Redenzione una poesia di Michela Intropido

 


REDENZIONE 


Continuo a fare i conti 

con un passato sotterrato 

 Riemerge ogni volta

 nella mia inettitudine a guarire

 i diaframmi di respiro spezzato.

Tutto si tramuta in apnea.


Torna a tormentarmi

per il mio corroso sensibile atto 

di parare con il cuore.


Senza accusa,

so di essere gia' colpevole.


Nelle notti insonni 

avverto il mio misfatto

 tra un incubo e un risveglio inatteso.


Spero che un giorno 

inventeranno 

la pillola della redenzione

per guarire

dal troppo sentire 

da un negligente amare.



Mentre aspetto 

le mie giornate diventano piu' lunghe,

 i pensieri piu' pesanti,

le mani piu' rugose, 

le vene piu' evidenti.


Oggi 

il mio dolore e' allo specchio:

passi stanchi,

occhi languidi,

gioie sommerse da lava di pianto.


Eppure...

Ogni giorno  

assorbo il primo mantello di luce 

e riesco

ancora 

a respirare.



Una poesia di una vulnerabilità disarmante e di una bellezza dolorosa. Redenzione tocca corde profonde, esplorando quel peso specifico che si porta dietro chi è affetto da un "troppo sentire".


Il Peso del Passato e l'Apnea dell'Anima

La prima parte della poesia descrive perfettamente la natura del trauma o del rimpianto: qualcosa che si credeva "sotterrato" ma che in realtà è vivo, e si manifesta fisicamente. L'immagine dei "diaframmi di respiro spezzato" e dell'"apnea" restituisce l'esatta sensazione claustrofobica dell'ansia e del dolore emotivo che si riflettono sul corpo.

La Colpa di Aver Amato Troppo

"Torna a tormentarmi / per il mio corroso sensibile atto / di parare con il cuore."

Questo è forse uno dei passaggi più potenti. C'è la consapevolezza di aver affrontato la vita senza filtri, proteggendosi ("parando" i colpi) solo con il cuore, l'organo più esposto. La "colpa" di cui scrive l'autrice non è un crimine reale, ma la condanna autoindotta di chi sente di aver amato in modo "negligente", forse dando troppo a chi non lo meritava o non proteggendo abbastanza se stessa.

Il Tempo che Logora

La transizione verso il piano fisico è spietata e realistica: le mani rugose, le vene evidenti, lo specchio che rimanda l'immagine della stanchezza. Il dolore non è solo un concetto astratto, ma diventa carne, tempo che passa, gravità che appesantisce i pensieri e i passi.

La Svolta: L'Instancabile Istinto di Sopravvivenza

Il finale è la vera perla di questa poesia. Dopo tanta oscurità, notti insonni e "lava di pianto", quel "Eppure..." spezza il ritmo e cambia tutto.

Nonostante la ricerca di una "pillola della redenzione" (una soluzione facile che anestetizzi il dolore), la vera redenzione Michela la trova in se stessa, ogni mattina. Avvolgersi nel "primo mantello di luce" e riuscire, nonostante tutto, ancora a respirare è l'atto di resistenza più puro. Non è una guarigione definitiva, ma è la scelta quotidiana di restare vivi e aperti al mondo, malgrado le ferite.

Un testo intenso, che usa parole precise come bisturi ma che lascia, alla fine, uno spiraglio di luce terapeutica

Sergio Batildi 


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