“La prima parola” di Rita Pacilio (Di Felice Edizioni, 2025 pp. 64 € 10.00) è una dichiarazione
biblica di principio, immersa nel profondo significato teologico e simbolico di una poetica che
contiene già in sé, in nuce, il valore e la direzione di una dedizione spontanea e sensibile. Rita
Pacilio conferma il primato della parola, come azione creativa rivolta alla manifestazione di un atto
d'amore e di comprensione verso qualcosa che supera la misura ordinaria del tempo e della vita,
oltre la nostra esistenza e il nostro orizzonte. La ricerca filologica ed esegetica di Rita Pacilio
estende l'espressione di una funzione della scrittura a sostegno di una rivelazione spirituale e
razionale, agisce sulla relazione caritatevole con la memoria e interpreta una esperienza compiuta e
matura, approfondita in una forma stilistica originale e omogenea. L’opera poetica infatti si svolge
in un unico componimento, originario e primordiale, realizzato con una prospettiva emblematica
sull'osservazione sapiente e sacra della realtà e dell'uomo, in cui la fonte celebrativa del linguaggio
è lo strumento demiurgo, dà forma alla materia, ne plasma il contenuto, dichiara la prima parola
come segno di confessione interiore e preghiera. Rita Pacilio consegna al lettore la sua armonia
evangelizzatrice, distende l'ordine ciclico dei versi, a testimonianza di un itinerario esistenziale,
filosofico e religioso verso la contemplazione e l'accettazione suprema della vita, analizzata
scrupolosamente nella fedele ed empatica direzione di una sintonia di ricordi, attraverso la fragilità
della natura umana e il sentimento pulsante delle aspettative. Alimenta la speranza e il desiderio,
mantenendo viva la capacità di consacrare, alla radice romantica e lirica di ogni presenza viva,
complice del suo cammino, l'invocazione a una sublime energia divina, in grado di assegnare il
sostegno, il discernimento di ogni percezione antica e liturgica, idealizzata nel contesto presente, di
riconoscere, nella caducità, la consapevolezza, nell'essenzialità l'intensità di una fermezza morale.
“La prima parola” pronuncia la saggezza di una dimensione trascendente, sedimentata in un solido e
premuroso riferimento della biografia degli affetti, ancorata in un impercettibile e mistico esercizio
ascetico dove l'approccio teologico sostiene il dono di una presenza dilatata, ideale, aperta alla
misericordia. Rita Pacilio espone la sua riflessione ermeneutica intorno alla disposizione generosa
verso l'altro, riflesso dell'amore di Dio, alla grazia del bene che trasforma il cuore e si mostra nella
benevolenza quotidiana. La potenza ipnotica del libro seduce l'attenzione alla lettura, affascina il
richiamo ieratico di una solenne, ispirata comunicazione con la volontà di affermare l'importanza e
l'eredità dei vincoli familiari e ristabilire dal passaggio inevitabile del dolore la consolazione e la
letizia dell'anima. Rita Pacilio rende la fede nella dignità umana, rischiara il buio delle coscienze,
ricompone l'incrinatura delle sconfitte. Risana la luce e la verità della salvezza, attraversa la finalità
docile e accogliente della compassione, si fa lingua dell'innocenza in un mondo dominato dalla
malvagità. In un rituale che esplora il mistero della vita, il respiro di “La prima parola” avvolge la
continuità di un verbo assoluto, tradotto nel luogo delle evocazioni emotive, nella terra e dentro di
noi, come rappresentazione della nostra origine. Un ponte invisibile tra l'ascolto e l'umiltà di ogni
parola pronunciata in limine di un'offerta introspettiva.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
Testo unico tratto dal libro
L’intenzione è mettersi sottosopra
avventurarsi nel fiato
gradualmente
in un chiarore alto sull’autunno
se i giorni si assomigliano
ostinati
quel lucore lungo è un mare ovale
tracce impazzite di libertà spianate
sopra, sotto, nel posto più comune
sulla stessa onda corpo, senza corpo.
La prima parola possiede la vita,
una pietra nera è la rotta che avanza
voce aperta sul punto esatto
aderenza.
Si muove così la storia, una mano
per volta o un pugno caduto
come una carestia sul cuore.
Costruire ponti che coprono
il mondo
spalancarsi balconi nell’aria
gettarci così lontano
dalla voragine meridiana
grido puro.
Ogni nome si attacca alle cose
alle persone
siamo la firma unita
al carteggio di una storia
d’amore
diventiamo orme e profezie:
il movimento del divenire
transizione, sperimentazione.
Obbedienza.
Cresce
la lacrima, le isole,
i promontori
la luce magnifica e il fiore.
È il vento che cuce l’erba nella terra
quando la speranza resiste.
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