La storia segreta di Rasputin, il “ministro del male” che conquistò la corte degli zar

Ricostruzione fotografica di Grigorij Rasputin in un oscuro palazzo della Russia imperiale, con la neve visibile dalla finestra
Ricostruzione di Grigorij Rasputin, il controverso mistico che esercitò una profonda influenza sulla famiglia imperiale russa.

Contadino, pellegrino, guaritore, consigliere occulto e protagonista di scandali: Grigorij Efimovič Rasputin riuscì a entrare nel cuore della famiglia imperiale russa e a diventare uno degli uomini più temuti del suo tempo. Non fu mai un ministro né un monaco consacrato, ma la sua influenza sulla zarina Aleksandra e, indirettamente, sul governo gli procurò l’immagine del “ministro del male”, l’oscura presenza che avrebbe accompagnato i Romanov verso la rovina.

Pier Carlo Lava

Dalla Siberia alla corte imperiale

Rasputin nacque nel 1869 a Pokrovskoe, un piccolo villaggio della Siberia occidentale, all’interno di una famiglia contadina. Le informazioni sulla sua giovinezza sono frammentarie e spesso contaminate dalle leggende costruite successivamente. Si sposò molto giovane con Praskov’ja Dubrovina e divenne padre, ma a un certo punto della sua vita intraprese un percorso religioso che lo portò a compiere lunghi pellegrinaggi.

Non prese mai i voti e non appartenne ufficialmente alla Chiesa ortodossa. Era piuttosto uno “strannik”, un pellegrino itinerante che attraversava la Russia predicando, pregando e presentandosi come uomo dotato di particolari capacità spirituali. Quando arrivò a San Pietroburgo, intorno ai primi anni del Novecento, seppe affascinare alcuni esponenti dell’aristocrazia, in un periodo nel quale l’occultismo, lo spiritismo e le forme alternative di religiosità esercitavano una forte attrazione sull’alta società.

Rasputin possedeva uno sguardo penetrante, un linguaggio semplice e una notevole capacità di comprendere le fragilità delle persone. Appariva contemporaneamente rozzo e carismatico, umile e autoritario. Secondo la ricostruzione di National Geographic, arrivò a San Pietroburgo come guida spirituale e guaritore, conquistando soprattutto un seguito femminile.

Il mistero della guarigione dello zarevic

L’incontro decisivo avvenne con lo zar Nicola II e la zarina Aleksandra. La coppia imperiale viveva un dramma tenuto nascosto alla popolazione: il figlio Aleksej, erede al trono, soffriva di emofilia, una malattia ereditaria che impedisce al sangue di coagularsi normalmente e che poteva rendere fatale anche una piccola ferita.

Durante alcune crisi particolarmente gravi del bambino, Rasputin riuscì apparentemente a ridurne le sofferenze e le emorragie. Non è mai stato chiarito se si trattasse di coincidenze, suggestione, capacità di calmare il ragazzo o indicazioni che portavano i medici a sospendere trattamenti controproducenti. Per la zarina, tuttavia, non esistevano dubbi: Rasputin era stato mandato da Dio per salvare suo figlio.

Da quel momento Aleksandra sviluppò una dipendenza psicologica e spirituale sempre più profonda nei suoi confronti. Il contadino siberiano aveva trovato la chiave di accesso alla parte più vulnerabile della famiglia imperiale. La malattia di Aleksej, tenuta segreta, impediva inoltre alla corte di spiegare pubblicamente perché quell’uomo venisse ricevuto così frequentemente nel palazzo.

Il potere senza una carica ufficiale

Rasputin non governò formalmente la Russia, ma sfruttò la vicinanza alla famiglia imperiale per raccomandare persone, chiedere favori e intervenire su nomine politiche ed ecclesiastiche. Intorno a lui si raccolsero aspiranti funzionari, opportunisti e personaggi che speravano di raggiungere lo zar attraverso la sua intercessione.

La sua influenza divenne particolarmente controversa durante la Prima guerra mondiale. Nel 1915 Nicola II decise di assumere personalmente il comando dell’esercito e si trasferì presso il quartier generale militare, lasciando Aleksandra sempre più coinvolta nelle questioni interne. La zarina si affidava ai consigli di Rasputin, che suggeriva promozioni e allontanamenti, contribuendo alla rapida successione dei ministri e all’immagine di un governo debole e disordinato.

Gli storici discutono ancora sulle dimensioni reali del suo potere. Probabilmente Rasputin non controllava completamente il governo come sosteneva la propaganda dell’epoca, ma la convinzione che lo facesse produsse conseguenze politiche devastanti. Le caricature lo rappresentavano come un burattinaio che teneva nelle proprie mani Nicola e Aleksandra, mentre la monarchia perdeva credibilità.

