GUIDO MIANO EDITORE
NOVITÀ EDITORIALE
È uscito il nuovo libro di saggistica di Floriano Romboli:
ALLA SCUOLA DEGLI ANTICHI
La permanente attualità dei classici:
Lucrezio, Sallustio, Cicerone, Machiavelli.
Il
toscano Floriano Romboli - appassionato studioso delle nostre lettere, oltre
che del patrimonio culturale ellenico-latino e critico letterario a tutto campo
- nella lodevole e condivisibile convinzione della permanente attualità dei
classici, come recita il sottotitolo di quest’opera, continua nel
suo paziente lavoro divulgativo che ci conduce “Alla scuola degli antichi”,
ultima fatica di tutta una serie di saggi dedicati alla scoperta e
all’approfondimento del pensiero di quegli autori considerati a torto superati,
ma che in realtà presentano tuttora aspetti di sorprendente attualità tematica.
I testi di Romboli, frutto di studi e documentazioni ineccepibili, dimostrano
l’ipotesi di partenza, sorretti da una logica stringente che riesce a mettere
in evidenza - anche attraverso linguaggio e traduzioni rigorose e allo stesso
tempo comprensibili non solo agli addetti ai lavori - l’esattezza di quanto
viene affermato. Inoltre non vi è in lui alcun spirito partigiano - nel
quale è facile ricadere quando si tratta di ideologie e visioni del mondo - in
quanto mostra anche le contraddizioni noetiche insite nei sistemi filosofici di
pensatori da lui apprezzati.
I
saggi che occupano queste pagine - sei complessivamente - si possono
suddividere in due blocchi: il primo raccoglie il pensiero di Lucrezio,
Sallustio, Cicerone (autori latini), il secondo è dedicato al solo Machiavelli
(pensiero rinascimentale), ma ripartito in tre saggi. Seguendo tale sequenza
forniremo al lettore gli elementi essenziali per orientarsi nel cammino
tracciato da Romboli. Il titolo completo del primo contributo è: L’uomo
nella natura. Aspetti salienti e anticipazioni significative della visione
lucreziana nel libro V del De rerum natura pubblicato nella rivista
“Letteratura e pensiero” (fascicolo 9, gennaio-marzo 2024, pp. 138-161, Il
Convivio Editore di Angelo Manitta). Tito Lucrezio Caro è stato un poeta e
filosofo latino del I secolo a. C., autore del poema De rerum natura, traducibile
come La natura delle cose. Si tratta di un’opera epico-didascalica in
esametri, suddivisa in sei libri, scritta con il preciso intento di divulgare
in latino la filosofia di Epicuro, ovvero di liberare l’uomo dalla paura della
morte e degli dei, dimostrando attraverso la fisica atomistica che l’universo è
regolato da leggi naturali e non da interventi divini. Si attribuisce al De
rerum natura una grande forza espressiva del linguaggio e una rara
elevatezza delle immagini. Sia Virgilio che Orazio, in modo diverso, subirono
l’influenza di Lucrezio, anche se, nelle età successive, ci fu una specie di
congiura del silenzio sul suo nome, dovuta specialmente al severo giudizio di
Cicerone sull’epicureismo. Oltre a ciò Romboli ci invita a scoprire,
nell’elogio degli enciclopedisti al De rerum natura, un aspetto della
sua attualità con riferimento ai lumi della ragione ed egli cita anche Thomas
Jefferson - terzo presidente americano e uno dei padri fondatori della nazione
- come collezionista di varie edizioni del capolavoro lucreziano, i cui
principi sarebbero entrati in parte nella Dichiarazione d’Indipendenza
americana. E, non ultimo, è possibile un accostamento fra Lucrezio e
l’esistenzialismo moderno, data la somiglianza delle tematiche angosciose e
pessimistiche: pare che lo stesso Leopardi sia stato un profondo conoscitore
del poeta latino. Il De rerum natura conobbe secoli di oscurità poiché
venne riscoperto nella biblioteca dell’Abbazia di San Gallo, in Svizzera,
dall’umanista e storico Poggio Bracciolini nel 1417 e fu ricopiato da Niccolò
Niccoli, padre della scrittura umanistica minuscola corsiva.
Il secondo lavoro del nostro autore ci porta nel periodo repubblicano della storia romana, e precisamente disserta su: I conflitti politico-sociali e il destino di Roma nella riflessione storica di Sallustio, pubblicato ancora nella rivista “Letteratura e pensiero” (fascicolo 24, aprile-giugno 2025, pp. 185-210). Anche qui le fonti storiche a cui attinge Romboli sono ampie, comparate e argomentate, per cui citiamo quelle opere di Sallustio a cui egli fa riferimento, ovvero le monografie De Catilinae coniuratione e Bellum Iugurthinum (le prime due della storiografia latina) e le Historiae di tipo annalistico incompiute, scritte dopo il suo ritiro dalla vita politica attiva: grazie alla stesura di tali opere di carattere storico ottenne una grande fama come autore tra i più importanti del I secolo a.C. e di tutta la latinitas. La prima monografia tratta della congiura di Lucio Sergio Catilina e del moto che ne seguì nel 63-62 a.C. Sallustio auspica la fine del corrotto regime dei partiti e dedica ampio spazio ad una analisi psicologica introspettiva della inquietante figura di Catilina, definito un monstrum (una stranezza), un personaggio sinistro e affascinante allo stesso tempo. Sallustio ritiene che l’antica grandezza repubblicana debba essere garantita dall’integritas e dalla virtus dei cittadini e considera la ricchezza, il successo, il lusso come le cause della decadenza e le condizioni per cui possano insorgere tentativi di impadronirsi dello Stato. La seconda monografia storica narra la guerra combattuta dai Romani (111-105 a.C.) contro Giugurta, re di Numidia. Sallustio accusa di corruzione i generali aristocratici che, per incapacità e superbia, non furono in grado di concludere la guerra, vinta infine da Gaio Mario, l’homo novus di origine plebea. Delle Historiae restano solo dei frammenti, mentre il progetto iniziale prevedeva una narrazione storica di ampio respiro: dal 78 a.C. (anno della morte di Silla) fino al 67 a.C. (anno della vittoriosa campagna di Pompeo contro i pirati). Il quadro generale che si è potuto ricavare dai frammenti è improntato ad un marcato pessimismo circa le sorti della Repubblica romana, dovendo Sallustio assistere impotente alla sua agonia, essendo impensabili attese di riscatto dopo la morte di Cesare. [….].
Enzo Concardi
A cura di Francesca Giordano
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Il filo rosso attraversa il pensiero occidentale: comprendere la natura umana e la Storia per dominare il caos.
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