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Una sedia vuota e un antico orologio davanti all’immensità del fiordo rappresentano la memoria, l’attesa e lo scorrere del tempo nella scrittura di Jon Fosse.
Il mare di Jon Fosse non è una semplice scenografia nordica. È una presenza immobile e insieme inquieta, una linea d’orizzonte che avvicina i vivi ai morti, il presente a ciò che è stato e a ciò che non può più tornare. Nella sua scrittura, lenta e musicale, il tempo non procede in modo rettilineo: torna indietro, si ferma, ripete le stesse parole come fanno le onde sulla riva.
Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com
Nato nel 1959 a Haugesund, sulla costa occidentale della Norvegia, Fosse scrive in nynorsk ed è autore di romanzi, teatro, poesia e saggi. Nel 2023 ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura per una prosa e una drammaturgia capaci di dare voce a ciò che normalmente resta indicibile. Nobel Prize – profilo di Jon Fosse
Il mare come confine e memoria
Nelle opere di Fosse, il paesaggio costiero è essenziale: case isolate, barche, pioggia, vento, acqua scura. Non c’è nulla di pittoresco. Il mare è piuttosto un confine fragile, il punto in cui l’uomo comprende quanto poco controllo abbia sulla propria vita. In Mattino e sera, il pescatore Johannes attraversa una giornata che diventa lentamente un passaggio tra realtà, ricordo e morte; il mare è il suo lavoro, la sua appartenenza, ma anche la soglia silenziosa dell’ultimo viaggio.
Quella costa severa, presente in gran parte della sua narrativa, non schiaccia però i personaggi. Li costringe a guardare dentro di sé, a riconoscere che ogni vita è fatta anche di attese, perdite e parole mai pronunciate. La stessa Accademia svedese ha sottolineato quanto il paesaggio costiero sia centrale nella sua prosa, in particolare nella Trilogia. Biobibliografia ufficiale del Nobel
L’assenza non è il vuoto
Fosse racconta spesso chi non c’è più: una moglie scomparsa, un figlio lontano, una persona amata che non torna, una possibilità mancata. Ma l’assenza, nelle sue pagine, non coincide mai con il nulla. È una presenza invisibile che continua a modificare i gesti, gli spazi, le frasi di chi resta.
I suoi personaggi parlano poco, esitano, ripetono formule semplici. Proprio in quelle ripetizioni si sente il dolore: non come esplosione, ma come corrente sotterranea. Fosse sa che alcune esperienza - il lutto, la paura, l’amore che si incrina, la vecchiaia - non possono essere spiegate fino in fondo. Possono soltanto essere avvicinate, con rispetto, attraverso il ritmo della lingua.
Il tempo che non passa davvero
La grande originalità di Fosse sta anche nel modo in cui tratta il tempo. Passato e presente convivono; i morti sembrano talvolta parlare accanto ai vivi; una scena quotidiana si apre improvvisamente su decenni di memoria. In Septologia, il lungo monologo dell’artista Asle diventa un viaggio nella propria esistenza, nell’amicizia, nella fede e nella perdita della moglie. Il tempo non viene ordinato: viene ascoltato.
È una scrittura che chiede al lettore di rallentare. Le frasi lunghe, le pause, le ricorrenze non sono un esercizio di stile: ricreano la mente quando torna ostinatamente su un ricordo, su un rimorso, su un volto che non può dimenticare. Fosse non racconta soltanto il passare degli anni; racconta il modo in cui gli anni restano dentro di noi.
Una voce contro il rumore
In un’epoca che pretende spiegazioni immediate e giudizi rapidi, Jon Fosse propone una letteratura del silenzio. Non offre soluzioni consolatorie, ma lascia spazio a una forma di riconciliazione: con la fragilità, con la fine, con il mistero delle relazioni umane.
Il suo mare resta lì, scuro e aperto. Non promette salvezza, ma invita a fermarsi. E forse è proprio questa la forza più rara della sua opera: ricordarci che anche ciò che manca continua a parlare, e che il tempo, invece di cancellare tutto, trasforma le vite in una lunga onda di memoria.
GEO: Jon Fosse, Premio Nobel per la Letteratura 2023, racconta il mare norvegese come confine dell’esistenza e trasforma assenza, memoria e tempo nei temi centrali della sua intensa narrativa.
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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.
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