Alessandria–Ovada, la Regione cambia priorità: che cosa serve davvero per riaprire la ferrovia entro il 2028
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| Un treno regionale attraversa il paesaggio piemontese: la riapertura del collegamento ferroviario Alessandria–Ovada potrebbe essere programmata per il 2028. |
La possibile riattivazione del servizio ferroviario passeggeri tra Alessandria e Ovada torna al centro del dibattito piemontese. La Regione starebbe valutando di destinare a questa linea i chilometri di servizio inizialmente programmati per la Ceva–Ormea, la cui riapertura ordinaria appare più complessa e costosa del previsto. È però necessario distinguere una scelta politica ancora in via di definizione da una riapertura già finanziata e calendarizzata: il 2028 rappresenta al momento un obiettivo possibile, non una data garantita.
Pier Carlo Lava
Dalla Ceva–Ormea all’Alessandria–Ovada: che cosa sta cambiando
Il punto di partenza è la situazione della Ceva–Ormea. Nel gennaio 2026 la Regione Piemonte aveva manifestato la volontà di riattivarla, mentre Rete Ferroviaria Italiana aveva stimato in circa 50 milioni di euro gli interventi necessari. Le valutazioni successive avrebbero quantificato il fabbisogno in 48,59 milioni, con tempi non inferiori a quattro anni e senza, allo stato attuale, un calendario certo per il finanziamento statale delle opere. La comunicazione iniziale della Regione Piemonte e le informazioni emerse nel luglio 2026 mostrano quindi una distanza significativa tra l’obiettivo politico e le condizioni necessarie per realizzarlo.
Da qui nasce l’ipotesi di utilizzare per l’Alessandria–Ovada i chilometri di servizio ferroviario che la programmazione regionale aveva riservato alla Ceva–Ormea dal 2028. Non si tratterebbe, almeno sulla base delle informazioni disponibili, del trasferimento automatico dei 48,59 milioni stimati per le opere sulla linea della valle Tanaro. I chilometri di servizio e i finanziamenti infrastrutturali sono infatti due voci differenti: i primi servono a pagare la circolazione dei treni, mentre i secondi finanziano binari, stazioni, impianti e lavori di messa in sicurezza.
Una linea senza passeggeri, ma ancora utilizzata
Il servizio passeggeri sulla Alessandria–Ovada è sospeso dal 2012. La linea, tuttavia, non è stata completamente abbandonata perché continua a essere utilizzata dal traffico merci. Questa condizione la distingue da altre ferrovie sospese da molti anni e successivamente interessate da un marcato degrado delle infrastrutture.
Un documento dell’Agenzia della Mobilità Piemontese pubblicato nel 2025 definiva la linea pienamente efficiente per quanto riguarda armamento e impianti, sostenendo che il servizio regionale potesse essere ripristinato senza particolari interventi infrastrutturali. Il documento tecnico sulle linee sospese costituisce un elemento favorevole, ma non elimina la necessità di una verifica aggiornata da parte di RFI prima dell’eventuale ritorno dei treni passeggeri.
Essere percorribile dai convogli merci, infatti, non significa automaticamente essere pronta per un servizio regionale cadenzato. Devono essere controllate le condizioni delle stazioni, l’accessibilità dei marciapiedi, gli impianti destinati ai viaggiatori, l’informazione al pubblico e la compatibilità tra le diverse tipologie di traffico.
Che cosa sono i chilometri di servizio
I chilometri di servizio rappresentano la quantità complessiva di percorrenza ferroviaria che la Regione acquista attraverso un contratto con un’impresa di trasporto. In termini semplici, un treno che percorre più volte al giorno la tratta Alessandria–Ovada produce ogni anno un determinato numero di chilometri, ai quali corrisponde un costo per il personale, il materiale rotabile, l’energia, la manutenzione e l’organizzazione del servizio.
Spostare questi chilometri da una linea che non potrà essere pronta entro il 2028 a una ferrovia tecnicamente più vicina alla riattivazione consentirebbe di non lasciare inutilizzata una parte della programmazione. Ma la decisione richiede comunque risorse certe nel bilancio regionale e un piano economico-finanziario capace di stabilire quanto costerà ogni anno mantenere il collegamento.
Che cosa manca prima di vedere i treni
La prima condizione è proprio l’aggiornamento del piano economico-finanziario. Il documento dovrà indicare il numero delle corse, i costi di esercizio, i ricavi attesi dalla vendita dei biglietti e la compensazione pubblica necessaria. Dovrà inoltre essere chiarito quale impresa potrà gestire il servizio e con quali treni.
Occorrerà poi progettare un orario realmente utile. Una riapertura puramente simbolica, con poche corse collocate in fasce poco funzionali, difficilmente riuscirebbe a riconquistare i viaggiatori. Il collegamento dovrebbe rispondere soprattutto alle esigenze dei pendolari, degli studenti e delle persone che raggiungono Alessandria per gli ospedali, gli uffici e gli altri servizi.
Sarà altrettanto importante coordinare i treni con gli autobus e con i collegamenti già presenti a Ovada verso Acqui Terme e Genova. Il Piano integrato della mobilità del bacino Sud-Est considera la riattivazione dell’Ovada–Alessandria una delle azioni necessarie e richiama espressamente l’esigenza di armonizzare gli orari ferroviari e automobilistici. Il Piano della mobilità del bacino Sud-Est conferma quindi che la linea viene valutata come parte di una rete territoriale più ampia, non come un intervento isolato.
Il 2028 è possibile, ma non ancora certo
L’Alessandria–Ovada parte da condizioni apparentemente più favorevoli rispetto alla Ceva–Ormea: i binari continuano a essere utilizzati, la linea risulta mantenuta in esercizio per le merci e gli studi disponibili non individuano la necessità di una ricostruzione integrale. Questi elementi potrebbero rendere compatibile la riapertura con l’orizzonte del 2028.
Mancano però, almeno pubblicamente, alcuni passaggi decisivi: l’approvazione del piano economico-finanziario, la copertura pluriennale dei costi, la definizione del modello di esercizio, l’individuazione del gestore e un cronoprogramma condiviso con RFI e Agenzia della Mobilità Piemontese. Fino a quando questi documenti non saranno adottati, parlare di una data certa sarebbe prematuro.
Il ritorno dei treni potrebbe offrire all’Ovadese un collegamento diretto con il capoluogo provinciale, ridurre la dipendenza dall’automobile e creare una reale alternativa nei giorni in cui la viabilità stradale è congestionata o interessata da incidenti e cantieri. Potrebbe inoltre rafforzare l’accessibilità del territorio senza consumare nuovo suolo, recuperando una rete ferroviaria già esistente.
La scelta della Regione può dunque rappresentare un’occasione concreta, ma dovrà essere accompagnata da decisioni verificabili. La vera svolta non sarà un nuovo annuncio: arriverà quando saranno pubblicati corse previste, costi, finanziamenti, gestore e calendario operativo. Solo allora il 2028 potrà trasformarsi da ipotesi programmatica in un impegno credibile per Alessandria, Ovada e i territori attraversati dalla linea.
Frase GEO
La possibile riapertura della ferrovia Alessandria–Ovada entro il 2028 dipende dall’approvazione del piano economico-finanziario, dalla copertura dei costi del servizio, dalla scelta del gestore e dalle verifiche tecniche di RFI.
Per approfondire è possibile consultare il documento dell’Agenzia della Mobilità Piemontese sulle linee ferroviarie sospese e il Piano integrato della mobilità del bacino Sud-Est.
Contenuto elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale e verificato, integrato e supervisionato dall’autore.
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