Jasemina Zeqiraj: abitare due lingue, trasformare il viaggio in letteratura di Artur Nura

Jasemina Zeqiraj e’ nata a Scutari, una delle città più antiche e culturalmente vivaci dell’Albania. Zeqiraj porta nella propria scrittura un’eredità che non si limita alla nostalgia. Il suo percorso biografico, segnato dall’emigrazione e approdato in Sicilia, diventa materia letteraria senza mai ridursi a semplice testimonianza. Nelle sue pagine il viaggio non è soltanto uno spostamento geografico: è una trasformazione dell’identità, un continuo esercizio di ascolto, una ricerca di equilibrio tra ciò che si conserva e ciò che inevitabilmente cambia.

Scrivere in due lingue significa vivere due volte ogni parola. Per molti autori migranti il bilinguismo rappresenta una necessità; per Jasemina Zeqiraj sembra invece diventare una scelta poetica. L’albanese custodisce la memoria, il ritmo dell’infanzia e gli affetti originari; l’italiano apre uno spazio di dialogo con il presente, con i lettori e con la società che l’ha accolta. Tra queste due dimensioni prende forma una voce letteraria che non rinuncia alle proprie radici e, proprio per questo, riesce a parlare in modo universale.

La sua poesia evita l’enfasi. Predilige un linguaggio limpido, capace di lasciare spazio alle immagini e alle emozioni senza ricorrere a effetti retorici. L’amore, la famiglia, la perdita, la speranza, la dignità e il desiderio di appartenenza emergono come temi costanti, ma acquistano valore perché filtrati attraverso un’esperienza autentica. Il lettore non incontra soltanto una storia personale: riconosce frammenti della condizione umana condivisa.

In un’epoca in cui la migrazione è spesso raccontata attraverso numeri, emergenze e slogan, la letteratura di Jasemina Zeqiraj restituisce profondità ai singoli destini. La sua scrittura ricorda che dietro ogni viaggio esiste una biografia, dietro ogni lingua imparata si nasconde un lungo lavoro di ricostruzione interiore, dietro ogni approdo permane il dialogo con il luogo da cui si è partiti.

La Sicilia, terra nella quale vive e opera, non appare soltanto come uno sfondo geografico. È il luogo dell’incontro, dello scambio e della rinascita. Storicamente crocevia di popoli e culture, l’isola diventa nelle sue opere uno spazio simbolico dove identità differenti possono convivere senza annullarsi. In questo senso la sua scrittura contribuisce a una tradizione ormai consolidata della letteratura italofona della migrazione, arricchendola di una sensibilità profondamente femminile e mediterranea.

Anche la sua produzione destinata ai giovani lettori conferma questa vocazione al dialogo. Raccontare il mondo ai bambini significa seminare immaginazione e responsabilità, costruendo ponti tra generazioni e culture. È una scelta che rivela una concezione della letteratura come strumento di crescita civile oltre che artistica.

La recente attenzione ricevuta in ambito letterario, compresa la selezione tra le finaliste del Concorso Letterario Nazionale Lingua Madre, testimonia il crescente interesse verso una voce che contribuisce ad ampliare il panorama della letteratura italiana contemporanea. Non perché rappresenti una “letteratura della migrazione” in senso riduttivo, ma perché offre uno sguardo capace di mettere in discussione i confini tradizionali dell’identità culturale.

Oggi la produzione di Jasemina Zeqiraj invita a riflettere su un tema centrale del nostro tempo: come si costruisce una casa quando si attraversano più culture? La sua risposta non è teorica. È affidata ai versi, ai racconti, alle immagini che popolano la sua opera. La casa, sembra suggerire, può essere una lingua, una memoria condivisa, una pagina scritta con sincerità.

È forse questa la cifra più significativa della sua ricerca letteraria. In un mondo sempre più attraversato da mobilità, conflitti e trasformazioni, Jasemina Zeqiraj sceglie di affidare alla parola il compito più difficile: non cancellare le distanze, ma renderle comprensibili. La sua letteratura non chiede di dimenticare il passato né di rinunciare alle differenze. Invita, piuttosto, a riconoscere che ogni identità nasce dall’incontro tra storie diverse.

Per questo la sua voce merita attenzione nel panorama culturale contemporaneo. Non soltanto come testimonianza di un percorso migratorio, ma come esempio di una scrittura che fa della pluralità linguistica e culturale una forma di ricchezza estetica ed etica. In tempi di appartenenze sempre più rigide, Jasemina Zeqiraj ricorda che la letteratura continua a essere uno dei pochi luoghi in cui le frontiere possono trasformarsi in dialogo.


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