Come cambia il rapporto tra nipoti piccoli, adolescenti e i nonni di Giuseppina De Biase

Essere nonni oggi è un’avventura straordinaria, ma anche una delle sfide emotive più complesse e affascinanti di sempre. Ci si trova a dover calibrare il cuore su frequenze totalmente diverse, navigando tra le diverse età dei nipoti e i ritmi, spesso frenetici, delle famiglie di oggi.
Questo ruolo così delicato si vive spesso in solitudine, ed è l'esperienza che io stessa sto provando sulla mia pelle proprio in questo periodo. Nella mia vita ci sono due fari: una nipotina splendida di 3 anni, che riesco a vedere e abbracciare solo quando è possibile e una nipote grande che ha appena toccato la boa dei 16 anni. 
Due mondi distanti anni luce, che mi mettono davanti a emozioni e stati d'animo completamente opposti.
Da una parte c'è la purezza dei 3 anni. Anche se non faccio la nonna a tempo pieno  quei momenti in cui riusciamo a vederci sono una boccata d'aria fresca: i suoi sorrisi spontanei, la sua energia e la gioia di stare insieme mi ricaricano l'anima. Dall'altra parte, invece, c'è il muro dei 16 anni.
È cresciuta con me e  quando esce dalla scuola mangia e sta con me  ma quello che mi da fastidio  e' soprattutto la dolorosa mancanza di dialogo. Quella complicità che c'era un tempo sembra essersi dissolta in un silenzio che fa male e fa sentire impotenti.
Certe volte mi chiedo dove ho sbagliato ma la risposta che voglio dare a tutti voi, e che ripeto a me stessa, è questa: non abbiamo sbagliato nulla. Il silenzio di un sedicenne non è un vuoto d'affetto, è solo una fase fisiologica e temporanea della crescita.
Vedere la piccolina di 3 anni mi ricorda la bellezza dei primi passi e di come era la più grande alla sua età.  Se oggi la sedicenne si allontana e si chiude nel silenzio, non è per cattiveria o ingratitudine. A 16 anni il mondo è fuori casa: gli amici, la scuola, le prime cotte e lo smartphone assorbono ogni briciolo della loro mente. I ragazzi a questa età spesso non parlano perché non sanno nemmeno loro come spiegare il tumulto che hanno dentro. Il loro silenzio non significa "Non ti voglio più bene", ma significa "Sto cercando di capire chi sono fuori dalla famiglia". E se oggi mia nipote ha il coraggio di esplorare il mondo, è proprio grazie alle radici solide e all'amore incondizionato che le abbiamo  donato quando anche lei era piccola.
Quando il dialogo si interrompe, noi nonni dobbiamo evitare la trappola del rimprovero.   Dobbiamo invece imparare a comunicare senza le parole come sto cercando di fare io.
Impariamo a stare nello stesso spazio con rispetto, naturalezza e senza ansia.
Godiamoci ogni singolo minuto che passiamo con la piccolina di 3 anni, senza il peso di dover essere presenti ogni giorno, ma assaporando la purezza del suo affetto che ci ricorda quanto è bello essere nonne.
E allora mi rivolgo a tutti i nonni, dobbiamo avere fede nel lavoro che abbiamo fatto. L'amore che seminiamo nell'infanzia resta custodito sottopelle, al sicuro, anche sotto lo strato di cemento dei 16 anni.Il legame con i nostri nipoti è regolato da un filo elastico invisibile: nell'adolescenza si allunga tantissimo, sembra quasi sul punto di spezzarsi sotto la spinta della crescita, ma sono convinta che non si rompe. Questa fase di mutismo passerà. La vita si stabilizzerà e, quando nostra nipote avrà bisogno di un porto sicuro dove essere accolta senza dover dare spiegazioni o subire giudizi, saprà esattamente dove voltarsi.
Forza e coraggio a tutti noi. Godiamoci la meraviglia dei piccoli quando è possibile e stringiamo i denti davanti ai silenzi dei grandi. Continuiamo a tenere il faro acceso: torneranno, perché si torna sempre dove si è stati amati in modo totale e gratuito.


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