Cani abbandonati in Italia: migliaia di animali lasciati sulle strade, perché accade e cosa prevede la legge

 

Cane dal mantello marrone lasciato solo sul bordo di una strada di campagna, con il guinzaglio a terra vicino al guardrail e uno sguardo impaurito e smarrito.
Un cane solo ai margini della carreggiata rappresenta il dramma dell’abbandono, un gesto crudele che mette in pericolo l’animale e gli utenti della strada.

Ogni anno in Italia decine di migliaia di cani vengono abbandonati, ceduti o ritrovati vaganti, spesso lungo strade, campagne, aree di servizio, cassonetti dei rifiuti, cancelli dei rifugi e periferie isolate. Alcuni vengono lasciati legati a un palo o a una recinzione; altri vengono fatti scendere da un’automobile e abbandonati in luoghi sconosciuti, esposti al traffico, alla fame, alla sete e alle temperature estreme.

Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com

Stabilire il numero esatto è difficile, perché non tutti gli episodi vengono osservati, denunciati o registrati come abbandoni. LAV stima che in Italia vengano abbandonati ogni anno circa 55.000 cani e 80.000 gatti. Legambiente, riferendosi ai dati raccolti per il 2023, ha invece parlato di circa 85.000 cani abbandonati. Le cifre non sono perfettamente sovrapponibili perché derivano da metodologie e fonti differenti, ma descrivono entrambe un fenomeno nazionale di dimensioni enormi.

Un ulteriore indicatore arriva dall’ENPA: nel solo 2025 le sue strutture hanno riferito di avere recuperato 25.081 cani, con un incremento del 50,7% rispetto all’anno precedente. Questo numero non rappresenta tutti i cani abbandonati in Italia, ma soltanto quelli recuperati dalla rete dell’associazione, ed evidenzia comunque la pressione crescente su volontari, rifugi e strutture di accoglienza.

Non tutti i cani vaganti sono stati abbandonati

È necessario distinguere tra abbandono, smarrimento, randagismo e rinuncia di proprietà. Un cane trovato da solo potrebbe essersi perso, essere fuggito da un giardino, appartenere a una persona che lo sta cercando oppure vivere come cane vagante in un territorio nel quale il randagismo è radicato.

Il microchip permette di verificare rapidamente se l’animale è registrato e di risalire al proprietario. Per questo l’identificazione rappresenta uno degli strumenti principali per distinguere uno smarrimento da un possibile abbandono e per consentire il ricongiungimento con la famiglia. ENPA indica microchip e sterilizzazione tra le azioni più importanti per ridurre gli animali vaganti e gli ingressi nei rifugi.

La mancanza del microchip non prova automaticamente che il cane sia stato abbandonato, ma rende molto più difficile ricostruirne la provenienza. Allo stesso modo, il fatto che un animale venga lasciato davanti a un canile non trasforma quel gesto in una consegna regolare: abbandonarlo di nascosto, senza assumersi responsabilità e senza concordare l’accoglienza con la struttura, può esporlo a pericoli e integrare una condotta penalmente rilevante.

Perché alcune persone abbandonano un cane

Non esiste un’unica spiegazione. Dietro gli abbandoni possono esserci irresponsabilità, superficialità, difficoltà economiche, problemi familiari, cucciolate indesiderate, traslochi, malattie, separazioni, nascita di figli, impossibilità di trovare una sistemazione durante le vacanze o problemi comportamentali dell’animale.

Comprendere le cause non significa giustificare l’abbandono. Serve però a individuare le situazioni nelle quali sarebbe possibile intervenire prima che una difficoltà si trasformi in un reato e in una tragedia.

Una parte del problema nasce al momento stesso dell’acquisto o dell’adozione. Un cucciolo viene talvolta scelto per impulso, per il suo aspetto, come regalo o dopo aver visto una fotografia sui social. Non vengono valutati la futura taglia, il carattere, il tempo necessario, i costi veterinari, l’educazione, la durata dell’impegno e le esigenze della razza o del singolo animale. LAV collega molti abbandoni proprio all’entusiasmo momentaneo e alle decisioni non sufficientemente ponderate.

Il cane cresce, può sporcare, abbaiare, danneggiare oggetti, aver paura di restare solo o manifestare comportamenti difficili. Ciò che era stato accolto come un giocattolo vivente diventa improvvisamente percepito come un problema.

