Controtempo Stagione 2026/2027
Viviamo in un tempo che
chiede velocità. Velocità di consumo, di giudizio, di risposta. Un tempo che
sembra aver smarrito il valore dell'attesa e della complessità.
Il teatro, da sempre, si
muove controtempo.
Controtempo è il titolo
della nostra stagione perché ci piace pensare che il teatro sia ancora il luogo
in cui è possibile sottrarsi all'urgenza del presente per abitare il dubbio, la
contraddizione, l'ascolto. Un luogo in cui le domande hanno più valore delle
risposte e in cui la fragilità umana non viene nascosta ma condivisa.
Controtempo significa
anche scegliere strade non scontate. Difendere l'originalità contro la
tendenza, la singolarità contro l'omologazione, la differenza come ricchezza e
non come ostacolo. È il diritto di seguire traiettorie impreviste, di accostare
linguaggi apparentemente lontani, di mettere in dialogo tradizione e
contemporaneità.
Ma Controtempo è
soprattutto il rapporto misterioso che il teatro intrattiene con il tempo
stesso.
Sul palcoscenico il
tempo si dilata, accelera, torna indietro. Una sera può contenere una vita
intera. Il passato si fa presente, il presente diventa memoria. Shakespeare,
nel Racconto d'inverno, arriva a far entrare in scena il Tempo come
personaggio, affidandogli il compito di attraversare gli anni con la leggerezza
di una battuta. È un gesto profondamente teatrale: ricordarci che il tempo non
è soltanto ciò che ci attraversa, ma anche ciò che possiamo immaginare
diversamente.
Forse è questo che
cerchiamo ogni volta che si spegne la luce in sala: fermare, almeno per un
istante, il rumore del mondo. Restituire peso alle parole, ai silenzi, agli
sguardi. Condividere un'esperienza irripetibile che esiste soltanto qui e ora,
e che proprio per questo resiste.
Anche questa stagione
nasce da una idea di resistenza disarmata e ostinata.
Il Teatro Menotti
continua a investire con convinzione nella produzione, assumendosi il rischio e
la responsabilità della creazione artistica. Lo fa accanto ad alcuni dei più
importanti teatri italiani, a testimonianza di un percorso che negli anni ha saputo
conquistare credibilità e fiducia.
Con particolare emozione guardiamo anche alla straordinaria partecipazione di
numerosi sostenitori e mecenati che hanno scelto di accompagnare la nascita di
Platonov. Un gesto raro e prezioso, che restituisce al teatro la sua dimensione
più autentica: quella di un bene comune, costruito attraverso la responsabilità
e il desiderio di una comunità.
Peter Stein, compagno di
viaggio prezioso, inaugurerà il Festival dei Due Mondi di Spoleto con il suo
Platonov, una grande coproduzione che coinvolge, oltre al Festival, il Teatro
di Roma, il Teatro Biondo di Palermo e il Teatro Stabile di Catania. Liv Ferracchiati
firma la regia di Regina Madre di Manlio Santanelli con Milvia Marigliano e
Gennaro Di Biase, in dialogo con il Teatro di Roma, il Teatro Nazionale di
Napoli, il Teatro Biondo e il Teatro Stabile del Veneto. Franco Però dirige
Stefania Rocca e Franco Castellano in Quando scende la notte in produzione con il Teatro Stabile
del Friuli Venezia Giulia - Il Rossetti, Teatro delle Città di Catania, mentre
Maddalena Crippa affronta il mito di Agamennone nel debutto al Festival di
Segesta.
Per un teatro della
città di rilevanza culturale come il Menotti, riconosciuto dal Ministero della
Cultura nel 2025, non si tratta soltanto di un traguardo istituzionale. È il
segno concreto che anche una realtà di dimensioni contenute può diventare luogo
di attrazione, di alleanza e di progettazione condivisa con alcune delle più
importanti istituzioni teatrali del Paese. Perché il teatro, forse, non serve a
indicarci la strada giusta. Serve piuttosto a ricordarci che esistono ancora
strade alternative, deviazioni possibili, nuovi inizi.
Controtempo, contro il
tempo appunto.
Emilio Russo
A completare questo disegno, il
Menotti continua a coltivare il dialogo tra linguaggi, generazioni e forme
della scena. Le produzioni attraversano la memoria letteraria e musicale con I
segreti di Milano, viaggio nell’universo di Giovanni Testori e nelle
trasformazioni della città; Volete sapere perché vale la pena vivere? Parole
e musiche per Woody Allen, omaggio teatrale e musicale al suo immaginario
ironico, nevrotico e malinconico; e Ahi Maria! Un teatro canzone per Rino
Gaetano, che restituisce sulla scena la voce libera, irregolare e
visionaria del cantautore.
Le ospitalità internazionali invitano,
ancora una volta, ad allargare lo sguardo: Leonardo da Vinci dello
Yamamoto Noh Theater, in cui il teatro Noh incontra il jazz della Kurage Band; Desert
Films, con James Franco per la prima volta sulle scene italiane; Les
Virtuoses, tra musica, magia e comicità; Dr. Nest dei Familie Flöz,
con la loro invenzione poetica fatta di maschere e corpi; e The Horse of
Jenin, di e con Alaa Shehada, testimonianza necessaria e profondamente
umana.
Con Sette a Tebe e Vangeli,
Gabriele Vacis torna a interrogare le grandi parole dell’antico e del sacro,
facendole risuonare nelle inquietudini del presente. Due lavori che
attraversano il mito, la guerra, la grazia e la verità come materia viva della
scena.
Il resto della stagione compone un
paesaggio ampio e attraversato da immaginari differenti: Giulietta e Romeo.
Il corpo di Shakespeare, con i danzatori della compagnia Eleina D. e Andrea
Bettaglio; Avantgarde, creazione visionaria della compagnia NoGravity; La
Bisbetica domata, con Amanda Sandrelli; Vita del Signor Molière, con
Fausto Paravidino; Per amore dell’Amore. Herbert Pagani: Musica, Poesia,
Arti, di e con Caroline Pagani; Scaramuccia, con Stivalaccio Teatro;
Animali umani, con Roberto Mercadini; e Io, Charles. Omaggio a
Bukowski, con Marco Bocci e Pia Lanciotti. Classici e scritture
contemporanee, teatro fisico e parola civile, musica e racconto, gesto e
pensiero convivono senza comporre un semplice catalogo di titoli, ma una
geografia di esperienze: una stagione che continua a cercare nel teatro un
tempo altro, condiviso, vivo.
23 settembre | PRIMA ASSOLUTA
Leonardo da Vinci
Produzione Yamamoto Noh Theater | OSPITALITÀ
Con Yamamoto Noh Theater & Kurage Band
29 settembre | 7 ottobre | PRIMA MILANESE
Agamennone
Produzione Tieffe Teatro | PRODUZIONE
Di Fabrizio Sinini
Con Maddalena Crippa, Sergio Basile, Claudio Pellegrini, Emilia Scatigno, Alessandro Sampaoli
Regia Gianluigi Fogacci
8 | 11 ottobre | PRIMA MILANESE
Desert Films
Produzione Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini, Ashton Ramsey, in collaborazione Show Bees Srl | OSPITALITÀ
Di James Franco
Con James Franco e Blaine Kern III
Regia James Franco e Peter Gold
15 | 18 ottobre| PRIMA MILANESE
Les Virtuoses
Produzione Les Virtuoses | OSPITALITÀ
Con Mathias e Julien Cadez
20 | 25 ottobre | PRIMA MILANESE
Giulietta e Romeo. Il corpo di Shakespeare
Produzione La Luna nel letto, Teatri di Bari, Compagnia Eleina D. | OSPITALITÀ
Con i danzatori della compagnia Eleina D. e Andrea Bettaglio
Drammaturgia e Regia Michelangelo Campanale
Coreografie Vito Leone Cassano
26 e 27 ottobre | PRIMA MILANESE
Alda Merini. All’amore non si resiste/ Tra le tue braccia
Produzione Artemis Danza co-produzione Solares Fondazione delle Arti
In collaborazione con Tieffe Teatro | OSPITALITÀ
Concept e coreografie Monica Casadei
Con Sandra Soncini e sei ballerini
29 ottobre | 8 novembre | PRIMA MILANESE
Avantgarde
Produzione NoGravity Theatre | OSPITALITÀ
Con Compagnia NoGravity
Coreografia Emiliano Pellisari & Mariana/P
10 e 11 novembre
Sette a Tebe: questo Terribile Amore Per La Guerra
Produzione PoEM Impresa Sociale con il supporto di 76° Ciclo Spettacoli Classici Teatro Olimpico di Vicenza ArtistiAssociati – Centro di Produzione Teatrale Fondazione ECM Settimo Torinese | OSPITALITÀ
Da Eschilo
Con Davide Antenucci, Andrea Caiazzo, Pietro Maccabei, Lucia Raffaella Mariani, Eva Meskhi, Erica Nava, Enrica Rebaudo, Edoardo Roti, Letizia Russo, Lorenzo Tombesi, Gabriele Valchera
Regia Gabriele Vacis
12 | 15 novembre | PRIMA MILANESE
Vangeli
Produzione Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale in collaborazione con Poem Impresa Sociale Potenziali eVocati Multimediali | OSPITALITÀ
Dì Gabriele Vacis e Compagnia PoEM
Con Davide Antenucci, Andrea Caiazzo, Eleonora Limongi Pietro Maccabei, Lucia Raffaella Mariani, Eva Meskhi, Erica Nava, Enrica Rebaudo, Edoardo Roti, Kyara Russo, Lorenzo Tombesi, Gabriele Valchera
Regia Gabriele Vacis
17 | 22 novembre | PRIMA MILANESE
La Bisbetica domata
Produzione La Contrada Teatro Stabile di Trieste | OSPITALITÀ
Di William Skakespeare
Con Amanda Sandrelli e Maurizio Zacchigna, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Adriano Giraldi, Riccardo Naldini, Marzia Postogna
Regia di Roberto Aldorasi
27 | 29 novembre
I segreti di Milano
Produzione Tieffe Teatro PRODUZIONE
Di Giovanni Testori|
Cast in via di definizione
10 | 31 dicembre | PRIMA NAZIONALE
Volete sapere perché vale la pena vivere?
Parole e musiche per Woody Allen
Produzione Tieffe Teatro | PRODUZIONE
Con Fabrizio Checcacci, Roberto Andrioli, Lorenzo degl’Innocenti e cast in via di definizione
Regia Emilio Russo
16 | 24 gennaio
Ahi Maria! Un Teatro Canzone per Rino Gaetano | PRODUZIONE
Produzione Tieffe Teatro
Di Emilio Russo
Con Andrea Miró, Camilla Barbarito, Laura Frascari, Federica Garavaglia, Francesca Tripaldi, Sofia Weck e Maria Luisa Zaltron
Arrangiamenti musicali e Direzione Artistica Alessandro Nidi
26 | 31 gennaio | PRIMA MILANESE
Vita del Signor Molière
Produzione Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico e Compagnia Mauri Sturno | OSPITALITÀ
Di Maria Teresa Berardelli Liberamente ispirato al romanzo di Michail Bulgakov
Con Fausto Paravidino, Barbara Giordano, Aurora Spreafico, Paolo Madonna, Paolo Faroni, Diego Giangrasso
Regia di Danilo Capezzani
9 | 21 febbraio | PRIMA MILANESE
Quando scende la notte | PRODUZIONE
Produzione Tieffe Teatro, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia - Il Rossetti, Teatro delle Città di Catania
Di Hanif Kureishi
Con Stefania Rocca e Franco Castellano
Regia Franco Però
23 febbraio | 11 marzo | PRIMA MILANESE
Platonov | PRODUZIONE
Produzione Tieffe Teatro, Fondazione Teatro di Roma, Teatro Stabile di Catania, Teatro Biondo Stabile di Palermo
Di Anton Čechov
Con Alessandro Averone, Maddalena Crippa, Sergio Basile, Gianluigi Fogacci, Andrea Nicolini, Francesco Santagada, Maria Chiara Centorami, Odette Piscitelli, Alessandro Sampaoli, Emilia Scatigno, Tommaso Garrè, Davide Lorino, Sebastian Gimelli Morosini, Giulio Petushi e Paola Giorgi
Regia Peter Ste
12 | 14 marzo
Dr. Nest
Produzione Familie Flöz con Theaterhaus Stuttgart, Stadttheater Wolsburg e L'Odyssée Périgueux con il supporto del Schleswig-Holtesin Music Festival e Theater Duisburg | OSPITALITÀ
Con Familie Flöz
Regia Hajo Schüler
17 | 19 marzo | PRIMA MILANESE
The horse of Jenin
Produzione Theatre Courage | OSPITALITÀ
Di e con Alaa Shehada
Regia Katrien van Beurden e Thomas van Ouwerkerk
3 e 4 aprile
Herbert Pagani. Per amore dell’Amore. Musica, Poesia, Arte
Produzione Teatro Baretti | OSPITALITÀ
Di e con Caroline Pagani
6 | 11 aprile PRIMA MILANESE
Scaramuccia. Una commedia dell’arte
Produzione Stivalaccio Teatro, TSV – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano | OSPITALITÀ
Con Stivalaccio Teatro
Drammaturgia e Regia Marco Zoppello
13 | 18 aprile
Animali umani. Un monologo su tutti noi
Produzione SILLABA | OSPITALITÀ
Di e con Roberto MeNapoli, Teatro aprile | PRIMA MILANESE
Io, Charles- Omaggio a Bukowski
Produzione Stefano Francioni | OSPITALITÀ
Di Sonia Antinori
Con Marco Bocci e Pia Lanciotti
Regia di Alessio Pizzech
11 | 23 maggio| PRIMA MILANESE
Regina Madre
Produzione Tieffe Teatro, Fondazione Teatro di Roma, il Teatro Nazionale di Napoli, Teatro Biondo Stabile di Palermo e il Teatro Stabile del Veneto | PRODUZIONE
Di Manlio Santanelli Con Milvia Marigliano e Gennaro Di Biase
Regia Liv Ferracchiati
PARTNER E SOSTENITORI
La Stagione 2026/2027 del
Teatro Menotti è resa possibile, innanzitutto, grazie al sostegno delle
istituzioni pubbliche e dei partner che ne condividono visione, responsabilità
culturale e impegno verso la città.
