Fine vita in Piemonte, cresce il sostegno a “Liberi Subito”: hanno firmato 22 sindaci e 4 vicesindaci

 

Una donna accompagnata da un familiare dialoga con una dottoressa durante un colloquio medico dedicato alle scelte di cura e al fine vita.
Un colloquio tra una paziente, un familiare e una d

Piemonte – Continua ad aumentare il sostegno istituzionale alla proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni per definire procedure uniformi e tempi ragionevoli nell’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria. Alle oltre 11.000 sottoscrizioni raccolte tra la popolazione piemontese si aggiungono quelle di 26 amministratori locali: 22 sindaci e 4 vicesindaci, appartenenti a differenti aree politiche.

Pier Carlo Lava

Una proposta sostenuta da amministratori di differenti schieramenti

Il numero delle adesioni istituzionali è cresciuto nelle ultime settimane coinvolgendo sindaci, vicesindaci, consiglieri regionali e metropolitani, parlamentari e rappresentanti delle istituzioni. Secondo i promotori, la varietà politica dei firmatari dimostra come il confronto sul fine vita possa superare le tradizionali contrapposizioni tra maggioranza e opposizione.

Tra coloro che hanno sottoscritto la proposta figurano la vicepresidente del Senato Anna Rossomando, i senatori Andrea Giorgis ed Elisa Pirro, i deputati Mauro Berruto e Marco Grimaldi, oltre a numerosi amministratori piemontesi.

Tra le adesioni più recenti vengono segnalate quelle della consigliera regionale del Partito Democratico Gianna Pentenero, della consigliera metropolitana di Forza Italia Marta Clara e del sindaco di Borgosesia Fabrizio Bonaccio. Tre personalità provenienti da esperienze politiche differenti, la cui partecipazione viene interpretata dall’Associazione Coscioni come un segnale della crescente trasversalità della proposta.

Di Mauro e Sessa: “La libertà di coscienza può prevalere sulle appartenenze”

«Riteniamo significativo che le adesioni arrivino da amministratori con storie, appartenenze e sensibilità molto diverse», dichiarano Davide Di Mauro e Lidia Sessa, coordinatori della Cellula Coscioni Torino e della proposta “Liberi Subito” in Piemonte.

I promotori sottolineano che le sottoscrizioni non provengono esclusivamente dal centrosinistra, ma anche dal centrodestra, da liste civiche riconducibili all’area moderata e da realtà politiche tradizionalmente considerate meno vicine alle battaglie sui diritti civili.

Secondo Di Mauro e Sessa, questo elemento rappresenta una testimonianza importante: «Quando si parla della dignità delle persone e della responsabilità delle istituzioni, la libertà di coscienza può prevalere sulle appartenenze politiche».

Il coinvolgimento dei Comuni piemontesi

Le adesioni dei primi cittadini assumono un particolare valore perché i sindaci rappresentano il livello istituzionale più vicino alla popolazione e si confrontano direttamente con le conseguenze sociali, sanitarie e familiari delle malattie irreversibili.

Tra gli amministratori firmatari vengono indicati i sindaci di Settimo Torinese, Moncalieri, Condove, Strambino, Rivoli, Collegno, Grugliasco, Chieri, Borgaro Torinese, San Mauro Torinese, Cuorgnè, Candia Canavese, Cavagnolo, Ivrea, Montanaro, San Raffaele Cimena, Lauriano, Borgosesia, Alpignano e San Gillio. Nel caso di Moncalieri avrebbero aderito sia il sindaco uscente sia quello neoeletto.

Sono inoltre riportate le sottoscrizioni dei vicesindaci di Ivrea, Cuorgnè, San Gillio e Chivasso. L’elenco testimonia una diffusione territoriale che interessa la Città metropolitana di Torino, il Canavese e altre province piemontesi.

L’adesione dei Subsonica al Flowers Festival

Il sostegno alla campagna non proviene soltanto dal mondo politico. In occasione del Flowers Festival, grazie alla disponibilità di Hiroshima Mon Amour, anche i Subsonica hanno sottoscritto la proposta, unendo la propria voce alla mobilitazione.

La partecipazione del gruppo torinese assume anche un valore simbolico, perché consente alla campagna di raggiungere un pubblico più ampio e di portare il tema dell’autodeterminazione individuale fuori dalle sedi strettamente politiche e istituzionali.

Che cosa chiede la proposta “Liberi Subito”

La proposta piemontese non intende introdurre un nuovo diritto né obbligare medici o pazienti ad adottare una determinata scelta. L’obiettivo dichiarato è organizzare, nell’ambito del servizio sanitario regionale, le procedure necessarie a verificare le richieste di accesso al suicidio medicalmente assistito, evitando differenze tra aziende sanitarie e attese prive di una durata definita.

Il testo chiede quindi alla Regione Piemonte di stabilire responsabilità amministrative, organismi incaricati delle verifiche e tempi entro i quali le strutture sanitarie devono rispondere alle domande presentate dalle persone interessate.

Per comprendere correttamente la proposta è necessario distinguere il suicidio medicalmente assistito dall’eutanasia attiva. Nel primo caso è la persona interessata, dopo le verifiche previste, ad assumere autonomamente il farmaco preparato con l’assistenza sanitaria. Nell’eutanasia attiva, invece, il farmaco viene somministrato direttamente da un medico: una pratica che in Italia rimane vietata.

La questione è differente anche dalle Disposizioni anticipate di trattamento, comunemente chiamate testamento biologico, attraverso le quali una persona può indicare preventivamente quali cure accettare o rifiutare nel caso in cui in futuro non fosse più capace di esprimere consapevolmente la propria volontà.

