EFIGIE PIPPO BUNORROTRI di Giuseppina De Biase

EFIGIE
Pippo Bunorrotri

Scrivere Poesie per Pippo Bunorrotri significa prima di tutto rallentare... e fare spazio ai sentimenti. Nelle sue Poesie la forza sta proprio nella capacità di parlare d'amore, di tempo che passa e di emozioni umane usando immagini semplici e vicine alla vita di tutti i giorni. 
La sua è una Poesia che nasce dal silenzio e dal dialogo profondo con se stessi. 
Leggere le sue opere è come fare un piccolo viaggio dentro la propria anima, un invito a non avere paura dei momenti difficili e a scoprire la bellezza nascosta nei cambiamenti della vita.
Questa poesia "Effigie" non è solo uno sfogo personale, ma una vera e propria guida per affrontare proprio i momenti difficili della vita. Attraverso i suoi versi  semplici, Bunorrotri ci trasmette tre grandi insegnamenti:

Il valore del silenzio

Spesso scappiamo dalla solitudine perché ci fa paura. 
La poesia ci insegna invece che fermarsi e stare in silenzio è l'unico modo per guardarci dentro con onestà, scoprire chi siamo veramente e capire cosa proviamo davvero.

La bellezza del cambiamento

Le difficoltà e lo scorrere del tempo modificano continuamente le nostre vite, proprio come il vento sposta le dune del deserto. 
"Effigie" ci insegna a non opporci a questi cambiamenti, ma ad accettarli come parte naturale del nostro percorso.

La forza della rinascita

Anche quando tutto sembra crollare o cambiare forma sotto i nostri piedi, non dobbiamo disperare. La vita trova sempre il modo di rimettere insieme i pezzi e di ricostruirci più forti e consapevoli di prima, un granello alla volta.

Bunorrotri ama anche usare gli elementi della natura per raccontare i  nostri stati d'animo.
I quattro elementi della natura presenti in questa Poesia sono la sabbia, il vento, il deserto e la foschia.
La Sabbia rappresenta la precarietà, l'instabilità e la fragilità dell'essere umano. Quando il Poeta sente i piedi che "affondano", la sabbia simboleggia il peso della realtà e della sofferenza che lo trattiene a terra.
Nell'ultima strofa i "granelli di sabbia" diventano i mattoni fondamentali dell'identità: frammenti sparsi di dolore, tempo ed esperienze che, uniti, compongono la vera "sostanza" dell'uomo.
Il Vento  rappresenta lo scorrere inesorabile del tempo che muta continuamente  "sposta le dune di sabbia".
Inizialmente è visto come una minaccia, una forza ostile che compie "assalti" capaci di tagliare e distruggere il riflesso del Poeta.
Alla fine, però, il vento si trasforma in una forza costruttrice: è l'elemento che modella e "costruisce il riflesso" della sostanza del Poeta. 
Il deserto rappresenta lo spazio interiore del Poeta, definito come il "deserto di solitudine". È il simbolo dell'isolamento, del vuoto emotivo e del silenzio necessario per guardarsi dentro.
La nebbia di sabbia agisce come uno scudo protettivo per l'anima. Avvolge il riflesso del Poeta con un "velo" per difendere la sua parte più intima e vulnerabile dagli attacchi violenti del vento. Al tempo stesso, introduce il tema del mistero: la realtà profonda del Poeta non è immediatamente visibile, ma è celata dietro una maschera "una smorfia che finge la realtà".
Il Poeta nel finale  ci lascia con un messaggio di grande speranza: non dobbiamo avere paura di veder crollare le nostre certezze. Anche quando ci sentiamo fragili o persi, la vita trova sempre il modo di rimettere insieme i pezzi e di ricostruirci più forti di prima, un granello alla volta.
Adoro il Poeta Pippo Bunorrotri  e sono onorata di commentare le sue bellissime e uniche Poesie che, si vede, si sentono, sono scritte solo con la penna del suo grande cuore.

Giuseppina De Biase 
   

Escribir poesía para Pippo Bunorrotri significa, ante todo, frenar... y hacer espacio a los sentimientos. En sus poemas, la fuerza reside precisamente en la capacidad de hablar del amor, del paso del tiempo y de las emociones humanas utilizando imágenes sencillas y cercanas a la vida cotidiana.
La suya es una poesía que nace del silencio y del diálogo profundo con uno mismo.
Leer sus obras es como hacer un pequeño viaje al interior de la propia alma, una invitación a no tener miedo de los momentos difíciles y a descubrir la belleza oculta en los cambios de la vida.
Este poema, "Efigie", no es solo un desahogo personal, sino una verdadera guía para afrontar precisamente los momentos difíciles de la vida. A través de sus versos sencillos, Bunorrotri nos transmite tres grandes enseñanzas:

El valor del silencio

A menudo huimos de la soledad porque nos da miedo. El poema nos enseña, en cambio, que detenerse y quedarse en silencio es la única manera de mirarnos por dentro con honestidad, descubrir quiénes somos realmente y entender qué sentimos de verdad.