Un ringraziamento
particolare va al Ministero della Cultura, che nel 2025 ha riconosciuto il
Menotti come Teatro delle Città, a Regione Lombardia e al Comune di Milano, per
il continuo supporto a un progetto culturale profondamente radicato nel
territorio e aperto alla contemporaneità.
Un grazie sentito ai
partner privati storici: a Repower, che ha trovato nel Teatro Menotti una vera
e propria casa, contribuendo alla crescita di uno spazio di relazione e
cultura; a Gruppo CAP, con cui costruiamo nuovi progetti e contenuti attraverso
percorsi di ricerca artistica, dialogo e condivisione e a Fondazione AEM –
Gruppo A2A, che sostiene la realizzazione di numerose attività formative e
culturali per le scuole e la cittadinanza garantendo l’accesso a proposte
gratuite di qualità, con una particolare attenzione alle nuove generazioni. Un
ringraziamento va a Martino Midali ed Enrico Rizzi, per la vicinanza, il
sostegno e la fiducia dimostrati nel tempo, oltre a Rubinia Milano, Creasens
srl e Pio istituto dei sordi per il sostegno a tutte le attività che rendono il
nostro Teatro più accessibile.
Questa stagione segna,
infine, un passaggio importante: la nascita di una nuova forma di
partecipazione da parte di chi sceglie di sostenere direttamente il lavoro del
teatro. Grazie alle persone che, attraverso Art Bonus, hanno creduto nella
realizzazione di Platonov, è stato possibile contribuire alla nascita di un
progetto artistico significativo, capace di affermarsi nel panorama teatrale
nazionale e oltre. Un ringraziamento speciale va a tutti i donatori del
progetto e, in particolare, a Costanza Fiani, per il prezioso supporto e la
fiducia accordata.
L’attività del
Teatro è sostenuta da
|
Con
il sostegno di |
|
Rubinia Milano, Creasens srl, Pio istituto dei sordi Si ringraziano Martino Midali, Enrico Rizzi Un grazie speciale a Costanza Fiani e ai Sostenitori del Teatro Menotti |
|
Per un
Teatro più accessibile, grazie a: |
|
Teatro
convenzionato |
LE PRODUZIONI
29 settembre | 7 ottobre
PRIMA MILANESE
AGAMENNONE
MADDALENA
CRIPPA, GIANLUIGI FOGACCI
Di Fabrizio Sinisi
Regia Gianluigi Fogacci
Con Maddalena Crippa, Sergio Basile, Claudio Pellegrini, Emilia
Scatigno, Alessandro Sampaoli
Progetto scenico Gianluigi Fogacci
Costumi Marina Mango
Musiche Andrea Nicolini
Luci Pietro Sperduti
Produzione Tieffe Teatro
PERSONAGGI
E INTERPRETI
AGAMENNONE SERGIO BASILE
CLITENNESTRA MADDALENA CRIPPA
CASSANDRA EMILIA SCATIGNO
IL CORO CLAUDIO PELLEGRINI E ALESSANDRO SAMPAOLI
Una
casa attraversata dall’attesa, una guerra finita che continua a lasciare ferite
aperte, un ritorno che invece di ricomporre gli equilibri li fa definitivamente
esplodere.
Con Agamennone, Fabrizio Sinisi rilegge il capolavoro di Eschilo trasformandolo
in una tragedia intima e feroce, dove il mito smette di appartenere al passato
e diventa specchio inquieto del presente.
Diretto da Gianluigi Fogacci, lo
spettacolo mette al centro non l’epica della vittoria, ma le sue conseguenze:
il vuoto lasciato dalla guerra, la difficoltà di tornare a vivere, la fragilità
del potere, il peso delle colpe e dei desideri rimossi. I personaggi si muovono
dentro un paesaggio emotivo instabile, sospesi tra bisogno d’amore, memoria,
violenza e desiderio di redenzione.
In scena Maddalena Crippa, Sergio
Basile, Claudio Pellegrini, Emilia Scatigno e Alessandro Sampaoli danno corpo a
figure profondamente umane, attraversate da tensioni contemporanee pur restando
immerse nella dimensione tragica del mito.
NOTE DI REGIA DI GIANLUIGI FOGACCI
Una
riscrittura potente e poetica dell’Agamennone di Eschilo di Fabrizio Sinisi,
uno dei più importanti e rappresentati drammaturghi italiani. Una riflessione
profonda sul rapporto fra potere e relazioni umane, un passato tragico e
doloroso che si riverbera in un presente pieno di incognite, in cui il
vincitore di un conflitto decennale appare in verità come un uomo sconfitto e
schiacciato dai rimorsi, che trova solo nei ricordi la forza di portare avanti
la propria esistenza. Una regina che abita il palazzo del potere ma che si
sente inadeguata al ruolo del comando, e che nell’attesa del ritorno del suo re
trascina la sua vita nel vizio e nella decadenza, cercando di placare un dolore
antico. L’incontro, tanto atteso fra queste due figure terribili e disperate
non sarà privo di momenti di grande amore e intimità ma sempre pervasi da un
presagio tragico, e che culminerà in un definitivo regolamento di conti. Una
ragazza che non riesce a reggere il suo talento di profetessa e che cercherà
invano di invertire le onde del destino che presagisce con troppa lucidità. Il
tutto sullo sfondo di una città sfinita da una guerra che sembra eterna e che
ha perso la sua guida morale e i valori su cui è stata fondata e grazie ai
quali ha prosperato. I richiami alla contemporaneità, pur non essendo espliciti
son fin troppo riconoscibili, soprattutto alla luce dei recentissimi
avvenimenti storici. In questa frammentazione del mito e sgretolamento della
classicità la figura del coro si riduce a un personaggio che interviene nell’azione
più che commentarla e che non si sottrae alla sua parte di responsabilità
nell’epilogo che, pur essendo già scritto, sorprende per violenza e
drammaticità. L’intento della regia è di valorizzare al massimo tutte le
sfumature di un testo, che riesce a parlarci con un linguaggio altamente
poetico ma allo stesso tempo quasi quotidiano. Questa valorizzazione si potrà
attuare solo attraverso il lavoro degli attori, liberandosi il più possibile da
stili recitativi convenzionali o comunque già sperimentati. L’elemento scenico
sarà solo un letto che si muoverà su ruote e che occuperà varie posizioni nello
spazio. Un elemento dal forte valore simbolico ma che fungerà anche d macchina
scenica, da enkuklema, da letto nuziale, da seduta. Il contributo musicale
dovrà aiutare lo spettatore ad entrare in uno stato emotivo, ma dovrà sempre
rimanere in secondo piano rispetto alla voce degli attori, escludo per tanto il
ricorso a melodie dal carattere descrittivo che correrebbero il rischio di
doppiare o sostituirsi ai climax delle varie scene così ben indicati dal testo.
Le luci dovranno svelare gli antri più oscuri dell’animo dei personaggi, mi
immagino un crepuscolo iniziale che si fa notte sempre più nera, interni di
palazzo appena rischiarati dal bagliore delle torce.
27 | 29 novembre
I SEGRETI DI MILANO
GIOVANNI
TESTORI
Cast
da definire
Con il sostegno della Fondazione Cariplo
Produzione
Tieffe Teatro
Un racconto teatrale, ma anche un
viaggio all'interno di una delle più straordinarie opere letterarie del
Novecento italiano. Con I Segreti di Milano, Giovanni Testori disegna un
immenso affresco umano popolato da personaggi che attraversano quattro romanzi
e due commedie, alternando il ruolo di protagonisti e comprimari, intrecciando
destini individuali e vicende collettive.
È un ciclo letterario e teatrale, ma
anche una saga familiare, anzi di famiglie, che vivono e "abitano"
luoghi insieme circoscritti e universali: i prati sotto il Ponte della
Ghisolfa, il Fabbricone di Vialba, i cancelli delle fabbriche, il baracchino.
Una Milano apparentemente lontana da quella dei salotti e del benessere, da
quella dei ricchi che arrivano con le automobili di lusso alla ricerca di amori
clandestini, sottomissioni a buon mercato e poco altro.
Eppure, è proprio questa la Milano che
Testori ha amato e raccontato: una periferia che esplode di vita, di passioni
autentiche, di speranze ostinate, di amori contrastati e perduti, di famiglie
unite e disgregate, di valori assoluti, di canti e disincanti. Il nostro
viaggio, però, non può fermarsi lì. Come ogni viaggio, dovrà prima o poi
tornare indietro, per riportare agli sguardi e alle coscienze del presente il
racconto di un'Italia che cercava di rialzarsi tra le macerie fisiche e morali
del dopoguerra, sospesa tra il richiamo del sogno americano e la nebbia, quella
scighera che lentamente si dirada portando con sé segreti, illusioni e
verità troppo a lungo taciute. In scena, in questo percorso di andata e
ritorno, giovani e giovanissimi attori e musicisti daranno vita a una
drammaturgia "esplosa", capace di mescolare leggerezza e malinconia,
rabbia e vitalità, memoria e desiderio di futuro. Perché i segreti di Milano,
forse, non appartengono soltanto alla città raccontata da Testori, ma
continuano ancora oggi a interrogare il nostro modo di amare, di lottare, di
perdere e di sperare.
I segreti di Milano
è il punto di arrivo del progetto sostenuto da Fondazione Cariplo, un percorso
di formazione, ricerca e creazione che ha coinvolto giovani partecipanti under
35 nelle diverse esperienze della scena. Attraverso il lavoro su teatro,
musica, suono, luci e costumi, il progetto ha accompagnato i partecipanti
dentro un processo artistico condiviso, trasformando il laboratorio in uno
spazio di incontro tra pratica teatrale, memoria urbana e immaginazione
collettiva. Al centro c’è l’opera di Giovanni Testori, una delle voci più
potenti del Novecento italiano.
10 | 31 dicembre
PRIMA NAZIONALE
VOLETE SAPERE PERCHÉ VALE LA PENA VIVERE?
PAROLE E MUSICHE PER
WOODY ALLEN
Regia Emilio
Russo
Con Fabrizio
Checcacci, Roberto Andrioli, Lorenzo degl’Innocenti e cast in via di
definizione
Musiche dal vivo Cosimo Zannelli
Costumi Pamela Aicardi
Produzione
Tieffe Teatro
Un omaggio teatrale al pianeta creativo
di Woody Allen, alla sua ironia inconfondibile, alle sue nevrosi diventate
linguaggio universale, alla capacità di trasformare dubbi, fragilità e
contraddizioni in irresistibile materia comica. Il titolo, tratto da una
celebre battuta di Manhattan, diventa il punto di partenza per
attraversare oltre cinquant'anni di cinema, scrittura e comicità d'autore.
NOTE DI REGIA DI EMILIO
RUSSO
Lo spettacolo assume la forma di un
elegante cabaret contemporaneo, in cui attori e musicisti dialogano
continuamente tra loro, evocando anche le origini artistiche di Allen, dalle
prime esperienze come autore di battute e stand-up comedian fino alla maturità
cinematografica. Ne emerge il ritratto di un artista che ha saputo raccontare
come pochi altri l'amore e il disincanto, il desiderio e la paura,
l'intelligenza e l'assurdo dell'esistenza.
Letture, scene, citazioni e frammenti
ispirati ai suoi film più amati si intrecciano alla musica eseguita dal vivo:
il jazz delle origini, il dixieland e quelle sonorità che Woody Allen non ha
mai smesso di frequentare, dentro e fuori dal set. Le melodie diventano così
una vera e propria colonna sonora emotiva, capace di restituire l'atmosfera di
una New York romantica e malinconica, ma anche il ritmo incalzante della
comicità di Woody Allen.
Volete sapere perché vale
la pena vivere? è un viaggio teatrale leggero e profondo al tempo stesso,
dedicato a chi è cresciuto con i suoi film e a chi desidera scoprirne oggi la
straordinaria attualità. Uno spettacolo dinamico, brillante e ricco di umanità
che celebra il valore liberatorio della risata e il potere dell'arte di
aiutarci a comprendere, con un po' più di tenerezza, il caos delle nostre vite.
Perché, in fondo, tra un assolo di
clarinetto, una battuta fulminante e una dichiarazione d'amore pronunciata
fuori tempo massimo, forse è proprio lì che si nascondono le ragioni per cui
vale ancora la pena di vivere.
16 | 24 gennaio
AHI MARIA!
UN TEATRO CANZONE PER RINO GAETANO
Drammaturgia
Emilio Russo
Arrangiamenti musicali e Direzione Artistica Alessandro Nidi
Con Andrea Miró, Camilla Barbarito, Laura Frascari, Federica Garavaglia,
Francesca Tripaldi, Sofia Weck e Maria Luisa Zaltron
Scene Lucia Rho
Costumi Pamela Aicardi
Luci Mattia De Pace
Assistente di produzione Debora La Rocca
Produzione Tieffe Teatro
Spettacolo
sostenuto da Next Laboratorio delle idee 2025
Un omaggio teatrale e musicale a un
cantautore scomodo e visionario
Uno spettacolo che non è
un semplice tributo, ma un atto di vita e di reinvenzione.
