Sappiamo che il
silenzio non è un manipolatore di parole né un aguzzino. È simile al dolore che
incute rispetto, è il ruscello del nostro polso, il mare delle nostre vene. È
simile a un amico che ci osserva e ci restituisce energia pura, è un
lubrificante della ruggine che scava nelle ossa, sino a mutare in ombra. Spesso
assume il ruolo del detective. Raccoglie i fili della “marionetta”, recupera il
tempo con i suoi fardelli e rimorsi trasformandoli- come fa un regista- quando
gira una scena leggendaria. Si instaura tra scrittore, angoscia, dolore, attesa,
un legame autentico con la parola, se la luce fa da magica lanterna e ne
cattura l’intensità trasformandola in poesia, narrazione, fabula, capolavoro.
Il buio avverte il sangue scalciare e ci allontana dall’inquietudine, diventa
il nostro tempo interiore, una presenza, dunque, carismatica. Bussa l’alba del
dubbio, la cicatrice più profonda muta in presenza affascinante, il cielo ha la
luce di uno schermo che mette a nudo il nostro corpo e i grumi del nostro
pensiero. Quel nostro profilo riservato si libera finalmente della sua “maschera”,
indossata per lungo tempo, anche in ambito sociale e culturale. Lo “scheletro”,
pur massacrato dagli eventi, ha ripreso lentamente a fiorire, come i rami di un
albero frustato dal vento selvaggio e poi amputato dall’ascia. La parola
diventa un’icona, si presenta con grazia ai suoi lettori ed il suo sguardo è
lucido, la sua impronta personale, il suo talento naturale: tecnica raffinata,
eleganza di rime, il peso della vita, il dover affrontare negli anni il
contraccolpo della gloria, ma anche la freddezza dell’invidia. Col tempo ci si
accorge di avere puntato sul cavallo sbagliato, ma bisogna reagire, sapere
rialzarsi come si fa quando si è sul ring dopo una sconfitta subita. Non
tradire mai la fiducia delle nostre emozioni, sbarazzarsi dalle “cellule morte”
e transitorie. Sigillare in una “bara” le cattiverie a lungo subite, con garbo
e compostezza. Il tempo non sempre ci è nemico, è il nostro domani, presente e
passato, ma anche un padre devoto quando l’ammirazione per il verso si mescola
con il desiderio di forgiare la propria identità. La resilienza appartiene ai
privilegiati, rappresenta con il respiro (che è immagine e voce), una linea
potente di talento, resilienza, fede, scavo psicologico, ispirazione, mentre la
connessione va oltre la linea del sangue, ormai liberato da una catena di
scorie. La resa della parola sta nel trovare la forza della verità che ha
radici profonde nel nostro essere, deve suscitare fiducia, bellezza, intimità.
Dobbiamo avere la capacità di interpretare ogni singhiozzo, ogni respiro,
captare ogni suo movimento segreto. Soltanto allora l’anima ci riconosce come
figli. Se noi siamo in grado di dedicarci alla verità, vivere e interpretare il
suo vagito, le vibrazioni cosmiche accoglieranno i nostri sentimenti
riconoscendoli puri e originali. Occupandoci di un “vagito” nella sua culla di
luce è l’esercizio migliore dello spirito. Questa la realtà – per alcuni
scomoda – anche se continuiamo a vivere nel più profondo relativismo della
storia. Così la forza pende dal piatto della bilancia e diventa depositaria
della verità. S’invertono i ruoli, e il male viene confuso con il bene. Ci sono
le masse (che giocano a mosca cieca) e sdoganano opinioni spesso oscene
relative al genocidio, alla ferocia di questi giorni altamente tossici, malati
e criminosi. In tutti i tempi, all’uomo ha fatto comodo che tutto sia relativo
e la menzogna continua ad essere una porzione di verità. Dobbiamo continuare a
lottare per guarire un mondo immerso nelle viscere ammalate della storia e
cercare una strada lontana dal massacro, dal pianto, dalla finzione, dall’dea
perfida e bugiarda per vivere da persone libere. Ovunque c’è un filo d’erba,
una farfalla, una goccia d’arcobaleno, il pianto o il riso di un bambino, il
volo di una rondine, la preghiera di una madre, c’è sempre una nuova primavera
che attende di essere scritta e vissuta. Lontano dagli sguardi delle bestie,
dal buio sguaiato, da un pallone sgonfio abbandonato in un cortile, quel lutto
ci esorta ad usare la ragione perché sappiamo che la menzogna è stata sempre
venduta a regola d’arte - per verità.
