L’intelligenza artificiale sta entrando anche negli studi dei medici di famiglia, ma non sotto forma di un robot incaricato di visitare il paziente o di stabilire autonomamente una diagnosi. Il cambiamento prende il nome di MIA – Medicina e Intelligenza Artificiale, la piattaforma promossa da Agenas nell’ambito della Missione Salute del PNRR. Durante il 2026 lo strumento viene sperimentato da medici di assistenza primaria distribuiti sul territorio nazionale. L’obiettivo previsto è coinvolgerne circa 1.500, formandoli e raccogliendo dati utili per stabilire se la piattaforma sia realmente affidabile, efficace e utilizzabile nella pratica quotidiana.
Pier Carlo Lava
Un assistente digitale, non un sostituto del medico
MIA può essere descritta come una sorta di assistente professionale digitale. Il medico può sottoporle un quesito clinico e ricevere indicazioni basate su evidenze scientifiche, accompagnate dalle relative fonti. Secondo Agenas, la piattaforma interviene in tre aree: l’inquadramento diagnostico di base, la gestione delle malattie croniche e le attività di prevenzione. I suggerimenti forniti, tuttavia, non sono vincolanti: la diagnosi, la prescrizione degli esami, la scelta della terapia e la responsabilità della decisione rimangono sempre nelle mani del professionista sanitario.
Nell’attività quotidiana questo potrebbe significare una consultazione più rapida di linee guida, percorsi diagnostico-terapeutici e letteratura scientifica. Di fronte a sintomi che possono avere numerose cause, il sistema potrebbe ricordare al medico quali ipotesi considerare, quali domande approfondire e quali esami risultino generalmente appropriati. Non potrà però ascoltare il paziente, interpretarne lo stato emotivo, eseguire una visita fisica o valutare tutte quelle sfumature che derivano dall’esperienza e dal rapporto di fiducia costruito nel tempo.
Per il cittadino il cambiamento iniziale potrebbe essere quasi invisibile. Durante o dopo la visita, il medico potrà utilizzare la piattaforma attraverso il computer, esattamente come oggi consulta una banca dati o un documento scientifico. Se lo strumento funzionerà correttamente, il vantaggio potrebbe consistere in una maggiore rapidità nell’individuare le informazioni rilevanti, in prescrizioni più appropriate e in una diminuzione del rischio di dimenticare controlli, interazioni tra farmaci o possibili alternative diagnostiche. Non significa, invece, ottenere automaticamente una diagnosi certa o eliminare le attese per visite ed esami.
Malati cronici e prevenzione al centro del progetto
Uno degli ambiti potenzialmente più utili riguarda le persone con diabete, patologie cardiovascolari, malattie respiratorie e altre condizioni croniche, soprattutto quando più problemi di salute sono presenti contemporaneamente. Questi pazienti devono effettuare controlli periodici, assumere diversi medicinali e rispettare scadenze che possono diventare difficili da seguire. L’intelligenza artificiale potrebbe aiutare il medico a organizzare le informazioni cliniche, evidenziare possibili criticità e ricordare le verifiche previste dai percorsi di cura.
Un secondo settore riguarda la prevenzione. La piattaforma è progettata per richiamare campagne nazionali e regionali e per aiutare il professionista a individuare, in base all’età e ai fattori di rischio, i soggetti ai quali proporre vaccinazioni, screening oncologici o controlli mirati. Il possibile beneficio non deriverebbe quindi soltanto da diagnosi più rapide, ma dalla capacità di intervenire prima che una patologia si manifesti o diventi più grave.
Agenas indica tra i risultati attesi la riduzione del tempo impiegato nelle attività diagnostiche di routine, il miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva, una maggiore aderenza alle terapie, una gestione più attenta delle patologie concomitanti e una possibile diminuzione dei ricoveri evitabili. È importante, tuttavia, parlare per ora di obiettivi: proprio la sperimentazione, prevista fino al 31 dicembre 2026, dovrà dimostrare se questi benefici si verificheranno davvero e con quale consistenza. L’avvio e la durata del programma sono illustrati nel comunicato ufficiale di Agenas.
Privacy, errori e responsabilità: le questioni ancora aperte
Il tema più delicato riguarda i dati sanitari, che appartengono alla sfera più riservata della persona. Nella fase iniziale della sperimentazione MIA è accessibile tramite browser e, secondo le comunicazioni diffuse dalle amministrazioni partecipanti, non utilizza dati personali identificativi dei pazienti: il medico sottopone al sistema condizioni cliniche e sintomi senza inserire il nome dell’assistito. È una precisazione importante, perché distingue il progetto attuale dall’idea di un algoritmo che acceda automaticamente all’intera storia sanitaria del cittadino.
Un’eventuale integrazione futura con il Fascicolo sanitario elettronico o con altre banche dati richiederebbe garanzie molto rigorose: accessi autorizzati e registrati, minimizzazione delle informazioni trattate, protezione dagli attacchi informatici, tempi di conservazione definiti e completa trasparenza nei confronti del paziente. L’utilizzo di piattaforme generaliste non autorizzate per inserire referti, nomi o informazioni riconducibili a una persona rappresenterebbe invece un comportamento profondamente diverso e potenzialmente rischioso.
Rimane inoltre il problema degli errori dell’intelligenza artificiale. Anche un sistema addestrato su fonti scientifiche può interpretare male una domanda, proporre un’ipotesi incompleta o restituire una risposta formalmente convincente ma non adatta al caso concreto. Esiste poi il cosiddetto automatismo decisionale: il rischio che il professionista finisca per fidarsi eccessivamente dello strumento, riducendo il proprio controllo critico. Per questo occorrono formazione, verifiche periodiche, tracciabilità delle fonti e la possibilità per il medico di comprendere su quali elementi sia costruito il suggerimento.
L’intelligenza artificiale non potrà nemmeno risolvere da sola la carenza di medici, le difficoltà organizzative della sanità territoriale o le liste d’attesa. Potrà alleggerire alcune attività e rendere più semplice la consultazione delle conoscenze disponibili, ma un software non sostituisce il personale, gli ambulatori, le apparecchiature e gli investimenti necessari. Se utilizzata soltanto per aumentare il numero delle prestazioni senza restituire tempo alla relazione con il paziente, l’innovazione rischierebbe di perdere una parte importante del proprio significato.
La vera prova sarà quindi capire se MIA consentirà al medico di passare meno tempo davanti alla burocrazia e più tempo ad ascoltare, visitare e spiegare. Il risultato positivo non sarà avere una macchina che decide, ma un professionista meglio informato e capace di controllare criticamente ciò che la tecnologia suggerisce. L’intelligenza artificiale può diventare un buon “secondo parere” digitale; la cura, la responsabilità e il rapporto umano devono però rimanere saldamente affidati al medico.
GEO: L’intelligenza artificiale entra negli ambulatori dei medici di famiglia attraverso MIA, la piattaforma sviluppata da Agenas e sperimentata nel 2026 da circa 1.500 professionisti. Il sistema offre suggerimenti non vincolanti per l’inquadramento diagnostico, la gestione delle malattie croniche, la prevenzione e gli screening. L’IA non sostituisce il medico, che conserva la responsabilità delle decisioni cliniche. Restano centrali la protezione dei dati sanitari, la verifica delle risposte e il rapporto umano con il paziente.
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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.
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