Un cast interamente al femminile di attrici, cantanti e musiciste dà corpo e
voce a Berta, Aida, Gianna, Lucia, Maria, Daniela, Rosita, le figure
femminili delle canzoni di Rino Gaetano.
Un cabaret degli anni
’80, uno spazio alternativo attraversato dal pensiero anarchico e visionario di
Gaetano. Un luogo di libertà dove si parla di cambiamento, lotta, rabbia, amore
e disincanto.
“Ahi Maria” è il
titolo di una delle canzoni più note e teatrali di Rino Gaetano.
Un’invocazione grottesca, surreale, poetica. È da lì che nasce questo
spettacolo, che non è un concerto, né una biografia, ma un teatro-canzone:
un viaggio dissacrante e appassionato tra le sue canzoni e il suo mondo, tra
parole e musica, tra costume e visione.
Rino Gaetano – calabrese
d’origine, romano d’adozione – affonda le sue radici artistiche nel teatro
cantina della Roma degli anni ’70, tra sperimentazione, ironia e disobbedienza
creativa. Prima ancora che icona musicale, è stato uomo di scena, influenzato
da Petrolini, Ionesco, Beckett, Karl Valentin, e da quel filone di autori
“scomodi” che hanno saputo raccontare il mondo dal margine, con il sorriso
obliquo del grottesco.
“Ahi Maria! Un teatro
canzone per Rino Gaetano” è un omaggio alla sua capacità unica di trasformare
il disincanto in linguaggio popolare, di entrare nelle case degli italiani con
canzoni che sembrano semplici ma sono cariche di senso, sberleffi, utopie e
contraddizioni. Brani come “Mio fratello è figlio unico”, “Nuntereggae
più”, “Gianna”, “Escluso il cane”, “Sfiorivano le viole”
non sono solo canzoni: sono atti teatrali, sketch sociali, paradossi in musica
che raccontano un Paese confuso e vivissimo.
Lo spettacolo è pensato
come una forma di cabaret teatrale: tra monologhi, canzoni e frammenti di
dialogo, per raccontare un tempo che esplodeva di speranze, utopie e nuove
identità. È anche un viaggio in un’Italia che voleva cambiare, e che Gaetano
raccontava con ironia tagliente e dolcezza disperata.
Nato a Crotone nel 1950
e scomparso tragicamente a Roma nel 1981 a soli 31 anni, Rino Gaetano ha inciso
un’impronta indelebile nella cultura musicale e nel costume italiano. Sempre in
bilico tra successo e rifiuto, tra palco e margine, tra provocazione e poesia.
“Ahi Maria!” è il
nostro modo per restituire la sua voce teatrale. Non per imitarla, ma per
evocarla: farla risuonare oggi, in uno spazio scenico dove la musica incontra
il teatro e il teatro si fa invocazione, smorfia, ballata, memoria. Una messa
laica per un clown tragico e visionario con addosso ancora il frac, il
cappello, e quella smorfia buffa e malinconica che ride in faccia al potere.
9 | 21 febbraio
PRIMA MILANESE
QUANDO SCENDE LA NOTTE
STEFANIA
ROCCA E FRANCO CASTELLANO
Di Hanif Kureishi
Regia Franco Però
Con Stefania Rocca e Franco Castellano
Scene Stefano Zullo
Costumi Pamela Aicardi
Musiche di Antonio Di Pofi
Produzione Tieffe
Teatro, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia - Il Rossetti, Teatro delle
Città di Catania
Quando scende la notte di Hanif Kureishi,
uno degli autori più acuti e provocatori della scena contemporanea, con Stefania
Rocca e Franco Castellano e la regia di Franco Però, racconta
l’incontro tra Jane e il suo patrigno Cecil, dopo anni di distanza e silenzio.
Jane ha cercato di lasciarsi quell’uomo alle spalle, ma Cecil ha segnato
profondamente la sua infanzia, vivendo con lei e suo fratello in una famiglia
fragile.
Tutto accade in un tempo sospeso, poco
più di un’ora, prima che cali la notte. In questo breve intervallo si consuma
un confronto serrato, attraversato da ferocia, malinconia e da una sottile,
involontaria comicità. Due vite agli antipodi, unite da un passato che riemerge
e si trasforma. I ricordi si incrinano, si contraddicono, mescolando violenza e
tenerezza, dolore e nostalgia. E se
all’inizio i ruoli sembrano netti, vittima e carnefice, vincente e perdente,
con l’avanzare della notte tutto si incrina: i confini si sfumano, le certezze
vacillano, e affiora un legame più profondo e ambiguo di quanto entrambi
fossero pronti ad ammettere.
NOTE DI REGIA DI FRANCO
PERÒ
Quando scende la notte
racconta la storia di una figliastra, Jane, che va a incontrare il
patrigno dopo averne cancellato il ricordo per molti anni. Lui, Cecil, ha
vissuto con Jane e il fratello fin da quando erano ragazzini e il suo ruolo,
anche a causa di una figura materna debole e assente, si è spinto troppe volte
oltre il lecito. Che cosa vuole Jane, ora ricca vedova di un noto regista
cinematografico, da quell’anziano, volgare e malandato autista di autobus, ex
sindacalista? Le domande che oggi la donna si pone possono trovare risposta
solo nell’incontro con il patrigno, con quest’uomo che ha segnato in modo
decisivo i suoi anni di crescita. Ma dopo il riaffiorare di ricordi dolceamari,
tra piccole schermaglie, è il lato oscuro dell’uomo a emergere con prepotenza.
E quel fare i conti con un passato di violenza e sopraffazione porta in scena
anche un coltello, che Jane tiene nascosto nella borsa. Voleva arrivare
all’omicidio? Forse sì, perché quella parte della sua vita la ricordava come un
inferno… o voleva ricordarla come tale? Il patrigno, invece, di quegli anni fa
rivivere l’intero spettro dei colori, la tenerezza accanto alla violenza, il
dolore accanto alla gioia. Entrambi, quella sera, stanno giocando ed entrambi
mentono, seppure in modo diverso: Jane mente inconsciamente, perché i conti con
sé stessa non li ha ancora fatti; Cecil mente consapevolmente, perché è
convinto che non esista una sola verità, un solo modo di guardare ai fatti
della vita, a ciò che facciamo. Jane, in questo momento, ha ripreso a dipingere
e sta preparando una mostra di ritratti. Cecil le chiede di farne uno a lui e
la donna si mette a disegnare quel patrigno che, in modo quasi ridicolo, si
mette in posa come un modello. Un legame forse più forte di quanto entrambi
potessero immaginare viene alla luce in questa sera, le cui ombre rendono
fluidi i confini tra vittima e carnefice.
Kureishi mette in scena
due personaggi, ma attraverso di loro ne vivono molti altri: la madre, il
fratello, il marito e la figlia di Jane. Per frammenti, tutta la vita di questa
sgangherata famiglia attraversa la scena. E non è Jane a evocarla, come ci si
aspetterebbe, lei che è venuta a chiedere il perché del proprio malessere, ma è
Cecil che, tra ricordi, domande e risposte, apre continuamente squarci sul
passato e sul presente. Sembra un uomo che ha lasciato alle spalle le battaglie
sindacali, gli impegni, ogni interesse per gli altri: restano solo birre, libri
e pochi amici. Ma all’improvviso questo uomo trasandato si rivela sottile,
talvolta crudele nelle sue analisi della vita in comune, senza risparmiare
nulla a ciascun membro della famiglia, arrivando persino alla violenza fisica.
Talvolta appare come una sorta di brutale psicologo. Lo fa per costringere Jane
a confrontarsi con la complessità e la crudeltà dei rapporti umani, impedendole
di restare solo nella posizione di vittima? O lo fa per salvarsi, perché ha
capito che questa figliastra, o figlia, potrebbe davvero ucciderlo, e allora
mette in gioco la sua abilità nel recitare ancora il ruolo di Padre Padrone?
Esiste una sola verità? Esistono davvero una vittima e un carnefice su quel
palco? Jane ha subito violenze, certo, ma è anche una donna che ha costruito
una posizione solida e invidiabile. Kureishi prende le vite di questi due
personaggi e le rimescola continuamente, per impedirci di giudicare e scegliere
da che parte stare. Non è questo l’importante, sembra dirci: per andare avanti
e non soccombere, la strada è un’altra, quella del comprendere e farsene
carico.
JANE
…Prima sei apparso come un fantasma, e poi sei diventato sempre più reale:
gli occhi, il viso, le dita, il tuo corpo che voleva a tutti i costi penetrare
la mia mente…
CECIL
…Imparavi in fretta… Quando ti portavo in giro per Londra, assimilavi tutto.
Musei, gallerie d’arte, teatri… Quante cose abbiamo visto insieme… Prima di
allora non avevo mai pensato che una persona potesse essere così avida di
sapere, così presa da te…
23 febbraio | 11 marzo
PRIMA MILANESE
PLATONOV
PETER
STEIN
Di Anton Čechov
Regia
di Peter Stein
Con Alessandro Averone, Maddalena
Crippa, Sergio Basile, Gianluigi Fogacci, Andrea Nicolini, Francesco Santagada,
Maria Chiara Centorami, Odette Piscitelli, Alessandro Sampaoli, Emilia
Scatigno, Tommaso Garrè, Davide Lorino, Sebastian Gimelli Morosini, Giulio
Petushi e Paola Giorgi
Traduzione e adattamento Peter Stein
Musiche originali composte da Andrea
Nicolini
Eseguite dal vivo da Andrea Nicolini e Davide Lorino
Scene Ferdinand Woegerbauer
Costumi Anna Maria Heinreich
Luci Mattia De Pace
Assistente regista Carlo Bellamio
PERSONAGGI
E INTERPRETI
|
Alessandro Averone |
MICHAÍL VASSÍLEVICH PLATÒNOV |
|
Maddalena
Crippa |
ANNA
PETRÒVNA VÒJNÌZEVA |
|
Sergio
Basile |
ABRAM
ABRÀMOVICH VENGHÈROVICH |
|
Gianluigi
Fogacci |
PORFIRIJ
SEMINÒVICH GLAGÒLIEV |
|
Andrea
Nicolini |
IVÀN
IVÀNOVICH TRILETZKIJ |
|
Francesco
Santagada |
NICOLAJ
IVÀNOVICH TRILETZKIJ |
|
Maria Chiara
Centorami |
SOFIA
EGÒROVNA |
|
Odette
Piscitelli |
ALEXANDRA
IVÀNOVNA (Sascia) |
|
Alessandro
Sampaoli |
ÒSSIP |
|
Emilia
Scatigno |
MARIA
EFÍMOVNA GRÈCOVA |
|
Tommaso
Garrè |
ISAAK
ABRÀMOVICH VENGHÈROVICH |
|
Davide
Lorino |
TIMOFÉI
GORDÉIEVICH BUGROV |
|
Sebastian Gimelli Morosini Giulio Petushi Paola Giorgi |
KIRÍL PORFÍREVICH GLAGÒLIEV SERGHEJ PÀVLOVICH VÒJNIZEV KATIA |
Produzione Tieffe Teatro, Fondazione Teatro di Roma, Teatro
Stabile di Catania, Teatro Biondo Stabile di Palermo
Il
26 giugno 2026 Platonov debutterà in prima mondiale al Festival dei Due
Mondi di Spoleto, per poi approdare nella Stagione 2026/2027 del Teatro
Menotti.
Dopo
il recente successo de Il compleanno di Harold Pinter e di Crisi di
nervi tratto dagli Atti Unici di Anton Čechov, si rinnova la
collaborazione tra il Teatro Menotti e Peter Stein con Platonov,
un’altra grande sfida artistica. Peter Stein, maestro indiscusso
della regia del secondo Novecento e fondatore della leggendaria Schaubühne di
Berlino, è protagonista di un teatro filologico, rigoroso, profondamente umano.
Tedesco, classe 1937, Stein ha segnato l’immaginario scenico con la sua
capacità di rileggere i classici in chiave contemporanea, mantenendone intatta
la complessità.
Con
Platonov, Stein affronta un’opera giovanile di Anton Čechov, scritta
intorno al 1880, un testo visionario, difficile, mai pienamente compiuto, ma
proprio per questo carico di potenziale.
Peter
Stein racconta Platonov
«È
la storia di un uomo dotato di talento e fascino, ma incapace di trovare un
posto nel mondo. È amato da quattro donne, ma non riesce a scegliere. Si perde
nei suoi stessi pensieri, oscilla tra desideri e paure, fino a detestarsi.
Pensa al suicidio, e proprio quando trova il coraggio di vivere, una delle
donne che lo ama lo uccide».
E
ancora:
«Platonov
è il primo esempio di quegli uomini “superflui” che Čechov avrebbe poi
disseminato nei suoi racconti e drammi. È anche un testo pieno di altri
personaggi bellissimi, ognuno in lotta con le proprie contraddizioni, con
problemi economici, emotivi, affettivi. È il ritratto di un mondo che sta
crollando ma che non rinuncia alla bellezza».
