nord America. Molti dei rari incidenti recenti hanno riguardato lupi abituati alla presenza umana o condizionati dalla disponibilità di cibo. Questo dato non giustifica allarmismi generalizzati, ma dimostra perché sia necessario impedire che un animale selvatico associ le persone, le abitazioni o le automobili a una ricompensa alimentare.
La preoccupazione per i bambini merita attenzione senza trasformarsi in paura indiscriminata. Un singolo avvistamento non significa che parchi, cortili e giardini siano diventati improvvisamente pericolosi. Tuttavia, nelle località dove sia stata accertata una frequentazione ripetuta da parte di uno o più lupi, è prudente sorvegliare maggiormente i bambini, soprattutto nelle aree periferiche, vicino alla vegetazione e nelle ore serali. Occorre insegnare loro a non avvicinarsi, non seguire e non tentare di fotografare da vicino un animale selvatico. Lo stesso protocollo ISPRA raccomanda esplicitamente di evitare che i bambini possano avvicinarsi a un lupo, intenzionalmente o meno.
Piccoli cani e animali da cortile: il rischio più concreto
Per cani, gatti e animali da cortile, il rischio può essere più concreto di quello riguardante le persone. Un piccolo cane può essere percepito come una possibile preda, mentre un cane di dimensioni maggiori può essere considerato un competitore o un altro canide entrato nel territorio del branco. Il pericolo aumenta quando gli animali sono lasciati liberi, soprattutto di notte, nelle campagne o ai margini delle aree abitate. Anche galline, conigli, pecore, capre e altri animali custoditi in recinti facilmente superabili rappresentano una risorsa accessibile.
Nelle zone interessate da presenze accertate è quindi opportuno tenere i cani al guinzaglio durante le passeggiate, non lasciarli vagare e ricoverarli al chiuso nelle ore notturne. Le ciotole con cibo e gli avanzi non dovrebbero rimanere all’aperto. Pollai e ricoveri devono essere chiusi con strutture robuste, possibilmente interrate nella parte inferiore o protette con sistemi elettrificati adeguati. Per gli allevamenti, le soluzioni più efficaci comprendono recinzioni elettrificate correttamente installate, custodia notturna, sorveglianza e cani da guardiania scelti e gestiti con competenza.
In provincia di Alessandria sono operative due squadre di pronto intervento per la prevenzione delle predazioni da lupo, una per l’Appennino piemontese e una per la pianura alessandrina. Le WPIU assistono allevatori e detentori amatoriali nella scelta dei sistemi di protezione e possono fornire temporaneamente recinzioni, elettrificatori, batterie e dissuasori. In Piemonte sono state costituite sedici squadre con oltre duecento operatori formati; nei primi tre anni di attività hanno effettuato 546 interventi e assistito 367 allevatori. È la dimostrazione che la convivenza non può essere affidata soltanto alla buona volontà dei singoli, ma richiede assistenza tecnica, risorse economiche e interventi rapidi. Le attività delle squadre piemontesi di prevenzione rappresentano un modello concreto da consolidare.
Le responsabilità dell’uomo e quelle delle istituzioni
Parlare di responsabilità non significa cercare un colpevole unico. Una parte del fenomeno deriva dalla naturale espansione del lupo, che costituisce anche il risultato positivo di decenni di protezione ambientale. Esiste però una responsabilità umana quando vengono lasciati rifiuti organici accessibili, quando si alimentano volontariamente gli animali selvatici, quando cani e gatti vengono lasciati liberi di vagare o quando gli animali da cortile non dispongono di protezioni minime. Persino un gesto compiuto con buone intenzioni, come lasciare del cibo a un lupo, può danneggiarlo: l’animale impara a tornare, perde progressivamente la diffidenza e rischia di diventare oggetto di interventi sempre più energici.
Anche le istituzioni hanno responsabilità precise. Secondo ISPRA, alle Regioni, alle Province autonome e agli enti gestori delle aree protette spettano il monitoraggio, la conservazione e il coordinamento delle azioni gestionali. Il sindaco ha invece un ruolo diretto nella corretta gestione dei rifiuti e degli altri attrattivi, può intervenire attraverso regolamenti e ordinanze e deve contribuire all’informazione della popolazione. Carabinieri forestali, Polizie provinciali, guardiaparco, servizi veterinari e tecnici faunistici devono collaborare nella verifica delle segnalazioni e nella valutazione dei comportamenti realmente problematici.
