AMAG Ambiente, oltre lo sciopero: perché la crisi viene da lontano

 

Due operatori ecologici controllano il meccanismo posteriore di un automezzo per la raccolta dei rifiuti.
Il controllo dei mezzi rappresenta uno dei temi centrali della vertenza di AMAG Ambiente.

Assunzioni e investimenti sono stati avviati, ma la vertenza riguarda un modello di servizio ancora incompleto, mezzi non pienamente disponibili e affidamenti esterni contestati da anni

ALESSANDRIA – Lo sciopero del 21 settembre ha riportato l’attenzione sulle condizioni di AMAG Ambiente. Fermarsi alla cronaca della protesta, però, non consentirebbe di comprendere la questione principale: perché, dopo assunzioni, gare per nuovi mezzi e diversi confronti in Prefettura, le stesse criticità continuano a riemergere?

La risposta che si ricava dagli atti pubblici è meno semplice di quanto lascino intendere le contrapposizioni tra azienda e sindacati. Alcuni interventi sono stati effettuati, altri sono ancora in corso. Ma la riorganizzazione complessiva del servizio non risulta conclusa e mancano dati aggiornati che permettano di stabilire se le misure adottate abbiano già risolto i problemi operativi.

Una vertenza iniziata almeno nel 2023

La protesta non nasce nel 2026. Nel settembre 2023 i lavoratori entrarono in stato di agitazione contestando l’incertezza sull’affidamento del servizio, la possibile apertura della società a un partner privato e l’esternalizzazione di alcune attività. Da quel confronto derivò anche il verbale sottoscritto in Prefettura il 27 settembre 2023, che i sindacati considerano ancora non pienamente rispettato. La vertenza del 2023 era già legata ad affidamenti esterni e futuro societario.

Nel settembre 2024 si arrivò a un altro sciopero, con un’adesione superiore al 90 per cento nel turno del mattino. Tra le motivazioni figuravano il mancato pagamento del premio di risultato 2023, il rispetto delle intese e, nuovamente, l’affidamento a cooperative di attività precedentemente svolte all’interno dell’azienda. Il resoconto della Tgr Piemonte documenta quindi come il tema delle esternalizzazioni sia precedente all’ultima mobilitazione.

Una nuova agitazione venne proclamata nell’ottobre 2025. Anche in quel caso comparivano carenze dei mezzi, frequente ricorso al lavoro interinale, organizzazione del personale e relazioni industriali deteriorate. La continuità delle contestazioni suggerisce che il problema non riguardi una singola decisione, ma il modo in cui l’azienda sta affrontando una trasformazione prolungata.

Mezzi acquistati non significa mezzi già disponibili

Uno dei punti più delicati riguarda il parco mezzi. Nel luglio 2026 i sindacati denunciarono che, rispetto alle oltre trenta attrezzature annunciate, erano arrivati otto veicoli con pedane mancanti o giudicate non conformi. Segnalarono inoltre due vasche elettriche consegnate senza una stazione di ricarica nella sede operativa.

AMAG Ambiente fornì una versione diversa. Secondo l’azienda, le difformità degli otto veicoli erano imputabili al costruttore ed erano state formalmente contestate. Le vasche elettriche risultavano funzionanti grazie alle colonnine di AMAG Holding, mentre una nuova postazione di ricarica era stata acquistata. Altri dieci mezzi, arrivati in ritardo rispetto alle previsioni, avrebbero dovuto entrare in servizio nei primi giorni di settembre. Le due versioni sono ricostruite nel confronto pubblicato da RadioGold.

Gli atti confermano che le procedure di acquisto e noleggio sono state avviate. Nel 2026 sono state pubblicate una procedura per sette veicoli con vasca e alzavolta cassonetti e una gara per il noleggio biennale di mezzi operativi con manutenzione completa. I bandi sono consultabili sul portale del Gruppo AMAG.

Il punto, quindi, non è sostenere che non siano stati ordinati nuovi mezzi. La domanda corretta è quanti veicoli risultino oggi consegnati, collaudati e realmente impiegabili. Un dato consuntivo pubblico, suddiviso per tipologia e disponibilità operativa, permetterebbe di stabilire se la criticità sia stata superata oppure soltanto affrontata.

Le assunzioni ci sono state, ma manca il fabbisogno complessivo

Anche sull’organico occorre evitare conclusioni troppo nette. Il portale aziendale documenta cinque nuove assunzioni a tempo indeterminato per conducenti con decorrenza giugno 2026, cinque operatori per raccolta, spazzamento e decoro da luglio e un tecnico per il controllo dei servizi esterni. Queste si aggiungono alle selezioni concluse nel 2025. Le procedure e le decorrenze sono pubblicate da AMAG.

Non sarebbe dunque esatto affermare che l’azienda non abbia assunto. Le assunzioni, tuttavia, non dimostrano automaticamente che l’organico sia adeguato. Per verificarlo servirebbero il numero di addetti necessario per garantire tutti i turni e i servizi, le uscite per pensionamento, le assenze medie, le attività trasferite all’esterno e il personale effettivamente disponibile ogni giorno.