Quanto
all’allestimento, Stein chiarisce:
«Per
raccontare questa storia ci vogliono quindici attori, e una scenografia che
riesca a restituire la complessità e la ricchezza di questo universo. Ho
immaginato cinque spazi diversi, che si trasformano e si rincorrono come gli
stati d’animo dei personaggi: una grande veranda dove si svolgono le prime
scene di incontro; un parco notturno, che si illumina di fuochi d’artificio
come un’illusione di felicità; un tratto di ferrovia con pali telegrafici,
simbolo di un progresso che non salva; l’interno di una piccola scuola di
campagna, luogo di idealismo e frustrazione; e infine una stanza sontuosa con
armi alle pareti, dove si consuma la tragedia».
«Mettere
in scena Platonov è un’impresa piena di timori e speranze. Ma ne vale la
pena. Pochi testi teatrali offrono una tale ricchezza umana, poetica,
drammatica. Čechov, anche da giovane, aveva già capito tutto».
11 | 23 maggio
PRIMA MILANESE
REGINA MADRE
LIV
FERRACCHIATI
Di Manlio Santanelli
Regia di Liv Ferracchiati
Con Milvia Marigliano e Gennaro
Di Biase
Curatela del progetto Maddalena Massafra
Produzione Tieffe Teatro, Fondazione Teatro di Roma, il Teatro
Nazionale di Napoli, Teatro Biondo Stabile di Palermo e il Teatro Stabile del
Veneto
Una
madre anziana, Regina, vive sola in casa. Il figlio Alfredo arriva
improvvisamente con una valigia: dice di voler restare. Progressivamente emerge
che è stato cacciato dalla moglie e che ha perso anche stabilità lavorativa. Il
rapporto tra i due è subito conflittuale: Regina è ossessiva, controllante,
manipolatoria; Alfredo cerca di imporre un ruolo “razionale”, arrivando a
sostenere che la madre sia malata e abbia bisogno di cure. “Regina madre” è un
dispositivo scenico sul potere e sul corpo, sulla famiglia come luogo politico
in cui si esercitano forme sottili e violente di dominio.
Non
è un dramma realistico su una madre e un figlio: è un campo di forze in cui due
organismi – uno in disfacimento, uno in crisi – si contendono lo spazio, il
tempo e la narrazione della realtà.
“Regina madre” diventa così una riflessione sulla famiglia come
dispositivo di potere, sulla difficoltà di separarsi, sull’impossibilità di
stabilire una verità condivisa. E soprattutto sul fatto che ogni racconto,
anche il più intimo, è sempre una costruzione.
NOTE
DI REGIA DI LIV FERRACCHIATI
La
regia lavora su una tensione costante tra controllo e perdita di controllo e
mette in risalto il ritmo comico della nevrosi. Regina costruisce un sistema
chiuso, ossessivo, fatto di rituali minimi (i bicchieri, l’acqua, l’ordine
domestico) che diventano dispositivi di difesa contro il vuoto. Alfredo entra
come elemento perturbante, ma non porta verità: porta un altro sistema di
dominio, più razionale, più “medico”, altrettanto violento. Il cuore del lavoro
è il corpo: corpo che invecchia, corpo che si ammala, corpo che mente, corpo
che racconta. Il linguaggio di Santanelli viene attraversato non per essere
illustrato, ma per essere spinto verso una dimensione performativa, in cui
parola e azione non coincidono mai completamente. Il racconto, soprattutto nel
secondo quadro, diventa materia instabile: memoria, invenzione, delirio
convivono senza gerarchia. La regia costruisce una partitura precisa, quasi
musicale, in cui il ritmo delle battute è fondamentale tanto quanto i silenzi.
Il tempo è dilatato, poi improvvisamente accelerato; le ripetizioni diventano
accumulo, poi rottura. Il pubblico assiste a una progressiva erosione del
reale: ciò che all’inizio appare quotidiano si trasforma lentamente in qualcosa
di perturbante.
LE
OSPITALITÀ
23 settembre
PRIMA ASSOLUTA
New Noh Production
LEONARDO DA VINCI
YAMAMOTO
NOH THEATER & KURAGE BAND
Con Yamamoto Noh Theater e Sachiko Nakajima & Kurage
Band
Consulenza scientifica Rossella
Menegazzo, Università degli Studi di Milano
Produzione Yamamoto Noh Theater
In
occasione del 160° anniversario delle relazioni diplomatiche
tra Giappone e Italia, nasce un progetto speciale
dedicato a Leonardo da Vinci: un omaggio
al suo sguardo visionario, capace di attraversare arte,
scienza, filosofia e invenzione, e di trasformare la conoscenza in
una continua ricerca sull’uomo e sul mondo.
La serata
si apre con il Teatro Nō tradizionale, riconosciuto
dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’umanità. Tra le
più antiche forme di teatro del Giappone, il Nō unisce
canto, musica, danza, maschere e gesti essenziali, costruendo una scena
sospesa in cui il visibile e l’invisibile, il mondo terreno e il mondo
degli spiriti si incontrano.
A portare questa
tradizione è lo Yamamoto Noh Theater, fondato nel 1927 e diretto
dal maestro Akihiro Yamamoto, il più antico teatro Nō ancora attivo a
Osaka designato Bene Culturale Materiale del Giappone.
La
seconda parte dello spettacolo propone in anteprima mondiale
una creazione nuova di teatro Nō dedicata al genio di
Leonardo da Vinci, un progetto audace che
fonde la tradizione del teatro Nō e la musica jazz della Kurage
Band, formazione guidata dalla pianista e matematica
Sachiko Nakajima, producer del Signature Pavilion, Playground
of Life, Jellyfish Pavilion, a Expo 2025 Osaka, Kansai. Tra
rito, suono e immaginazione, l’omaggio a Leonardo diventa un
ponte poetico tra Giappone e Italia: un dialogo tra Oriente e
Occidente, tradizione e futuro, in cui il
genio rinascimentale viene evocato non come semplice
figura storica, ma come simbolo universale di creatività,
curiosità e desiderio di conoscenza.
.
8 | 11 ottobre
PRIMA MILANESE
DESERT FILMS
JAMES
FRANCO
Scritto da James Franco
Regia James Franco e Peter Gold
Con James Franco e Blaine Kern III
Produzione Fondazione
Teatro di Napoli - Teatro Bellini, Ashton Ramsey in collaborazione Show Bees
Srl
Desert
Films è una performance teatrale con protagonisti James Franco e Blaine Kern,
parte di un progetto di narrazione scenica e cinematografica che indaga la
natura della fama, il suo potere di seduzione e il prezzo che impone a chi la
attraversa.
Il
lavoro riprende il personaggio ispirato a Robert Blake già presente nel film Highway,
trasformandolo in una presenza enigmatica e perturbante. Una figura sospesa tra
apparizione e incubo, che si manifesta davanti a un giovane attore rapito e
legato, conducendolo dentro un monologo oscuro sulla celebrità, sulle sue
illusioni e sulle trappole della macchina hollywoodiana.
Cinema
e teatro si contaminano fino a confondere i propri confini: realtà e finzione,
personaggio e interprete, immaginario cinematografico e presenza scenica
scivolano l’uno nell’altro. Ne nasce un’esperienza ravvicinata, inquieta e
immediata, in cui il pubblico ha la sensazione di assistere a qualcosa che
accade nel momento stesso in cui prende forma, come se una scena di un film si
materializzasse improvvisamente sul palcoscenico.
Uno
dei miei principali interessi è Hollywood. Leggo tutto ciò che posso sul
cinema: i film del passato e quelli contemporanei, le star, i registi, i
montatori, i direttori della fotografia, gli sceneggiatori, gli scenografi. Amo
profondamente l’arte e il mestiere del fare cinema, e le persone che lo
abitano. Mi interessano anche le storie che raccontano Hollywood come una forma
di dipendenza: storie in cui qualcuno ama Hollywood a tal punto da finire per
morire per essersi avvicinato troppo al suo calore.
James
Franco
15 | 18 ottobre
PRIMA MILANESE
LES VIRTUOSES
Uno spettacolo musicale di e con
MATHIAS & JULIEN CADEZ
Con
Mathias e Julien Cadez
e con Anthony Rzeznicki e Anthony Coudeville
Costumi di Dominique Louis
Direttore di produzione François Clion
Tecnico del suono Xavier Buda
Distribuzione a cura di Live Arts Mgmt
Produzione Les Virtuoses
Un solo pianoforte… per due
pianisti.
È attorno a questo fil rouge
che si dipana la fantasia de Les Virtuoses, tra musica, magia e umorismo. Due
personaggi divertenti e accattivanti, pronti a tutto pur di emergere vincitori
di un recital esplosivo.
Uno spettacolo unico nel suo
genere, che mescola i mondi della musica classica, della magia e della commedia
in stile Chaplin.
Uno spettacolo senza parole,
che si esprime con poesia visiva e musicale, dove il meraviglioso convive con
lo spettacolare.
Con quattro mani esperte e
maliziose, Les Virtuoses si scatenano nel mondo classico con deliziosa
stravaganza, si divertono con Vivaldi, Mozart e tanti altri…
Musicisti,
attori, maghi, i fratelli Cadez accettano la folle sfida della riconciliazione
tra fantasia e serietà, per portare la grande musica a tutto il pubblico, in
una celebrazione onirica e universale.
Mathias
e Julien Cadez, due fratelli che hanno la musica sulla punta delle dita e la
magia nel sangue. Mathias e Julien Cadez imparano a suonare il pianoforte e si
formano al Conservatorio di Lille. Le loro carriere da concertisti erano già
tracciate ma i due fratelli non riescono a stare fermi davanti alla tastiera:
appena Bach si volta, si divertono a invertire le melodie, suonare a testa in
giù... Oppure, come degni eredi di una famiglia di illusionisti, a far apparire
colombe dal loro libro di spartiti.
20 | 25 ottobre
PRIMA MILANESE
GIULIETTA E ROMEO. IL CORPO DI SHAKESPEARE
I
DANZATORI DELLA COMPAGNIA ELEINA D. E ANDREA BETTAGLIO
Regia,
scene, luci e drammaturgia
Michelangelo Campanale
Coreografie Vito Leone Cassano
Assistente alle coreografie Claudia Cavalli
Cura del testo Katia Scarimbolo
Assistente alla regia Arianna Baroni
Guida alla presenza scenica e vocale Catia Caramia
Costumi Maria Pascale
Con Claudia Cavalli, Vito Leone Cassano, Andrea Bettaglio, Francesco
Ayrton Lacatena, Gaia Stanghellini, Erica Di Carlo, Roberto Vitelli, Niccolò
Basile, Matilde Corni, Gabriel Vassilli Biondini, Dario Napolitano, Antonella
Piazzolla, Samuel Puggioni.
Coproduzione
La Luna nel letto, Teatri di Bari, Compagnia Eleina D.
Letteratura, teatro fisico, danza contemporanea: arti e discipline
differenti, eppure profondamente vicine, si incontrano nella narrazione di una
storia senza tempo, capace ancora oggi di generare nuove visioni del
contemporaneo.
Lo spettacolo nasce dalla volontà di rinnovare la collaborazione tra La
Luna nel Letto, Teatri di Bari e Compagnia Eleina D., e rappresenta un nuovo
tassello nella ricerca artistica sulla figura, le opere e la visione di
Shakespeare già avviata dal regista Michelangelo Campanale con il precedente
lavoro Romeo e Giulietta / Romeo și Julieta, coprodotto da Teatro
Excelsior di Bucarest ed Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.
In continuità con questa ricerca, lo spettacolo si configura come un
manifesto poetico: una sintesi del linguaggio scenico di Campanale, della trama
coreografica di Vito Leone Cassano e della fisicità degli interpreti della
Compagnia Eleina D.
Un’opera fluida, in cui danza contemporanea, teatro fisico e scenografie
in continuo movimento si intrecciano in un racconto scenico potente, evocativo
e visionario. Lontano da una rilettura filologica, lo spettacolo accoglie e
valorizza l’energia dei giovani talenti, costruendo un dialogo profondo tra
passato e presente, tra le forme del teatro di tradizione e il linguaggio
visivo contemporaneo, alla ricerca di nuove sintassi sceniche capaci di
raccontare la complessità del nostro tempo.
26 e 27 ottobre
PRIMA MILANESE
ALDA MERINI
ALL’AMORE
NON SI RESISTE/ TRA LE TUE BRACCIA
Drammaturgia Alessandro Gallo
Concept e coreografie Monica Casadei
Elaborazioni musicali Fabio Fiandrini
Attrice Sandra Soncini e cast in via di definizione
Produzione:
Artemis Danza co-produzione: Solares Fondazione delle Arti
In
collaborazione con Tieffe Teatro
Una creazione dedicata ad Alda Merini, figura ardente
e visionaria, che attraversa la poetica del margine come territorio intimo e
necessario in cui la vulnerabilità non è mancanza, ma rivelazione; non è
limite, ma possibilità di conoscenza.
La scena diventa un luogo abitato da corpi, voci e
sensibilità differenti che restituiscono la forza di un’anima segnata e
indomabile, uno spazio emotivo fatto di memoria, visioni, desiderio e
resistenza.
Un omaggio alla poesia come atto d’amore radicale,
alla bellezza che nasce dalle crepe, alla capacità del gesto di amplificare le
vibrazioni più segrete della parola.
29 ottobre | 8 novembre
PRIMA MILANESE
AVANTGARDE
NoGravity
Coreografia Emiliano Pellisari & Mariana/P
Ideazione scene, costumi e disegno luci Emiliano Pellisari
Music producer Mariana/P
Danzatori Mariana/P (principal dancer), Giada Inserra, Leila Ghiabbi,
Marianna Caratelli + 2 danzatrici NoGravity
Avantgarde
celebra i 20 anni della NoGravity Theatre con uno spettacolo visionario in cui
danza, illusione
ottica
e geometria scenica si fondono in un’esperienza visiva fuori dal tempo. Un
omaggio alle avanguardie storiche e al potere immaginifico del corpo in
movimento.
