Alessandria, chiusura davanti all’ex Banca d’Italia: la Lega attacca, ma il nodo vero è la mancanza di un piano complessivo sulla mobilità

 

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La decisione di chiudere al transito automobilistico il tratto di piazza della Libertà davanti all’ex Banca d’Italia riaccende il confronto politico sulla viabilità nel centro di Alessandria. Con un’interpellanza rivolta al sindaco Giorgio Abonante e alla Giunta, i consiglieri della Lega Mattia Roggero, Gianfranco Cuttica di Revigliasco e Cinzia Lumiera chiedono chiarimenti sulle ragioni del provvedimento, sulle sue conseguenze per la circolazione e sull’eventuale estensione della Zona a traffico limitato ad altre vie centrali. La polemica, tuttavia, non dovrebbe ridursi allo scontro tra sostenitori e avversari delle pedonalizzazioni: il punto decisivo è capire se la chiusura faccia parte di un progetto urbano verificabile, accompagnato da dati, alternative viabilistiche e un confronto reale con residenti, commercianti e categorie interessate.

Pier Carlo Lava - Alessandria Post - italianewspost.com

Il provvedimento contestato dalla Lega

Il tratto interessato si trova nell’anello viabile di piazza della Libertà, davanti all’edificio dell’ex Banca d’Italia. La chiusura alle automobili era stata anticipata già nel maggio 2026, quando era stata annunciata l’installazione del varco e indicata la fine di giugno come periodo previsto per l’avvio del divieto.

Secondo le informazioni circolate durante la preparazione dell’intervento, il tratto avrebbe dovuto essere sottratto al traffico ordinario, pur mantenendo alcune possibilità di uscita dal parcheggio per i veicoli già presenti nell’area. Il progetto si inserisce nel più ampio dibattito sulla regolamentazione degli accessi al centro e sul funzionamento della Ztl cittadina.

La Lega definisce l’iniziativa estemporanea e sostiene che le progressive chiusure stiano rendendo più tortuosi gli spostamenti, aumentando i tempi di percorrenza e trasferendo il traffico sulle strade limitrofe. Nell’interpellanza viene inoltre chiesto se l’Amministrazione intenda estendere la Ztl a via Dante, via San Lorenzo, via Milano e ad altre parti dell’anello di piazza della Libertà.

Queste ultime ipotesi, allo stato delle fonti pubblicamente reperibili, risultano presentate soprattutto come richieste di chiarimento politico e non come un piano definitivo già formalizzato dal Comune. Occorre quindi evitare di confondere una prospettiva discussa o temuta con una decisione amministrativa già adottata.

Il tono dello scontro politico

La polemica si concentra anche su alcune espressioni attribuite all’assessore alla Mobilità, con riferimenti ai cosiddetti “furbetti” o a chi utilizzerebbe il centro come scorciatoia senza considerare gli effetti sul resto della città.

La Lega interpreta quelle parole come una rappresentazione ingiustamente negativa degli automobilisti alessandrini. È un passaggio politicamente comprensibile, ma che rischia di spostare il confronto dal merito delle scelte al terreno delle contrapposizioni personali.

In una discussione sulla mobilità urbana, le parole sono importanti. Un amministratore dovrebbe spiegare con precisione quali comportamenti intende contrastare, senza generalizzazioni che possano apparire offensive. Allo stesso tempo, l’opposizione dovrebbe evitare di trasformare ogni espressione polemica in una scorciatoia per non discutere nel merito del problema.

Il centro di Alessandria presenta realmente flussi di attraversamento, ricerca di parcheggio, soste irregolari e tragitti utilizzati per risparmiare pochi minuti. Ma esistono anche lavoratori, residenti, anziani, persone con disabilità, clienti delle attività commerciali e cittadini provenienti dai sobborghi che hanno bisogno di raggiungere il centro con modalità realistiche.

Una politica seria deve tenere insieme entrambe le esigenze.

Gli aspetti positivi della chiusura

La scelta di ridurre il traffico davanti all’ex Banca d’Italia può avere alcuni elementi positivi, a condizione che venga inserita in un progetto coerente.

Il primo riguarda la sicurezza urbana. Ridurre i passaggi automobilistici in una zona centrale e frequentata può diminuire i conflitti tra veicoli e pedoni, rendere più sicuri gli attraversamenti e limitare manovre improprie o soste irregolari.

Il secondo elemento è la qualità dello spazio pubblico. Piazza della Libertà è il centro amministrativo e simbolico di Alessandria, circondato da edifici di rilievo storico e istituzionale, tra cui Palazzo Rosso, Palatium Vetus, Palazzo Ghilini, il Palazzo delle Poste e l’ex Banca d’Italia.

