STRAZIATO CARCERE ETERNO
I versi di Vincenzo Savoca si inseriscono in una profonda tradizione lirica e filosofica che vede nel tempo non un flusso lineare e rassicurante, ma una prigione esistenziale. La poesia, esprime un forte senso di vertigine e smarrimento di fronte all'inafferrabilità del presente e all'incognita del futuro.
1. L'illusione del tempo e il "Carcere Eterno"
Il titolo introduce immediatamente la metafora centrale: la condizione umana è un ergastolo in cui l'uomo è condannato a vivere in balia del tempo.
Il Futuro: Viene descritto come qualcosa di "informe", una "chiusa meta" di cui non sappiamo nulla. C'è un paradosso potente nella terza strofa ("Rinvenuta ombra questo / futuro, svelato e morto!"): nel momento stesso in cui il futuro si manifesta, smette di essere tale e si consuma, rivelandosi già privo di vita.
Il Presente: Non ha consistenza propria. È definito come una semplice "Pausa tra quel ch'eravamo / e quel ch'ancora siamo". È un limbo scivoloso: nell'istante in cui proviamo a definirlo, è "già passato, e non ancora futuro!".
Nella quinta strofa emerge un sentimento che ricorda il romanticismo più cupo o il pessimismo cosmico leopardiano:
"E mi spaura guardare le stelle, / quest'infinito d'ignoto destino."
Davanti all'immensità dell'universo e al mistero del domani, l'autore prova spavento. Questo rifiuto si traduce nell'interruzione del calcolo del tempo: "Ed io / non ho voglia di sgranare l'ore". Il verbo "sgranare" evoca il gesto monotono e ripetitivo del rosario, qui applicato ai minuti che passano, vissuti come una condanna ripetitiva.
3. La speranza finale: Il "Dito di Luce"
Nonostante il tono cupo, la chiusa della poesia si apre a una drammatica richiesta di liberazione. Il poeta si trova "fermo su soglie d'ombra", una condizione di stasi e penombra, in attesa di un "dito di luce". Non importa più se questa luce porterà futuro o passato; l'unica cosa che conta è che l'interruttore della consapevolezza o della fine si attivi per "aprire la porta" e spezzare le catene di questo presente eterno e doloroso.
Stile e Scelte Lessicali
Lessico tragico e solenne: Parole come straziato, tormento, macerie, ombra, spaura creano un'atmosfera opprimente e drammatica.
Uso dei punti esclamativi: Sottolineano l'urgenza emotiva e il grido d'aiuto del poeta di fronte all'inesorabilità del tempo.
La frammentazione: La struttura sintattica specchia l'andamento del tempo descritto: spezzata, instabile, costantemente in bilico tra ciò che è stato e ciò che sarà.
Una lirica intensa, che fotografa perfettamente l'ansia esistenziale dell'uomo contemporaneo di fronte al divenire.
Sergio Batildi
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