Una
creazione di Emiliano Pellisari per i vent’anni della NoGravity Theatre. Con
Avantgarde, la compagnia celebra due decenni di ricerca scenica con uno
spettacolo che fonde danza, illusione visiva e arte contemporanea in
un’esperienza radicale. Un manifesto scenico. Un atto di rottura. Una
costruzione visiva. La scena si fa macchina: lo spazio si inclina, si
frammenta, si ricompone. I danzatori sfidano la gravità in un’architettura
dinamica, disegnando figure impossibili tra specchi, luce e sospensioni. Non
danzano: incidono traiettorie, generano linee, attraver sano piani. Il corpo
diventa segno, energia, materia poetica. Specchi, luce, materia: elementi di
una grammatica nuova. Il movimento si fa struttura, il gesto architettura.
Ispirato
alle avanguardie del Novecento — dal Futurismo al Bauhaus, da Loïe Fuller a Ni
jinsky — Avantgarde non cita, ma rilancia: verso un’idea di arte totale, in cui
tecnologia, teatro e scienza coincidono in un unico linguaggio visivo. Nessuna
narrazione. Nessuna illusione digitale. Tutto accade, qui e ora. Un viaggio
onirico tra geometrie e visioni, dove la bellezza si fa astrazione e l’armonia
di venta vertigine.
10 e 11 novembre
SETTE A TEBE:
QUESTO TERRIBILE AMORE PER LA GUERRA
GABRIELE
VACIS
Da
I sette contro Tebe di Eschilo, traduzione di Monica Centanni
Regia
di Gabriele Vacis
Con Davide Antenucci, Andrea Caiazzo, Pietro Maccabei, Lucia Raffaella
Mariani, Eva Meskhi, Erica Nava, Enrica Rebaudo, Edoardo Roti, Letizia Russo,
Lorenzo Tombesi, Gabriele Valchera
Scenofonia di Roberto Tarasco
Cori a cura di Enrica Rebaudo
Una
produzione PoEM Impresa Sociale con il supporto di 76° Ciclo Spettacoli
Classici Teatro Olimpico di Vicenza, Artisti Associati – Centro di Produzione
Teatrale Fondazione ECM Settimo Torinese
Al
centro della scena il vissuto corale dei cittadini di Tebe fa da cassa di
risonanza a quanto accade al di là dalle mura della città e fa accadere in
scena i rumori dell’assedio, i colori e le immagini terrificanti del nemico,
dell’estraneo, dell’altro che da fuori spinge, e minaccia l’ordine della città
dalle sette porte. Ma l’“altro” - come ci rivela l’inaspettato scontro alla
porta settima tra i fratelli nemici Eteocle e Polinice - ha sempre le sembianze
del fratello: la guerra è, sempre, guerra civile. Il copione è costruito
incastonando nel testo di Eschilo brani di voci attuali, che portano sulla
scena dati tecnici sulle armi in uso nel nostro tempo, ma anche considerazioni
storico-culturali sull’immanenza della guerra a ogni latitudine, geografica e
cronologica, della nostra civiltà.
Sulla
trama di un testo così costruito, i giovani attori/autori di PoEM si prendono
la responsabilità di rappresentare, di far accedere alla realtà aumentata del
teatro, i desideri, i punti di forza e di debolezza della generazione dei
ventenni: in scena riflettono l’esperienza della guerra nei pensieri, nei
gesti, sui corpi dei giovani loro coetanei. In questo la tragedia di Eschilo si
dichiara come “necessaria”, la matrice giusta che genera una presentazione
adeguatamente complessa del nostro tempo. In un’altalena che oscilla tra le
parole di Eschilo e le domande del presente su cosa sia, allora come oggi, la
guerra, si attiva un cortocircuito energetico tra antico e contemporaneo,
complici molti autori, di epoca e cultura diversa, chiamati in causa: Henri
Laborit, Sun Tzu, Franklin J. Schaffner, Bertolt Brecht e, soprattutto, James
Hillman che orienta la prospettiva mai retoricamente buonista sul tremendo
impasto di amore e di ferocia che ha il nome divino di Ares, e innesca la
concentrazione di uno sguardo e la direzione di un pensiero mai scontato sulla
terribile vitalità di ogni guerra.
12 | 15 novembre
PRIMA
MILANESE
VANGELI
GABRIELE VACIS
Drammaturgia Gabriele Vacis e
Compagnia PoEM
Regia
Gabriele Vacis
Con (in ordine alfabetico) Davide Antenucci, Andrea Caiazzo, Eleonora
Limongi Pietro Maccabei, Lucia Raffaella Mariani, Eva Meskhi, Erica Nava,
Enrica Rebaudo, Edoardo Roti, Kyara Russo, Lorenzo Tombesi, Gabriele Valchera
Scenofania e ambienti Roberto Tarasco
Suono Riccardo Di Gianni
Cori e training vocale Enrica Rebaudo
Assistente regia Erica Nava
Produzione Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale in
collaborazione con Poem Impresa Sociale Potenziali Evocati Multimediali
Dopo Trilogia
della guerra, intensa indagine sulle radici profonde che plasmano scelte,
giudizi, diritti e leggi – e che ancora alimentano i conflitti del nostro tempo
– Gabriele Vacis e gli artisti di PoEM volgono lo sguardo a un altro immenso
giacimento di parole antiche e vive: i libri sacri. Vangeli è il nuovo capitolo di un percorso, iniziato con Antico
Testamento, che si interroga su ciò che le sacre scritture offrono ancora
oggi, e come possano risuonare nelle coscienze dei più giovani, nel cuore
inquieto del presente. L’allestimento teatrale non si limita a raccontare testi
millenari, ma esplora le domande e le tensioni che essi generano, mettendo in
dialogo parole, emozioni e memoria collettiva. Il progetto si inserisce così in
un percorso più ampio, che unisce ricerca storica, riflessione civile e
sperimentazione scenica. Il cammino proseguirà nel 2027 con Corano, completando questo intenso
viaggio attraverso le grandi tradizioni spirituali del mondo.
Note
sullo spettacolo di Gabriele Vacis
Il mondo che abitiamo
oggi pare senza grazia. La verità è messa al bando, non è una virtù, ma una
carta da giocare secondo la propria convenienza. Nell’Antico Testamento fu data
la legge. Nel Nuovo Testamento furono date la grazia e la verità. In particolare,
nel Vangelo di Giovanni, Gesù Cristo è grazia e verità. Dove abitano oggi? In
quali luoghi del mondo? Quando noi ne abbiamo fatto e ne facciamo esperienza? Vangeli pone queste domande con
l’obiettivo di costruire insieme al pubblico un tempo sollevato, sospeso tra
grazia e verità: un tempo di consapevolezza.
Il primo spettacolo di questo trittico, Antico Testamento,
prendeva il Pentateuco e altri libri un po’ a pretesto. Ci interessava
raccontare storie di oggi sugli antichi racconti biblici. Prendendo in mano i
Vangeli ci siamo subito resi conto che è necessario, di questi tempi,
semplicemente pronunciare le parole del Nuovo Testamento. In particolare, il
Vangelo di Giovanni che comincia così: «in
principio era il logos.» La parola logos è stata sempre tradotta
con verbo, parola. Ma traduzioni
recenti mantengono la parola greca originaria. Perché è intraducibile. Logos
è parola incarnata, vuol dire, oltre a parola, discorso, pensiero, legge, fino a soffio. Abbiamo deciso che volevamo provare a far agire il logos
nel corpo dei giovani attori di PoEM. Vorremmo capire cosa significano, in
questi tempi schiodati, parole come verità e grazia.
Nel mio lavoro la narrazione è sempre stata una delle tre componenti del
teatro: rito, gioco e, appunto, narrazione. Perché queste tre componenti,
quando hanno pari dignità, ci permettono di indagare su aspetti fondamentali
della nostra vita, oltre sciocchezze come la post-verità o la mala grazia di
poteri che reprimono ogni soffio vitale.
Abbiamo costruito questo spettacolo provando a dare corpo alle parole. A
generare azioni e immagini dai testi.: dal discorso della montagna o dalla
parabola dei talenti del Vangelo di Matteo, fino alla struttura “spirituale”
del Vangelo di Giovanni, che Enzo Bianchi raccomanda di chiamare “il Quarto
Vangelo”, o “l’altro Vangelo”.
17 | 22 novembre
PRIMA MILANESE
LA BISBETICA DOMATA
AMANDA
SANDRELLI
Di William Skakespeare
Regia
di Roberto
Aldorasi
Con Amanda Sandrelli e Maurizio Zacchigna, Giuliana Colzi, Andrea
Costagli, Adriano Giraldi, Riccardo Naldini, Marzia Postogna
Traduzione e adattamento Francesco Niccolini
Scene Francesco Esposito
Musiche a cura di Elena Nico
Costumi Giuliana Colzi
Produzione
La Contrada Teatro stabile di Trieste
Caterina
della Bisbetica domata è un personaggio che incarna un'ambiguità affascinante,
un paradosso che la rende molto più complessa di una semplice "dama
addomesticata". La sua figura si presenta come un groviglio di
contraddizioni: antipatica e intransigente, a tratti sboccata e con posizioni
integraliste, qualcuno la definirebbe persino pazza. Eppure, sotto questa
corazza, si cela una profonda libertà, un'adolescenziale e romantica
aspirazione a un mondo in cui il matrimonio sia un atto d'amore, non una
transazione sociale. Nella Padova shakespeariana de La Bisbetica domata,
l'ambiguità non è prerogativa esclusiva di Caterina. Tutti i protagonisti sono
segnati da colpe, intrappolati in una rete di ipocrisie e convenzioni sociali.
In una società profondamente maschilista come quella inglese di fine
Cinquecento, l'immagine di una Caterina "addomesticata" poteva
apparire, all'epoca, come un personaggio comico, e la commedia come un
edificante lieto fine, una sorta di "selvaggia addomesticata" che
trova la sua redenzione nell'obbedienza. Tuttavia, la prospettiva è
radicalmente mutata. Oggi, la rappresentazione di La Bisbetica domata non
suscita più un senso di edificazione o di lieto fine. La visione che Caterina
vorrebbe riscrivere le regole, opporsi alla madre e allo sposo, si scontra con
una realtà fatta di umiliazioni e violenza. La sua sofferenza non è più fonte
di riso, ma un'esperienza dolorosa e angosciante, pianificata fin dalle prime
battute di Petruccio. Lui non è un uomo che cerca di conquistare una donna, ma
un dominatore che mira a piegare una ricca e desiderabile preda, sapendo
esattamente come farlo, con la forza o con l'inganno. Durante la
rappresentazione, tra risate, travestimenti e dichiarazioni d'amore, si cela
una violenza che raggiunge livelli da incubo. Ma il vero orrore si consuma
dietro le quinte, in un luogo inaccessibile agli spettatori. Quando la porta si
chiude, non arriva nessun principe azzurro a salvare Caterina. Lei piega la
testa, ridotta a una creatura sottomessa, un "cagnolino" privato
della sua forza e della sua identità. Di Caterina, quella ragazza ribelle e
passionale che sognava l'amore, non rimane che un'ombra. Costretta
all'umiliazione totale, tutti le voltano le spalle. Cosa l'attende tra le mura
domestiche è un mistero, un problema che la riguarda esclusivamente. Noi,
spettatori, possiamo solo fingere di essere felici, di celebrare un lieto fine
che è in realtà una tragedia silenziosa. La commedia, in fondo, è solo una
maschera dietro cui si cela una realtà ben più oscura e disturbante. La sua
"addomesticamento" non è una vittoria, ma una sconfitta, una perdita
irreparabile di sé. E la risata, in questo contesto, suona come un'amara beffa.
La vera domanda non è se Caterina sia stata addomesticata, ma a quale prezzo.
26 | 31 gennaio
PRIMA MILANSE
VITA DEL SIGNOR MOLIÈRE
FAUSTO
PARAVIDINO
Di Maria Teresa Berardelli
Liberamente ispirato al romanzo di Michail Bulgakov
Regia Danilo Capezzani
Con Fausto Paravidino, Barbara Giordano, Aurora Spreafico, Paolo
Madonna, Paolo Faroni, Diego Giangrasso
Impianto scenico Danilo Capezzani
Musiche originali e suoni Giacomo Vezzani e Vanja Sturno
Produzione Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio
d’Amico” / Compagnia Mauri Sturno
PERSONAGGI
E INTERPRETI
MOLIÈRE FAUSTO PARAVIDINO
MADELEINE BÉJART BARBARA GIORDANO
ARMANDE BÉJART AURORA SPREAFICO
RE LUIGI XIV / PIERRE GASSENDI PAOLO MADONNA
POQUELIN / IL MEDICO MAUVILLAIN / UN ATTORE / IL DUCA DE LA FEUILLADE
PAOLO FARONI
GALLOIS / BARON / UN ATTORE DIEGO GIANGRASSO
Vita
del signor Molière, partendo dal romanzo di Michail Bulgakov, ripercorre
l’esistenza febbrile di Molière, commediante e commediografo votato senza
riserve al teatro. È la storia di un giovane che doveva diventare tappezziere,
e invece sceglie di fare l’attore; di un attore che voleva fare la tragedia ma
alla fine si ritrova a fare la commedia. Conosce la passione, l’amore, il
successo. Conosce il potere. È il nemico, da cui si sente assediato. Reagisce,
si ribella, scrive commedie satiriche e irriverenti. E diventa, proprio lui,
nemico di sé stesso: sviluppa ossessioni, dipendenze, paure. Malato di teatro,
di passione, di amore, di potere e di angoscia, Molière si ammala anche
fisicamente. Fatica dopo fatica, si spezza e, pur nella consapevolezza di essere
prossimo alla fine, non cede, non lascia andare niente: resta sul palcoscenico
fino al suo quasi ultimo respiro.
