Energie rinnovabili in Piemonte, il Ddl 136 divide: il Comitato “Salviamo le Cascine” teme nuovo consumo di suolo agricolo

 

Pannelli solari installati in un’area agricola del Piemonte, tra campi coltivati, cascine e colline, a rappresentare il confronto tra sviluppo delle energie rinnovabili e tutela del paesaggio rurale.
Il Disegno di legge regionale 136/2026 disciplina le nuove aree idonee agli impianti da fonti rinnovabili, mentre il Comitato “Salviamo Le Cascine” chiede regole più rigorose per proteggere campagne e paesaggio.

Il Piemonte si prepara a definire nuove regole per individuare le aree considerate idonee all’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili. Il Disegno di legge regionale n. 136 del 2026 introduce limiti alla superficie agricola utilizzabile, fasce di rispetto, criteri per fotovoltaico, agrivoltaico, eolico e biometano, oltre a misure di monitoraggio e compensazione. Il Comitato “Salviamo le Cascine”, tuttavia, giudica il provvedimento insufficiente e teme che, dietro una disciplina formalmente orientata alla sostenibilità, possa aprirsi la strada a una maggiore industrializzazione delle campagne piemontesi e alessandrine.

Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com

Un provvedimento legato agli obiettivi energetici del 2030

Il Disegno di legge regionale n. 136, datato 8 luglio 2026, nasce con l’obiettivo di individuare in Piemonte ulteriori aree idonee alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili rispetto a quelle già previste dalla normativa nazionale.

Il testo richiama gli obiettivi assegnati alla Regione per il 2030 e indica una potenza minima complessiva pari a 4.991 megawatt. Il provvedimento intende quindi accompagnare la transizione energetica, ma cercando al tempo stesso di regolare gli effetti delle nuove installazioni sul territorio, sul paesaggio e sulle attività agricole.

Uno dei punti più rilevanti riguarda la possibilità concessa ai Comuni di stabilire, attraverso la pianificazione urbanistica, una fascia di rispetto fino a 50 metri dai confini delle aree residenziali e dagli edifici abitativi regolarmente costruiti. All’interno di questa fascia sarebbe vietata l’installazione di impianti a terra o elevati dal suolo.

I limiti previsti per il suolo agricolo

Il Ddl stabilisce che le aree agricole classificabili come idonee non possano superare lo 0,8% della superficie agricola utilizzata regionale, comprendendo anche le superfici occupate da impianti agrivoltaici già autorizzati o in esercizio.

Per ogni singolo Comune viene inoltre previsto un limite massimo del 2% della superficie agricola utilizzata, che può salire fino al 3% nel caso di impianti destinati all’autoconsumo industriale o alle comunità energetiche rinnovabili.

Si tratta di limiti che, nelle intenzioni della Regione, dovrebbero evitare una concentrazione eccessiva degli impianti nelle aree rurali. Il Comitato “Salviamo le Cascine”, però, sostiene che questi vincoli siano soltanto nominali e non sufficienti a fermare la pressione sul territorio agricolo.

Secondo il Comitato, infatti, le percentuali previste dal Ddl devono essere valutate insieme alle aree già considerate idonee dalla normativa nazionale e alle procedure autorizzative avviate prima dell’entrata in vigore della futura legge.

Le nuove aree considerate idonee

Il provvedimento amplia l’elenco delle aree nelle quali gli impianti potranno essere installati con procedure semplificate. Tra queste rientrano:

  • aree vicine ai siti da bonificare;
  • zone entro 350 metri da aree industriali, commerciali, artigianali, logistiche e centri di elaborazione dati;
  • fasce entro 150 metri da superstrade e strade ad alto scorrimento;
  • aree intorno ai data center;
  • canali irrigui pubblici e privati;
  • il sito di interesse nazionale di Balangero;
  • aree nelle quali esistono già impianti della stessa fonte, purché l’ampliamento non superi determinati limiti.

È proprio la previsione relativa alle fasce di 150 metri lungo superstrade e arterie ad alto scorrimento a suscitare una delle critiche più forti del Comitato.

