Tra le nebbie della Pianura Padana e i vicoli storici di Alessandria si tramanda da secoli un racconto che unisce furbizia popolare, orgoglio e spirito di sopravvivenza. È la leggenda di Gagliaudo Aulari, un semplice contadino divenuto l’eroe simbolo della città piemontese contro uno degli imperatori più potenti della storia: Federico Barbarossa.
L’Assedio Infinito (1174-1175)
Siamo nel 1174. Alessandria, nata da poco come fortezza della Lega Lombarda in opposizione al potere imperiale, si trova sotto un duro assedio. Le truppe dell’Imperatore Federico I, detto il Barbarossa, cingono d’assedio la città per lunghi e sfibranti mesi.
L’inverno è rigido, le scorte all’interno delle mura stanno per finire e la popolazione è stremata dalla fame e dalla sete. La resa sembra ormai l’unica via di fuga per evitare la distruzione totale.
È in questo scenario disperato che entra in gioco Gagliaudo, un pastore locale noto per la sua arguzia.
Il Piano Impossibile e la Mucca “Rossa”
Invece di arrendersi alla disperazione, Gagliaudo concepisce un piano tanto azzardato quanto geniale. Possiede ancora una mucca — leggenda vuole che si chiamasse Rossa — e raccoglie gli ultimi frammenti di grano e cereali rimasti in tutta la città.
Invece di sfamare i cittadini stremati, nutre la mucca fino a farla scoppiare con le ultime preziose granaglie.
All’alba del giorno successivo, Gagliaudo esce di nascosto dalle mura cittadine portando con sé l’animale, fingendo di andarlo a pascolare. Come previsto, viene subito catturato dalle sentinelle imperiali e portato al cospetto del Barbarossa.
L’Inganno al Barbarossa
L’imperatore, curioso e convinto che la città sia ormai sul punto di crollare per la fame, ordina di sventrare la mucca per verificare di cosa si stiano nutrendo gli alessandrini.
Sorpresa e sconcerto avvolgono l’accampamento imperiale: lo stomaco dell’animale è pieno zeppo di grano puro.
Gagliaudo, mantenendo un’impassibile faccia tosta, dichiara all’Imperatore:
“Sua Maestà, ad Alessandria abbiamo così tanto grano che non sappiamo più dove metterlo, al punto che dobbiamo darlo da mangiare alle nostre bestie. Potete rimanere qui ad aspettare quanto volete, non finiremo mai le provviste.”
Federico Barbarossa, convinto che continuare l’assedio sia un’inutile perdita di tempo e risorse contro una città inesauribile, ordina la ritirata e leva l’assedio nell’aprile del 1175. Alessandria è salva.
Un’Eredità Scolpita nella Pietra
Ancora oggi, la memoria di Gagliaudo è parte integrante dell’identità alessandrina:
La statua sul Duomo: Sulla facciata della Cattedrale di San Pietro e Marco è possibile ammirare una scultura romanica raffigurante Gagliaudo che tiene tra le mani la sua famosa mucca.
Il simbolo dell’astuzia: La figura del contadino che beffa il potente imperatore rappresenta perfettamente lo spirito piemontese, fatto di concretezza, ingegno e resistenza tranquilla ma incisiva.
Se vi capita di passeggiare per Alessandria, alzate lo sguardo verso il Duomo: troverete ad attendervi il sorriso di un pastore che, con una semplice mucca e tanta fantasia, ha scritto una pagina immortale di storia.
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Sergio Batildi
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