Vede la luce in questi giorni - pubblicato dalla casa editrice Petite Pleasance di Pistoia - il romanzo
della scrittrice e critica di cinema alessandrina Barbara Rossi, che ritorna a occuparsi della figura di
Anna Magnani dopo averle dedicato, in precedenza, un saggio analitico della sua filmografia.
Nel corso degli anni americani, a un giornalista che le domandava di raccontare, in poche parole,
che cosa significasse Hollywood per lei, Anna Magnani rispose: «Cosa volete che ne sappia, di
Hollywood, io?».
Questo romanzo ricostruisce - alla stregua di una sceneggiatura cinematografica - i momenti salienti
del percorso artistico e di vita di una tra le più grandi attrici del Novecento, puntando la luce di un
ideale riflettore da palcoscenico soprattutto sull'hollywoodiana, nel tentativo di svelare
Anna, con i suoi sentimenti in chiaroscuro, le emozioni, le paure, le gioie e gli inevitabili dolori che
hanno costellato un cammino straordinario.
A settant'anni dalla vittoria dell'Oscar per “La rosa tatuata”, scorrono davanti agli occhi di chi
legge i volti ei corpi leggendari di Marlon Brando, Burt Lancaster, Anthony Quinn, Bette Davis,
Sophia Loren e tanti altri.
Star di prima grandezza, registi sagaci e astuti produttori, scrittori nevrotici ma profondamente
umani, nel ritratto malinconico e luminoso di un'America e di un'Italia che non ci sono più, ma -
nella magia del cinematografo - continuano ad abbattere lo sguardo e il cuore.
Barbara Rossi, media e film educator, critica cinematografica, è presidente dell'Associazione di
cultura cinematografica e umanistica di Alessandria “La Voce della Luna”. Giornalista pubblicista,
già vicepresidente e poi presidente della FIC (Federazione Italiana Cineforum), ad Alessandria è
stata presidente di giuria del premio Zonta Short Festival, ed è ora direttrice artistica del
Cinefestival Immersi nelle storie e segretaria della Consulta Pari Opportunità del Comune. È stata
anche collaboratrice della rivista “Cineforum” e attualmente collabora con “Il Piccolo” di
Alessandria.
Ha collaborato come media educator con la sezione didattica del Museo del Cinema di Torino e con
la Cineteca di Bologna.
Ha pubblicato diversi saggi in volumi antologici: tra questi, nel 2024, un
focus nel quaderno Inland n. 18 della casa editrice Bietti dedicato alla Rote Armee Fraktion e uno
all'interno del volume di Valentino Sacca "Solitudini urbane.
Viaggio sentimentale e spettrale nel
cinema di Tsai Ming-liang, edito da Petite Plaisance; nel 2025, un approfondimento per il volume a
cura di Enrico Giacovelli “Tutto Woody Allen”, edito da Gremese; per le Edizioni Bietti è uscito
nel 2019 "Edgar Reitz.
Uno sguardo fatto di tempo", monografia sul cinema di uno tra i registi più
prestigiosi del Nuovo Cinema Tedesco; per la casa editrice Petite Plaisance, nel 2021 “Recitare il
tempo.
Nel 2022 ha anche pubblicato, per le edizioni Intermedia, l'antologia poetica “Paesaggi del tempo”
(poesie 1988-2009) e nel 2024, per Gremese, “Marcello Mastroianni.
Barbara Rossi Anna Magnani Che ne so, io, di Hollywood? Romanzo.
Prefazione di Roberta Soverino Barbara Rossi, media e film educator, critica cinematografica, è presidente dell'Associazione di cultura cinematografica e umanistica di Alessandria «La Voce della Luna». Giornalista pubblicista, già vicepresidente e poi presidente della FIC (Federazione Italiana Cineforum), ad Alessandria è stata presidente di giuria del premio Zonta Short Festival, ed è ora direttrice artistica del Cinefestival Immersi nelle storie e segretaria della Consulta Pari Opportunità del Comune.
È stata anche collaboratrice della rivista «Cineforum» e attualmente collabora con «Il Piccolo» di Alessandria. Ha collaborato come media educator con la sezione didattica del Museo del Cinema di Torino e con la Cineteca di Bologna.
