Lo Scheletro di una Nazione: "Il Serpente Scomparso" di Hidayet e la Radiografia del Dissenso. Recensione di Ada Rizzo

 Ci sono versi che non nascono per accarezzare l'anima, ma per scorticarla. È il caso di Il serpente scomparso, la lirica in cui il poeta Hidayet trasforma un grande ospedale nella spietata metafora di un intero Paese al collasso. Lungi dall'essere un'astratta riflessione sul dolore, il testo pulsa della rabbia autentica di chi vive sulla propria pelle le storture di un sistema opprimente, corrotto e deumanizzato. Con l'autorità testimoniale del cittadino che abita la sofferenza quotidiana, Hidayet non ci offre una semplice critica alla sanità, ma una vera e propria "radiografia sociale". Un'opera cruda in cui i camici bianchi si convertono in sudari e il potere burocratico scalza persino il divino, lasciando come unica, flebile speranza la polvere sollevata dalle ramazze dei netturbini.

Il mattino è appena iniziato, i corridoi pullulano di lamenti, ma le stanze dei medici sono vuote: c'è una riunione di potere da celebrare. Inizia così, con un'istantanea di agghiacciante realismo, la lirica di Hidayet. Ma lungi dall'essere una semplice satira sulla malasanità, il testo si rivela da subito un atto d'accusa civile di spietata durezza. Si avverte, tra i versi, l'autorità testimoniale di chi parla dal dentro, di un cittadino che descrive una routine della sofferenza vissuta sulla propria pelle. L'ospedale diventa così il microcosmo di un intero Paese al collasso, dove i camici bianchi si convertono in sudari e il cinismo economico fa fuggire persino il simbolo millenario della cura. Quella di Hidayet non è una metafora astratta, ma una drammatica "radiografia sociale" che scava sotto la superficie per mostrare lo scheletro marcio di un sistema in cui l'etica e la misericordia sono ormai scomparse.

 

Di seguito, propongo la lettura integrale della lirica nella sua traduzione italiana da me curata:

Il Serpente Scomparso

Un grande ospedale.

Al mattino, il lavoro è appena iniziato.

Pazienti gravemente malati sono in fila davanti alle stanze dei medici.

I lamenti fanno raddoppiare il dolore alle orecchie.

Non c'è un solo medico nella stanza.

Sono tutti in riunione. Il nuovo primario sta dimostrando il suo valore.

Finalmente, la riunione è finita.

I camici bianchi dei medici

Erano come bianchi sudari.

Come se i morti fossero risorti

E fossero tornati dal cimitero.

E ora avrebbero mandato

Nuovi morti al cimitero

Da questo ospedale dove non si trovano nuove medicine.

Nel frattempo,

Coloro che ne traevano profitto

Erano i mullah, i becchini e i lavatori di cadaveri.

Ma sono creature davvero spietate.

Nessuno di loro ha ringraziato il nuovo primario.

... Questa è una vecchia tradizione.

Ogni nuovo primario

Aggiunge una piccola innovazione a questa tradizione.

Nel frattempo,

I primari sono giovani primari.

Ma anche la malattia e la morte sono diventate più giovani.

Questa è la cura migliore per i giovani.

Vivere troppo a lungo significa troppa sofferenza.

Nel frattempo,

Ho ricordato i macellai in camice bianco

Quando ho guardato i medici in camice bianco.

Proprio come i macellai guardano una mucca

E calcolano quanto profitto porterà,

Anche i medici guardano i pazienti

E calcolano i loro profitti.

La gente ha studiato per vent'anni per diventare macellaia.

È così che si è sviluppata l'industria dell'istruzione.

Ma quando ho guardato i netturbini in camice bianco,

Scintille di speranza sono apparse nel mio petto.

Forse questi netturbini potranno spazzare via questo sistema.

E sulla vecchia insegna all'ingresso dell'ospedale,

Il serpente, il simbolo della medicina, è chiarissimo,

Si vede a malapena.

Forse è scappato, spaventato da questi macellai.

Persone che si aspettano aiuto dai propri macellai —

Nemmeno gli animali lo fanno.