NOTE DI REGIA DI DANILO CAPEZZANI
Lo
scrittore russo Michail Bulgakov, dopo che tutte le sue pièce furono proibite
dal governo sovietico, nel 1932 firmò un contratto per una biografia di
Molière, e l’anno successivo consegnò il manoscritto all’editore. Ossessionato
da Molière fin dall’infanzia, Bulgakov aveva già iniziato a interessarsi al
commediante e drammaturgo francese a partire dal 1929, quando scrisse La cabala
dei bigotti, pièce teatrale sulla vita di Molière, anch’essa proibita dalla
censura, e messa in scena solamente nel 1936. Stessa sorte accadde al
manoscritto contenente la biografia, che non vide mai la pubblicazione, se non
quindici anni dopo la morte di Bulgakov. Per quale motivo Bulgakov era così
ossessionato da Molière? Cosa lo affascinava? Molière, come Bulgakov, ebbe a che
fare sia con il potere (di re Luigi XIV), che con una vasta palude popolata da
individui mossi dall’invidia, il cui unico scopo era l’annientamento di un
avversario al di fuori della loro portata. Molière, come Bulgakov, incontrò la
censura – a partire da Le preziose ridicole, fino ad arrivare a quella più
lunga ed estenuante del Tartufo – e, godendo dell’appoggio del re, lottò per le
sue opere, arrivando il più delle volte a una vittoria. Non riuscì, però, a
rimanere indenne né da quella fatica cui era costantemente sottoposto, né dai
pettegolezzi e dalle malelingue che si svilupparono nei suoi confronti e che
riguardavano anche la sua vita privata, soprattutto il suo matrimonio con
Armande, di cui si vociferava che lui fosse il padre. Fu questa fatica che lo
portò progressivamente ad ammalarsi. “Il suo intero organismo era sconvolto.
Era malato in modo irrimediabile e andava precipitando sempre di più verso
l’ipocondria”, scrive Bulgakov. Lui, che nel 1934, in una lettera al fratello,
disse di essere affetto da un esaurimento del sistema nervoso, e di essere
sempre più malato. Due grandi autori che non hanno potuto fare altro che
precipitare nella malattia. In un perpetuo movimento verso l’arte, risucchiati
dal loro profondo amore per il teatro e dal loro instancabile impegno, hanno
giocato ad un gioco pericoloso con la vita, che presto è iniziata a venire
meno, e a condurre Molière tanto quanto Bulgakov rapidamente e
irrimediabilmente alla loro fine.
12 | 14 marzo
DR. NEST
FAMILIE
FlÖZ
Un’oabozzo335@gmail.compera di
Fabian Baumgarten, Anna Kistel, Björn Leese, Benjamin Reber, Hajo Schüler, Mats
Suethoff e Michael Vogel
Regia
Hajo Schüler
Con Fabian Baumgarten, Anna Kistel, Björn Leese, Benjamin Reber, Mats
Suethoff
Co-Regia Michael Vogel
Maschere Hajo Schüler
Musiche Fabian Kalbitzer
Scenografie Rotes Pferd (Christian Eckelmann, Felix Nolze)
Costumi Mascha Schubert
Sound Design Dirk
Schröder
Disegno Luci Reinhard Hubert
Una produzione Familie Flöz
in coproduzione con Theaterhaus Stuttgart, Stadttheater Wolfsburg e L'Odyssée
Périgueux, con il supporto del Schleswig-Holstein Music Festival e Theater
Duisburg. Finanziata da Hauptstadt Kulturfond e da Fonds Transfabrik
Il
gruppo berlinese Familie Flöz, con le sue maschere profondamente umane,
torna al Teatro Menotti per addentrarsi nell’enigmatica cartografia del
cervello e nelle torbide profondità dell’animo umano attraverso la storia del Dottor
Nest.
Nel
remoto sanatorio Villa Blanca, il dottor Nest viene svegliato di buon
mattino da alcune voci. Quando riprende lentamente coscienza, si ritrova solo.
Tutto intorno a lui sembra familiare — i pazienti, le infermiere, gli spazi
della clinica — eppure qualcosa lo inquieta: si sente estraneo a sé stesso. Che
cosa ci fa davvero lì?
Alla
ricerca di certezze, si aggrappa ai frammenti della propria memoria: la vita
lasciata alle spalle, i riconoscimenti ricevuti, la vocazione medica a cui ha
dedicato la sua esistenza. Ma l’incontro con i pazienti apre progressivamente
una frattura. Corpi con una vita propria, personalità dissociate, stati
confusionali, demoni e allucinazioni trasformano il suo sguardo clinico in un
viaggio dentro i suoi stessi dubbi e le sue insicurezze.
Ispirato
a paradossali casi provenienti dal vasto campo della neurologia, Dr. Nest
spalanca le porte di una casa di cura immaginaria e rivela i mondi bizzarri dei
suoi abitanti e del personale che li accompagna. Movimento, spazio, parola,
luce e suono danno vita a un racconto tragicomico sulle fragilità del destino
umano, dove la linea sottile tra normalità e anormalità, conscio e inconscio,
salute e malattia, si dissolve davanti ai nostri occhi.
17 | 19 marzo
PRIMA MILANESE
THE HORSE OF JENIN
ALAA
SHEHADA
Scritto
e interpretato da
Alaa Shehada
Regia Katrien van Beurden e
Thomas van Ouwerkerk
Consulenza Stand-Up Comedy/ Co-autore
Sam Beale
Maschere Den Durand
Musiche Remy van Kesteren, Khalil Al Batran
Drammaturgia Maarten Bos
Disegno tecnico Roderick Bredenoord
Produzione Theatre Courage
THE
HORSE OF JENIN, scritto e interpretato dall’attore e comico palestinese Alaa
Shehada, è un racconto potente e sorprendente sulla resilienza, l’infanzia
e la forza dell’immaginazione.
Attraverso narrazione, maschera e stand-up comedy, lo spettacolo attraversa la
vita quotidiana di un ragazzo che cresce a Jenin, nella Palestina occupata: un
bambino che, come tutti i bambini del mondo, desidera semplicemente giocare,
ridere, inventare mondi possibili.
Dopo l’invasione del 2002, un artista tedesco arrivò a Jenin per realizzare
un’opera insieme ai bambini della città. Nacque così un cavallo alto cinque
metri, costruito con metallo e detriti raccolti dopo la distruzione. Simbolo
arabo di libertà, il cavallo fu collocato al centro della città e rimase lì per
vent’anni, come immagine di speranza, memoria e resistenza.
Nell’ottobre 2023, durante una nuova incursione, un bulldozer dell’esercito
israeliano lo ha sradicato e portato via. Da questa assenza nasce lo
spettacolo: Shehada si chiede che fine abbia fatto il Cavallo di Jenin e, tra
comicità, visione poetica e memoria personale, prova a ricostruirlo sulla
scena, pezzo dopo pezzo, con i frammenti dei suoi ricordi e delle sue speranze
per il futuro.
ALAA
SHEHADA (1991) è un attore e comico palestinese. Ha studiato alla
Freedom Theatre Acting School di Jenin (Cisgiordania), compagnia candidata al
Nobel per la Pace nel 2024. È co-fondatore di Palestine Comedy Club, membro
stabile di Troupe Courage ad Amsterdam e “Dottor-Clown” con Red Noses
International. Troupe Courage è riconosciuta nel mondo come innovatore della
Commedia dell’Arte, formata da artisti di Olanda, Palestina, USA, Libano,
Spagna. Lavorano con maschere, corpi,
poesia, vulnerabilità.
AWARDS AND NOMINATIONS
Dutch Theatre Festival Selection
TheaterFestival Vlaanderen Selection
Scotsman’s Fringe First Award – Edinburgh Fringe Festival
Besties Award
The Outwith Award
3 e 4 aprile
HERBERT PAGANI
PER AMORE DELL’AMORE
MUSICA, POESIA, ARTE
Di e con Caroline Pagani
Pianoforte e Arrangiamenti musicali Alessandro Nidi
Preparazione vocale Francesca Della Monica
Video a cura di Luca Pili, Flavio Brunelli, e VideoEst
Luci e direzione di scena Giulia Bornacin
Targa Tenco Migliore Album a Progetto 2025
Produzione Teatro Baretti
“Per
amore dell’Amore” è uno spettacolo teatrale, musicale, multimediale, uno
spettacolo-concerto-mostra in cui si evocano l’amore, la pace, la bellezza,
l’arte e le arti, in tutte le loro forme: musica, canzone, opera, pittura,
scultura, scenografia, cinema, teatro, radio.
Herbert
Pagani le ha fatte danzare assieme.
È un
viaggio nell’attività e nella produzione artistica di Herbert Pagani che ha
attraversato l’arte in tutte le sue espressioni:
pittore, scultore, disk jockey, cantautore, chansonnier, paroliere,
insignito dell’Ambrogino d’oro per il suo impegno civile e per l’attivismo
ecologista e pacifista. Conosciuto come ’Il cantapittore’, l’artista
che cantava con la penna e disegnava con la voce, è stato un artista
multiforme, geniale e profetico: aveva previsto pandemie,
guerre, crisi climatica, la necessità del riciclo, i
pericoli dell’iper-tecnologia.
Lo
spazio scenico dello spettacolo-concerto-mostra è un’isola-spiaggia e il suo
atelier d’artista di Milano, con relitti restituiti dal mare, proiezioni video immersive di dipinti,
disegni, scenografie e sculture, le ‘pattumiere
di Nettuno’ da cui sono nate le sue ‘città celesti’ e le sue “canzoni di legno”: coloratissimi ammassi di vetri, legni, plastiche, che
fuoriescono da casse trasparenti.
Lo
spettacolo mostra un ritratto a tutto tondo dell’attività artistica di Herbert
Pagani, visto attraverso gli occhi e i ricordi della sorella
bambina. Forte e chiara l’idea che ci ha lasciato.
Un
messaggio di umanità, fratellanza, amicizia, semplice e diretto. L' amore come
unico mezzo-arma per il riscatto, la lotta, la sopravvivenza delle idee che
danno dignità e senso alla nostra vita.
Le
sue canzoni, oltre ad essere altissima poesia, sono preghiere, apologie, poesia
in musica.
Con
la sua arte ha mostrato i problemi di oggi con l’anticipo e la preveggenza che
hanno i poeti. Pagani ci lascia un’opera di un’attualità bruciante, di
impressionante ricchezza, modernità e contemporaneità, di analisi e di
prospettiva, generosa, senza concessioni e compromessi.
Le
sue poesie in musica sono popolate da amori intensi, contrastati, da passioni
grandi, assolute, da sentimenti veri, puri, cristallini, totalizzanti. Di qui,
la necessità di riscoprire, far rivivere, far conoscere, conservare e tutelare
questo scrigno di tesori e di bellezze di un’attualità sconcertante e senza
tempo. Herbert Pagani ha dipinto il futuro. Da poeta aveva visto
giusto, le sue canzoni non hanno crepe, e continuano a ispirare cantautori,
interpreti e artisti visivi.
6 | 11 aprile
PRIMA MILANESE
SCARAMUCCIA
Una commedia dell’arte
STIVALACCIO TEATRO
Soggetto originale e regia
Marco Zoppello
Con Sara
Allevi, Marie Coutance, Anna De Franceschi in alternanza con Eleonora
Marchiori, Marie-Anne Favreau, Michele Mori, Stefano
Rota, Pierdomenico Simone, Valerio Zaina, Marco Zoppello
Scenografia Alberto Nonnato
Costumi Eleonora Rossi
Musiche di Maria Luisa Zaltron
Disegno luci Matteo Pozzobon
Maschere Stefano Perocco di Meduna e
Tullia Dalle Carbonare
Spauracchio Sara Allevi
Duelli Massimiliano
Cutrera
Trucco parrucco Elena Polvani
Assistente alla regia Francesca Boldrin
Costumi realizzati da Bàste Sartoria e
Giulia Lucato
Scene realizzate da Roberto Maria Macchi e Matteo
Pozzobon con l’aiuto di Giulia Remondini nella Bottega di
Stivalaccio Teatro
Produzione Stivalaccio Teatro, TSV – Teatro Nazionale,
Teatro Stabile di Bolzano
Stivalaccio
Teatro, dopo il successo di Arlecchino muto per spavento, in scena ormai da
quattro stagioni consecutive tra l’Italia e la Francia, si confronta ora con un
altro dei grandi personaggi della Commedia dell’Arte: Scaramuccia. Una versione
inedita, densa di equivoci, scambi di persona, duelli, canti e improvvisazione.
