"Ballata di scarpe di sale": Bahtiyar Hidayet racconta il potere, la paura e l'eterno inganno del potere assoluto
- Ottieni link
- X
- Altre app
Ci sono poesie che emozionano, altre che fanno riflettere e altre ancora che colpiscono come un pugno nello stomaco. "Ballata di scarpe di sale", del poeta azero Bahtiyar Hidayet, appartiene certamente a quest'ultima categoria. Attraverso una narrazione semplice, quasi fiabesca, l'autore costruisce un'allegoria politica e sociale di straordinaria efficacia, nella quale il potere, la manipolazione e la sottomissione vengono raccontati con immagini che restano impresse nella memoria del lettore. È una poesia che parla di tirannia, ma soprattutto della fragilità dell'essere umano davanti ai meccanismi del potere.
Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com
Sin dai primi versi veniamo trasportati in un tempo indefinito, quello delle antiche monarchie, dove un vecchio re, famoso per la sua crudeltà, si prepara a lasciare il trono al figlio. Ma il sovrano non vuole limitarsi a consegnargli il potere: desidera trasmettergli il segreto più oscuro del dominio sugli uomini. La prova dei due montoni diventa così il cuore simbolico dell'intera poesia.
Mentre l'erede nutre il proprio animale con cura, ottenendo un montone forte e vigoroso, il vecchio re lascia il suo quasi morire di fame. Poi compie un gesto apparentemente assurdo: cosparge di sale le proprie scarpe. L'animale, spinto dalla disperazione e dalla sete, inizia a leccarle. In questa immagine si concentra tutta la forza della poesia. Il sale diventa il simbolo del bisogno, della dipendenza e della manipolazione. Chi controlla il bisogno può controllare anche la dignità.
Il passaggio successivo è ancora più potente. Persino il diavolo, figura tradizionalmente associata al male assoluto, davanti all'erede del tiranno pronuncia una frase destinata a rimanere impressa:
"Basta... anche il male ha un limite."
È un ribaltamento narrativo di grande efficacia. Il male non viene più rappresentato come qualcosa di soprannaturale, ma come una costruzione interamente umana, capace perfino di superare ciò che comunemente immaginiamo come il limite dell'oscurità.
La seconda parte della poesia assume toni ancora più amari. Il nuovo sovrano viene definito ironicamente "molto buono", ma è soltanto un'amara antifrasi. La sua crudeltà supera quella del padre al punto che il popolo finisce addirittura per rimpiangere il vecchio tiranno. È un fenomeno che la storia ha conosciuto molte volte: quando il presente diventa insopportabile, perfino un passato terribile può apparire meno doloroso.
Straordinaria è anche l'immagine finale delle scarpe salate. Non sono più il montone a leccarle, ma il popolo stesso. Diventa il simbolo della sottomissione volontaria, della rassegnazione e della perdita della propria libertà. Il potere continua a infliggere ferite anche quando non offre più nemmeno quel poco "sale" che aveva usato per attirare le proprie vittime.
Il post scriptum cambia improvvisamente registro e porta il lettore nell'attualità. Bahtiyar Hidayet mette a confronto due simboli estremi del nostro tempo: da una parte Kim Jong Un, rappresentazione della dittatura; dall'altra Kim Kardashian, elevata a simbolo della società dello spettacolo, dell'esibizione permanente e dell'eccesso mediatico. Non è un paragone tra persone, ma tra due modelli opposti di società che, secondo il poeta, finiscono entrambi per condizionare il comportamento collettivo.
La conclusione è volutamente provocatoria:
"La dittatura è come un pizzico di sale; la democrazia è come un blocco di sale. E l'umanità continua a muoversi come un gregge."
È probabilmente il passaggio più controverso dell'intera composizione. Non va letto come una negazione del valore della democrazia, bensì come una critica ai rischi della manipolazione delle masse, che possono assumere forme diverse nei sistemi politici e nelle società contemporanee. Il poeta invita il lettore a mantenere sempre uno spirito critico, a non accettare passivamente le narrazioni dominanti e a interrogarsi sul rapporto tra libertà, consenso e potere.
Dal punto di vista stilistico, "Ballata di scarpe di sale" utilizza un linguaggio essenziale, quasi narrativo. Non cerca effetti lirici raffinati, ma affida la propria forza alla costruzione simbolica e alla progressione del racconto. È una poesia che si legge con facilità ma che continua a lavorare nella mente del lettore anche dopo l'ultima riga, grazie alla ricchezza delle immagini e alla profondità delle metafore.
Bahtiyar Hidayet realizza così un'opera che supera i confini geografici dell'Azerbaigian e parla a qualsiasi società. È una riflessione universale sulla natura del potere, sulla responsabilità individuale e sulla necessità di difendere ogni giorno il pensiero libero. Una poesia destinata a suscitare discussioni, interpretazioni diverse e, soprattutto, domande. Ed è forse proprio questa la più alta funzione della grande poesia.
BALLATA DI SCARPE DI SALE
Bahtiyar Hidayet (Azerbaigian)
PS
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post