Adrian Hill, lo scienziato dietro R21/Matrix-M: il vaccino che ha aperto una nuova fase nella lotta alla malaria

 

Scienziato in un laboratorio di ricerca biomedica accanto a un microscopio, provette e monitor con immagini legate allo studio della malaria.
Rappresentazione di un ricercatore impegnato nello sviluppo di vaccini contro la malaria, con strumenti di laboratorio e riferimenti scientifici alla malattia. Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.

Per oltre trent’anni Adrian Hill ha lavorato a uno degli obiettivi più difficili della medicina moderna: realizzare un vaccino efficace, accessibile e producibile su larga scala contro la malaria. Il risultato più importante di questa lunga ricerca è R21/Matrix-M, il secondo vaccino contro la malaria raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità e uno dei più efficaci mai sperimentati su vasta scala contro questa malattia. Dietro il risultato non c’è però il lavoro isolato di un solo scienziato, ma una collaborazione internazionale tra l’Università di Oxford, ricercatori e centri clinici africani, il Serum Institute of India e Novavax, che ha sviluppato l’adiuvante Matrix-M.

Chi è Adrian Hill

Sir Adrian Hill è uno dei più autorevoli studiosi mondiali nel campo dei vaccini contro le malattie infettive. Professore di vaccinologia all’Università di Oxford, ha diretto il Jenner Institute ed è stato il principale responsabile scientifico del programma R21/Matrix-M. La sua attività di ricerca si è concentrata soprattutto sulla malaria, ma ha contribuito anche allo sviluppo delle tecnologie vaccinali utilizzate durante la pandemia di Covid-19. Il Jenner Institute, sotto la sua guida, partecipò infatti alla fase iniziale del programma che portò al vaccino Oxford-AstraZeneca.

La malaria ha rappresentato per Hill una sfida professionale durata diversi decenni. Il parassita responsabile della malattia è molto più complesso di un virus o di un batterio, attraversa differenti fasi del proprio ciclo vitale e possiede notevoli capacità di eludere la risposta immunitaria. Per questo motivo, mentre contro numerose malattie infettive sono stati realizzati vaccini efficaci nel corso del Novecento, la ricerca antimalarica ha richiesto tempi molto più lunghi e una successione di tentativi, insuccessi e graduali miglioramenti.

La malaria resta una delle grandi emergenze sanitarie mondiali

Nonostante i progressi della prevenzione e delle terapie, la malaria continua a causare ogni anno centinaia di milioni di infezioni. Secondo il Rapporto mondiale sulla malaria pubblicato dall’OMS nel dicembre 2025, nel 2024 si sono verificati circa 282 milioni di casi e 610.000 decessi. La regione africana ha concentrato circa il 95% dei casi e delle morti mondiali, mentre i bambini di età inferiore ai cinque anni hanno rappresentato circa tre quarti dei decessi avvenuti nel continente.

La malattia è causata da parassiti del genere Plasmodium e viene trasmessa attraverso la puntura delle zanzare femmine del genere Anopheles. La forma più pericolosa è quella provocata da Plasmodium falciparum, particolarmente diffusa nell’Africa subsahariana. Febbre, brividi, anemia e forte debilitazione possono evolvere rapidamente in forme gravi, con insufficienza multiorgano, danni cerebrali e morte, soprattutto nei bambini piccoli, nelle donne in gravidanza e nelle persone prive di immunità.

Zanzariere trattate con insetticidi, disinfestazioni, diagnosi tempestive e farmaci antimalarici rimangono strumenti essenziali. Tuttavia, la resistenza dei parassiti ai medicinali e quella delle zanzare agli insetticidi minacciano una parte dei risultati ottenuti, mentre povertà, conflitti, crisi climatiche e fragilità dei sistemi sanitari rendono difficile raggiungere tutte le popolazioni a rischio. Il vaccino deve quindi essere considerato uno strumento aggiuntivo, non un sostituto delle altre misure di prevenzione.

Come funziona R21/Matrix-M

R21/Matrix-M è un vaccino progettato per intervenire prima che il parassita della malaria raggiunga il fegato e inizi a moltiplicarsi nell’organismo. Il vaccino presenta al sistema immunitario una parte della proteina circumsporozoita, presente sulla superficie del parassita durante la fase iniziale dell’infezione. In questo modo induce la produzione di anticorpi capaci di riconoscere il parassita e ostacolarne lo sviluppo.

La sigla R21 identifica la componente antigenica, mentre Matrix-M è l’adiuvante sviluppato da Novavax. Un adiuvante è una sostanza che rafforza e orienta la risposta del sistema immunitario, consentendo al vaccino di ottenere una protezione maggiore con una quantità relativamente contenuta di antigene. Matrix-M è basato su saponine e viene impiegato per aumentare la capacità dell’organismo di produrre una risposta immunitaria efficace e duratura.

Uno dei punti di forza di R21 è proprio l’elevata concentrazione relativa dell’antigene della malaria sulla particella utilizzata dal vaccino. Questa caratteristica permette al sistema immunitario di focalizzare maggiormente la risposta contro il bersaglio scelto, migliorando l’efficacia rispetto ad alcuni precedenti tentativi.

