A Torino, il quartiere Barriera di Milano, sotto la lente di "Che caldo che fa!" di Legambiente: su 88 punti di interesse quasi il 56% è esposto al sole nelle ore centrali. Flashmob e presentazione delle proposte contro il caldo estremo.
“Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città +
fresche, città + giuste”:
in
Piemonte la quinta tappa della campagna
di Legambiente
Torino città sempre più calda: dal 2015 al 2025, nel periodo
estivo, il 65% dei 23 quartieri analizzati ha registrato una temperatura
superficiale media superiore ai 40°C; a rischio quelli periferici per la
"povertà di raffrescamento" e la mancanza di infrastrutture
Il Quartiere di Barriera di Milano sotto la lente degli scatti
termografici di Legambiente:
su 88 punti di interesse quasi il 56% è esposto
al sole nelle ore centrali.
Pesano le limitate aree verdi e infrastrutture blu, e l’assenza di infrastrutture
grigie per l'ombreggiamento
Due parchi a confronto: la colata d’asfalto del Giardino “Giuseppe
Saragat” registra la temperatura più alta con picchi di 42,4 °C nell'aria e
75,6 °C al suolo.
Le temperature crollano rispettivamente del
20% e del 63% nel Giardino “Peppino Impastato”,
"buona pratica" di rifugio
climatico
Questa mattina flashmob in Piazza Foroni con la presentazione delle proposte contro il caldo
estremo:
"A
livello nazionale che venga reso operativo il PNACC, stanziando le risorse
economiche che sono mancate finora; a livello locale, l’aumento della
permeabilità delle aree urbane,
più rifugi climatici e copertura arborea, riqualificazione energetica, un Piano
Regionale sul Welfare Climatico"
CARTELLA STAMPA (foto, video, scheda) -
SCHEDA
DI TORINO
Anche a Torino il caldo estremo non allenta la presa:
mentre la città sta affrontando la coda di un’ennesima ondata di calore,
l'impatto dell’impennata termica si misura direttamente sull'asfalto. Negli
ultimi 10 anni (2015-2025), durante la stagione estiva (1° giugno-31
agosto), dei 23 quartieri del capoluogo piemontese analizzati, il 65%
ha registrato una temperatura media diurna al suolo superiore ai 40°C,
il 26% dei quartieri una temperatura media compresa tra 36 e 40°C e il 9%
inferiore compresa tra 31 e 35°C. Nell'estate 2025, sono
stati 14 i giorni di livello massimo di rischio 3 per la salute e, fino
ad oggi, le ondate di calore dell'estate 2026 hanno già portato a 18
giorni di livello massimo. Ma se il caldo estremo non lascia scampo, sono
le periferie a basso reddito a pagarne il prezzo più alto: più esposte alla
povertà di raffrescamento (l'impossibilità di mantenere freschi spazi urbani e abitazioni)
e all’assenza di infrastrutture.
Legambiente ha scelto il quartiere di Barriera di Milano,
nella periferia nord-est, come oggetto dei monitoraggi nell’ambito della
quinta tappa della sua campagna nazionale “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città +
fresche, città + giuste”,
realizzata con il partner tecnico Ricerca sul Sistema Energetico
- RSE S.p.A. e in collaborazione della Croce Rossa Italiana. Nel quartiere le temperature estreme
si intrecciano con una fragilità sociale: nei periodi estivi degli ultimi 10
anni ha registrato una temperatura media al suolo critica di 42,6°C; ma è anche
tra i quartieri che presentano un indice di povertà energetica elevata secondo
le elaborazioni dell’RSE (pari a 0,64) e il cui indice di disagio socioeconomico
calcolato da Istat tocca quota 102,6 (superando la base comunale di 100). Secondo
le analisi effettuate da Legambiente, concentrate su 88 punti di
interesse (spazi pubblici, aree verdi, servizi essenziali, infrastrutture
grigie e blu) su circa 1 km², emerge che ben 49 (il 55,6%) risultano
direttamente esposti al sole nelle ore centrali e più calde della
giornata (11:00-16:00). In particolare: 3 farmacie su 5, l’unica
posta presente, 10 su 14 tra ristoranti/pizzerie/tavole calde, 10
su 15 negozi di alimentari, entrambe le scuole per l’infanzia presenti,
2 primarie su 3, l’unica scuola superiore, 3 palestre/centri sportivi
e 4 luoghi di culto su 7. A pesare la presenza limitata
delle aree verdi (un solo parco pubblico, 6 giardini nelle piazze e 2 viali
alberati) e di infrastrutture blu (solo 7 fontanelle e 1 piscina a
pagamento) e l’assenza di infrastrutture grigie per l'ombreggiamento
(come portici) e aree pedonali.