Ha pubblicato diversi saggi in volumi antologici: tra questi, nel 2024, un focus nel quaderno «Inland» n. 18 della casa editrice Bietti dedicato alla Rote Armee Fraktion e uno all'interno del volume di Valentino Sacca Solitudini urbane.
Viaggio sentimentale e spettrale nel cinema di Tsai Mingliang, edito da Petite Plaisance; nel 2025, un approfondimento per il volume a cura di Enrico Giacovelli Woody Allen, edito da Gremese; per le Edizioni Bietti è uscito nel 2019 Edgar Reitz. Uno sguardo fatto di tempo, monografia sul cinema di uno tra i registi più prestigiosi del Nuovo Cinema Tedesco; per la casa editrice Petite Plaisance, nel 2021 Recitare il tempo.
Le voci della Heimat di Edgar Reitz, e nel 2022 – in edizione aggiornata Anna Magnani, un'attrice dai mille volti tra Roma e Hollywood, già pubblicato nel 2015 dall'editore Le Mani. Nel 2022 ha anche pubblicato, per le edizioni Intermedia, l'antologia poetica Paesaggi del tempo (poesie 1988-2009) e nel 2024, per Gremese, Marcello Mastroianni. Il divo gentile. Nel corso dei suoi anni americani, a un giornalista che le domandava di raccontare, in poche parole, che cosa significasse Hollywood per lei, Anna Magnani rispose: «Cosa volete che ne sappia, di Hollywood, io?». ISBN 978–88–7588-454-3, 2026, pp. 216, Euro 20 Questo romanzo ricostruisce – alla stregua di una sceneggiatura cinematografica – i momenti salienti del percorso artistico e di vita di una tra le più grandi attrici del Novecento, puntando la luce di un ideale riflettore da palcoscenico soprattutto sull'avventura hollywoodiana, nel tentativo di svelare Anna, con i suoi sentimenti in chiaroscuro, le emozioni, le paure, le gioie e gli inevitabili dolori che hanno costellato un cammino straordinario.
A settant'anni dalla vittoria dell'Oscar per La rosa tatuata, scorrono davanti agli occhi di chi legge i volti ei corpi leggendari di Marlon Brando, Burt Lancaster, Anthony Quinn, Bette Davis, Sophia Loren e tanti altri. Star di prima grandezza, registi sagaci e astuti produttori, scrittori nevrotici ma profondamente umani, nel ritratto malinconico e luminoso di un'America e di un'Italia che non ci sono più,ma – nella magia del cinematografo – continua ad ridurre lo sguardo e il cuore. Introduzione di Roberta Soverino Scrivere un'introduzione per il romanzo che Barbara Rossi ha creato sulla celebre attrice è un piacere direttamente proporzionale alla difficoltà di condensare in poche righe l'analisi di un'icona del cinema di racconto spessore.
Anna Magnani è entrata, volente o nolente, nell'immaginario collettivo italiano, cambiandolo profondamente, oserei dire, dal basso. Con lei, cioè, il cinema non è solo più sogno (edulcorato, perfetto, magico) ma si veste di concretezza, graffia la pelle e accende emozioni, anche quelle più scomode e difficili. Il “basso” a cui si fa riferimento allora, e di cui si intravede sempre la forma all'interno del racconto di Barbara Rossi, non è però da intendere solo come un depotenziamento delle immagini patinate ed edulcorate di parte del cinema di quegli anni, ma come un completamento che ha permesso quella transizione da “cultura” cinematografica per pochi a “cultura” per tutti. E lo ha fatto facendo dell'imperfezione una freccia del suo arco. Sarebbe un errore in tal senso intendere l'imperfezione solo come una pletora di limiti, ma, al contrario, in lei diventa elemento di autenticità e tridimensionalità del personaggio (anche recitato) e della persona, in un connubio significativo per entrambe.
Barbara riesce, fra le sue pagine, a rendere molto bene questa particolare fragilità dell'attrice che costituisce, proprio perché non celata, una delle sue caratteristiche vincenti, capace di far immedesimare la gente comune nelle storie che i suoi film raccontano e, nel contempo, nell'epopea vivente della sua ascesa e delle sue contraddizioni. Il senso della narrazione delle biografie Scegliere di far conoscere l'attività di una persona (attore, scrittore o altro artista) attraverso la sua biografia – seppur romanzata – non è soltanto un punto di vista differente ma un vero cambio di prospettiva.