L’azienda ha spiegato di aver utilizzato contratti a termine, interinali e affidamenti esterni per coprire pensionamenti e assenze, annunciando che queste soluzioni sarebbero proseguite fino a settembre. I sindacati contestano invece che l’esternalizzazione sia diventata una risposta ricorrente a una carenza organizzativa più profonda. Senza un piano pubblico del fabbisogno del personale, nessuna delle due letture può essere considerata definitivamente dimostrata.

Un contratto costruito su esigenze ormai superate

Un passaggio della replica aziendale aiuta a individuare una delle cause strutturali. I vertici di AMAG Ambiente hanno riconosciuto che il contratto di servizio risale a circa dieci anni fa ed è stato costruito su dati ancora precedenti. Nel frattempo sono cambiati la quantità e la distribuzione dei rifiuti, le esigenze dei quartieri, gli abbandoni e gli obiettivi di raccolta differenziata.

Questo significa che personale e mezzi vengono impiegati all’interno di un modello che la stessa azienda considera ormai inadeguato. In queste condizioni ogni assenza, guasto o consegna in ritardo rischia di produrre conseguenze più estese, perché il sistema dispone di margini operativi ridotti.

Il ritardo della raccolta differenziata

Il problema non riguarda soltanto i rapporti di lavoro. Gli ultimi dati comparabili pubblicati dalla Regione, relativi al 2024, indicano per Alessandria una raccolta differenziata del 49,8 per cento, contro una media piemontese del 68,9 per cento. Il capoluogo registrava inoltre 323,6 chilogrammi per abitante di rifiuto urbano residuo. I dati sono riportati dall’Osservatorio rifiuti della Regione Piemonte.

Già nel 2025 l’Autorità garante della concorrenza aveva rilevato risultati insoddisfacenti, ritardi nell’affidamento del servizio e l’assenza di indicatori sulla sua efficienza e sulla soddisfazione degli utenti. L’Autorità segnalava inoltre che i contratti avrebbero dovuto essere aggiornati al modello previsto da ARERA, senza che fossero indicate tempistiche precise. La segnalazione dell’Antitrust mostra quindi che le difficoltà operative si inseriscono in un problema più ampio di programmazione e controllo del servizio.

La lunga transizione verso la società mista

Il Comune ha approvato nell’aprile 2026 le delibere propedeutiche alla gara a doppio oggetto. Il progetto prevede una futura società partecipata al 51 per cento dal pubblico, con un partner privato incaricato anche di apportare risorse e capacità industriali. Il Comune ha illustrato qui struttura e obiettivi dell’operazione.

Secondo AMAG, il passaggio a una raccolta porta a porta più estesa richiederebbe circa dieci milioni di euro di investimenti, risorse che l’attuale azionista non avrebbe a disposizione. La clausola sociale sottoscritta con i sindacati dovrebbe tutelare la continuità occupazionale. La sua esistenza, tuttavia, non equivale a un’approvazione sindacale dell’intero modello societario e non risolve il contrasto sulle attività già affidate all’esterno.

Che cosa è stato risolto e che cosa resta da dimostrare

Dalla documentazione emerge che qualcosa è cambiato: sono state effettuate assunzioni, sono partite procedure per l’acquisto e il noleggio dei mezzi, è stata introdotta una clausola sociale ed è stato definito il percorso istituzionale verso la nuova società.

Non risulta invece ancora dimostrato, attraverso dati consuntivi pubblici, che il parco mezzi sia diventato adeguato, che l’organico corrisponda al fabbisogno reale, che gli affidamenti esterni annunciati come temporanei siano terminati e che il nuovo modello di servizio sia entrato pienamente in funzione.

È questa la ragione per cui la vertenza continua a riemergere. Non perché ogni intervento sia rimasto fermo, ma perché la distanza tra programmi, gare, assunzioni e risultati quotidianamente misurabili non è stata ancora colmata in modo trasparente.

Dopo lo sciopero, la risposta più utile non sarebbe un nuovo scambio di accuse. Servirebbe rendere pubblici cinque dati: mezzi disponibili e mezzi necessari, organico effettivo e fabbisogno programmato, attività esternalizzate con relativi costi e scadenze, cronoprogramma del nuovo affidamento e andamento aggiornato della raccolta differenziata. Sono questi numeri, più delle dichiarazioni, che possono dire se la crisi di AMAG Ambiente sia davvero in via di soluzione.

Per comprendere le difficoltà del servizio bisogna confrontare i dati della Regione Piemonte sulla raccolta differenziata con la segnalazione dell’Antitrust sulla gestione dei rifiuti.

Lo sciopero di AMAG Ambiente nasce da problemi pluriennali riguardanti mezzi, carenza di personale, esternalizzazioni e ritardi nella riorganizzazione del servizio rifiuti di Alessandria.

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Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

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