Il santo peccatore e gli scandali

La vita privata di Rasputin alimentò ulteriormente il mito. Alla corte si presentava come un uomo religioso, capace di parlare di pentimento e salvezza; lontano dal palazzo era invece accusato di ubriachezza, dissolutezza e rapporti sessuali con numerose seguaci. Alcune testimonianze furono probabilmente esagerate dai suoi nemici, ma il suo comportamento offrì materiale abbondante alla stampa e alla propaganda.

Circolò persino la voce di una relazione tra Rasputin e la zarina. Non esistono prove attendibili che i due fossero amanti, ma le lettere affettuose e spiritualmente devote di Aleksandra, private del loro contesto, vennero utilizzate per screditare la famiglia imperiale. La zarina, nata in Germania, era già guardata con sospetto durante la guerra contro l’Impero tedesco: la vicinanza a Rasputin contribuì a trasformarla, agli occhi di molti russi, in una sovrana manipolata da forze oscure.

Nel 1914 Rasputin era già sopravvissuto a un attentato: una donna lo aveva ferito gravemente con un coltello all’addome. La sua capacità di riprendersi contribuì alla fama di uomo quasi indistruttibile.

Il complotto nel palazzo Jusupov

Alla fine del 1916, mentre l’esercito subiva pesanti perdite e nel Paese crescevano fame e malcontento, un gruppo di aristocratici decise di eliminarlo. Fra i congiurati figuravano il principe Feliks Jusupov, il granduca Dmitrij Pavlovič e il deputato monarchico Vladimir Puriškevič. Erano convinti che la morte di Rasputin avrebbe liberato lo zar dalla sua influenza e salvato la monarchia.

Nella notte tra il 29 e il 30 dicembre 1916, secondo il calendario gregoriano, Rasputin venne attirato nel palazzo Jusupov di San Pietroburgo con la promessa di conoscere la principessa Irina. La versione diventata celebre racconta che gli furono serviti dolci e vino contenenti cianuro, senza che il veleno producesse alcun effetto. Sarebbe stato quindi colpito da diversi proiettili, si sarebbe rialzato tentando di fuggire e sarebbe infine morto annegato dopo essere stato gettato nella Neva.

Questa storia proviene soprattutto dalle memorie dello stesso Jusupov e presenta numerose contraddizioni. Gli assassini avevano interesse a descrivere Rasputin come una creatura demoniaca, quasi impossibile da uccidere, così da presentare il proprio delitto come un atto eroico.

Una morte meno soprannaturale della leggenda

Le risultanze dell’autopsia raccontano una vicenda differente. Sul corpo vennero individuate tre ferite da arma da fuoco, compreso un colpo mortale alla testa sparato a distanza ravvicinata. Non furono trovate tracce di veleno, mentre la tesi dell’annegamento è stata fortemente contestata. La ricostruzione più prudente è che Rasputin fosse già morto quando il corpo venne gettato nel fiume. L’analisi storica dell’autopsia ridimensiona quindi la leggenda dell’uomo sopravvissuto al cianuro, ai proiettili e alle acque gelide.

La sua eliminazione non salvò la monarchia. Pochi mesi dopo, nel marzo 1917, Nicola II abdicò e il dominio secolare dei Romanov terminò. Nel luglio 1918 lo zar, Aleksandra e i loro figli furono uccisi a Ekaterinburg.

Rasputin non fu l’unico responsabile della caduta dell’Impero russo: la guerra, la povertà, le disuguaglianze, l’inefficienza del governo e l’incapacità politica dello zar avevano radici molto più profonde. La sua presenza alla corte contribuì però a rendere visibile la debolezza del potere e ad alimentare la convinzione che la Russia fosse governata da una cerchia irresponsabile e corrotta.

Il vero segreto di Rasputin non risiedeva probabilmente in poteri soprannaturali, ma nella capacità di riconoscere la paura più intima di una famiglia potentissima: perdere il proprio figlio e, con lui, la continuità della dinastia. Fu attraverso quella paura che un contadino siberiano entrò nel palazzo degli zar, influenzò una delle corti più potenti d’Europa e divenne per sempre il simbolo oscuro della fine dei Romanov.

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Fonti consultate: ricostruzioni storiche e biografiche pubblicate da National Geographic, History e Fédération? No. Use sources exact. Let's phrase.

Fonti consultate: National Geographic, History e documentazione storica relativa alla famiglia Romanov e alla morte di Grigorij Rasputin.

GEO: Pokrovskoe, Siberia, Russia - San Pietroburgo, Impero russo - Grigorij Rasputin, famiglia Romanov e zar Nicola II.

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Nota: articolo realizzato attraverso la consultazione e il confronto di fonti storiche e divulgative. Alcuni episodi della vita e della morte di Rasputin restano controversi e sono stati distinti dalle leggende diffuse nel corso del tempo.

Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo

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