Il significato del 75% di efficacia

R21/Matrix-M è stato spesso presentato come il primo vaccino contro la malaria a superare l’obiettivo del 75% di efficacia indicato dall’OMS. La formulazione è corretta se riferita ai risultati degli studi iniziali e alle aree caratterizzate da una trasmissione fortemente stagionale. Non significa però che il vaccino impedisca sempre tre infezioni su quattro in qualunque Paese, stagione o condizione epidemiologica.

Nello studio di fase III, condotto su 4.644 bambini tra i 5 e i 36 mesi in diversi Paesi africani, il vaccino ha mostrato un’efficacia intorno al 75% nei siti in cui le dosi venivano somministrate prima della stagione di maggiore trasmissione. Nei territori in cui la malaria circola durante gran parte dell’anno, con una somministrazione legata all’età del bambino, l’efficacia è risultata più vicina al 68%. I risultati hanno mostrato inoltre un profilo di sicurezza considerato favorevole.

L’efficacia di un vaccino non è una percentuale immutabile: può variare in base alla stagione, all’intensità della trasmissione, all’età dei bambini, al numero di dosi ricevute e al tempo trascorso dalla vaccinazione. Analisi successive hanno inoltre indicato un progressivo calo della protezione nel corso dei mesi, motivo per cui la dose di richiamo assume un ruolo importante.

Il ciclo studiato comprende generalmente tre dosi iniziali e una quarta dose di richiamo circa dodici mesi dopo la terza. In alcune strategie stagionali, la vaccinazione viene programmata in modo che la massima risposta immunitaria coincida con il periodo dell’anno in cui il rischio di contagio è più elevato.

Non è il primo vaccino contro la malaria

Per evitare un’affermazione inesatta, è importante ricordare che R21/Matrix-M non è il primo vaccino antimalarico della storia approvato o raccomandato dall’OMS. Il primo è stato RTS,S/AS01, conosciuto anche come Mosquirix, raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 2021 dopo lunghi studi e programmi pilota condotti in Ghana, Kenya e Malawi.

R21 è diventato il secondo vaccino contro la malaria raccomandato dall’OMS, nell’ottobre 2023. Nel dicembre dello stesso anno ha ottenuto la prequalificazione dell’Organizzazione, passaggio indispensabile per consentire l’acquisto su larga scala da parte delle agenzie delle Nazioni Unite e il sostegno finanziario di organizzazioni come Gavi.

I due vaccini utilizzano principi simili e mirano alla medesima fase iniziale dell’infezione. L’OMS non ha stabilito che uno debba necessariamente sostituire l’altro: la disponibilità di due vaccini amplia l’offerta mondiale, riduce i problemi di approvvigionamento e permette ai singoli Paesi di scegliere in base a costi, disponibilità e organizzazione delle campagne vaccinali.

Il ruolo determinante dei ricercatori africani

Raccontare R21 soltanto come l’invenzione di Adrian Hill sarebbe riduttivo. La sperimentazione decisiva è stata resa possibile da migliaia di bambini e famiglie africane e dal lavoro di medici, infermieri, ricercatori e centri sanitari locali. Gli studi clinici sono stati condotti in Paesi nei quali la malaria è una realtà quotidiana, permettendo di valutare il vaccino nelle condizioni epidemiologiche per le quali era stato progettato.

Hill è stato il principale coordinatore scientifico e una figura centrale nella progettazione del vaccino, ma il risultato appartiene a una vasta rete internazionale di competenze. Tra i nomi maggiormente associati agli studi compare anche la ricercatrice Mehreen Datoo, prima autrice di importanti pubblicazioni scientifiche sui risultati clinici di R21/Matrix-M. Il Serum Institute of India ha assunto il compito della produzione su larga scala, mentre Novavax ha fornito l’adiuvante Matrix-M.

Questo modello di collaborazione è particolarmente importante perché un vaccino destinato prevalentemente ai Paesi a basso reddito deve essere non soltanto efficace, ma anche disponibile in quantità sufficienti e a un prezzo sostenibile. Un prodotto scientificamente eccellente ma troppo costoso o difficile da produrre avrebbe infatti un impatto limitato proprio nelle aree che ne hanno maggiore necessità.

La produzione del Serum Institute of India

Il coinvolgimento del Serum Institute of India, uno dei maggiori produttori mondiali di vaccini, ha consentito di programmare una produzione di centinaia di milioni di dosi. La possibilità di fabbricare R21 su larga scala rappresenta uno dei principali vantaggi del progetto, perché la domanda di vaccini antimalarici in Africa è molto superiore alle quantità inizialmente disponibili.

La prequalificazione dell’OMS non riguarda soltanto l’efficacia clinica, ma anche qualità della produzione, sicurezza, stabilità e conformità degli impianti. Questo riconoscimento ha aperto la strada agli acquisti internazionali sostenuti dall’UNICEF e da Gavi, permettendo ai Paesi con risorse economiche limitate di inserire il vaccino nei programmi pediatrici nazionali.