I nostri ruoli, infatti, si compongono di una parte strutturale, insita nelle caratteristiche stesse di quella precisa posizione, e di un aspetto fluido e idiosincratico, che attinge alla personalità e alla storia della persona stessa. Come questi due elementi vengono amalgamati costituisce la parte più viva ed interessante di un artista, soprattutto in materia di cinema. Il taglio biografico del libro di Barbara Rossi su Anna Magnani sceglie allora di far luce sulla sua impronta artistica nel cinema proprio dalla sua storia e dal suo essere “Anna”.
Nella vita di un artista, ad un certo punto, ci sono due strade che si possono percorrere: dare più spazio presso il pubblico al proprio personaggio, oppure decidere che la propria persona, intesa come la summa della propria storia personale, deve prendere il sopravvento, sempre. Anna sceglie la seconda strada, incapace di mettere a tacere la profondità delle sue caratteristiche, delle sue emozioni, dei suoi dispiaceri. Lo fa quasi come grido di aiuto, come qualcosa da cui dipende la sua resistenza, in un mondo, quello del cinema, che per molti versi non le appartiene, lontano dal suo modo di porsi e di apparire. In questo modo il cinema diventa per Anna una sorta di palcoscenico dove mettere in scena la sua vita, i suoi valori, i suoi “credo”. Partire dalla sua storia, allora – specialmente quella parte incentrata sugli anni americani – aiuta il lettore a capire chi fosse questa attrice e perché sia rimasta così profondamente impressa nel suo pubblico.
La forza e il coraggio si mischiano con la debolezza e le insicurezze, e lei sembra sempre disposta a giocarle entrambe, all'interno della finestra che il cinema, anche il suo malgrado, le sta aprendo. Scrive Massimo de Mari, in Psiche e Immagine (Ed. Lavia Kendall, Padova, 1995), a pagina 16: «Ma nella scelta di fare l'attore, come in altri campi, entrano necessità psicologiche molto complesse, tra cui forse la più importante è quella di trovare una definizione di sé stessi, rimasta incompiuta o insoddisfacente, attraverso un rapporto con il pubblico (che diventa l'altro significativo) che funge da collante di parti di sé spesso slegate o in contraddizione tra loro». Allora Anna sembra quasi cerchi una rivincita personale nella sua professione. Non lo fa mirando a trasformarsi in diva ricercata però, ma lavorando per far accettare al mondo intero le sue caratteristiche e il suo sentire.
Qui risiede la sua grande originalità e bravura, con cui così intensamente interpreta i suoi film. Anche le sue origini, la sua “romanità” – come spesso si dice – diventa un suo marchio di fabbrica nel mondo, non qualcosa da domare e costringere all'interno di binari di regole implicite ma codificate; al contrario, è ciò che la rappresenta e la rende unica e speciale, soprattutto durante l'avventura americana. Le proprie radici, in psicologia, hanno un'importanza profondissima nella vita di una persona: possono trasformarsi in zavorre che non permettono di spiccare il volo, ma anche in una base sicura da cui esplorare il mondo. Sempre, anche quando ce ne si vuole allontanare, hanno bisogno, in prima istanza, di essere accolte e “sentite” da ciascuno di noi, con i tempi e ritmi personali.