Punto critico vs buona pratica: Le temperature più alte rilevate
dalle termografie riguardano il Giardino “Giuseppe
Saragat”, che ha registrato un picco di temperatura ambientale di 42,4 °C e, nei pressi
della pavimentazione gommata sotto gli scivoli, una temperatura superficiale di 75,6 °C. Quest’area
verde, infatti, rappresenta per Legambiente un paradosso: l'eccessiva
asfaltatura per far spazio a giochi e campo da basket ha creato un'isola di
calore che rende l'area invivibile per gran parte del giorno. Diverso nei luoghi più ombreggiati
dove la temperatura superficiale crolla del 63% e quella ambiente di
circa il 20%. Ne è un emblema il Giardino
“Peppino Impastato” di largo Sempione: i “giochi d'acqua” e la folta
alberatura lo rendono un vero e proprio rifugio climatico, nonché una “buona
pratica” di contrasto del caldo estremo in città. Qui gli scatti
termografici hanno registrato le temperature più basse del quartiere: 34°C
ambientale e 28°C al suolo.
I dati sono stati presentati da Legambiente al culmine del
flash mob organizzato questa mattina in Piazza Foroni:
muniti di bacinelle, ventagli, ombrelli parasole i partecipanti hanno messo in
scena i gesti di resistenza dal caldo in città, chiedendo “città più fresche e
più giuste”. In questa occasione l’associazione ambientalista ha lanciato 5
proposte al Comune di Torino e alla Regione Piemonte contro
il caldo estremo in città: 1) Avviare la deimpermeabilizzazione e
rinaturalizzazione delle aree urbane, a partire dalle zone più esposte alle
isole di calore, ricorrendo alle Nature-based Solutions. Si richiede
alla Regione Piemonte di accompagnare tale percorso attraverso programmi
dedicati alla rigenerazione climatica delle città, fissando il principio del
saldo di impermeabilizzazione zero come riferimento per le future politiche
urbanistiche. 2) Introdurre, nella pianificazione urbanistica, obiettivi
vincolanti di copertura arborea, a partire dalle aree con maggiori deficit ambientali e sociali. 3)
Creare una rete permanente e capillare di rifugi climatici di
prossimità in ogni quartiere, mappando e attrezzando spazi pubblici freschi e
gratuiti (come biblioteche, scuole e centri civici) per proteggere la
popolazione dalle ondate di calore. 4) Istituire un "Piano Casa Climatico",
partendo dalle abitazioni in
edilizia residenziale pubblica, destinando fondi per la riqualificazione
energetica degli edifici così da abbassare il fabbisogno energetico, migliorare
il comfort interno e garantire un miglior benessere ai residenti. 5) Istituire
un Piano Regionale sul Welfare Climatico contro la cooling poverty,
integrando politiche sociali, sanitarie, energetiche e urbanistiche, e un
Osservatorio sulla Vulnerabilità Climatico-Sociale (con ARPA, ASL e
Università) per mappare i rischi insieme alla cittadinanza, associazioni e
sindacati, definendo un modello integrato di politiche sociali e ambientali che
diventi un punto di riferimento nazionale.
Sergio Capelli, Direttore
Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta dichiara: “La prima edizione piemontese della
campagna “Che caldo che fa” conferma i nostri timori rispetto a un quadro
preoccupante anche per Torino, che risente sempre più degli effetti della crisi
climatica. Alle piogge torrenziali sempre più frequenti, si alternano intense
ondate di calore e temperature elevate rese insostenibili nelle aree urbane
dalla mancanza di infrastrutture, spazi verdi e servizi adeguati ad
affrontarle, come dimostrano le nostre termografie. Le prolungate altissime
temperature registrate in questo inizio di estate hanno messo a dura prova la
cittadinanza, con un aumento di mortalità fra gli over 65 del 3% sul territorio
piemontese. Tra il 18 e il 30 giugno Torino, secondo il rapporto del sistema
HHWWS-SISMG, realizzato dal Ministero della Salute insieme al Dipartimento
della Protezione civile, ha registrato un eccesso statisticamente significativo
della mortalità tra gli over 65, pari al 35% rispetto ai valori attesi. Per
questo chiediamo, a livello nazionale, che il Piano Nazionale di Adattamento ai
Cambiamenti Climatici venga reso operativo, stanziando le risorse economiche
che sono mancate finora; insieme a interventi di mitigazione e adattamento a partire
da un potenziamento dei programmi di forestazione urbana e dei rifugi climatici
iniziando dai quartieri dove la carenza dei servizi si incrocia con
vulnerabilità socioeconomiche, più esposti di altri agli effetti delle alte
temperature”.