La belleza del cambio

Las dificultades y el paso del tiempo modifican continuamente nuestras vidas, al igual que el viento mueve las dunas del desierto.
"Efigie" nos enseña a no oponernos a estos cambios, sino a aceptarlos como una parte natural de nuestro camino. 

La fuerza del renacimiento

Incluso cuando todo parece derrumbarse o cambiar de forma bajo nuestros pies, no debemos desesperar. La vida siempre encuentra la manera de volver a unir las piezas y de reconstruirnos más fuertes y conscientes que antes, grano a grano.

Bunorrotri también ama utilizar los elementos de la naturaleza para narrar nuestros estados de ánimo.
Los cuatro elementos de la naturaleza presentes en este poema son la arena, el viento, el desierto y la bruma.
La Arena representa la precariedad, la inestabilidad y la fragilidad del ser humano. Cuando el poeta siente que sus pies "se hunden", la arena simboliza el peso de la realidad y del sufrimiento que lo retiene en la tierra. En la última estrofa, los "granos de arena" se convierten en los ladrillos fundamentales de la identidad: fragmentos dispersos de dolor, tiempo y experiencias que, unidos, componen la verdadera "sustancia" del hombre.
El Viento representa el paso inexorable del tiempo que cambia continuamente, "mueve las dunas de arena". Al principio se ve como una amenaza, una fuerza hostil que realiza "asaltos" capaces de cortar y destruir el reflejo del poeta. 
Al final, sin embargo, el viento se transforma en una fuerza constructora: es el elemento que modela y "construye el reflejo" de la sustancia del poeta.
El desierto representa el espacio interior del poeta, definido como el "desierto de soledad". Es el símbolo del aislamiento, del vacío emocional y del silencio necesario para mirarse por dentro.
La niebla de arena actúa como un escudo protector para el alma. Envuelve el reflejo del poeta con un "velo" para defender su parte más íntima y vulnerable de los ataques violentos del viento. Al mismo tiempo, introduce el tema del misterio: la realidad profunda del poeta no es visible de inmediato, sino que está oculta tras una máscara, "una mueca que finge la realidad".
En el final, el poeta nos deja un mensaje de gran esperanza: no debemos tener miedo de ver cómo se derrumban nuestras certezas. Incluso cuando nos sentimos frágiles o perdidos, la vida siempre encuentra la manera de volver a unir las piezas y de reconstruirnos más fuertes que antes, grano a grano.
Adoro al poeta Pippo Bunorrotri y es un honor para mí comentar sus hermosos y únicos poemas que, se nota, se siente, están escritos solo con la pluma de su gran corazón.

Giuseppina De Biase 

EFIGIE 

Me detengo en lo alto

de la duna de arena

de mi desierto de soledad

y contemplo el oasis del ayer,

en medio del viento

que dunas de arena mueve…

de súbito en los espejos del silencio

surge el reflejo ensimismado

de mi tiempo

mostrando mi sustancia.

La calina de arena, del desierto,

abraza al reflejo

cubriéndolo con su velo

para que el viento

no cercene el reflejo

con sus envestidas…

en su rostro

un rictus se dibuja

fingiendo la realidad

que se esconde

en la mirada…

de ella emana agonía

en el resuello

de su suspiro.

Me detengo en lo alto

de la duna de arena

de mi desierto de soledad

sintiendo

como mis pies se hunden

hablando con mi silencio…

apreciando como el viento

construye el reflejo de mi sustancia

con granos de arena.

Pippo Bunorrotri               

EFFIGIE
Pippo Bunorrotri

Mi fermo in cima

alla duna di sabbia

del mio deserto di solitudine

E contemplo l'oasi di ieri,

in mezzo al vento

che sposta le dune di sabbia…

All'improvviso  negli specchi del silenzio

sorge il riflesso  assorto 

del mio tempo

mostrando la mia sostanza.

La foschia sabbiosa del deserto,

abbraccia il riflesso

coprendola con il suo velo

così che il vento

non taglia il riflesso

con i suoi assalti…

sul suo viso

si disegna una smorfia

che finge la realtà

che si nasconde

nello sguardo…

Da esso emana l'agonia 

nel respiro

del suo sospiro.

Mi fermo in cima

alla duna di sabbia

dal mio deserto di solitudine

sentendo 

come  i miei piedi affondano

parlando con il  mio silenzio…

apprezzando come il vento

costruisce il riflesso della mia sostanza

con granelli di sabbia.

Pippo Bunorrotri 


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