Secondo “Salviamo le Cascine”, questa scelta non risponderebbe a una pianificazione territoriale realmente integrata, ma finirebbe per ampliare le superfici disponibili, comprese porzioni di terreno agricolo, favorendo nuovi processi di trasformazione del paesaggio rurale.

Agrivoltaico e continuità dell’attività agricola

Il Ddl dedica particolare attenzione agli impianti agrivoltaici, cioè alle installazioni nelle quali la produzione di energia dovrebbe convivere con la prosecuzione dell’attività agricola.

Il testo stabilisce che gli impianti fotovoltaici nelle aree agricole produttive debbano evitare interventi capaci di compromettere in modo irreversibile la fertilità e la capacità produttiva dei suoli. Devono essere valutati la tipologia del terreno, l’effettivo utilizzo agricolo, la natura produttiva dell’area e, per l’agrivoltaico, la presenza di un piano agronomico.

Entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge, la Giunta regionale dovrebbe definire ulteriori criteri e modalità di monitoraggio, con l’obiettivo dichiarato di garantire la continuità delle attività agricole.

Il testo precisa tuttavia che tali criteri non potranno introdurre nuovi vincoli localizzativi, requisiti tecnici o condizioni ostative non già previsti dalla legislazione nazionale. Questo passaggio è uno dei punti che alimentano i dubbi del Comitato, secondo il quale la Regione avrebbe rinunciato a introdurre una disciplina più rigorosa sulle modalità concrete di installazione.

La critica principale: mancano regole rigide sul “come”

Nel comunicato inviato alla redazione, il Comitato “Salviamo le Cascine” concentra la propria contestazione su un aspetto preciso: il Ddl stabilirebbe soprattutto dove collocare gli impianti, ma non disciplinerebbe in modo sufficientemente stringente come debbano essere realizzati.

Secondo il Comitato, il provvedimento non definisce con adeguata precisione gli standard tecnologici, le tipologie costruttive, le altezze, le distanze interne, le sistemazioni del terreno, le opere di mitigazione visiva e le modalità di inserimento degli impianti nel paesaggio.

La legge, nella lettura del Comitato, rischierebbe quindi di trasformarsi in una semplice perimetrazione cartografica, incapace di ridurre gli effetti reali delle installazioni sul suolo, sull’agricoltura e sull’identità delle campagne.

Il testo regionale prevede in realtà che la Giunta approvi successivamente linee guida per la progettazione degli impianti fotovoltaici e per le misure di compensazione ambientale e territoriale. Tuttavia, molte delle regole applicative più dettagliate vengono rinviate a deliberazioni successive, da adottare entro 180 giorni.

Cumulo degli impianti e concentrazione territoriale

Un altro elemento centrale del Ddl riguarda il cumulo degli impianti. La norma prevede che più progetti presentati dallo stesso soggetto, o riconducibili allo stesso centro di interessi, debbano essere considerati come un’unica iniziativa quando si trovano in aree confinanti o a meno di un chilometro di distanza.

Inoltre, se entro un raggio di due chilometri la potenza complessiva supera le soglie previste, il progetto dovrà essere sottoposto a un procedimento amministrativo più complesso rispetto a quello inizialmente applicabile.

La Regione prevede anche un’attività di monitoraggio attraverso la piattaforma digitale nazionale dedicata agli impianti rinnovabili, con l’obiettivo di individuare situazioni di concentrazione straordinaria e valutare l’impatto complessivo sul territorio.

Si tratta di strumenti che potrebbero fornire una maggiore conoscenza delle installazioni esistenti, autorizzate e progettate. Il punto decisivo sarà verificare quanto rapidamente e rigorosamente questi meccanismi verranno applicati.

Compensazioni per i Comuni

Per gli impianti con potenza superiore a un megawatt, il Disegno di legge introduce misure di compensazione e riequilibrio ambientale a favore dei Comuni interessati.

