Castellazzo Bormida firma per il ritorno del treno: petizione per riattivare la linea Ovada–Alessandria
La campagna è accompagnata dallo slogan “Riportiamo il treno a Castellazzo Bormida. La nostra stazione, il nostro futuro” e insiste sui possibili vantaggi ambientali, sociali ed economici della riapertura. Meno automobili sulle strade, minori emissioni, collegamenti più accessibili per studenti e lavoratori, sostegno al turismo e contrasto allo spopolamento delle aree interne sono gli argomenti principali presentati ai cittadini. Il messaggio è semplice: la ferrovia non viene considerata soltanto un mezzo di trasporto, ma un’infrastruttura capace di incidere sulla qualità della vita e sulle prospettive dell’intero territorio.
Una linea sospesa ai passeggeri dal 2012
Il servizio ferroviario viaggiatori tra Ovada e Alessandria venne soppresso nel giugno 2012 nell’ambito della riduzione dei collegamenti piemontesi ritenuti a bassa frequentazione. Da allora gli spostamenti sono stati affidati principalmente agli autobus e alle automobili private. La linea, tuttavia, non è stata smantellata e continua a essere percorsa dai convogli merci, elemento che rende il caso diverso da quello di una ferrovia completamente abbandonata.
Proprio questa caratteristica viene indicata dai promotori come uno dei punti di forza della richiesta. Secondo gli amministratori e i rappresentanti politici favorevoli alla riattivazione, non si partirebbe dalla costruzione di una nuova linea, ma dalla necessità di organizzare nuovamente il servizio passeggeri, verificarne la sostenibilità economica e adeguare stazioni, fermate e modalità operative. Resta comunque indispensabile una valutazione aggiornata di Rete Ferroviaria Italiana, Agenzia della Mobilità Piemontese e Regione Piemonte: il fatto che possano transitare i treni merci non significa automaticamente che siano già soddisfatte tutte le condizioni necessarie per un servizio moderno, frequente e accessibile ai viaggiatori.
La richiesta non nasce soltanto a Castellazzo. Da mesi Comuni, associazioni di pendolari, amministratori e rappresentanti politici dell’ovadese e dell’alessandrino stanno discutendo il possibile ritorno dei treni. Nell’ottobre 2025 si era svolto un incontro tra gli amministratori di Alessandria e Ovada, dopo una consultazione promossa da Federconsumatori alla quale avevano risposto centinaia di persone. In quell’occasione era stata sottolineata la differenza tra i tempi di percorrenza: circa 50 minuti con il collegamento su gomma, contro una stima intorno ai 30 minuti per il treno diretto.
Castellazzo chiede di non essere esclusa
Per Castellazzo Bormida la questione riguarda anche il ruolo della propria stazione nel futuro collegamento. Non basta infatti chiedere genericamente il ritorno dei treni tra Ovada e Alessandria: occorre stabilire quali fermate verrebbero servite, con quale frequenza, in quali fasce orarie e attraverso quale integrazione con gli autobus locali.
Uno studio dell’Agenzia della Mobilità Piemontese, risalente al 2017 e quindi da aggiornare nei costi e nelle condizioni operative, aveva già analizzato un possibile servizio misto tra ferrovia e autobus. L’ipotesi prevedeva treni diretti con una percorrenza di circa 28 minuti e la possibilità di inserire una fermata a Castellazzo-Casalcermelli, portando il viaggio complessivo a circa 30 o 31 minuti. Lo studio sottolineava anche la necessità di un’effettiva integrazione tariffaria tra autobus e treni.
È un passaggio decisivo. Una linea può essere tecnicamente riaperta, ma diventa davvero utile soltanto se orari e fermate rispondono alle necessità quotidiane dei cittadini. Per attirare studenti e lavoratori servono corse nelle ore di punta, coincidenze affidabili ad Alessandria con i collegamenti verso Torino, Genova e Milano, possibilità di trasportare biciclette e biglietti integrati con il trasporto pubblico locale. Se il treno fosse poco frequente o non coordinato con gli altri servizi, rischierebbe di non diventare un’alternativa reale all’automobile.
Le prospettive per il 2027
Sul piano politico sono arrivati segnali di disponibilità. I consiglieri regionali Domenico Ravetti, del Partito Democratico, e Davide Buzzi Langhi, di Forza Italia, hanno dichiarato di aver avviato un confronto con l’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi. Secondo le dichiarazioni riportate dalla stampa locale, l’obiettivo sarebbe verificare la possibilità di far tornare a funzionare regolarmente la linea nel 2027, utilizzando eventualmente risorse già disponibili alla Regione Piemonte. Gli approfondimenti tecnici e amministrativi, tuttavia, devono ancora produrre una decisione definitiva.
