LE OCCASIONI PERDUTE di Giuseppina Marra. Recensione di Francesca Giordano



LE OCCASIONI PERDUTE di Giuseppina Marra.
Le occasioni perdute
sono gesti e parole d’amore.
Sono i sorrisi mai nati
le parole taciute
le promesse giurate
a se stessi nel silenzio
e dimenticate.
Le occasioni perdute
sono le carezze pensate
e soffocate
per sempre.
Le occasioni perdute
sono la nostalgia
vana
la malinconia
vorace
come le sabbie mobili
delle paludi.


L'eco dei gesti mai compiuti: una lettura de "Le occasioni perdute"

Ci sono poesie che non hanno bisogno di artifici retorici per colpire al cuore il lettore; ci riescono per sottrazione, spogliando l'anima fino a lasciarne scoperto il nucleo più fragile. È il caso dei versi intensi e malinconici di "Le occasioni perdute" , un componimento che esplora il peso di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato.
L'anatomia del rimpianto

Il testo si sviluppa come una ballata sommessa sul rimpianto, ma rifiuta la commiserazione fine a se stessa. L'autrice definisce le occasioni perdute non come treni mancati o successi materiali falliti, ma come atti d'amore rimasti sospesi .


"Sono i sorrisi mai nati / le parole taciute..."

La poesia ci ricorda che il dolore più grande non deriva da ciò che abbiamo fatto e sbagliato, ma da ciò che abbiamo trattato per timore, orgoglio o esitazione. Le "carezze pensate e soffocate per sempre" diventano così il simbolo di una delicatezza d'animo che, non trovando il coraggio di manifestarsi, si trasforma in un fardello interiore.
La voragine della malinconia: una chiusa potente

La struttura dei versi, brevi e spezzati, accelera il ritmo verso la sezione finale, dove la riflessione intima si traduce in un'immagine densa e quasi fisica:

La nostalgia vana: un sentimento sterile che guarda al passato senza poterlo cambiare.


La malinconia vorace: descritta magistralmente attraverso la metafora delle "sabbie mobili delle paludi" .

Quest'ultima similitudine è di rara efficacia: la malinconia non è un dolore statico, ma una forza attiva e "vorace" che inghiotte chi si ferma troppo a lungo a contemplare il passato. Più ci si agita nel ricordo di ciò che si è perso, più si rischia di affondare.

In un'epoca dominata dall'iper connessione e dalla fretta, dove spesso comunichiamo molto ma dire pochissimo, questa poesia suona come un monitor e, al tempo stesso, come un invito alla vulnerabilità. Ci spinge a non dimenticare le "promesse giurate a se stessi nel silenzio" e, soprattutto, a non soffocare quei gesti d'amore che lasciano la nostra umanità.

Un testo di rara sensibilità, perfetto per le pagine di Alessandria Post , che fotografa con precisione millimetrica quel limbo emotivo in cui tutti, almeno una volta, ci siamo trovati a camminare.

Tag consigliati: Poesia , Recensioni Letterarie, Cultura, Sentimenti, Alessandria Post.


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