Che cosa ha stabilito la Corte costituzionale

Il principale riferimento giuridico rimane la sentenza numero 242 del 2019 della Corte costituzionale, pronunciata dopo il caso di Fabiano Antoniani, conosciuto come Dj Fabo, e il processo a Marco Cappato.

La Consulta ha individuato una circoscritta area di non punibilità per chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio di una persona che presenti contemporaneamente determinate condizioni:

  • una patologia irreversibile;
  • sofferenze fisiche o psicologiche considerate dalla persona stessa assolutamente intollerabili;
  • dipendenza da trattamenti di sostegno vitale;
  • piena capacità di assumere decisioni libere e consapevoli.

La sussistenza dei requisiti e le modalità di esecuzione devono essere verificate da una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, dopo avere acquisito il parere del comitato etico territorialmente competente. Alla persona devono inoltre essere fornite informazioni sulle alternative disponibili, comprese le cure palliative e la sedazione palliativa profonda.

La Corte non ha quindi introdotto una generale liberalizzazione dell’aiuto al suicidio, che continua normalmente a essere punito dall’articolo 580 del Codice penale. Ha invece individuato condizioni eccezionali nelle quali l’assistenza prestata non è penalmente sanzionabile. Sentenza 242/2019 della Corte costituzionale

Quali sono i limiti delle competenze regionali

Il rapporto tra competenze dello Stato e delle Regioni è stato ulteriormente precisato dalle successive decisioni della Corte costituzionale. Le Regioni possono intervenire sull’organizzazione dei rispettivi servizi sanitari, disciplinando strutture e procedure amministrative, ma non possono modificare autonomamente i requisiti sostanziali di accesso né ridefinire i confini della non punibilità penale.

La sentenza numero 204 del 2025 ha esaminato la legge della Toscana, dichiarandone illegittime soltanto alcune disposizioni e confermando la possibilità regionale di intervenire sugli aspetti organizzativi. Nel luglio 2026 la Consulta è giunta a una conclusione analoga per la legge della Sardegna: ne ha conservato l’impianto generale, eliminando però le parti che invadevano competenze riservate allo Stato.

La proposta piemontese dovrà pertanto rispettare questo confine: organizzare il percorso sanitario senza introdurre nuovi criteri sostanziali e senza intervenire direttamente sulle norme penali o civili.

Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna

La Toscana è stata la prima Regione italiana ad approvare una legge sulle modalità organizzative per l’attuazione delle sentenze della Corte costituzionale. È stata successivamente seguita dalla Sardegna.

Il 23 luglio 2026 anche l’Emilia-Romagna ha approvato una legge regionale dedicata alle procedure per il suicidio medicalmente assistito, diventando la terza Regione italiana a intervenire con una norma specifica. Il provvedimento è arrivato al termine di un confronto politico molto acceso: il centrosinistra ha sostenuto la necessità di garantire regole uniformi, mentre il centrodestra ha contestato l’iniziativa regionale e chiesto maggiore attenzione alle cure palliative. ANSA

Il precedente piemontese e la nuova raccolta firme

In Piemonte una precedente proposta “Liberi Subito”, sostenuta da oltre 11.000 sottoscrizioni, era già stata depositata nel 2023. Nel 2024, tuttavia, il Consiglio regionale non era entrato nel merito del testo, fermandone l’esame attraverso una pregiudiziale di costituzionalità.

Dopo i successivi pronunciamenti della Consulta, l’Associazione Luca Coscioni ha avviato nel 2026 una nuova raccolta di firme, sostenendo che sia ormai chiarita la possibilità delle Regioni di disciplinare gli aspetti organizzativi e sanitari della procedura, entro i limiti delle competenze statali.

Un confronto che divide politica e società

Il tema del fine vita continua a suscitare posizioni profondamente differenti. I sostenitori della proposta ritengono necessario evitare che persone gravemente malate, già riconosciute in possesso dei requisiti indicati dalla Consulta, siano costrette ad attendere mesi o anni per ricevere una risposta dalle strutture sanitarie.

Le posizioni contrarie temono invece che le Regioni possano oltrepassare le proprie competenze, chiedono una legge organica approvata dal Parlamento e sottolineano la necessità di garantire su tutto il territorio un accesso effettivo alle cure palliative, alla terapia del dolore e all’assistenza domiciliare. Vengono inoltre sollevate questioni relative all’obiezione di coscienza del personale sanitario e alla tutela delle persone più fragili.

Proprio per la delicatezza dell’argomento, qualsiasi futura normativa dovrà conciliare autodeterminazione, tutela della vita, dignità della persona, libertà del personale sanitario e garanzie contro possibili abusi, assicurando informazioni complete e percorsi di assistenza realmente accessibili.

La mobilitazione continuerà in tutto il Piemonte

La raccolta firme proseguirà nelle prossime settimane attraverso banchetti, incontri pubblici e punti di sottoscrizione organizzati nei Comuni aderenti. L’obiettivo dell’Associazione Luca Coscioni è consegnare al Consiglio regionale una proposta sostenuta da una partecipazione popolare sempre più ampia e da un numero crescente di rappresentanti istituzionali.

Le firme dei 22 sindaci e dei 4 vicesindaci non determinano automaticamente l’approvazione della legge, ma rafforzano il peso politico della campagna. La decisione finale spetterà al Consiglio regionale del Piemonte, chiamato a confrontarsi con uno dei temi etici, giuridici e sanitari più complessi del nostro tempo.

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GEO: Piemonte - Cresce il sostegno alla proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni per stabilire procedure uniformi e tempi ragionevoli nell’accesso al suicidio medicalmente assistito. Hanno aderito 22 sindaci e 4 vicesindaci, oltre a parlamentari, consiglieri regionali, amministratori locali e rappresentanti della cultura.

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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.

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