ALGO PIPPO BUNORROTRI di Giuseppina De Biase

ALGO
Pippo Bunorrotri 

Vi è mai capitato di svegliarvi con una strana tristezza o un senso di ansia senza che sia successo nulla di brutto? A volte questo accade perché, senza rendercene conto, ci carichiamo sulle spalle i dispiaceri e i dolori delle persone a cui vogliamo bene, come familiari o partner.
La psicologia oggi studia molto questo fenomeno, ma Pippo Bunorrotri ci è riuscito con i suoi versi  descrivendo questa sensazione  con questa Poesia intitolata semplicemente "Algo" (Qualcosa). 
Con questa singola parola, il Poeta dà un nome a quella sensazione confusa che tutti abbiamo provato almeno una volta: quel peso indefinito sul cuore che non riusciamo a spiegare. Bunorrotri non parla di una tristezza legata a un fatto preciso, ma proprio di quel "qualcosa" misterioso che si muove dentro di noi e che spesso è il riflesso delle sofferenze altrui.
I versi centrali della Poesia sono:

cicatrici / che trasudano/ un dolore / che non è mio...

Se ci pensiamo  bene quante volte ci siamo  fatti carico delle difficoltà di chi amiamo o di chi vogliamo bene. Spesso assorbiamo la sofferenza delle persone vicine come se fossimo delle spugne. Anche se cerchiamo di andare avanti e di non pensarci, quel peso resta nascosto sotto la pelle, proprio come una cicatrice invisibile che continua a fare male in silenzio.
Quando stiamo male o siamo stressati da questo carico emotivo, di solito facciamo tre cose per difenderci:
Facciamo finta di dimenticare i brutti ricordi.
Mettiamo una maschera di allegria per mostrare che va tutto bene.
Restiamo in silenzio sperando che i brutti pensieri passino da soli.
Ma il Poeta con i suoi versi ci avvisa che  questo sistema di fuga non funziona. Quel dolore nascosto non muore affatto. Resta lì, nel profondo, e continua a battere piano piano, come un orologio interno che non si ferma mai. 
Diventa un sentimento che vive dentro di noi, si muove da solo e non ci chiede il permesso per farci sentire tristi o malinconici.
Leggere questa Poesia ci aiuta a capire una grande verità: non dobbiamo vergognarci o sentirci sbagliati se ogni tanto ci sentiamo giù senza un motivo apparente. Fa parte dell'essere umani ed empatici. Il primo passo per stare meglio e ritrovare la leggerezza non è nascondere quel dolore dietro una maschera, ma accettarlo, capire da dove arriva e, finalmente, lasciarlo andare.

Giuseppina De Biase 



¿Alguna vez os ha pasado despertaros con una extraña tristeza o una sensación de ansiedad sin que haya pasado nada malo? A veces esto ocurre porque, sin darnos cuenta, nos cargamos a la espalda los disgustos y los dolores de las personas a las que queremos, como familiares o parejas.
La psicología actual estudia mucho este fenómeno, pero Pippo Buonarroti lo ha logrado con sus versos, describiendo esta sensación con esta poesía titulada simplemente "Algo".
Con esta única palabra, el poeta da nombre a esa sensación confusa que todos hemos sentido al menos una vez: ese peso indefinido en el corazón que no logramos explicar. Buonarroti no habla de una tristeza ligada a un hecho preciso, sino propiamente de ese "algo" misterioso que se mueve dentro de nosotros y que a menudo es el reflejo de los sufrimientos ajenos.
Los versos centrales de la poesía son:
cicatrices / que trasudan / un dolor / que no es mío...
Si lo pensamos bien, cuántas veces nos hemos hecho cargo de las dificultades de quienes amamos o a quienes queremos. A menudo absorbemos el sufrimiento de las personas cercanas como si fuéramos esponjas. Aunque intentemos seguir adelante y no pensar en ello, ese peso permanece escondido bajo la piel, justo como una cicatriz invisible que sigue doliendo en silencio.
Cuando nos sentimos mal o estamos estresados por esta carga emocional, solemos hacer tres cosas para defendernos:
Fingimos olvidar los malos recuerdos.
Nos ponemos una máscara de alegría para mostrar que todo va bien.
Nos quedamos en silencio esperando que los malos pensamientos pasen solos.
Pero el Poeta, con sus versos, nos advierte que este sistema de fuga no funciona. Ese dolor escondido no muere en absoluto. Se queda allí, en lo profundo, y sigue latiendo poco a poco, como un reloj interno que no se detiene nunca.
Se convierte en un sentimiento que vive dentro de nosotros, se mueve por sí mismo y no nos pide permiso para hacernos sentir tristes o melancólicos.
Leer esta poesía nos ayuda a comprender una gran verdad: no debemos avergonzarnos ni sentirnos erróneos si de vez en cuando nos sentimos decaídos sin un motivo aparente. Forma parte del ser humanos y empáticos. El primer paso para estar mejor y recuperar la ligereza no es esconder ese dolor detrás de una máscara, sino aceptarlo, entender de dónde viene y, finalmente, dejarlo ir.


ALGO


Tengo el dolor de los lamentos

entre los pliegues de mis arrugas

que cicatrices escondidas

han dejado bajo la piel,

cicatrices

que supuran

un dolor

que no es mío…

lamentos que agrietan mi secreto.

Algo sin aquiescencia…

el recuerdo que olvide

la mascara que use para no sentir

las voces que acalle con mi silencio…

pese a ello

su dolor

late mortecino,

un recuerdo que insiste

en seguir siendo

recuerdo.

Sobrevive en mi

sin nombre,

sin licencia,

sin mí.

Es ese algo

con voluntad propia

que busca sanción

sin venia.

Pippo Bunorrotri 



QUALCOSA



Ho il dolore dei rimpianti

tra le pieghe delle mie rughe

che  cicatrici nascoste

hanno lasciato sotto la pelle,

cicatrici

che trasudano

un dolore

che non è mio…

lamenti che svelano il mio segreto.

Qualcosa che non si piega…

il ricordo che ho dimenticato

la maschera che ho usato  per evitare di sentire

le voci che ho messo a tacere con il mio silenzio…

Nonostante ciò 

il loro dolore

Palpita  fievole,

un ricordo che persiste

nel continuare ad essere

ricordo.

Sopravvive in ​​me

senza nome,

senza licenza,

senza di me.

È quel qualcosa 

con una volontà propria 

che cerca approvazione 

senza consenso.

Pippo Bunorrotri 


pippobunorrotri.com


Commenti