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| Una quieta mattina tra colline, fiori, sentieri e uccelli in volo evoca l’attimo terreno raccontato da Wisława Szymborska, un momento di armonia che vorremmo far durare. |
Ci sono momenti nei quali il mondo sembra finalmente pacificato. Ogni cosa appare al proprio posto: il cielo, una collina, un sentiero, gli alberi e gli uccelli. Ma sotto quella superficie quieta continuano a esistere le tracce di un passato sconvolto da collisioni, abissi, mari in tumulto e glaciazioni. In “Attimo”, Wisława Szymborska contempla questa momentanea armonia e ci ricorda che la serenità non è una condizione eterna: è un miracolo provvisorio, un istante terreno che possiamo soltanto pregare di far durare.
Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com
Attimo
Cammino sul pendio d’una collina verde.Erba, tra l’erba fioricome in un quadretto per bambini.Il cielo annebbiato, già tinto d’azzurro.La vista si distende in silenzio sui colli intorno.Come se qui mai ci fossero stati cambriano e siluriano,rocce ringhianti l’una all’altra,abissi gonfiati,notti fiammeggiantie giorni nei turbini dell’oscurità.Come se di qua non si fossero spostate le pianurein preda a febbri maligne,brividi glaciali.Come se solo altrove fossero ribolliti i marie si fossero rotte le sponde degli orizzonti.Sono le nove e trenta, ora locale.Tutto è al suo posto e in garbata concordia.Nella valletta un piccolo torrente in quanto tale.Un sentiero in forma di sentiero da sempre a sempre.Un bosco dal sembiante di bosco pei secoli dei secoli, amen,e in alto uccelli in volo nel ruolo di uccelli in volo.Fin dove si stende la vista, qui regna l’attimo.Uno di quegli attimi terreniche sono pregati di durare.
Una collina che racchiude la storia della Terra
La poesia si apre con un’immagine apparentemente semplice. La voce poetica cammina sul pendio di una collina verde, osservando l’erba, i fiori, il cielo che comincia a tingersi d’azzurro e i colli circostanti. La scena ricorda volutamente “un quadretto per bambini”: un paesaggio rassicurante, quasi ingenuo, nel quale la natura sembra priva di conflitti.
Eppure Szymborska non si ferma alla superficie. Il suo sguardo attraversa il paesaggio presente e raggiunge la profondità del tempo geologico. La collina verde non è sempre stata così. Prima della sua quiete ci sono stati il Cambriano e il Siluriano, ere lontanissime durante le quali la Terra aveva forme, climi e creature radicalmente differenti.
Il paesaggio che oggi appare immobile è il risultato di trasformazioni immense. Le rocce hanno “ringhiato” l’una contro l’altra, gli abissi si sono gonfiati, i mari hanno ribollito e le pianure si sono spostate. La poetessa attribuisce agli elementi naturali comportamenti ed emozioni proprie degli esseri viventi: le pianure sembrano colpite da febbri e scosse da brividi glaciali, mentre le notti fiammeggiano e gli orizzonti si spezzano.
Dietro la bellezza ordinata del presente si nasconde quindi una storia di violenza, movimento e instabilità. La pace che osserviamo non cancella il passato: nasce proprio da quel passato e ne rappresenta soltanto una delle infinite configurazioni possibili.
Il contrasto tra il tempo geologico e le nove e trenta
Il passaggio più sorprendente della poesia arriva quando Szymborska abbandona improvvisamente le ere geologiche e scrive: “Sono le nove e trenta, ora locale.” Dopo aver evocato milioni di anni, la poetessa restringe il tempo alle lancette di un orologio e a un’ora precisa della giornata.
L’espressione “ora locale” introduce la tipica ironia di Szymborska. Il tempo misurato dagli esseri umani appare minuscolo rispetto a quello della Terra. Le nove e trenta hanno valore soltanto per chi si trova in quel luogo, in quel determinato momento. Per le rocce, i mari e le montagne, invece, le nostre ore non rappresentano che una suddivisione convenzionale e quasi irrilevante.
Eppure è proprio quell’ora così piccola e umana a contenere l’esperienza della poetessa. Non possiamo vivere milioni di anni: possiamo vivere soltanto questo momento, in questo punto del mondo, mentre il cielo si rischiara e la vista si posa sulle colline.
Szymborska mette così in relazione due dimensioni apparentemente inconciliabili: l’immensità della storia naturale e la brevità dell’esistenza individuale. Non ridicolizza la vita umana, ma ne evidenzia contemporaneamente la fragilità e il valore. Proprio perché il nostro tempo è limitato, ogni istante di autentica armonia acquista un’importanza straordinaria.