Siamo
nel 1645 ed a Creta, importantissima isola del dominio da mar veneziano, sta
per avere inizio il più terribile assedio che la Serenissima abbia mai
conosciuto. E mentre la quinta guerra turco-veneziana è alle porte, Pantalone
de Bisognosi, ricco colono dell’isola, intreccia rapporti con la capitale
Venezia per dare in sposa la figlia Ortensia al ricco Don Alonso. Ma quello che
né Pantalone né Ortensia sanno è che Don Alonso, come un novello Casanova, ha
promesso il proprio cuore a Flavia, giovane veneziana di lui innamorata. In una
lasciva notte veneziana, Don Alonso si imbatte in Scaramuccia, napoletano male
in arnese, e nel suo servo Arlecchino, e ne nasce, per l’appunto, una
scaramuccia che vede Don Alonso avere la peggio. Scaramuccia ne assume l’identità
e parte in direzione di Candia (così era allora chiamata Creta), inseguita da
Flavia che, in abito di soldato Francatrippa, giura che avrà presto vendetta. A
Candia la situazione precipita, tra fraintendimenti e scambi di persona, con
Ortensia, figlia di Pantalone che si innamora del Conte Claudio, tenente della
guarnigione, su cui ha messo gli occhi anche Margot, cortigiana francese con un
enorme debito nei confronti di Pantalone. Se ci aggiungiamo una servetta
spagnola di nome Juanita, sbadata almeno quanto il suo innamorato Arlecchino,
ecco che si completa la ricetta per una commedia degli equivoci in piena
regola.
In
questo mediterraneo che non è solo mare, ma un’anima liquida dove storie
millenarie hanno intessuto un arazzo di lingue multiformi, un intrecciarsi di
culture, di colori e di suoni, prende vita una storia che parla d’amore, di
gelosia, di lotte e di guerre. Una storia che, come nella migliore tradizione
della commedia all’improvviso, mescola il serio e il faceto, il sacro e il
profano, la storia e il romanzo, e ci porta in un viaggio straordinario tra le
antiche maschere, le navi dalle alte vele e le solide mura dell’isola di Creta.
NOTE DI REGIA DI MARCO ZOPPELLO
“Scaramuccia,
una commedia dell’Arte”, prende il via da un tema tipico del Seicento: la donna
che si traveste da soldato per vendicarsi di un torto subito. Un soggetto
potente, trasgressivo, che si univa ad un altro elemento particolarmente
dirompente: la guerra di Candia (o assedio di Creta). Quindi il mondo militare,
guerriero, storicamente ad appannaggio del sesso maschile, che diventa luogo di
mistero e di travestimento, per una donna controcorrente. In tutto questo, a
sparigliare le carte, uno dei personaggi che hanno fatto la storia del teatro,
Scaramuccia. Furbacchione, contastorie, scaltro e con una fantasia fuori dal
comune, Scaramuccia è passato negli anni dall’essere lo spadaccino tutto
chiacchiere, parodia del capitano vanaglorioso, ad un personaggio più
complesso, capace di furberie alla Scapino ma anche di (rari) slanci
d’altruismo. Sopra a tutto questo, e veniamo al punto cruciale dello
spettacolo, aleggia un grande convitato di pietra: la guerra!
Il
compito di noi comici dell’arte è quello di rispondere alle magagne del nostro
vivere e alle ingiustizie del nostro tempo, con la smorfia grottesca delle
maschere. Canzonare i tiranni, sbeffeggiare i prepotenti, e, in fondo, ridere
dei nostri stessi vizi e difetti. Ma la tragedia sta sempre lì, in agguato,
pronta a sgusciar fuori da un momento all’altro. Il Comico lo sa, e cammina sul
filo come un equilibrista, attento a non cadere, giocando perennemente a
nascondino con il “prendersi sul serio”. Ma allora cosa fare di questa guerra
che aleggia sopra di noi, donne e uomini del 2000, così come aleggiava sopra le
teste dei commedianti del XVII secolo? La sfida è lanciata. Indossiamo le
maschere, sbattiamo gli impolverati cappucci, e lanciamoci verso l’ignoto.
Lo
spirito che contraddistingue la messa in scena è quello di una ricerca delle
fonti classiche e iconografiche della Commedia dell’Arte, ma anche di un
rinnovamento e di una reinvenzione delle medesime. La scenografia reinventa il
palco ligneo dell’iconografia arricchendolo di nuove dimensioni e livelli,
sempre nella ricerca di altezze che possano assecondare il passaggio repentino
da commediante a personaggio, ovvero di teatro nel teatro, tipico della
Commedia dell’Arte. Sul personaggio del titolo il lavoro è su di un accurato
maquillage, un trucco scenico che possa giocare di chiaroscuri, di profondità
degli zigomi e ingrandimenti degli occhi. Una sorta di maschera senza maschera,
fatto per accentuare le smorfie tipiche di quel carattere, caratteristica che
rese celebre Tiberio Fiorilli a Parigi e nella Francia intera.”
13 | 18 aprile
PRIMA MILANESE
ANIMALI UMANI
(un monologo su tutti noi)
ROBERTO
MERCADINI
Scritto
da Roberto Mercadini
Con Roberto Mercadini
Produzione
SILLABA
Cosa
è Homo sapiens? In cosa siamo davvero diversi dagli altri animali?
Abbiamo inventato la guerra, l’agricoltura, la musica, il tifo per una squadra
di calcio?
Con
il suo sguardo acuto, ironico e visionario, Roberto Mercadini indaga la strana
bestia che siamo, attraversando scienza, racconto ed epica. Un viaggio
vertiginoso e a tratti comico tra somiglianze inattese e differenze
sorprendenti: dagli uccelli agli scimpanzé, dai leoni agli insetti, fino al
cane e all’axolotl.
Ne
nasce un monologo brillante e profondo, capace di osservare l’essere umano da
una prospettiva nuova: non al centro del mondo, ma dentro una rete di
comportamenti, istinti, invenzioni e meraviglie che ci legano agli altri esseri
viventi. Un’occasione per guardarci da fuori e, forse, riconoscerci come mai
prima d’ora.
Roberto
Mercadini, narratore, autore-attore, scrittore, poeta e divulgatore, porta in
scena monologhi che intrecciano letteratura, filosofia, evoluzionismo, Bibbia
ebraica, temi sociali e grandi domande del presente. Con oltre cento date
all’anno, si esibisce in tutta Italia ed è autore di numerosi libri pubblicati
da Rizzoli, tra cui Storia perfetta dell’errore, Bomba atomica, L’ingegno
e le tenebre e La donna che rise di Dio e altre storie della Bibbia.
Dal 2023 è ospite fisso di Splendida cornice su Rai 3, condotto da Geppi
Cucciari, in qualità di divulgatore.
20 | 25 aprile
PRIMA MILANESE
IO, CHARLES - OMAGGIO A BUKOWSKI
MARCO
BOCCI E PIA LANCIOTTI
Testi
di Sonia Antinori
Regia
di Alessio Pizzech
Con Marco Bocci e Pia Lanciotti
Produzione esecutiva Claudia Dastoli
Musiche di Davide Cavuti
Scene di Andrea Stanisci
Costumista Clelia de Angelis
Disegno Luci Marco
Palmieri
Distribuito da Produzione Eva
Produzione Stefano
Francioni Produzioni
Io,
Charles è un affondo teatrale nel magma incandescente di Donne, romanzo fiume
di Charles Bukowski, senza trama ma guidato da una forza primordiale:
l’ossessione erotica, il delirio alcolico, la necessità vitale di naufragare.
In scena prende corpo un affresco umano disperato e grottesco, popolato da
relazioni esasperate, donne libere e indomabili, e un protagonista – Henry
Chinaski – che si muove tra cinismo e fragilità, brutalità e disarmo.
La
drammaturgia costruisce un doppio racconto: da un lato il caos pulsionale, la
sessualità come campo di battaglia e sopravvivenza, la violenza reciproca che
genera e consuma; dall’altro una tensione metafisica verso l’assoluto, l’amore
come forza demoniaca, ineluttabile, che brucia tutto ciò che incontra.
In questo mondo alla deriva, tra bar di
periferia, camere in affitto e corpi consunti, Lydia Vance non è solo la
compagna gelosa e furente, ma la porta d’accesso a una galleria di archetipi
femminili che incarnano ogni possibile declinazione del desiderio e della
resistenza. La guerra tra i sessi qui si fa paritaria, feroce, perché ogni
relazione è una sfida all’annientamento e insieme un appiglio alla vita. Henry,
interpretato su tre registri – crudo e scurrile, intimo e complice, oscuro e
abissale – diventa specchio di un’umanità allo stremo, che tenta di rispondere
alla morte con l’eccesso, alla finzione del reale con l’autenticità del dolore.
L’oscenità diventa linguaggio, e il corpo il vero campo di battaglia su cui
ridefinire un nuovo alfabeto emotivo e sessuale.
Questo
spettacolo è una dichiarazione d’urgenza: scavare nel fondo del maschile e del
femminile, destrutturare i miti del Sogno Americano e interrogare – con rabbia,
ironia e compassione – cosa resta del desiderio quando il mondo attorno
implode.
LE
PRODUZIONI
IN
TOURNÉE
HAMLET
Cronache dall’Interzona
ANTONIO
PERRETTA, LEDA KREIDER, SEM BONVENTRE
Di Pasquale Stanziale
Adattamento Antonio Perretta
Regia Leda Kreider
Con Antonio Perretta, Marco Lamantia e Leda Kreider
Scene Francesca Sgariboldi
Costumi Gianluca Carrozza
Progetto sonoro Gianluca Agostini
Disegno luci Fabrizio Visconti
Animazioni Martino Prendini
Movimenti scenici Leda Kreider
Produzione Tieffe Teatro, Centro Teatrale Bresciano, TrentoSpettacoli
con il sostegno di Operaestate Festival Veneto
Kerouac
afferma che Burroughs passava lunghe ore coi libri di Shakespeare in grembo:
c’è un continuo rapporto di amore e odio con il Bardo immortale, come lo
definisce Burroughs. Per questo Stanziale crea una corrispondenza tra la figura
di Amleto, nucleo e centro della letteratura teatrale Shakespeariana di tutti i
tempi, e la scrittura/pensiero/vita di William Burroughs, con il suo humour
vitreo, il suo rude buonsenso e la sua visionarietà, creando una nuova
drammaturgia psichedelica che tiene conto del testo classico e delle (non)
regole della Beat Generation.
Amleto
è il viaggiatore. Non più il principe danese consumato dall’indecisione, ma un
nomade del pensiero “figlio del dubbio”, uno spirito inquieto che cerca
risposte in un mondo dove la logica è collassata. Qui i suoi tormenti si
fondono con il pulsare organico di un’umanità mutante, figure che lui conosce e
non conosce, trasfigurate, che parlano una lingua talvolta lucida, talvolta
spezzata. Il suo celebre dilemma “Essere o non essere” risuona ora come un’eco
distorta, filtrata dalla paranoia, dal desiderio e dalla crudeltà di un’epoca
in disfacimento. Probabilmente la nostra epoca contemporanea. L’Interzona è
anche una mappa di conflitti interiori: il desiderio e la colpa, il potere e la
disillusione, la carne e il verbo.
Qui
Amleto dialoga con Gertrude, Claudio, Polonio, Laerte, Ofelia, Jaques Lacan e
Burroughs stesso, figura demiurgica e guida scettica che, sin dall’apertura del
testo lo sfida a riscrivere il proprio destino. Ogni incontro che si sussegue
diventa per Amleto una battaglia per ridefinire l’identità e il significato
della libertà nell’era del tecnocapitalismo.
Potremmo definire questo testo una
riscrittura dell’Amleto in chiave contemporanea. Amleto si trova nell’Interzona
- a questo siamo introdotti proprio dal personaggio Burroughs, che apre le
danze - e in loop perenne si ritrova davanti sua madre, Ofelia, Claudio, e poi
Lacan, e il dubbio di Amleto si mescola con le voci degli altri personaggi;
grazie alla presenza/ombra di Lacan si disquisisce in modo ironico e tagliente
sul concetto di Desiderio - centrale - in Amleto. Una danza di vita e di morte
sospesa nel limbo dell’Interzona: siamo a Tangeri, siamo in Danimarca, siamo in
una città metropolitana americana, siamo in una città europea contemporanea, e
Amleto, portato allo stremo delle forze da queste visioni spettrali, non
desidera altro che cercare di uccidere il suo autore per poter fermare questo
vortice infernale. Ce la farà? E cosa accadrà al personaggio Amleto, una volta
libero dal proprio padre-autore? Quale varco si apre a chi resta senza origine?
Shakespeare/Burroughs/Amleto, Ofelia/Joan, Guglielmo Tell, relazioni, rischi e
uccisioni, corrispondenze lontane secoli di vicende reali e inventate, che
ritornano e circolano davanti ai nostri occhi in un caleidoscopio di vite
passate e presenti
Date
in tournée
— Teatro Remondini, Bassano del Grappa (TV)
Festival
Operaestate | 21 agosto 2026
— Théâtre du Balcon, Avignone (FR)
Festival
La Bella Italia | ottobre 2026
— Teatro Corvetto, Milano
dal
29 ottobre al 1° novembre 2026
ENIGMA
(Breaking
the Code)
PEPPINO MAZZOTTA
Di Hugh Whitemore
Traduzione Antonia Brancati
Regia Giovanni Anfuso
PERSONAGGI E
INTERPRETI
(in ordine di
apparizione)
Alan Turing Peppino Mazzotta
Mike Ross Domenico Bravo
Christopher
Morcom Vincenzo Palmeri
Sara Turing Liliana Randi
Ron Miller Carmelo Crisafulli
John Smith Luca Fiorino
Dillwyn Knox Maurizio Marchetti
Patricia Green Irene Timpanaro
Scene Alessandro Chiti
Costumi Dora Argento
Musiche Paolo Daniele
Violino Leo Gadaleta
Luci Antonio Rinaldi
Videomaker Enzo Del Regno
Aiuto regista Valeria La Bua
Direttore di
scena Angelo Grasso
Coordinamento
dei servizi tecnici Giuseppe Baiamonte
Produzione
Tieffe Teatro Milano/ Teatro Biondo Palermo /
Teatro di Messina - Centro di Produzione
Peppino
Mazzotta è il protagonista di Enigma
di Hugh Whitemore, al suo fianco, Maurizio
Marchetti, Liliana Randi, Domenico Bravo, Carmelo Crisafulli, Luca Fiorino,
Vincenzo Palmeri, Irene Timpanaro.