I Comuni delle aree interessate dovrebbero predisporre un canale chiaro e facilmente accessibile per le segnalazioni, evitando che fotografie, video e racconti circolino soltanto sui social network senza essere verificati. Ogni segnalazione dovrebbe indicare luogo, data, ora, numero degli animali, distanza dalle persone, presenza di cani o cibo e reazione del lupo. Non tutti gli avvistamenti richiedono un allarme, ma la ripetizione di episodi nella stessa zona può rivelare tempestivamente una situazione che necessita di intervento. In presenza di un pericolo immediato per persone o animali è necessario contattare il 112, senza cercare di affrontare autonomamente il lupo.
Che cosa fare durante un incontro ravvicinato
Se si incontra un lupo a breve distanza, bisogna mantenere la calma, non avvicinarsi e non correre. È consigliabile farsi notare, alzare la voce, muovere le braccia e assumere un atteggiamento deciso per indurlo ad allontanarsi. Successivamente ci si può ritirare lentamente, possibilmente camminando all’indietro e senza voltargli immediatamente le spalle. I bambini devono essere tenuti vicini e il cane va mantenuto al guinzaglio corto. Non bisogna inseguire l’animale in automobile, circondarlo, offrirgli cibo o tentare di ottenere fotografie ravvicinate.
Un lupo che fugge o si allontana spontaneamente conserva il comportamento normalmente atteso da un animale selvatico. Deve invece essere segnalato con particolare attenzione un esemplare che si avvicina intenzionalmente, ritorna ripetutamente, segue le persone, mostra interesse verso un cane al guinzaglio o non reagisce ai tentativi di allontanamento.
Una gestione graduale, prima che il problema diventi grave
L’intervento equilibrato proposto da ISPRA segue un criterio di gradualità e proporzionalità. Il primo passaggio consiste nel rimuovere rifiuti, avanzi, mangimi e altri attrattivi; contemporaneamente occorre informare i cittadini, proteggere gli animali domestici e intensificare il monitoraggio. Se il comportamento continua, personale autorizzato può ricorrere a forme di dissuasione, al tracciamento mediante radiocollare o alla cattura. La traslocazione, tuttavia, non sempre risolve il problema, perché alcuni animali possono tornare nell’area originaria o ripetere altrove il comportamento appreso.
Soltanto davanti a un pericolo concreto e documentato, oppure quando un individuo continua a manifestare comportamenti aggressivi nonostante le misure adottate, può essere valutata la rimozione definitiva. Dal gennaio 2026 il lupo è passato, nella normativa italiana di attuazione della Direttiva Habitat, dall’elenco delle specie che richiedono protezione rigorosa a quello delle specie il cui prelievo può essere sottoposto a misure di gestione. Ciò non equivale a un’autorizzazione alla caccia indiscriminata o alle iniziative private: gli interventi rimangono di competenza delle autorità e devono rispettare l’obbligo di conservare la popolazione in condizioni soddisfacenti. Il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale ha recepito il cambiamento introdotto a livello europeo.
La soluzione più responsabile non è dunque scegliere tra lasciare tutto com’è e abbattere i lupi, ma impedire che si creino le condizioni capaci di trasformare una presenza naturale in una situazione problematica. Rifiuti ben gestiti, animali custoditi, allevatori sostenuti, segnalazioni verificate, informazione tempestiva e interventi professionali possono ridurre sensibilmente i conflitti. Proteggere il lupo significa anche conservarne la selvaticità e mantenerlo lontano dalle fonti di cibo create dall’uomo; proteggere le persone significa riconoscere rapidamente i comportamenti anomali e intervenire prima che la preoccupazione diventi un pericolo reale.
Per approfondire l’attualità nazionale, la cronaca, la cultura e le notizie dal territorio, visita anche Alessandria Post e Italian News Post.
Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.
L’approfondimento è stato realizzato consultando dati e indicazioni di ISPRA, LIFE WolfAlps EU, Regione Piemonte, Centro di Referenza Grandi Carnivori, Aree Protette dell’Appennino Piemontese e normativa italiana ed europea aggiornata.
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post