Liberare una porzione della piazza dal traffico potrebbe consentire di valorizzarla maggiormente, ampliare gli spazi pedonali, migliorare l’arredo urbano e creare un collegamento più leggibile tra gli edifici e le attività circostanti.

Un terzo possibile beneficio riguarda la riduzione del traffico di attraversamento. Non tutte le automobili che percorrono il centro hanno come destinazione il centro stesso. Una parte utilizza le strade interne come scorciatoia. Limitare questi flussi può avere senso, soprattutto nelle aree di maggiore valore urbano.

Infine, una pedonalizzazione ben progettata può favorire la permanenza delle persone, le attività commerciali, i dehors, gli eventi e una fruizione più piacevole del centro.

Il problema è che nessuno di questi risultati è automatico.

Gli aspetti meno positivi e i rischi

La prima criticità riguarda il possibile spostamento del traffico. Chiudere una strada non elimina necessariamente le automobili: spesso le trasferisce sulle vie vicine.

Se non vengono studiati i percorsi alternativi, il traffico può concentrarsi su assi già congestionati, aggravando tempi di percorrenza, emissioni, rumore e difficoltà per residenti e mezzi pubblici.

La Lega sostiene che questo fenomeno sia già percepibile e che la circolazione nel centro stia diventando sempre più aggrovigliata. Si tratta di una valutazione politica che dovrebbe essere confermata o smentita attraverso dati sui flussi, tempi medi di percorrenza e livelli di congestione prima e dopo la chiusura.

La seconda criticità riguarda l’accessibilità delle attività commerciali. Una zona pedonale può valorizzare i negozi, ma soltanto se è facile raggiungerla, parcheggiare nelle vicinanze e spostarsi a piedi in condizioni decorose.

Quando i parcheggi sono insufficienti, poco segnalati, costosi o percepiti come lontani, il rischio è che una parte dei clienti scelga altre destinazioni. Questo vale soprattutto in una città come Alessandria, che deve confrontarsi con centri commerciali, grandi superfici esterne e abitudini consolidate nell’uso dell’automobile.

La terza riguarda la chiarezza delle regole. Le Ztl funzionano bene quando gli accessi, gli orari, le deroghe e i percorsi alternativi sono facilmente comprensibili. Funzionano male quando la segnaletica è confusa, i cittadini scoprono il divieto soltanto dopo una multa o i cambiamenti vengono introdotti senza un periodo adeguato di informazione.

Le autorizzazioni per il transito e la sosta nella Ztl di Alessandria sono state prorogate fino al 31 dicembre 2026, segno che il sistema è ancora inserito in una fase di gestione e assestamento amministrativo.

Infine, esiste un problema di fiducia. Se i cittadini percepiscono i varchi elettronici soprattutto come strumenti sanzionatori, anche una scelta urbanisticamente sensata rischia di essere respinta.

L’accusa di “fare cassa”

La Lega afferma che il risultato certo delle nuove chiusure sarebbe quello di aumentare le multe e danneggiare economicamente gli alessandrini.

È un’accusa molto frequente quando vengono attivati nuovi varchi elettronici. Non può però essere data per dimostrata senza conoscere il numero delle sanzioni, il loro andamento nel tempo, i costi del sistema e la destinazione delle entrate.

L’Amministrazione ha il dovere di pubblicare periodicamente questi dati. Se l’obiettivo è prevenire le infrazioni, dovrebbe essere interesse del Comune stesso dimostrare che, dopo una fase iniziale, le violazioni diminuiscono.

Un varco ben progettato dovrebbe produrre sempre meno multe, non sempre di più.

Se invece le sanzioni restassero molto elevate per mesi, sarebbe necessario chiedersi se la segnaletica sia adeguata, se le regole siano comprensibili o se l’organizzazione del traffico induca facilmente in errore.

Il problema della programmazione

La critica più forte contenuta nell’interpellanza non è quella relativa alla singola chiusura, ma la presunta assenza di una visione organica.

È proprio su questo punto che la Giunta dovrebbe fornire la risposta più dettagliata.

Pedonalizzare un tratto di strada può essere una buona idea. Ampliare la Ztl può esserlo altrettanto. Ma queste scelte devono essere inserite in un quadro più ampio che comprenda trasporto pubblico, parcheggi, logistica commerciale, accessibilità per residenti e disabili, percorsi ciclabili, taxi, carico e scarico e collegamenti con i quartieri.

Senza questo quadro, ogni intervento appare isolato e può essere percepito come improvvisato.