Il peso delle difficoltà economiche

Mantenere un cane comporta spese per alimentazione, visite veterinarie, vaccinazioni, farmaci, prevenzione dei parassiti, eventuali interventi chirurgici, educazione e custodia durante le assenze.

Uno studio commissionato dalla LAV e realizzato da REF Ricerche ha indicato una spesa media superiore ai 600 euro annui per animale, considerando alimentazione e cure sanitarie. Nello stesso quadro viene citato un dato Eurispes secondo il quale il 10% delle persone considerate ha dovuto separarsi dal proprio cane o gatto per ragioni economiche.

Una famiglia può trovarsi in una situazione realmente drammatica a causa della perdita del lavoro, di una malattia o di spese veterinarie impreviste. Ma anche in queste circostanze abbandonare l’animale sulla strada non è una soluzione accettabile né legale.

La strada corretta consiste nel chiedere aiuto ai servizi veterinari pubblici, al Comune, alle associazioni animaliste, ai rifugi e alle reti di volontariato, valutando un affido temporaneo o una cessione responsabile. Chiedere aiuto prima è un atto doloroso, ma infinitamente più civile che lasciare un animale in pericolo.

Le vacanze e l’animale diventato improvvisamente scomodo

L’estate rimane il periodo nel quale l’emergenza diventa più visibile, anche se gli abbandoni avvengono durante tutto l’anno. Alcune persone organizzano le vacanze senza considerare la presenza del cane e scoprono troppo tardi che una struttura non accetta animali, richiede un supplemento oppure impone limitazioni.

Un’indagine ENPA sulle vacanze con gli animali ha rilevato difficoltà legate ai costi delle strutture, alle spese aggiuntive e ai mezzi di trasporto. Sono problemi concreti, ma dovrebbero essere affrontati prima della prenotazione, cercando strutture realmente accessibili, pensioni affidabili, pet sitter o l’aiuto di familiari.

Chi accoglie un animale assume un impegno che non può essere sospeso quando arriva il momento di partire. La vacanza dura pochi giorni o alcune settimane; le conseguenze dell’abbandono possono durare per tutta la vita del cane, quando non ne provocano direttamente la morte.

Problemi comportamentali e mancanza di preparazione

Un altro motivo frequente di rinuncia è rappresentato dai comportamenti che il proprietario non riesce a gestire: distruzione di oggetti, aggressività, paura, difficoltà con altri animali, vocalizzazioni continue o ansia da separazione.

OIPA sottolinea che i problemi legati alla separazione possono causare forti disagi sia al cane sia alla famiglia e, in alcuni casi, aumentare il rischio di disaffezione e abbandono. L’associazione raccomanda di rivolgersi a un veterinario esperto in comportamento o a un educatore cinofilo qualificato, evitando punizioni improvvisate e metodi coercitivi.

Molti comportamenti possono essere ridotti attraverso un percorso adeguato. In altri casi è necessario modificare la gestione quotidiana o riconoscere che quello specifico animale non è compatibile con la situazione familiare. Anche in quest’ultimo caso esistono procedure di cessione responsabile: non esiste alcuna difficoltà comportamentale che autorizzi a scaricare un cane lungo una strada.

Cucciolate indesiderate e mancata sterilizzazione

Una parte degli abbandoni riguarda cuccioli nati da accoppiamenti non controllati. Le persone non riescono a trovare famiglie disponibili e scelgono di lasciare intere cucciolate nei pressi di cassonetti, rifugi o strade isolate.

La sterilizzazione, quando indicata dal veterinario e valutata sul singolo animale, è uno degli strumenti utili per prevenire nascite incontrollate. Ma la prevenzione richiede anche controllo degli animali, iscrizione all’anagrafe canina e contrasto alla riproduzione e al commercio irregolare di cuccioli.

Acquistare un animale con un semplice clic, senza verificare provenienza, condizioni di allevamento e affidabilità di chi lo vende, favorisce decisioni impulsive e può alimentare traffici illegali. OIPA richiama l’attenzione proprio sul legame tra acquisti superficiali, animali trattati come merce e successivi abbandoni.

