Un diario tra prosa e poesia che attraversa cinque anni di mutamenti globali, dal trauma della pandemia alle
ferite della storia contemporanea, alla ricerca di un senso eterno. E’ l’opera “Divagazioni di
un’espatriata in un’epoca fragile”, firmata da Corrada Biazzo Curry e pubblicata nella collana “I
Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore. La raccolta, disponibile anche nella versione e-book, nasce
come risposta intima e universale ai grandi sconvolgimenti del nostro presente, prendendo forma nel
marzo del 2020, con l’insorgere della crisi pandemica. Trovandosi lontana dall’Italia, in Louisiana, per
motivi professionali, l’autrice ha vissuto sulla propria pelle l’angoscia dell’isolamento e la complessa
gestione di un’esistenza divisa tra due continenti. A questo scenario si sono, poi, aggiunti i conflitti bellici e
le violenze della storia recente, alimentando un senso di smarrimento esistenziale. «Scrivere - confessa la
docente universitaria di Lingue che, attualmente, dopo 41 anni, è tornata a vivere nel suo paese d’origine,
Comiso (Ragusa) - mi aiutava ad affrontare una situazione di totale alienazione. Poi, continuai a registrare i
miei stati d’animo riguardo ad altri eventi di quel tempo, sognando sempre di trovare la pace interiore. Fu
nell’estate del 2022 che mi accorsi che queste “divagazioni” stavano diventando tantissime e che, forse, un
giorno ne avrei fatto un libro».
Corrada Biazzo Curry arricchisce la sua opera con riflessioni filosofiche ed esistenziali. Il testo dialoga
apertamente con grandi pensatori del passato, affrontando temi universali: il tempo che scorre, il dolore,
la lontananza, ma anche la ricerca di una radice comune. La patria lontana viene così idealizzata
come una “terra promessa”, un porto sicuro a cui fare ritorno attraverso la memoria. «Mentre le
poesie erano il frutto di un’emozione del momento - racconta l’autrice - le riflessioni in prosa mi
consentivano di spaziare e di parlare in modo più dettagliato della mia interpretazione dei vari aspetti della
vita di un’epoca che io consideravo fragile, a causa dell’epidemia, e del forte senso di precarietà». La sua
scrittura, da sempre concepita come strumento di indagine interiore e cura contro la solitudine, si
distingue per la capacità di conciliare l’esperienza personale con le dinamiche e le sensibilità
universali del mondo contemporaneo. «E’ il diario di un’espatriata che intraprende un viaggio interiore
per cercare di comprendere sé stessa e quello che le succede intorno, attraverso la scrittura, attenuando così
il senso di fragilità e d’isolamento che prova». Una testimonianza in cui l’inquietudine cede
gradualmente il passo a una consapevolezza più alta. Quella dell’autrice è una ricerca instancabile
di stabilità che si riflette in tre possibili vie di salvezza: la dimensione spirituale e trascendente; la
riscoperta della solidarietà e dell’armonia collettiva; la fiducia nell’immortalità dell’arte e della parola
poetica. «La poesia - scrive, nella Prefazione, Cosimo Damiano Damato, regista e sceneggiatore italiano,
attivo soprattutto nel mondo del teatro - diventa l’unica salvezza, il solo modo per riscoprire la nostra
autentica natura di esseri liberi e tragici». Al di là della cronaca di un’era complessa, “Divagazioni di
un’espatriata in un’epoca fragile” vuole essere, prima di tutto, un invito alla resilienza. Un’opera profonda che,
pur partendo dal disorientamento, si chiude con un messaggio di speranza: «Bisogna riconoscere, sì, il
dolore e la fragilità della vita, ma bisogna anche saper rinascere dalle ceneri, lottare contro questo senso di
precarietà, credendo fermamente in qualcosa di eterno».

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