Ed è sempre attuale che la bugia salva
laddove la verità condanna. Non mancano personaggi da circo e donnette
sclerotiche e prepotenti travestite da soubrette, con l’illusione di incantare
serpenti scambiando arte e letteratura con la stiva di un porto. Un giorno si
accorgeranno da miopi – quali sono – di quanta vita hanno perso fingendosi
ciechi, in quanto incapaci di impossessarsene della sacralità della bellezza.
Il tutto si dissolve in una realtà selvaggia, crudele, preistorica o
introstorica trasformate in cose utilizzabili o da utilizzare, elementi più passivi
che attivi, irresponsabili, incoscienti di ciò, nei confronti dell’umanità e
della storia. “Le guerre dei nostri giorni assumono il terribile carattere di
mandria, di casa, di gregge nel più stretto senso del termine” (Miguel de
Unamuno). Vergogna per questa nuova generazione che dà e lascia ai propri
simili il peso di mezza moneta. Sposare la parola, amalgamarsi al versamento
del suo sangue con rispetto e orgoglio, amore e complicità - è la buona
riuscita di ogni scrittura tra estasi e tormento. Essere se stessi al vertice
della verità per non subire in un vicino o lontano futuro il dolore più atroce.
Non sarà facile per coloro che allestiscono altari d’inganni, lusinghe e
intrecciano corone di spine sopravvivere all’inferno che da soli si sono
costruiti perché invecchieranno dall’orrore dello “sterminio” che fanno subire
alle vittime, pur sapendoli disarmati e innocenti. Hanno distrutto i loro sogni
e non rimane di “questo rogo” che il ricordo sconvolgente di una madre che
continua a cullare il figlio morto stringendolo fra le sue braccia. L’uso e l’abuso
dei social hanno peggiorato la qualità della vita; ancora peggio,
l’intelligenza artificiale. Queste forme, appunto d’artificio, hanno estinto
ogni forma di desiderio, ma non quello di apparire a qualunque costo. Stanno minando
l’anima e la ragione. Senza spiritualità non esiste l’aspirazione. Anche se la
passione è sofferenza, è pur sempre nutrita dal miele dell’anima. È proprio in
fondo al cuore che risiede il pozzo prezioso dell’energia: l’amore. Ignorano che ogni alba ha sempre una stella
diversa, una nuova pagina da scrivere, un nuovo capitolo da raccontare con
parole affascinanti e spontanee da assaporare e condividere, come un arcobaleno
che sorge dove il sole dipana i suoi raggi alla vita, alla salvezza, trascorsi
i giorni del diluvio. I dissacratori continueranno a urlare di mostruosità. Ma
la parola saggia trasformerà radicalmente quell’atmosfera demoniaca in
speranza, pace, equilibrio, allontanandole dallo sconforto, dal tradimento e
dagli schiaffi rabbiosi, simili ad un cavallo imbizzarrito che rompe lo
steccato della scuderia tornando al suo stato selvaggio e spesso aggressivo
nella fuga. In ogni ampiezza sconfinata io vedo DIO (sin da bambina), il paese
delle stelle e sconfinare principio e conoscenza. Ho trovato la luce della mia
interiorità persino nelle tenebre: attraverso quel tunnel ho rivisto e
abbracciato la Luce; “La via dell’interiorità in modo etico” e ogni forma di
equilibrio. Tante stelle ho sottratto all’universo per spillare le ferite del
mio corpo. Quando si diventa ingombranti, gli squali di turno cercano di rubare
la dignità con le menzogne. Prendersi cura della parola è come tutelare la
propria salute, è nostro diritto e nostro dovere, altrimenti si rischia di
perdersi il senso della vita e si naviga nell’oblio della miseria tra cicatrici
personali e quelli di una società mediocre e assente che ha perso non solo i
valori morali, etici e cristiani, ma che non avverte la nostalgia del passato
perché non ha alcun punto di riferimento. L’arte rimane la forma più sublime d’intelligenza
e sensibilità di comunicazione universale. Bisogna avere le ali per volare, il
veleno bisogna lasciarlo ai serpenti, a coloro che mentono e ingoiano veleno.
Sanno solo strisciare. La vera bellezza non sta in ciò che non si vede ma in
quello che non si riesce a spiegare e rimane il non limite di ogni conoscenza.
