Zvernec, fake news e investimenti: chi difende davvero l’interesse dell’Albania? di Artur Nura - Pubblicato da Giuseppina De Biase



Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un fenomeno preoccupante: una protesta nata attorno a un progetto turistico è stata trasformata, da alcuni media e commentatori, in una presunta manifestazione di antisemitismo. Una semplificazione tanto grave quanto falsa.

L’Albania non sta protestando contro gli ebrei. Non sta protestando contro Israele. Non sta protestando contro una religione o un popolo.

L’Albania sta discutendo di investimenti, ambiente, sviluppo economico e gestione del territorio. Temi legittimi in qualsiasi democrazia.

Eppure, invece di affrontare il merito della questione, qualcuno ha preferito ricorrere alla scorciatoia più pericolosa: etichettare migliaia di cittadini come estremisti o antisemiti. Un’accusa che non regge né storicamente né politicamente.

La storia dell’Albania parla da sola. Durante la Seconda guerra mondiale, mentre gran parte dell’Europa collaborava con le deportazioni naziste, l’Albania fu l’unico Paese del continente in cui il numero degli ebrei aumentò grazie alla protezione offerta dalle famiglie albanesi. Musulmani, cattolici e ortodossi rischiarono la propria vita per salvare quella degli altri. È un fatto storico riconosciuto a livello internazionale, non una narrazione patriottica.

Per questo motivo attribuire all’Albania un presunto antisemitismo collettivo non è soltanto falso: è un’offesa alla verità storica.

Ma c’è un altro aspetto che merita attenzione.

Da settimane il progetto turistico di Zvernec viene presentato come la prova di un’Albania che svende il proprio patrimonio naturale. Altri, al contrario, lo descrivono come un investimento strategico capace di trasformare il Paese in una destinazione turistica di fascia alta.

La verità è che un dibattito serio dovrebbe tenere insieme entrambe le questioni: tutela ambientale e sviluppo economico. Ciò che spesso viene omesso è che il Parlamento europeo ha respinto un emendamento che chiedeva di inserire nella relazione sull’Albania una condanna specifica dell’operazione. Parallelamente, il Parlamento europeo continua a considerare l’Albania uno dei Paesi più avanzati nel percorso di adesione all’Unione Europea e ne riconosce i progressi nel processo di integrazione.

Questo significa che tutte le preoccupazioni ambientali siano infondate? Assolutamente no.

La stessa Commissione europea ha chiesto attenzione sugli aspetti ambientali e sul rispetto degli standard europei. Ma una cosa è discutere di valutazioni ambientali, procedure amministrative e sostenibilità. Un’altra è costruire una campagna internazionale che descrive l’Albania come un Paese ostile agli investimenti o incapace di gestire il proprio sviluppo.

L’Albania degli ultimi anni ha attirato investimenti internazionali senza precedenti nel turismo, nelle infrastrutture, nell’energia e nella logistica. Questo processo non è privo di errori o controversie, ma rappresenta uno dei principali motori della crescita economica nazionale. Lo stesso governo considera il turismo di alta gamma e gli investimenti strategici una leva fondamentale per aumentare occupazione, entrate fiscali e visibilità internazionale del Paese.

Chi protesta ha il diritto di chiedere trasparenza, garanzie ambientali e rispetto della legge. Ma chi utilizza quelle proteste per alimentare campagne diffamatorie contro l’Albania o per diffondere la falsa idea che dietro la mobilitazione popolare vi sia odio etnico o religioso, non sta difendendo l’ambiente. Sta semplicemente deformando la realtà.

L’Albania ha bisogno di più investimenti, non di meno.

Ha bisogno di regole chiare, non di propaganda. Ha bisogno di proteggere le proprie coste, le proprie lagune e la propria biodiversità, ma anche di creare opportunità per le nuove generazioni che troppo spesso continuano a emigrare.

La vera sfida non è scegliere tra sviluppo e ambiente. La vera sfida è dimostrare che un Paese può fare entrambe le cose. Chi riduce tutto a slogan, chi parla di antisemitismo dove non esiste e chi usa la disinformazione per colpire l’immagine internazionale dell’Albania, non contribuisce al dibattito democratico.

Contribuisce soltanto alla confusione. E l’Albania merita molto di più della confusione.

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