Che cosa prova un cane abbandonato

Un cane domestico dipende dall’essere umano per il cibo, l’acqua, la protezione e l’orientamento nell’ambiente. Se viene lasciato improvvisamente in un luogo sconosciuto, può cercare disperatamente il proprietario, seguire automobili, rimanere immobile per paura, correre nel traffico o nascondersi senza riuscire a procurarsi acqua e cibo.

Non è corretto immaginare che il cane “se la caverà” perché discende dal lupo o perché possiede un istinto naturale. Un animale cresciuto in casa può non conoscere il territorio, non sapere evitare i veicoli e non essere in grado di competere con altri animali per le risorse.

Il trauma non è soltanto fisico. Il cane perde improvvisamente le persone, gli odori e le abitudini che costituivano il suo mondo. ENPA ricorda che gli animali sono esseri viventi capaci di provare paura, dolore, fiducia e affetto, non oggetti di cui liberarsi quando diventano scomodi.

L’abbandono lungo una strada può uccidere anche le persone

Lasciare un cane lungo un’autostrada, una statale o una strada provinciale significa creare un pericolo immediato. L’animale spaventato può attraversare improvvisamente la carreggiata, provocando frenate, sbandamenti e collisioni.

Il rischio riguarda automobilisti, motociclisti, ciclisti, soccorritori e lo stesso animale. Un singolo gesto può quindi trasformarsi in un incidente con feriti o vittime, oltre a determinare responsabilità penali e civili molto più gravi.

La legge italiana ha riconosciuto espressamente questa pericolosità. La riforma introdotta dalla legge 25 novembre 2024, n. 177, ha previsto un aumento della pena quando l’abbandono avviene sulla strada o nelle sue pertinenze e ha collegato il gesto alle norme sulle lesioni e sull’omicidio stradale quando ne consegue un incidente.

Che cosa prevede l’articolo 727 del Codice penale

L’abbandono di animali è un reato previsto dall’articolo 727 del Codice penale. La norma punisce chi abbandona animali domestici o animali che abbiano acquisito abitudini della cattività.

La pena prevista è l’arresto fino a un anno oppure un’ammenda, oggi indicata dal testo vigente nell’intervallo previsto dalla norma. Quando l’abbandono avviene su strada o nelle relative pertinenze, la pena viene aumentata di un terzo.

La stessa disposizione punisce chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze. L’abbandono, dunque, non coincide soltanto con il gesto cinematografico di aprire lo sportello e lasciare il cane sull’asfalto: può assumere anche forme di totale incuria e disinteresse, quando l’animale viene lasciato senza assistenza in condizioni tali da metterne in pericolo il benessere.

Patente sospesa per chi usa un veicolo

Quando l’abbandono viene commesso utilizzando un veicolo, la normativa prevede anche la sospensione della patente di guida da sei mesi a un anno. La misura si aggiunge alle conseguenze penali dell’abbandono.

La norma colpisce una delle modalità più frequenti e pericolose: trasportare il cane in un luogo isolato, farlo scendere e ripartire. Le immagini di videosorveglianza, le targhe annotate dai testimoni, i filmati delle videocamere a bordo e il microchip dell’animale possono consentire di ricostruire l’accaduto.

L’assenza del microchip non garantisce l’impunità. Chi assiste all’abbandono può fornire elementi decisivi come numero di targa, modello e colore del veicolo, luogo, direzione di marcia, orario, fotografie o filmati, senza esporsi a inseguimenti o comportamenti pericolosi.

Se l’animale provoca un incidente

Le conseguenze diventano ancora più gravi quando l’animale abbandonato causa un incidente stradale. La legge n. 177 del 2024 ha esteso l’applicazione delle disposizioni sulle lesioni personali stradali e sull’omicidio stradale a chi abbia abbandonato un animale sulla strada, qualora da quella condotta derivi un sinistro con feriti o vittime.

Non significa che ogni incidente provocato da un cane vagante sia automaticamente attribuibile a un ex proprietario. È necessario dimostrare l’abbandono, identificare il responsabile e accertare il rapporto causale tra la condotta e l’incidente.

Quando questi elementi vengono provati, però, chi ha abbandonato l’animale può essere chiamato a rispondere non soltanto del reato previsto dall’articolo 727, ma anche delle conseguenze prodotte sulla vita e sull’incolumità delle persone.