La verità, l’onestà e la giustizia sono ancora lontane da una realtà perfetta,
mentre la tensione del reale, mescolata alla quiete di un sorriso può generare
l’intensità amorosa di ogni assenza. La nostalgia cosmica è immensa ed è lo
specchio dell’animo umano se la coscienza è assente e la materia inizia il
lungo pellegrinaggio che la conduce ai mondi dello spirito. Spesso alla
coscienza sfugge il piano spirituale, ma Rudolf Steiner ci ricorda che “Dove vi
è spirito vi è sempre coscienza”. Nel momento in cui l’anima umana prova ad
afferrare il concetto di eternità, come esperienza interiore - e la coscienza è
sempre presente nello spirito (diventano un nucleo) e non si perderanno mai,
proprio come una famiglia. Non si tratta di ipotesi o teorie - (anche se non
percepiti dai sensi fisici). Nell’universo infinito dell’anima umana, la sua
forza inespressa potrebbe diventare concreta e raffinare il nostro vivere.
Sarebbe come trovarsi, e pensare, riflessi in uno “specchio meraviglioso”, di
energia e visioni. Bisogna avere il coraggio di trasformare la coscienza e
confrontare i concetti pensanti con la realtà che possa condurci ai confini
dell’animo umano, destinato a un’impermanenza continua e che solo ai
privilegiati è stato concesso, attraverso l’accostamento ad un’altra anima.
Bisognerebbe fuggire dalle “amnesie” temporanee e crearsi un laboratorio che
non sia una risata che spadroneggia l’inganno, ma Luce che risiede nei nostri
occhi in un segreto silenzio, oltre la muraglia delle ombre fatali.
Solo nella solitudine si avvertono le voci
dell’infinito, il respiro dell’indescrivibile, il pianto convulso della terra.
In quel magma si catturano i segreti come in una scena dietro le quinte, tra i
percorsi dell’anima e le sfide della ragione - che spesso inciampa. Ogni
energia che si spegne viene raccolta dal cielo, e per entrambi sarà una
magnifica occasione per ritrovarsi e confrontarsi ancora una volta, in una
magnifica ricerca di corpo e spirito. È risaputo che in ogni lavoro mettiamo la
nostra eredità, come uno scatto fotografico, che dopo la frazione di un
secondo, testimonia l’intera vita del soggetto, immortalandolo. Il tutto come
la parola/immagine, diventa memoria della società e l’epopea della Storia. L’impalpabile
e indefinita bellezza, paradiso della parola sorta dal soffio della creta,
diventa foresta, mare e monte e in seno raccoglie l’universo e lo contempla. L’occhio
che l’abita rappresenta la fiaccola eterna e l’insostituibile patrimonio dell’umanità.
Il respiro conserva la propria fragilità perché ha subito e affrontato troppe
sfide condite da un’apocalisse di emozioni, ma ha anche ottenuto il trionfo
delle virtù sul vizio dando equilibrio a quelle civiche e morali, dove la culla
della memoria, continua a dondolare tra ombra e luce come un atomo errante nell’infinito.
Laggiù la fantasia gioca con api e farfalle per costruire un segreto fatto di
lampi sereni e morbide trine. Il tutto in una sospensione onirica che lo porta
indietro ai tempi dell’infanzia, e poi in avanti nel tempo maturo in cui le
esperienze ritornano e si contano i rintocchi del vento battuti dall’ala del
tempo. Un difficile cammino di scoperta di fede e di conforto dove la scrittura
senz’anima continua a candidarsi autocelebrandosi come una falena invasata
attratta dalla bile del fuoco, finirà la sua danza tra l’indifferenza delle
fiamme. Migliaia di pagine, come gusci vuoti marceranno come una discarica a
cielo aperto, e si estingueranno in quanto privi di sangue e senza un volto. Il
loro destino è comune a quello dei rifiuti differenziati ai quali non sarà mai
concessa una nuova vita.
Stanotte ho visto una stella ferita
aggrapparsi all’insonnia e le lacrime trasformarsi in ciliegie sul palmo della
mia mano. Nuda la verità distesa nello sguardo della speranza. Equa la bilancia
e l’ago pendeva dalle ciglia del sogno. L’iride era un battito di
lucciole. Ognuno ha fretta di andare. L’umanità
è diventata merce da rottamare. Siamo cornici vuote, le tele non sono che i
fantasmi della storia, fuori controllo e senza memoria. Ogni pagina è un bosco, un mare, un monte.
Tra le ossa del delirio nuda danzò la farfalla. Il deserto si svegliò dal
sogno, svanì l’amnesia. Tra estasi e tormento, tra vita e morte. Come mutò la sorte? Si suicidò la notte dopo
avere abbracciato l’attimo divino e lacrimò la rosa bevendo il proprio sangue.
Una pioggia di nenie scordate veniva trascinata dal vento. Nel suo petto
continua a tremare un fragile cuore di carne.
MARIA TERESA LIUZZO
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