Bologna, Abderrahim Fakir muore durante un intervento di polizia: la Procura indaga

 

Due agenti di polizia e due operatori sanitari accanto a una volante e a un’ambulanza in una strada residenziale.
Immagine illustrativa di un intervento di polizia e sanitario. Non rappresenta le persone coinvolte né ricostruisce la dinamica della morte di Abderrahim Fakir.

Il quarantaduenne è deceduto domenica 19 luglio nel quartiere Pilastro. Un filmato mostra soltanto una parte dell’immobilizzazione. Saranno l’autopsia, le bodycam e gli altri accertamenti a chiarire cause ed eventuali responsabilità.

Abderrahim Fakir, 42 anni e di origine marocchina, è morto domenica 19 luglio 2026 in via Italo Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna, durante un prolungato intervento al quale hanno partecipato agenti della Polizia di Stato, cittadini presenti sul posto e personale sanitario. La Procura della Repubblica di Bologna ha aperto un procedimento per ricostruire le circostanze e stabilire le cause del decesso.

È necessario precisare fin dall’inizio che non è ancora stato accertato un rapporto causale tra l’immobilizzazione e la morte. Non è quindi corretto affermare che Fakir sia deceduto “perché schiacciato” o per una determinata manovra. Allo stesso modo, non è possibile attribuire responsabilità penali agli agenti, al cittadino intervenuto o agli operatori sanitari prima della conclusione degli accertamenti.

L’intervento e le immagini disponibili

Secondo la ricostruzione diffusa dalla Questura e ripresa dalle agenzie di stampa, gli agenti erano intervenuti dopo alcune segnalazioni riguardanti un uomo in forte stato di agitazione. Le prime informazioni riferiscono anche del danneggiamento di un’automobile. Questi elementi dovranno essere verificati e collocati nella corretta successione temporale attraverso le telefonate di emergenza, le testimonianze e le registrazioni disponibili.

Un video realizzato da una persona presente mostra Fakir disteso a terra in posizione prona, con le braccia portate dietro la schiena. Due agenti del commissariato Bolognina-Pontevecchio sono impegnati a immobilizzarlo, mentre un cittadino gli trattiene le gambe. Nel filmato si sentono le richieste di aiuto dell’uomo; successivamente Fakir smette di muoversi e di rispondere.

Il filmato è certamente importante, ma non documenta l’intero intervento. La stessa Procura ha sottolineato che i fatti hanno avuto uno sviluppo temporale più ampio rispetto alla sequenza circolata in rete. Il video, pertanto, non permette da solo di ricostruire ciò che è accaduto prima, durante e dopo l’immobilizzazione.

Gli investigatori acquisiranno e analizzeranno anche le immagini delle bodycam degli agenti, le comunicazioni radio, le telefonate ai numeri di emergenza e le dichiarazioni dei testimoni. Dovranno inoltre essere esaminati i tempi e le modalità dell’intervento sanitario.

Il procedimento della Procura

La Procura di Bologna, guidata dal procuratore Paolo Guido, ha iscritto il caso nell’apposito registro Modello 45-bis, inserendovi le persone che hanno partecipato alle diverse fasi del prolungato intervento: due poliziotti e quattro operatori sanitari. Questa iscrizione consente di svolgere gli accertamenti con le garanzie previste dalla legge, ma non rappresenta una dichiarazione di responsabilità.

Nella propria nota, la Procura ha spiegato che le indagini terranno conto dell’intero sviluppo dei fatti e dell’operato sia delle forze dell’ordine sia del personale sanitario. L’obiettivo è arrivare a una ricostruzione completa ed esaustiva dell’accaduto. Il testo della comunicazione della Procura di Bologna

Un ruolo determinante sarà svolto dall’autopsia, che dovrà individuare la causa medica del decesso e verificare l’eventuale presenza di più fattori concomitanti. Al momento non risultano confermate ufficialmente le ipotesi circolate su eventuali problemi cardiaci, respiratori o altre patologie pregresse. Anche le lesioni visibili sul capo e sul volto dovranno essere esaminate per stabilirne origine e momento di formazione.

Secondo quanto riportato dall’ANSA, la Squadra Mobile sta raccogliendo le comunicazioni degli agenti e ascoltando le persone presenti. Anche il comportamento e i tempi di intervento dei sanitari saranno oggetto di verifica. Il fatto che sei operatori siano coinvolti negli accertamenti non significa che siano già state individuate omissioni o condotte penalmente rilevanti. Gli aggiornamenti dell’ANSA sull’inchiesta

Nessuna conclusione anticipata

La morte di una persona durante un intervento delle forze dell’ordine impone trasparenza, accuratezza e rapidità negli accertamenti. È necessario stabilire come sia stata eseguita l’immobilizzazione, quali condizioni presentasse Fakir, quando siano comparsi i primi segnali di malessere e quali procedure di soccorso siano state adottate.

Porre queste domande non equivale ad accusare preventivamente gli agenti o i sanitari. Allo stesso modo, difendere la presunzione di innocenza delle persone coinvolte non significa minimizzare la gravità di quanto accaduto. La prudenza deve valere in entrambe le direzioni.

Soltanto l’analisi integrale delle immagini, delle comunicazioni, delle testimonianze e soprattutto dei risultati medico-legali potrà spiegare perché Abderrahim Fakir sia morto e se durante l’intervento siano stati commessi errori o violazioni. Fino ad allora è doveroso limitarsi ai fatti confermati, rispettare il dolore dei familiari e non trasformare una tragedia ancora da chiarire in una sentenza anticipata.

GEO: Bologna, quartiere Pilastro, via Italo Svevo, Emilia-Romagna, Italia. Abderrahim Fakir, 42 anni, è morto domenica 19 luglio 2026 durante un prolungato intervento di polizia e sanitario. La Procura di Bologna ha aperto un procedimento per accertare le circostanze e le cause del decesso.

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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.

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