Una realtà che interpreta se stessa
Nella seconda parte della poesia, tutto appare finalmente “in garbata concordia”. Il torrente è semplicemente un torrente, il sentiero assume la forma di un sentiero, il bosco ha il sembiante di un bosco e gli uccelli volano nel ruolo di uccelli in volo.
Queste espressioni producono un effetto ironico e quasi teatrale. È come se gli elementi del paesaggio fossero attori incaricati di interpretare se stessi. Per un momento, le cose coincidono perfettamente con il loro nome e con ciò che ci aspettiamo da loro. Non esiste distanza tra la realtà e la sua rappresentazione.
Il torrente non travolge, il sentiero non si interrompe, il bosco non nasconde minacce e gli uccelli non precipitano. Tutti recitano correttamente la propria parte all’interno di un ordine temporaneo. Anche l’espressione religiosa “pei secoli dei secoli, amen” viene usata con sottile ironia: il bosco sembra destinato a durare eternamente, ma il lettore sa che quella presunta eternità è soltanto un’impressione.
La poetessa non si lascia ingannare completamente dalla bellezza. Sa che ogni paesaggio è provvisorio, che la Terra continuerà a cambiare e che nessuna concordia può essere garantita per sempre. Tuttavia sceglie di accogliere la pace del momento senza distruggerla con la consapevolezza della sua fine.
L’attimo non si può trattenere: si può soltanto pregare
Gli ultimi versi racchiudono il significato più profondo della poesia. Fin dove arriva lo sguardo, “regna l’attimo”. Non regna l’eternità, non regna una pace definitiva: domina soltanto il presente.
Quello osservato da Szymborska è uno dei rari momenti nei quali il mondo sembra riconciliato con se stesso. La poetessa non pretende di fermarlo e non formula promesse impossibili. Si limita a riconoscere che alcuni attimi terreni sono “pregati di durare”.
Il verbo pregare è decisivo. Pregare non significa comandare o possedere. Significa desiderare qualcosa sapendo di non avere il potere di garantirla. La bellezza dell’istante nasce anche dalla sua precarietà: se fosse eterna, probabilmente smetteremmo di riconoscerla.
La poesia non propone dunque un superficiale invito a “cogliere l’attimo”. Il suo messaggio è più complesso. Vivere il presente significa percepire contemporaneamente ciò che esiste, ciò che è esistito e ciò che potrebbe scomparire. La consapevolezza del passato e della fine non diminuisce la bellezza, ma la rende più intensa.
Wisława Szymborska e lo stupore davanti all’ordinario
Nata nel 1923 a Bnin, nell’attuale comune polacco di Kórnik, e morta a Cracovia nel 2012, Wisława Szymborska ha costruito una poesia capace di partire dagli oggetti più comuni per raggiungere interrogativi filosofici, scientifici ed esistenziali. Nel 1996 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura per una poesia che, secondo la motivazione ufficiale, attraverso un’ironica precisione permette al contesto storico e biologico di emergere nei frammenti della realtà umana. Nobel Prize
Attimo, titolo originale Chwila, appartiene alla raccolta omonima pubblicata in Polonia nel 2002, la prima uscita dopo il Nobel. Il volume comprende ventitré poesie ed è stato presentato come un piccolo trattato poetico e filosofico sui temi essenziali dell’esistenza. Fondazione Wisława Szymborska
L’edizione italiana, curata e tradotta da Pietro Marchesani, uscì nel 2004 per Libri Scheiwiller con il testo polacco a fronte. La poesia è stata successivamente inclusa in La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), pubblicata da Adelphi.
Szymborska non contempla la natura con ingenuità e non la trasforma in uno scenario consolatorio. Conosce la violenza che precede ogni equilibrio e la precarietà nascosta dentro ogni forma di pace. Proprio per questo riesce a riconoscere il miracolo di una collina silenziosa alle nove e trenta del mattino.
Attimo ci insegna che la felicità può consistere in una breve coincidenza: essere presenti mentre il mondo, per una volta, sembra essere esattamente ciò che è. Non possiamo impedire al tempo di passare, ma possiamo accorgerci della bellezza prima che cambi forma. E qualche volta, davanti a un paesaggio finalmente in pace, possiamo anche noi chiedere silenziosamente a quell’attimo di durare.
GEO:
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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.
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