Il Comune dovrebbe quindi chiarire se esiste un Piano urbano della mobilità aggiornato, quali simulazioni siano state effettuate, quali obiettivi misurabili siano stati fissati e come la chiusura davanti all’ex Banca d’Italia si colleghi alle altre decisioni sulla Ztl.

La posizione della Lega: gli elementi condivisibili

L’interpellanza contiene alcuni richiami legittimi.

È corretto chiedere:

  • quali siano gli effetti previsti sulla circolazione;
  • quali percorsi alternativi siano stati individuati;
  • se siano state ascoltate le associazioni dei commercianti e dei residenti;
  • quali siano i confini reali del futuro ampliamento della Ztl;
  • come verranno valutati i risultati;
  • quali misure siano previste per evitare che il traffico si riversi sulle vie limitrofe.

È inoltre condivisibile la richiesta di maggiore trasparenza. Una modifica importante della viabilità non può essere comunicata soltanto attraverso cartelli, ordinanze tecniche o dichiarazioni sparse.

Occorre una spiegazione pubblica completa, comprensibile e facilmente reperibile.

I limiti della posizione della Lega

La posizione dell’opposizione presenta però anche alcuni limiti.

Definire la chiusura come certamente finalizzata a “fare cassa” prima di avere dati sulle sanzioni rischia di essere una conclusione politica più che un’analisi.

Allo stesso modo, sostenere che ogni riduzione del traffico danneggi automaticamente i cittadini non considera i possibili benefici per pedoni, residenti, bambini, anziani e attività che possono trarre vantaggio da uno spazio urbano più vivibile.

La Lega dovrebbe quindi accompagnare la critica con una proposta alternativa precisa. Non basta chiedere di riaprire il tratto o mantenere invariata la circolazione.

Occorre indicare come ridurre le infrazioni, migliorare la sicurezza della piazza, diminuire il traffico di attraversamento e valorizzare il centro senza produrre congestione.

Un’opposizione credibile non si limita a contestare: presenta un modello diverso.

Le responsabilità della Giunta

La Giunta Abonante, dal canto suo, non può considerare la bontà generale delle pedonalizzazioni come una risposta sufficiente.

Ogni città ha caratteristiche proprie. Ciò che funziona in un grande centro con metropolitana, parcheggi di interscambio e alta frequenza dei bus non può essere trasferito automaticamente ad Alessandria.

L’Amministrazione deve dimostrare che il progetto è stato costruito sulla realtà locale.

Dovrebbe inoltre evitare un linguaggio che contrapponga cittadini virtuosi e automobilisti egoisti. Una parte consistente degli alessandrini utilizza l’automobile non per ostilità verso l’ambiente, ma perché vive nei sobborghi, lavora in aree poco servite o ha esigenze familiari e personali difficilmente compatibili con il trasporto pubblico esistente.

La transizione verso una mobilità diversa deve essere progressiva, credibile e accompagnata da alternative.

Le possibili soluzioni

La prima soluzione è introdurre una fase sperimentale chiaramente definita, con una durata di alcuni mesi e una verifica finale.

Prima dell’avvio dovrebbero essere rilevati i flussi di traffico, i tempi di percorrenza, il numero dei veicoli, l’occupazione dei parcheggi e la qualità dell’aria. Gli stessi dati dovrebbero essere raccolti durante e dopo la sperimentazione.

In questo modo, la decisione finale potrebbe basarsi sui risultati e non soltanto sulle impressioni.

La seconda soluzione è pubblicare una mappa completa della mobilità del centro, indicando varchi, orari, parcheggi, percorsi alternativi, zone per carico e scarico, accessi per residenti e categorie autorizzate.

La terza è creare un tavolo stabile di confronto con commercianti, residenti, associazioni delle persone con disabilità, rappresentanti dei quartieri, taxisti e gestori del trasporto pubblico.

Il confronto non dovrebbe avvenire soltanto quando il provvedimento è già deciso, ma nella fase di progettazione.

La quarta soluzione riguarda i parcheggi di attestamento. Ogni ampliamento della Ztl dovrebbe essere accompagnato da aree di sosta facilmente raggiungibili, ben segnalate, sicure e collegate al centro.

Si potrebbe valutare una prima ora gratuita, tariffe agevolate per brevi commissioni, convenzioni con i commercianti e sistemi digitali che indichino in tempo reale i posti disponibili.

La quinta è il rafforzamento del trasporto pubblico di collegamento con i sobborghi. Senza autobus frequenti e affidabili, la riduzione dell’accesso automobilistico rischia di penalizzare proprio chi vive più lontano.