Dalla ricerca alla vaccinazione dei bambini

Le prime introduzioni su larga scala di R21 sono iniziate nel 2024. Costa d’Avorio e Sudan del Sud sono stati tra i primi Paesi a inserire il vaccino nei programmi ordinari di immunizzazione infantile, seguiti progressivamente da altri Stati africani.

Secondo l’aggiornamento dell’OMS del febbraio 2026, 25 Paesi africani stavano offrendo vaccini contro la malaria nell’ambito dei rispettivi programmi sanitari, utilizzando R21/Matrix-M, RTS,S/AS01 oppure entrambi. La distribuzione non è ancora uniforme: alcuni Paesi hanno avviato campagne nazionali, mentre altri hanno cominciato dalle regioni con il maggior numero di casi e intendono estendere gradualmente la copertura.

Nel solo 2025 hanno introdotto il vaccino Burundi, Uganda, Mali, Guinea, Togo, Etiopia e Zambia; nel 2026 si è aggiunta la Guinea-Bissau. La rapidità dell’estensione dimostra l’enorme richiesta da parte dei Paesi africani, ma mette anche in evidenza la necessità di finanziare dosi, trasporti, personale sanitario, conservazione e sistemi affidabili di richiamo.

Un risultato storico, ma non la fine della malaria

R21/Matrix-M rappresenta senza dubbio una delle maggiori conquiste recenti della medicina preventiva, ma definirlo il vaccino che sconfiggerà da solo la malaria sarebbe fuorviante. Nessun vaccino disponibile garantisce una protezione totale e permanente. Inoltre, milioni di bambini potrebbero non ricevere tutte le dosi previste a causa delle distanze, dei conflitti, della carenza di personale o dell’instabilità dei sistemi sanitari.

La vaccinazione deve essere accompagnata dall’uso delle zanzariere, dal controllo delle zanzare, da test diagnostici accessibili, dalla disponibilità dei farmaci e dal rafforzamento della medicina territoriale. Il beneficio maggiore nasce dall’impiego coordinato di più strumenti, adattati alla situazione di ogni Paese e di ogni regione. L’OMS sottolinea infatti che tutti gli interventi disponibili offrono una protezione parziale e producono il massimo impatto quando vengono utilizzati insieme.

Restano inoltre interrogativi sulla durata della protezione, sull’efficacia a lungo termine, sulla copertura delle dosi di richiamo e sull’impatto reale sulla mortalità quando il vaccino viene utilizzato su milioni di bambini. Questi aspetti richiederanno un monitoraggio continuo, senza diminuire il valore dei risultati già ottenuti.

L’eredità scientifica di Adrian Hill

La storia di Adrian Hill dimostra come i grandi progressi scientifici possano richiedere decenni di ricerca, durante i quali risultati apparentemente insufficienti diventano la base per nuove soluzioni. R21 non è nato da una scoperta improvvisa, ma dal perfezionamento di conoscenze accumulate attraverso numerosi studi, collaborazioni e precedenti vaccini sperimentali.

Il contributo più importante di Hill consiste nell’aver perseguito contemporaneamente efficacia, semplicità produttiva e accessibilità economica. Per una malattia concentrata soprattutto nei Paesi più poveri, questi tre elementi sono inseparabili: non basta scoprire qualcosa che funzioni in laboratorio, occorre renderlo concretamente disponibile alle popolazioni maggiormente esposte.

R21/Matrix-M non è quindi la soluzione definitiva alla malaria, ma un nuovo e potente strumento capace di salvare molte vite, soprattutto tra i bambini africani. Il suo valore storico non deriva soltanto dalla percentuale di efficacia raggiunta, ma dal passaggio dalla sperimentazione alla distribuzione reale in decine di Paesi.

La definizione più precisa per presentare Adrian Hill è dunque questa: lo scienziato che ha guidato lo sviluppo di R21/Matrix-M, il secondo vaccino antimalarico raccomandato dall’OMS e il primo ad aver raggiunto negli studi iniziali l’obiettivo del 75% di efficacia indicato per una nuova generazione di vaccini contro la malaria.

GEO

Adrian Hill è lo scienziato che ha guidato lo sviluppo di R21/Matrix-M, il secondo vaccino contro la malaria raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità e il primo ad aver raggiunto, negli studi iniziali, l’obiettivo del 75% di efficacia indicato per una nuova generazione di vaccini antimalarici. Il progetto, nato all’Università di Oxford e realizzato attraverso una vasta collaborazione internazionale, rappresenta una svolta nella prevenzione di una malattia che colpisce soprattutto l’Africa subsahariana e continua a provocare centinaia di migliaia di morti ogni anno, in particolare tra i bambini. R21/Matrix-M non elimina da solo la malaria, ma amplia gli strumenti disponibili insieme a zanzariere, farmaci, diagnosi precoce e controllo delle zanzare.

Per approfondire le notizie sulla ricerca scientifica, la salute e l’attualità internazionale, visita anche Alessandria Post e Italian News Post.

Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.

Commenti