Francesco D’Oria Ricercatore
RSE - Gruppo di Ricerca Uso Efficiente dell’Energia, aggiunge: “Incrociando la spesa
energetica delle famiglie con i loro redditi, Barriera di Milano è emersa
subito come una delle zone più vulnerabili di Torino. Qui la povertà energetica
si vive sulla pelle: troppe persone sono costrette in case vecchie, caldissime
e senza la possibilità economica di accendere un condizionatore. Ma l'analisi
sul campo ci ha mostrato un quartiere ricco di contrasti: da strade
completamente cementate, dove il caldo è soffocante, ad aree verdi con
temperature locali molto più basse. Ciò dimostra che per proteggere i cittadini
dobbiamo agire su due fronti: aiutare le famiglie dentro le mura domestiche e
usare la forza del verde per ridisegnare lo spazio fuori, isolato per isolato.”
Torino: caldo estremo e
vulnerabilità sociale. A Torino l'aumento delle temperature si
attesta a +1°C rispetto alla media 1971-2000 secondo l'Istat e a +2,8°C
rispetto al 1960 secondo Berkeley Earth. Preoccupa il boom delle notti
tropicali (con temperature sempre sopra i 20°C): nel 2023 sono state
57 (praticamente due mesi), +16,2 notti rispetto alla media del decennio
2006-2015, nonostante un'estate meno torrida delle precedenti; 13 invece gli eventi meteo estremi, dal 2015 al
2025, che hanno causato ingenti danni, raccolti dall’Osservatorio Città
Clima. Sul fronte socioeconomico, la città presenta un reddito medio
nel 2024 di 30.059 euro e un tasso di occupazione del 68% (contro il 62,5%
nazionale), ma a fronte di questi dati positivi la disuguaglianza nella
distribuzione dei redditi è pari a 15, superando la media nazionale di 11,6.
Il monitoraggio di Legambiente e RSE: è avvenuto l’8 luglio 2026 sull’areale tra l’Ospedale San Giovanni Bosco, Via Malone (dove vicino si svolge il mercato quotidiano di Piazza Foroni), Corso Giulio Cesare (arteria principale della circoscrizione), Via Petrella e Via Cimarosa, individuando due percorsi di osservazione, costruiti secondo la logica della “città dei 15 minuti. Ovvero itinerari brevi, percorribili a piedi, che attraversano luoghi significativi della vita quotidiana del quartiere: servizi sanitari (ambulatori, farmacie, studi medici), servizi di prossimità (negozi alimentari, banche, uffici postali), strutture scolastiche, centri di aggregazione culturale e sportiva, aree verdi (parchi, giardini, zone di sosta attrezzate), infrastrutture grigie (portici, fermate del trasporto pubblico locale, marciapiedi ampi e percorsi pedonali sicuri) e blu, come (fontanelle, fontane pubbliche, casette dell’acqua). Nota metodologica. I dati termici sono stati raccolti combinando una termocamera a infrarossi (per misurare le temperature superficiali dei materiali) e un igrometro per i valori ambientali di temperatura e umidità. L'analisi delle temperature superficiali dei 23 quartieri degli ultimi 10 anni (2015-2025), durante la stagione estiva è basata su dati satellitari elaborati attraverso la piattaforma Google Earth Engine (GEE), considerando le sole immagini acquisite nel periodo estivo (1° giugno – 31 agosto) per ciascun anno, nella fascia oraria diurna, filtrando automaticamente i pixel classificati come nuvola o ombra da nuvola tramite la banda QA_PIXEL. L'indicatore di povertà energetica è stato elaborato da RSE S.p.A. incrociando indicatori quali l'anzianità dei fabbricati, la tipologia strutturale e il numero medio di componenti per nucleo familiare su 94 quartieri. Mettendo in relazione il consumo potenziale delle case con la vulnerabilità economica delle famiglie, il modello ha mappato il disagio nei 94 quartieri della città, individuando le criticità maggiori – oltre a Barriera di Milano – nei quartieri di Parco Mario Carrara, Villaggio Snia, Sanatorio – Gerbido, Borgo San Giorgio, Regio Parco, Borgata Maddalene, Falchera, Nuova Fiat, Vallette.
Le iniziative di “Che Caldo Che fa” 2026 rientrano nella campagna europea “Cities, not saunas”
promossa dal CAN Europe.
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