La sesta riguarda la segnaletica: prima di attivare le sanzioni automatiche dovrebbe esserci un periodo informativo, con pannelli molto visibili, avvisi sui principali accessi e comunicazione capillare.

Una proposta concreta per piazza della Libertà

Per il tratto davanti all’ex Banca d’Italia si potrebbe adottare una soluzione graduale.

Il Comune potrebbe mantenere la chiusura in via sperimentale nei momenti di maggiore presenza pedonale, lasciando eventualmente fasce orarie di accesso per consegne, residenti e servizi.

Lo spazio liberato dovrebbe però essere realmente riqualificato. Non basta impedire il passaggio delle automobili e lasciare una strada vuota.

Servono arredi, verde, sedute, illuminazione, percorsi accessibili e iniziative capaci di restituire l’area alla città.

Parallelamente, andrebbero monitorate via Dante, via San Lorenzo, via Milano e le altre strade potenzialmente interessate dall’aumento del traffico.

Se la congestione crescesse in modo significativo, il piano dovrebbe essere corretto.

La necessità di una valutazione indipendente

Un ulteriore passo potrebbe essere affidare a un soggetto tecnico indipendente, come un’università o un centro specializzato in mobilità urbana, la valutazione degli effetti del provvedimento.

Questo permetterebbe di sottrarre almeno una parte del confronto alla contrapposizione politica.

I dati dovrebbero essere pubblicati in formato accessibile e comprendere:

  • numero dei veicoli prima e dopo la chiusura;
  • tempi medi di percorrenza;
  • flussi sulle strade limitrofe;
  • incidenti e situazioni di rischio;
  • occupazione dei parcheggi;
  • andamento delle vendite nelle attività della zona, su base volontaria e aggregata;
  • numero e tipologia delle sanzioni;
  • grado di soddisfazione di residenti e commercianti.

Una scelta urbana importante deve poter essere valutata.

Pedonalizzazione e commercio non sono necessariamente nemici

Nel dibattito pubblico si tende spesso a contrapporre le aree pedonali alle attività commerciali.

In realtà, una pedonalizzazione può migliorare il commercio quando crea uno spazio piacevole, accessibile e frequentato. Può danneggiarlo quando viene introdotta senza parcheggi, servizi, manutenzione e animazione urbana.

La domanda corretta non è quindi se la pedonalizzazione sia positiva o negativa in assoluto, ma come venga progettata.

Un centro storico non può vivere soltanto di divieti. Ha bisogno di negozi, uffici, residenti, eventi, sicurezza, pulizia e collegamenti efficienti.

Una discussione che deve uscire dagli slogan

La polemica sollevata dalla Lega può essere utile se costringe l’Amministrazione a rendere pubblici obiettivi, dati e tempi del progetto.

Diventa meno utile se si riduce all’accusa che ogni varco serva soltanto a multare.

Allo stesso modo, la Giunta può avere ragioni valide per ridurre il traffico davanti all’ex Banca d’Italia, ma deve dimostrarle con un progetto comprensibile e verificabile.

La questione non è scegliere tra una città interamente aperta alle automobili e una città chiusa senza alternative.

La vera sfida è costruire un centro più sicuro e vivibile senza renderlo difficile da raggiungere, soprattutto per chi arriva dai quartieri periferici, dai sobborghi e dai comuni vicini.

Trasparenza, sperimentazione e correzioni

La soluzione più equilibrata passa da tre parole: trasparenza, sperimentazione e capacità di correggere.

Trasparenza significa spiegare quali vie saranno interessate, quali obiettivi si vogliono raggiungere e quali dati sostengono le decisioni.

Sperimentazione significa non trasformare ogni scelta in un provvedimento irreversibile prima di averne misurato gli effetti.

Capacità di correggere significa riconoscere che una politica urbana può essere modificata se produce conseguenze diverse da quelle previste.

La chiusura davanti all’ex Banca d’Italia potrebbe diventare un’occasione per migliorare piazza della Libertà e ridurre il traffico inutile. Potrebbe però anche aggravare la congestione nelle strade vicine, se non accompagnata da interventi più ampi.

Per stabilire quale delle due possibilità prevarrà servono meno slogan, meno accuse reciproche e soprattutto più dati.

La Lega ha il diritto e il dovere di chiedere risposte. La Giunta ha il dovere di fornirle. Ma entrambe dovrebbero andare oltre la polemica e confrontarsi su un piano complessivo per la mobilità di Alessandria, perché è su quello, molto più che su un singolo varco, che si misurerà la qualità delle scelte per il futuro della città.

GEO

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