Persino gli animali senza zampe possono sfuggire ai loro macellai.

... Direi: "Che Dio dia forza ai netturbini",

Ma i salari che ricevono

Bastano solo per vivere come schiavi.

Persino Dio è impotente qui.

I servitori di Dio sono anche i servitori dei funzionari.

Ogni funzionario è come un dio.

Dio non può liberare i Suoi servitori da loro.

... Così,

Il serpente scomparso

È il simbolo della coscienza e della misericordia scomparse.

I camici bianchi sono il simbolo dei bianchi sudari.

Se sottoponessimo l'intero Paese a una macchina radiogena,

Ciò che dico verrebbe confermato.

 

Analisi Critica: 

Il Ribaltamento dei Simboli e l'Ottica Mercantile

La forza d'urto di questo testo risiede nella demolizione chirurgica delle istituzioni deputate all'umanitarismo. Hidayet opera un ribaltamento radicale dei simboli: il camice medico perde la sua asettica promessa di salvezza per farsi sudario, anticipazione della fine. I medici stessi, anziché portatori di vita, vengono descritti come "morti risorti dal cimitero" che tornano nel mondo al solo scopo di mietere altre vittime, alimentando un micro-indotto parassitario composto da mullah, becchini e lavatori di cadaveri.

L'affondo più violento è riservato alla deumanizzazione mercantile della cura. Il paragone tra il medico e il macellaio è brutale: il malato cessa di essere un corpo sofferente dotato di dignità e diventa "carne", un capo di bestiame su cui calcolare margini di profitto. C'è una critica profonda all'intera "industria dell'istruzione", colpevole di formare professionisti tecnicamente ineccepibili ma eticamente svuotati, addestrati al cinismo anziché all'empatia.

In questo quadro desolante, l'unica deviazione dal pessimismo è rappresentata dai netturbini. Chi è relegato all'ultimo gradino sociale, sottopagato e ridotto in semischiavitù economica, custodisce l'unica vera "scintilla di speranza". È un paradosso morale: solo chi è abituato a raccogliere le scorie della società possiede la dignità necessaria per "spazzare via" un sistema marcio.

 

La Teologia del Potere Burocratico

Allargando lo sguardo dall'ospedale allo Stato, Hidayet tocca una dimensiona teologico-politica nichilista. Nel momento in cui scrive che "ogni funzionario è come un dio", il poeta fotografa la pervasività della macchina burocratica e autoritaria. Il potere terreno ha occupato ogni spazio, colonizzando persino la sfera spirituale. Dio stesso viene dichiarato "impotente", incapace di spezzare le catene di servitù che legano gli uomini ai funzionari di turno. La routine della sofferenza non è dunque un malfunzionamento passeggero, ma una condizione esistenziale cronica e strutturata.

 

Riflessione Finale

La chiusura della lirica, con l'immagine della "macchina radiogena" a cui sottoporre l'intero Paese, sigilla l'opera con il timbro dell'autenticità. Hidayet non scrive da osservatore distaccato, né da intellettuale che teorizza il dissenso al sicuro dietro una scrivania. Le suas parole possiedono il peso specifico della testimonianza diretta; è il grido di un cittadino che ha misurato l'estensione del danno sulla propria pelle.

La scelta della radiografia è tutt'altro che casuale: è uno strumento che azzera la propaganda, che attraversa la superficie dei palazzi e dei discorsi ufficiali per mostrare la verità nuda e inconfutabile dello scheletro. E lo scheletro che Hidayet ci mostra è quello di una società in cui il serpente, simbolo della coscienza, pietà, etica medica, non è morto: è fuggito per la vergogna.

Resta l'amarezza profonda di una nazione che si scopre sottomessa a una classe di "macellai" istituzionalizzati. Ma proprio in questa denuncia totale e priva di sconti, la poesia di Hidayet assolve alla sua funzione più alta e necessaria: non quella di consolare, ma quella di essere, essa stessa, la prima radiografia visibile di un male che si vorrebbe tenere nascosto.

 

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