Le
scene sono di Alessandro Chiti, i costumi di Dora Argento, le luci di Antonio
Rinaldi, le musiche di Paolo Daniele, intervento al violino di Leo Gadaleta.
Prodotto
da Tieffe Teatro di Milano, insieme al Teatro Biondo di Palermo e dal Teatro
Vittorio Emanuele di Messina, lo spettacolo è una drammatica e commovente
commedia che Whitemore scrisse nel 1986 basandosi sul libro Alan Turing, The
Enigma di Andrew Hodges, da cui fu tratto il film The Imitation Game.
Al
centro della vicenda è la storia del grande, e fino a qualche tempo fa
semi-sconosciuto, scienziato che ha decrittato i messaggi prodotti dalla
macchina Enigma utilizzata dai sommergibilisti tedeschi per le loro
comunicazioni in tempo di guerra. Qualche anno dopo la guerra, Turing, suo
malgrado, smaschera un altro codice, quello dell’ipocrita e perbenista società
inglese del tempo, che lo processa nel 1952 per la sua omosessualità.
Il
testo di Whitemore non è solo un ritratto biografico, perché attraverso la
storia esemplare di Turing, si articola una riflessione approfondita e
controversa sulla società e gli stereotipi che ancora oggi si insinuano nei
comportamenti di tutti i giorni. Ambientata nel cuore del Novecento, la vicenda
è collocata dal regista Anfuso in uno spazio della memoria, quasi un territorio
metafisico, dove il rigore scientifico convive con la fragilità dell’umano.
La
storia prende il via con l’interrogatorio che Turing subisce da parte
dell’ufficiale Ron Miller per aver denunciato un furto. Tramite domande
sibilline, l’ufficiale mette in difficoltà il matematico, che in realtà era
stato derubato dal suo compagno, ma essendo l’omosessualità non tollerata dal
governo inglese di quegli anni, non vuole rivelare tutta la verità.
NOTE
DI REGIA DI GIOVANNI ANFUSO
Alan
Turing fu un matematico inglese, noto per aver decifrato il codice Enigma,
contribuendo, così, alla sconfitta del nazismo. La vicenda scenica, ambientata
nel cuore del Novecento, è collocata non cronologicamente in uno spazio della
memoria: quasi un territorio metafisico, dove la precisione scientifica convive
con la fragilità dell’umano...
Lo
spettacolo tramuta il racconto di un evento in strumento di indagine etica e
conoscitiva e pone al centro della propria riflessione il dilemma dell’uomo
davanti al potere: fino a che punto la conoscenza può restare libera? Quale
prezzo paga chi la difende? C’è un momento in cui la razionalità diventa
solitudine e l’intelligenza diventa condanna?
Date in tournée
— Teatro
Comunale, Todi
venerdì 26 febbraio 2027
— Circuito
della Toscana
sabato 27 febbraio 2027
— Teatro
Rossetti, Trieste
da giovedì 4 a domenica 7 marzo 2027
— Teatro
Sociale, Stradella (PV)
venerdì 12 marzo 2027
— Teatro
San Domenico, Crema
domenica 14 marzo 2027
— Teatro
Galli, Rimini
venerdì 19 marzo 2027
— Teatro Colosseo, Torino
da martedì 23 a giovedì 25 marzo
2027
— Teatro Verga, Catania
da martedì 6 a domenica 11 aprile
202
TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA
GIAMPIERO INGRASSIA E MARIANELLA
BARGILLI
Di
Natalia Ginzburg
Regia
Emilio
Russo
Con
Giampiero
Ingrassia, Marianella Bargilli, Lucia Vasini Claudia Donadoni e Viola Lucio
Assistente alla regia Claudia Donadoni
Scene Fabiana Di
Marco
Costumi
Pamela
Aicardi
Musiche
Alessandro
Nidi e Andrea Centonze
Luci
Mattia
De Pace
Video Marco
Schiavoni
Manichini Raffaella
Montaldo
Produzione Tieffe Teatro
Ti
ho sposato per allegria, la brillante commedia di Natalia
Ginzburg, un testo che, con ironia e profondità, continua a interrogare il
pubblico sulle dinamiche dell’amore e della vita di coppia.
Stuzzicante.
Gustosa. Stratificata. Come la parmigiana di melanzane che, chissà perché, è
l’unico menù previsto da Giuliana che ha appena sposato il semisconosciuto
Pietro.
TI
HO SPOSATO PER ALLEGRIA è la prima delle undici commedie
di Natalia Ginzburg. La scrive nel 1965, due anni dopo avere vinto il Premio
Strega con il suo capolavoro Lessico Famigliare. Come in quasi tutta la
sua produzione, affronta ancora temi eterni come l’amore, le relazioni, le
madri, la morte, la diseguaglianza sociale. E ancora una volta ne parla quasi
senza parlarne, raccontando storie in apparenza semplici e familiari con la lingua
concreta di tutti i giorni.
Ti
ho sposato per allegria, nel suo inconsueto articolarsi
tra assenze e presenze, è una sorta di vertigine, di labirinto che conduce
nello stesso punto dal quale si è partiti e da dove si riparte forse cercando
un altro percorso. Chissà? Da qualche parte, prima o poi, si dovrà uscire. O
forse no, proprio come in quella cosa che continuiamo a chiamare vita.
Si
percepisce, anche ad una prima lettura, la netta sensazione di un distacco dai
sentimenti, che ricorda Čechov (che la Ginzburg, tra l’altro, adorava). Nel
senso che nessuno dei personaggi sembra mosso da empatia verso l’altro. Non
Pietro nei confronti della madre e viceversa, non Vittoria nei confronti di
Giuliana e viceversa, non Pietro nei confronti di Ginestra e viceversa.
Insomma, sembra tutto reggersi o crollare negli obblighi mal sopportati dei
vincoli familiari e borghesi (tema sempre presente nell’autrice).
E
Giuliana e Pietro come si comportano? Il loro rapporto può reggere per
l’allegria, può andare avanti con allegria? Che poi, a ben vedere, non è tanta
nell’embrione di ménage familiare che i due stanno affrontando, non c’era nelle
premesse (lei ragazza randagia sull’orlo del suicidio, lui non certamente ricco
di sentimenti, in lotta, forse inconsapevole, tra un anticonformismo da cui si
sente attratto e la gabbia borghese), e non sappiamo se questa allegria (per i
sudamericani è la felicità) ci sarà in seguito. C’è invece una quasi
paradossale sincerità nel mostrarsi per quello che si è. Una sincerità a volte
brutale, che fa ripetere ad entrambi e ossessivamente la domanda (a solo una
settimana dal matrimonio e dopo qualche settimana di conoscenza): “Perché ci
siamo sposati?” Sarà questa la formula giusta? Chissà?
NOTE
DI REGIA DI EMILIO RUSSO
La
commedia non è buonista, né consolatoria. I sentimenti, invece, nel bene e nel
male, li hanno i personaggi evocati e “viventi” attraverso il racconto (il
teatro non è forse questo?). Tanti, tantissimi, che forse sono la vera
genialità di questa commedia. Personaggi che costruiscono un mondo intero, ma
anche un’epoca segnata da cambiamenti straordinari, che poi, dopo pochi anni,
esploderà nella rivolta, nelle conquiste sociali, nello scontro generazionale,
nello scontro di genere, nello scontro politico.
TI
HO SPOSATO PER ALLEGRIA è un testo
comico? Sicuramente, anche irresistibile, ma non nella misura dell’intreccio,
che non c’è per niente, e nemmeno nelle gag o battute spiritose, che non ci
sono. Lo è per quel suo ritmo da commedia, nei dialoghi molto efficaci e nella
narrazione dei personaggi assenti e assurdi, ma anche molto concreti e
riconoscibili da ognuno (chi non ha conosciuto un poeta maledetto, come Manolo,
un’amica zitella col naso arricciato come Elena, una disinibita predatrice di
uomini e donne come Topazia, una zia bigotta come Filippa, eccetera). Per
questo sono convinto che non sia opportuno modificare, adattare o tanto meno
modernizzare il testo. Sono convinto che vada contestualizzato a quella metà
degli anni ’60 – così lontani e così vicini – e far risuonare parole e
situazioni al cuore e all’intelligenza del pubblico del tempo presente.
Date in tournée
— Teatro
Michelangelo, Modena
martedì 30 e mercoledì 31 marzo 2027
— Teatro
Comunale Eduardo De Filippo, Cecina
giovedì 1° aprile 2027
— Circuito
del Veneto
da martedì 6 a domenica 11 aprile 2027
— Circuito
della Puglia
da martedì 13 a domenica 18 aprile 2027
— Circuito
della Sardegna
da mercoledì 21 a lunedì 26 aprile 2027
— Teatro
Goldoni, Livorno
mercoledì 28 aprile 2027
— Teatro
Tirinnanzi, Legnano
venerdì 30 aprile 2027
— Teatro
della Quattordicesima, Milano
da giovedì 6 a domenica 9 maggio 2027
DATE
PRODUZIONI IN TOURNÉE
Produzioni Tieffe Teatro | 2026/2027
AGAMENNONE
Date in
tournée 2026
— Orto
Botanico, Soverato (CZ)
Armonie d’Arte Festival | mercoledì 26 agosto 2026
— Teatro
Greco, Tindari (ME)
Tindari Festival | giovedì 27 agosto 2026
— Teatro
Greco, Segesta (TP)
Segesta Teatro Festival | sabato 29 e domenica 30
agosto 2026
PLATONOV
Date
in tournée 2026/2027
— Chiesa dei Santi Simone e Giuda, Spoleto (PG)
Festival dei Due Mondi |
da venerdì 26 a lunedì 29 giugno 2026
— Teatro Municipal Joaquim Benite, Almada (PT)
Festival de Almada |
domenica 5 e lunedì 6 luglio 2026
— Teatro Ivo Chiesa, Genova
da mercoledì 3 a
domenica 7 febbraio 2027
— Teatro Biondo, Palermo
da martedì 9 a domenica
14 febbraio 2027
— Teatro dell’Unione, Viterbo
venerdì 19 febbraio 2027
— Teatro Ventidio Basso, Ascoli Piceno
sabato 13 e domenica 14
marzo 2027
— Teatro Verga, Catania
da martedì 16 a domenica
21 marzo 2027
— Teatro Argentina, Roma
da mercoledì 31 marzo a
domenica 11 aprile 2027
QUANDO SCENDE LA NOTTE
Date in
tournée 2027
— Teatro
Comunale, Cagli (PU)
mercoledì 20 gennaio 2027
— Sala
Bartoli, Trieste
da venerdì 22 gennaio a domenica 7 febbraio 2027
— Teatro
Comunale Benois – De Cecco, Codroipo (UD)
martedì 23 febbraio 2027
— Auditorium
alla Fratta, San Daniele (UD)
mercoledì 24 febbraio 2027
— Teatro
Comunale, Zoppola (PD)
giovedì 25 febbraio 2027
— Aula
Magna UNITE, Teramo
mercoledì 3 marzo 2027
— Teatro
Gobetti, Torino
da martedì 9 a domenica 14 marzo 2027
— Teatro
Comunale Re Grillo, Licata (AG)
martedì 16 marzo 2027
— Teatro
Regina Margherita, Racalmuto (AG)
mercoledì 17 marzo 2027
— Teatro
Brancati, Catania
da giovedì 18 a domenica 21 marzo 2027
AHI MARIA!
Un teatro canzone per Rino Gaetano
Date
in tournée 2026/2027
— Cortile d’Onore di Palazzo Sormani, Milano
Rassegna Menotti in
Sormani | domenica 19 e lunedì 20 luglio 2026
— Arena Spettacoli di Piazza Europa, La Spezia
La Spezia Estate
Festival | domenica 9 agosto 2026
— Cortile di Palazzo Thiene, Vicenza
Festival Be Popular |
domenica 23 agosto 2026
— Teatro Civico, Rho (MI)
martedì 1° dicembre 2026
— Teatro Riccardo Zandonai, Rovereto (TN)
mercoledì 13 gennaio
2027
— Nuovo Cine Teatro, Arcore (MB)
venerdì 15 gennaio 2027
— Teatro Duse, Genova
da giovedì 28 a domenica
31 gennaio 202
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STAGIONE 2026 | 2027
BIGLIETTERIA
PREZZI
•
Intero - 32.00 € + 2.00 € prevendita
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Ridotto over 65/under 14 - 21.50 € + 1.50 € prevendita
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Abbonamento Menotti Card 4 ingressi €60, 8
ingressi €110
TEATRO
MENOTTI
Via
Ciro Menotti 11, Milano - tel. 0282873611 - biglietteria@teatromenotti.org
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lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30, dalle 19.00 alle 20.00 solo
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Domenica
ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo
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Dal
martedì al sabato ore 20
Domenica
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Lunedì
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UFFICIO STAMPA
Linda Ansalone

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