La convergenza tra esponenti di schieramenti differenti è un elemento significativo, perché mostra come la riapertura venga presentata come una questione territoriale più che come una battaglia di partito. La prudenza rimane però necessaria: parlare di una possibile ripartenza nel 2027 non equivale ancora ad avere un calendario ufficiale, un contratto di servizio finanziato, un orario definito e la certezza dell’effettiva riapertura delle stazioni intermedie.
Serviranno risposte concrete su diversi punti: quanti passeggeri utilizzerebbero il collegamento, quanto costerebbe annualmente, quali treni verrebbero impiegati, quali interventi sarebbero necessari nelle stazioni e come verrebbe coordinato il servizio con gli autobus già esistenti. Sarà inoltre importante considerare l’accessibilità per le persone con disabilità, la sicurezza dei marciapiedi, i parcheggi di interscambio e la facilità di raggiungere le fermate dai centri abitati.
Ambiente, traffico e diritto alla mobilità
Tra le motivazioni della petizione occupa un posto centrale la riduzione del traffico. Le strade tra l’ovadese, Castellazzo e Alessandria sono percorse quotidianamente da studenti, lavoratori e cittadini che devono raggiungere ospedali, scuole, uffici e servizi. Un collegamento ferroviario competitivo potrebbe sottrarre una parte di questi spostamenti all’automobile, riducendo congestione, consumi ed emissioni.
Il beneficio ambientale, tuttavia, dipenderebbe dalla capacità di attrarre un numero adeguato di viaggiatori. Un treno poco utilizzato non risolverebbe automaticamente i problemi della mobilità. Per questo la riattivazione dovrebbe essere accompagnata da una programmazione attenta degli orari, informazioni chiare, tariffe convenienti e collegamenti efficaci con le località non direttamente servite dalla ferrovia.
C’è poi una questione più ampia: il diritto alla mobilità delle persone che non possiedono un’automobile o non possono guidare. Per gli anziani, i giovani e le famiglie con un solo veicolo, la disponibilità di un trasporto pubblico affidabile può fare la differenza tra poter raggiungere autonomamente un servizio e dipendere continuamente dall’aiuto di altre persone. In questo senso il ritorno del treno assumerebbe anche una funzione sociale.
Una possibilità di sviluppo per il territorio
La petizione collega la ferrovia anche allo sviluppo economico e turistico. Ovada, Predosa, Rocca Grimalda, Castellazzo Bormida e Alessandria fanno parte di un territorio ricco di borghi, paesaggi, produzioni enogastronomiche e testimonianze storiche. Un collegamento ferroviario ben organizzato potrebbe facilitare il turismo di prossimità, soprattutto se integrato con itinerari ciclabili, autobus locali ed eventi culturali.
Non bisogna però attribuire alla ferrovia effetti automatici. Un treno, da solo, non arresta lo spopolamento e non crea sviluppo senza una strategia territoriale. Servono servizi, attività commerciali, promozione turistica e collegamenti tra le stazioni e i luoghi d’interesse. La riapertura potrebbe dunque rappresentare una condizione favorevole, ma dovrebbe essere inserita in un progetto più ampio.
La raccolta firme avviata a Castellazzo Bormida ha soprattutto il merito di riportare il tema all’attenzione pubblica. Firmare una petizione non determina direttamente la riattivazione, ma permette ai cittadini di manifestare una domanda precisa e di chiedere alle istituzioni tempi, costi e impegni verificabili.
La questione centrale non è soltanto riportare simbolicamente un treno davanti alla vecchia stazione. La vera sfida è costruire un servizio utile, sostenibile e sufficientemente frequente, capace di convincere le persone a lasciare l’auto e di collegare davvero i centri lungo la linea. Solo allora il ritorno del treno potrà diventare non una promessa nostalgica, ma una scelta concreta per il futuro di Castellazzo Bormida e dell’intera provincia di Alessandria.
GEO
A Castellazzo Bormida è stata avviata una petizione per chiedere la riattivazione del servizio passeggeri sulla linea ferroviaria Ovada–Alessandria, sospeso dal 2012. La proposta punta a restituire alla stazione un ruolo centrale nella mobilità locale, offrendo un’alternativa all’automobile, riducendo traffico ed emissioni e migliorando i collegamenti per studenti, lavoratori, anziani e famiglie. La riapertura richiederà però valutazioni tecniche, finanziamenti, orari adeguati, fermate realmente utili e un’integrazione efficace con gli autobus.
Per approfondire le notizie dal territorio, la mobilità e l’attualità locale, visita anche Alessandria Post e Italian News Post.
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post