Magnani sembra aver colto questo aspetto, e farà della sua infanzia difficile e della ricerca di “quella carezza in più” il suo vestito di scena. La vita di Anna Magnani e l'avventura hollywoodiana Anna aveva bisogno del pubblico come il pubblico di lei. Anche questo è un suo elemento idiosincratico. Magnani non si limitava a specchiarsi in chi la seguiva in maniera esclusivamente narcisistica ma, attraverso i suoi gesti e il suo pathos, coinvolgeva il pubblico, chiedendogli tacitamente di cibarsi dallo stesso banchetto e di piangere le stesse lacrime. Allora, un romanzo come questo – che entra nelle pieghe della sua vita intima e non solo in quella professionale – è capace di gettare una luce intensa proprio sul suo cinema e di farlo comprendere davvero, in maniera concreta ma anche ideale. Gli amori tormentati, il rapporto con il figlio, i suoi viaggi, primo fra tutti quello americano, raccontati con lievità dall'autrice, come un pennello che aggiunge spessore e tridimensionalità, permettono al lettore di comprendere anche quanto la personalità della Magnani sia stata la struttura che ha orientato il suo recitare e la sua intensità. Continua a pagina seguente ciò che Rossi ci fa comprendere, nella descrizione che fa dell'attrice, mentre ci accompagna per mano nelle sue passeggiate solitarie, è come questa autenticità abbia un sapore nuovo in lei, oserei dire “resiliente”. Capita spesso, infatti, che chi si rivela autentico, soprattutto in ambito pubblico, ne paghi poi un prezzo molto elevato, fatto di isolamento, di disillusione, fino alla decisione di accantonare e rinunciare ai propri sogni e obiettivi.
Anna Magnani, invece, non ci sta. Le avversità l'attraversano e la feriscono, ma i suoi obiettivi rimangono sempre e comunque una priorità salda in cui credere, a costo di grandi sacrifici. Questo il pubblico lo sente e decide di sostenerla, anche quando i “piani alti” non faranno altrettanto.
La figura di questa donna, allora, ci dimostra che non servire nascondere le parti meno lineari e non convenzionali per raggiungere la meta: essa rimane dentro e fuori di noi e soltanto chi – come lei – ha armonizzato queste due facce, facendole dialogare autenticamente, davvero dire di esserci riuscito. Così come è riuscita l'Autrice ad appassionare ea far conoscere la vita, la storia e il cammino della grande Anna Magnani, in particolar modo all'interno di quel percorso hollywoodiano costellato di trionfi, amicizie inattese, luci della ribalta, ma anche di delusioni cocenti, sconfitte interiori, ombre capaci di popolare l'anima dell'attrice, continuando ad abitare la sua psiche anche a moltissimi anni di distanza dalle esperienze vissute, come certi “fantasmi” che non hanno alcuna intenzione di cedere il passo alla vita.ma i suoi obiettivi rimangono sempre e comunque una priorità salda in cui credere, a costo di grandi sacrifici.
Questo il pubblico lo sente e decide di sostenerla, anche quando i “piani alti” non faranno altrettanto. La figura di questa donna, allora, ci dimostra che non servire nascondere le parti meno lineari e non convenzionali per raggiungere la meta: essa rimane dentro e fuori di noi e soltanto chi – come lei – ha armonizzato queste due facce, facendole dialogare autenticamente, davvero dire di esserci riuscito. Così come è riuscita l'Autrice ad appassionare ea far conoscere la vita, la storia e il cammino della grande Anna Magnani, in particolar modo all'interno di quel percorso hollywoodiano costellato di trionfi, amicizie inattese, luci della ribalta, ma anche di delusioni cocenti, sconfitte interiori, ombre capaci di popolare l'anima dell'attrice, continuando ad abitare la sua psiche anche a moltissimi anni di distanza dalle esperienze vissute, come certi “fantasmi” che non hanno alcuna intenzione di cedere il passo alla vita.ma i suoi obiettivi rimangono sempre e comunque una priorità salda in cui credere, a costo di grandi sacrifici. Questo il pubblico lo sente e decide di sostenerla, anche quando i “piani alti” non faranno altrettanto.
La figura di questa donna, allora, ci dimostra che non servire nascondere le parti meno lineari e non convenzionali per raggiungere la meta: essa rimane dentro e fuori di noi e soltanto chi – come lei – ha armonizzato queste due facce, facendole dialogare autenticamente, davvero dire di esserci riuscito. Così come è riuscita l'Autrice ad appassionare ea far conoscere la vita, la storia e il cammino della grande Anna Magnani, in particolar modo all'interno di quel percorso hollywoodiano costellato di trionfi, amicizie inattese, luci della ribalta, ma anche di delusioni cocenti, sconfitte interiori, ombre capaci di popolare l'anima dell'attrice, continuando ad abitare la sua psiche anche a moltissimi anni di distanza dalle esperienze vissute, come certi “fantasmi” che non hanno alcuna intenzione di cedere il passo alla vita.
A cura di Francesca Giordano
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