Tra gli interventi previsti figurano l’efficienza energetica degli edifici e dell’illuminazione pubblica, lo sviluppo dell’autoconsumo e la promozione delle comunità energetiche rinnovabili. Le compensazioni dovrebbero essere riconosciute sia ai Comuni nei quali sorge l’impianto sia a quelli attraversati dalle opere di connessione.

Il titolo autorizzativo dovrà indicare tempi e modalità di realizzazione delle opere compensative, mentre l’inadempimento potrà comportare sanzioni dopo una formale diffida.

Le compensazioni, tuttavia, non eliminano il problema dell’impatto preventivo. Per i comitati territoriali, infatti, eventuali benefici economici o energetici non possono sostituire una pianificazione capace di evitare sin dall’inizio installazioni sproporzionate o collocate in contesti agricoli e paesaggistici fragili.

Fotovoltaico obbligatorio per commercio, logistica e data center

Il Ddl introduce anche obblighi di installazione del fotovoltaico sulle coperture e sui parcheggi delle nuove medie e grandi strutture commerciali.

Le stesse disposizioni vengono estese ai nuovi centri di elaborazione dati e ai poli logistici. Per gli edifici esistenti sottoposti a interventi rilevanti, è previsto un obbligo parziale, salvo comprovata impossibilità di reperire superfici disponibili.

Questo passaggio va nella direzione, da tempo indicata da associazioni ambientaliste e comitati, di privilegiare coperture, capannoni, parcheggi e aree già impermeabilizzate rispetto ai terreni agricoli.

Resta però aperta la questione del rapporto tra queste superfici già costruite e le ulteriori aree agricole che il provvedimento considera potenzialmente idonee.

Le procedure già avviate resteranno escluse

Un elemento particolarmente importante è contenuto nelle disposizioni transitorie: le procedure iniziate prima dell’entrata in vigore della futura legge saranno concluse sulla base delle norme statali e regionali precedenti.

Questo significa che i nuovi limiti e criteri non saranno automaticamente applicabili ai progetti già in corso. È un aspetto destinato a incidere soprattutto nei territori nei quali sono già state presentate numerose domande per impianti fotovoltaici o agrivoltaici.

Proprio per questa ragione il Comitato sostiene che la legge, pur introducendo alcune restrizioni, non riuscirebbe a incidere in modo significativo sulle trasformazioni già avviate.

L’appello agli enti locali dell’Alessandrino

Nel comunicato, “Salviamo le Cascine” rivolge infine un appello ai Comuni, alle Province, agli uffici tecnici e a tutti gli enti chiamati a esprimersi nei procedimenti autorizzativi.

Il Comitato chiede che le norme vigenti vengano applicate in modo rigoroso e che non vengano accolte interpretazioni estensive capaci di facilitare la concentrazione degli impianti nelle campagne.

Secondo il presidente Giancarlo Rossi, gli enti locali dovrebbero utilizzare tutti gli strumenti tecnici e amministrativi disponibili per difendere il suolo agricolo, il paesaggio, l’economia rurale e l’identità dell’Alessandrino.

Una transizione necessaria, ma il confronto resta aperto

La crescita delle energie rinnovabili rappresenta un passaggio necessario per ridurre le emissioni, aumentare l’autonomia energetica e raggiungere gli obiettivi climatici. Il problema non riguarda quindi l’opportunità della transizione, ma le modalità con le quali essa viene realizzata.

Il Ddl 136 prova a introdurre limiti, criteri, controlli e compensazioni, ma lascia numerosi aspetti alle successive deliberazioni della Giunta e all’attività concreta degli enti autorizzativi.

Da una parte vi è la necessità di aumentare rapidamente la produzione di energia pulita; dall’altra vi è l’esigenza di evitare che la transizione si traduca in consumo di suolo fertile, perdita di paesaggio e progressiva industrializzazione delle campagne.

È su questo equilibrio, ancora fragile, che si concentrerà il confronto politico e istituzionale nelle prossime settimane. La discussione sul Ddl 136 non riguarda soltanto la localizzazione degli impianti, ma il modello di territorio che il Piemonte intende costruire per il futuro.

GEO

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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.

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