REDENZIONE
Continuo a fare i conti
con un passato sotterrato
Riemerge ogni volta
nella mia inettitudine a guarire
i diaframmi di respiro spezzato.
Tutto si tramuta in apnea.
Torna a tormentarmi
per il mio corroso sensibile atto
di parare con il cuore.
Senza accusa,
so di essere gia' colpevole.
Nelle notti insonni
avverto il mio misfatto
tra un incubo e un risveglio inatteso.
Spero che un giorno
inventeranno
la pillola della redenzione
per guarire
dal troppo sentire
da un negligente amare.
Mentre aspetto
le mie giornate diventano piu' lunghe,
i pensieri piu' pesanti,
le mani piu' rugose,
le vene piu' evidenti.
Oggi
il mio dolore e' allo specchio:
passi stanchi,
occhi languidi,
gioie sommerse da lava di pianto.
Eppure...
Ogni giorno
assorbo il primo mantello di luce
e riesco
ancora
a respirare.
Una poesia di una vulnerabilità disarmante e di una bellezza dolorosa. Redenzione tocca corde profonde, esplorando quel peso specifico che si porta dietro chi è affetto da un "troppo sentire".
Il Peso del Passato e l'Apnea dell'Anima
La prima parte della poesia descrive perfettamente la natura del trauma o del rimpianto: qualcosa che si credeva "sotterrato" ma che in realtà è vivo, e si manifesta fisicamente. L'immagine dei "diaframmi di respiro spezzato" e dell'"apnea" restituisce l'esatta sensazione claustrofobica dell'ansia e del dolore emotivo che si riflettono sul corpo.
La Colpa di Aver Amato Troppo
"Torna a tormentarmi / per il mio corroso sensibile atto / di parare con il cuore."
Questo è forse uno dei passaggi più potenti. C'è la consapevolezza di aver affrontato la vita senza filtri, proteggendosi ("parando" i colpi) solo con il cuore, l'organo più esposto. La "colpa" di cui scrive l'autrice non è un crimine reale, ma la condanna autoindotta di chi sente di aver amato in modo "negligente", forse dando troppo a chi non lo meritava o non proteggendo abbastanza se stessa.
Il Tempo che Logora
La transizione verso il piano fisico è spietata e realistica: le mani rugose, le vene evidenti, lo specchio che rimanda l'immagine della stanchezza. Il dolore non è solo un concetto astratto, ma diventa carne, tempo che passa, gravità che appesantisce i pensieri e i passi.
La Svolta: L'Instancabile Istinto di Sopravvivenza
Il finale è la vera perla di questa poesia. Dopo tanta oscurità, notti insonni e "lava di pianto", quel "Eppure..." spezza il ritmo e cambia tutto.
Nonostante la ricerca di una "pillola della redenzione" (una soluzione facile che anestetizzi il dolore), la vera redenzione Michela la trova in se stessa, ogni mattina. Avvolgersi nel "primo mantello di luce" e riuscire, nonostante tutto, ancora a respirare è l'atto di resistenza più puro. Non è una guarigione definitiva, ma è la scelta quotidiana di restare vivi e aperti al mondo, malgrado le ferite.
Un testo intenso, che usa parole precise come bisturi ma che lascia, alla fine, uno spiraglio di luce terapeutica
Sergio Batildi
Invito alla lettura su italianewspost.com
Per ulteriori approfondimenti su cultura, società, salute, scienza e grandi temi del nostro tempo.
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post