ESE TIEMPO CON UNO MISMO PIPPO BUNORROTRI di Giuseppina De Biase

ESE TIEMPO CON UNO MISMO
Pippo Bunorrotri

Essere "sempre con se stessi" è il nucleo centrale di tutta la produzione poetica di Pippo Bunorrotri. Nelle sue opere, la solitudine non è mai vista come un vuoto o un abbandono, ma come una scelta deliberata di intimità interiore.
Nella nostra mente esiste un luogo sospeso, un tempo senza ore in cui il rumore del mondo diventa un mormorio lontano. È in questo preciso istante che si inserisce la Poesia "Ese tiempo con uno mismo" (Quel tempo con se stessi) di Pippo Bunorrotri. Una Poesia  che è un invito a varcare la soglia del nostro monastero interiore per guardare in faccia l'unica persona che non possiamo fuggire: noi stessi.
La Poesia si apre con il tramonto, quando il giorno "si spoglia senza pudore" facendo  crollare le difese e le distrazioni quotidiane e dove la realtà si rivela nella sua nudità.
Il Poeta ci ricorda che siamo tessitori di un tempo "che è tuo, e non è tuo".
Crediamo di governare la nostra vita, eppure siamo guidati da correnti invisibili. 
Nello specchio della sera emergono i fantasmi del passato e del presente: ciò che siamo stati e non siamo stati, ciò che abbiamo fatto e non abbiamo fatto.  L'immagine più suggestiva della poesia  è l'evocazione del "monastero Cistercense". Bunorrotri trasforma la solitudine da condanna a spazio sacro. La "cella" non è una prigione, ma il luogo dell'autenticità, dove abita la nostra vera sostanza. In questa dimensione, priva di patrie geografiche o confini mentali, l'uomo diventa "silenzioso spettatore della propria esistenza". I dubbi non sono più errori, ma i mattoni fondamentali della nostra storia personale.
Perché questa poesia ci cattura?
"Ese tiempo con uno mismo" affascina perché tocca una corda universale. Insegna che la solitudine non è vuoto, ma pienezza. Bunorrotri ci regala una bussola per non perderci nel labirinto della vita quotidiana, ricordandoci che l'incontro più importante della nostra esistenza avviene sempre a luci spente, faccia a faccia con la nostra anima e quando  finalmente facciamo pace con noi stessi.

Giuseppina De Biase 

Estar  "siempre con uno mismo" es el núcleo central de toda la producción poética de Pippo Bunorrotri. En sus obras, la soledad nunca se ve como un vacío o un abandono, sino como una elección deliberada de intimidad interior. En nuestra mente existe un lugar suspendido, un tiempo sin horas en el que el ruido del mundo se convierte en un murmullo lejano. Es en este preciso instante donde se inserta el poema "Ese tiempo con uno mismo" de Pippo Bunorrotri. Un poema que es una invitación a cruzar el umbral de nuestro monasterio interior para mirar a la cara a la única persona de la que no podemos huir: nosotros mismos.
El poema se abre con el atardecer, cuando el día se desvía sin pudor haciendo caer las defensas y las distracciones cotidianas, y donde la realidad se revela en su desnudez. El Poeta nos recuerda que somos tejedores de un "tiempo que es tuyo, y no es tuyo". Creemos gobernar nuestra vida y, sin embargo, nos guían corrientes invisibles. En el espejo de la tarde emergen los fantasmas del pasado y del presente: lo que fuimos y no fuimos, lo que hicimos y no hicimos.La imagen más sugerente del poema es la evocación del monasterio cisterciense. Bunorrotri transforma la soledad de condena a espacio sagrado. La celda no es una prisión, sino el lugar de la autenticidad, donde habita nuestra verdadera sustancia. En esta dimensión, desprovista de patrias geográficas o fronteras mentales, el hombre se convierte en un silencioso espectador de su propia existencia. Las dudas ya no son errores, sino los ladrillos fundamentales de nuestra historia personal.
¿Por qué nos atrapa este poema? Ese tiempo con uno mismo fascina porque toca una fibra universal. Enseña que la soledad no es vacío, sino plenitud. Bunorrotri nos regala una brújula para no perdernos en el laberinto de la vida cotidiana, recordándonos que el encuentro más importante de nuestra existencia ocurre siempre a luces apagadas, cara a cara con nuestra alma y cuando finalmente hacemos las paces con nosotros mismos.
 
Giuseppina De Biase 

ESE TIEMPO CON UNO MISMO

Cuando llega el atardecer

con sus colores recién pintados

y en la cueva del reposo

el día se desnuda sin pudor,

con la luminosidad rojiza

de un horizonte vasto

que cierra su tiempo de luz,

revelándose la realidad

las horas de ese día

donde has tejido los minutos

de un destino que es tuyo, y no es tuyo,

y en el universo de la mente

la conciencia se desmaya.

Cuando el día sus luces apaga

el ruido es un simple murmullo

y las voces son silencios mudos,

surgen las imágenes

de lo que he sido y no he sido

de lo que he hecho

y lo que no he hecho,

ente el espejo de la mirada

que solo mira lo que puedes ver

y no puedes ver en el horizonte de mañana.

En ese tiempo sin horas

donde tu estas contigo mismo,

frente a frente,

eres ese silencioso espectador

de tu propia existencia

en el monasterio “Cisterciense”

donde habita tu sustancia

encontrándote a ti mismo

en tu celda de soledad,

preguntándote por esa existencia

sin patria ni fronteras

de las horas de tu día

de los momentos de tu destino

de los instantes de tus dudas

que son hechos de tu historia.

Pippo Bunorrotri 

QUEL TEMPO CON SE STESSI

Quando arriva il tramonto

con i suoi colori appena dipinti

e nella grotta del riposo

il giorno si spoglia senza vergogna,

con la luminosità rossastra

Di un vasto orizzonte

che chiude il suo tempo di luce,

rivelando la realtà

le ore di quel giorno

dove hai tessuto i minuti

di un destino che è tuo, e non è tuo,

e nell'universo della mente

perde conoscenza.

Quando il giorno spegne le sue luci

Il rumore è solo un mormorio.

e le voci sono silenzi muti,

Le immagini emergono

di ciò che sono stato e di ciò che non sono stato

di ciò che ho fatto

e ciò che non ho fatto,

tra lo specchio dello sguardo

che vede solo ciò che puoi vedere

e non puoi vedere nell'orizzonte di domani.

In quel tempo senza ore

dove ti trovi con te stesso,

faccia a faccia,

Tu sei quello spettatore silenzioso

della tua stessa esistenza

nel monastero “cistercense”

dove abita la tua sostanza

ritrovando te stesso

nella tua cella di solitudine,

interrogandoti su quell'esistenza

senza patria né confini

delle ore della tua giornata

dei momenti del tuo destino

degli istanti dei tuoi dubbi

che sono fatti della tua storia.

Pippo Bunorrotri 


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