Come possono essere identificati i responsabili

L’individuazione di chi abbandona un cane può avvenire attraverso microchip, testimonianze, telecamere pubbliche o private, immagini delle aree di servizio, targhe dei veicoli, messaggi, annunci di cessione e documentazione veterinaria.

Il microchip consente di risalire all’intestatario registrato, ma da solo potrebbe non chiarire tutti i passaggi, per esempio quando l’animale sia stato ceduto informalmente senza aggiornare l’anagrafe. Servono quindi ulteriori accertamenti.

Il cittadino che assiste direttamente a un abbandono dovrebbe raccogliere dati senza mettere a rischio la propria sicurezza e contattare immediatamente le forze dell’ordine. Non dovrebbe pubblicare sui social accuse nominative non verificate, perché l’identificazione e l’attribuzione delle responsabilità spettano alle autorità.

Che cosa fare quando si trova un cane sulla strada

Quando si avvista un cane vagante su una strada urbana, è opportuno contattare la Polizia locale, le forze dell’ordine o il servizio veterinario pubblico competente. Sulle autostrade e sulle strade statali occorre chiamare immediatamente i numeri di emergenza, indicando con precisione il tratto, la direzione di marcia e un riferimento chilometrico, senza fermarsi in una posizione pericolosa. OIPA raccomanda, in particolare, di allertare la Polizia Stradale quando l’animale si trova su autostrade o statali.

Se le condizioni lo permettono, bisogna rallentare senza effettuare manovre improvvise, attivare le segnalazioni di emergenza quando necessario e mantenere una distanza prudente. Non si deve inseguire l’animale sulla carreggiata né tentare di afferrarlo mettendo in pericolo sé stessi e gli altri utenti.

Un cane spaventato potrebbe mordere per paura. È preferibile avvicinarsi lateralmente, con movimenti lenti, senza urlare e senza costringerlo in un angolo. Se l’animale è ferito, è indispensabile richiedere l’intervento di personale preparato.

Se si assiste direttamente all’abbandono

Chi vede una persona lasciare un cane e allontanarsi dovrebbe chiamare subito 112 o le forze di polizia competenti, comunicando tutti gli elementi disponibili.

È utile annotare:

il numero di targa e il tipo di veicolo;
il luogo e l’ora esatta;
la descrizione delle persone;
la direzione nella quale il mezzo si è allontanato;
le condizioni dell’animale;
la presenza di eventuali testimoni.

Fotografie e video possono essere importanti, purché siano realizzati senza creare ulteriori pericoli. Il materiale dovrebbe essere consegnato alle autorità, evitando di diffonderlo indiscriminatamente sui social prima degli accertamenti.

Che cosa fare quando non si può più tenere il proprio cane

Una persona può attraversare una crisi autentica e non essere più in grado di occuparsi dell’animale. In questo caso deve agire prima che la situazione degeneri, rivolgendosi al Comune, al servizio veterinario dell’ASL, al canile competente, alle associazioni o a una rete affidabile di adozione.

La cessione deve essere trasparente, documentata e accompagnata dall’aggiornamento dell’anagrafe. È importante verificare l’idoneità della nuova famiglia e non consegnare il cane al primo sconosciuto che risponde a un annuncio.

In presenza di problemi economici si possono cercare ambulatori sociali, raccolte alimentari, associazioni e progetti di sostegno. Se il problema è comportamentale occorre consultare professionisti qualificati. Se la difficoltà è temporanea, può essere possibile organizzare un affido.

Rinunciare responsabilmente, quando non esistono davvero alternative, non è la stessa cosa che abbandonare. La differenza è rappresentata dalla tutela dell’animale e dall’assunzione delle proprie responsabilità.

Il costo collettivo dell’abbandono

Ogni cane abbandonato genera costi per la comunità: recupero, soccorso veterinario, identificazione, custodia, alimentazione, sterilizzazione, personale, manutenzione delle strutture e gestione delle adozioni.

I rifugi spesso lavorano al limite della capienza e dipendono in larga misura dall’impegno di volontari. Quando gli ingressi aumentano, diminuiscono gli spazi, crescono le spese e diventa più difficile garantire a ogni animale cure, movimento e attenzione.

L’abbandono alimenta inoltre il randagismo, soprattutto nelle zone dove sterilizzazione, anagrafe e controlli sono insufficienti. Un cane non sterilizzato lasciato sul territorio può riprodursi, facendo crescere rapidamente il numero degli animali vaganti.

Il gesto di una singola persona diventa così un problema sanitario, sociale, economico e di sicurezza pubblica.

Non basta invocare pene più severe

Le sanzioni sono necessarie, ma da sole non possono eliminare il fenomeno. Chi abbandona un animale spesso pensa di non essere visto o identificato. Servono quindi controlli, microchippatura effettiva, anagrafi aggiornate, videosorveglianza nei luoghi più esposti e collaborazione tra Comuni, servizi veterinari, forze dell’ordine e associazioni.

Serve soprattutto una cultura diversa dell’adozione. Accogliere un cane significa assumersi un impegno che può durare quindici anni o più. Bisogna valutare il tempo disponibile, la stabilità economica, le caratteristiche della casa, la composizione familiare e i cambiamenti futuri.

Una società che considera gli animali come regali, accessori o strumenti di compagnia da sostituire quando diventano impegnativi continuerà inevitabilmente a produrre abbandoni.

La domanda più difficile: come può un essere umano farlo?

È difficile comprendere come una persona possa legare un cane a un guardrail, lasciarlo accanto ai rifiuti o guardarlo inseguire un’automobile che si allontana.

In alcuni casi prevalgono egoismo, disinteresse e assenza di empatia. In altri intervengono paura, vergogna, incapacità di chiedere aiuto o la convinzione di non avere alternative. Talvolta il proprietario riduce mentalmente il cane a un problema materiale, smettendo di riconoscerlo come un essere capace di soffrire.

Il meccanismo può essere quello della deresponsabilizzazione: si lascia l’animale vicino a un rifugio, a una casa o a un cassonetto convincendosi che qualcuno lo troverà. Ma affidare la sua vita al caso non è una forma di salvataggio.

Chi abbandona trasferisce sugli altri il peso della propria scelta, costringendo volontari, cittadini e istituzioni a intervenire, mentre l’animale affronta da solo il rischio più grande.

Una responsabilità che comincia prima dell’adozione

Il contrasto all’abbandono deve iniziare prima che il cane entri in una casa. Chi pensa di adottare dovrebbe chiedersi:

posso occuparmene ogni giorno per molti anni?
posso affrontare spese veterinarie impreviste?
che cosa accadrà durante vacanze, traslochi o cambiamenti di lavoro?
tutti i membri della famiglia sono davvero d’accordo?
sono disposto a educarlo e a farmi aiutare in caso di problemi?

Rispondere con sincerità può evitare sofferenze future. Non adottare quando non si è pronti è una scelta più responsabile che adottare per impulso e abbandonare in seguito.

Riflessione conclusiva

Un cane non comprende un licenziamento, una vacanza organizzata male o un cambiamento familiare. Comprende soltanto che la persona alla quale si era affidato non torna più.

L’abbandono non è un semplice allontanamento. È la rottura improvvisa di un rapporto di dipendenza e fiducia, con conseguenze che possono includere paura, ferite, fame, incidenti e morte.

In Italia il fenomeno continua a coinvolgere decine di migliaia di animali e a mettere sotto pressione rifugi e volontari. Le difficoltà economiche e familiari possono essere reali e meritano risposte sociali più efficaci, ma non possono trasformare una strada, un cassonetto o un campo isolato nella destinazione finale di un essere vivente.

La legge punisce chi abbandona. La coscienza collettiva dovrebbe fare qualcosa di più: impedire che un animale venga considerato un oggetto da prendere quando dà gioia e gettare via quando richiede sacrificio.

GEO

Ogni anno in Italia decine di migliaia di cani vengono abbandonati, ceduti o ritrovati vaganti, spesso lungo strade, campagne, aree di servizio, cassonetti e cancelli dei rifugi. Le stime disponibili indicano un fenomeno molto esteso, ma difficile da quantificare con precisione perché molti casi non vengono denunciati o registrati. L’articolo analizza le cause dell’abbandono, le conseguenze per gli animali e per la sicurezza stradale, le responsabilità dei proprietari e le sanzioni previste dalla legge italiana.

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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.

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