La Voce del Tempo e l'Archetipo del Teatro: l'Universo Lirico di Agron Shele - di Ada Rizzo

 


Un viaggio a ritroso tra le radici della memoria storica e il mito classico, per comprendere la poetica transnazionale del fondatore di "Atunis Galaxy Poetry".

 

Nel panorama della letteratura contemporanea globale, poche figure incarnano il ruolo di "ponte culturale" con la forza e la costanza di Agron Shele. Poeta, saggista ed editore, Shele ha fatto della parola poetica un territorio d'incontro geopolitico ed esistenziale. La sua produzione, radicata nella grande tradizione lirica e costantemente aperta alle tensioni della modernità, trova un perfetto esempio nel componimento I am "The Theatre", un vero e proprio manifesto antropologico in cui l'istituzione teatrale si fa persona, memoria storica e tempio universale.

Di seguito, proponiamo il testo nella sua versione originale in lingua inglese e nella traduzione d'autore in italiano, seguite da un'analisi critica della struttura e dal profilo biografico ufficiale dell'autore.


Il Componimento / The Poem

Versione Italiana: IO SONO "IL TEATRO" (a cura di Ada Rizzo)

Dicono che i miei personaggi si stiano radunando

Insieme a loro anche i loro incubi

Come iene che si aggirano intorno

Mi mordono e vogliono sbranarmi

Pensano di essere immortali

Ma... dimenticano che li ho creati io, sono il loro Dio

Sono più luminoso di Zeus stesso

Non sono i personaggi di Eschilo

Che si perdono nelle ombre profonde e oscure

Sono maghi e streghe scontati da Salem

Ovunque si trovino, portano solo dolori

Rimango con la mente aperta

Vicino a una casa stregata piena di anime pentite

La mia mente resta come un libro aperto

E i miei scritti portano i morti sulla Terra tra di noi

In troppi hanno seguito i miei passi

Troppe lacrime sono state versate

È iconico il modo in cui sto lì

E li guardo cambiare volto

Sembra che non sappiano più chi io sia

Ma oggi scavano tombe e buscan le mie radici

Non perché manchi loro, ma perché hanno bisogno di me

Io sono il Teatro, la memoria del tempo

Che va e viene, ma la sua anima resta lì

Io sono Euripide, l'oscurità mi segue ovunque,

La follia non finisce mai

Io sono Shakespeare, i Macbeth mi stanno uccidendo

Persino i tartufi di Molière mi inseguono

Io sono il tempio di tutti gli Dei

Io sono l'unica stella che brilla più forte durante la notte.

Un'immagine che si eleva

Il tempo marcia in avanti

Non sa come fermare le lancette dell'orologio

Né come cambiare il destino della strada che ha scelto.

Lungo è questo battito, come il suono delle campane della chiesa

dove mi raduno.

O semplicemente un frammento di ciò che svanisce nell'aria

E di nuovo, appare lo stesso specchio.

Un inchino di rispetto,

Un segno della croce nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo

Ai cavalieri il cui sangue versato è su ogni pietra eretta

E ai santi raffigurati sulla cupola, a caccia di diavoli.

Al giorno d'oggi sono caduti sulla terra

Li vedo festeggiare

Vedo il diluvio apocalittico

Un mare sollevatosi dagli abissi

E un Noè che spinge la sua arca

Per porre fine

Alla speranza tessuta sulla terra

Dai nuovi avari che ricostruiscono le loro vite

da una fondazione di dolore

Per essere demoliti ancora una volta nell'Ade che li attende.

Il tempo vola in avanti

Con la testa rivolta all'indietro

Verso una remissione per salvare l'anima

Dalla peccaminosa tentazione carnale

Fuori dalla pelle

Tatuaggi con volti sfigurati

Idoli in fiamme

Ancore di navi in crociate piratesche

Con la tonaca che sventola nel vento

Prayers for disease; (Preghiere per la malattia)

Perché nulla può essere più di un essere umano

Se non l'immagine dell'argilla faticosamente costruita.


Original Version: I AM "THE THEATRE"

They say my characters are gathering

Together with them even their nightmares

Like hyenas that wander around

They bite me and want to tear me apart

They think they are immortal

But...they forget, I created them, I'm their God

I am brighter than Zeus himself

They are not aeschylus's characters

That lose themselves into the deep dark shadows

They are wizards and witches discounted by Salem

Wherever they are, they only bring sorrows

I stay open minded

Near a haunted house full of regreted souls

My mind stays like an open book

And my writings brings the dead on Earth among us

Too many have followed my footsteps

Too many tears are shed

It it iconic how I stand there

And watch them change their faces

It feels like they don't know who I am anymore

But today they dig graves and search for my roots

Not because they miss me but because they need me

I am the Theatre, the memory of time

That comes and goes, but his soul remains there

I am Euripides, darkness follows me everywhere,

Madness is never over

I am Shakespeare, Macbeths are killing me

Even Moliere's tartuffes chase me

I am the temple of all Gods

I am the only star that shines brighter during the night.

Image that is raised

The time marches ahead

It doesn’t know how to stop the hour hands

Nor how to change the destiny of the road it chose.

Long is this throb, like the sound of church bells

where I congregate.

Or simply a fragment of what vanishes in the air

And again, the same mirror appears.

A reverence,

A hand in the name of father, son and holy spirit

To the knights whose spilt blood is on each erected stone

And the saints pictured on cupola, hunting the devils.

They have fallen on earth nowadays

I see them celebrate

I see the apocalyptic flood

A sea raised from the abyss

And a Noah that pushes his ark

To give an end

To the hope weaved on earth

From the new avaricious that rebuild their lives

from a foundation of pain

To be demolished again into the Hades waiting for them.

The time flies ahead

With its head turned aback

Towards a remission to save the soul

From the sinful fleshly temptation

Outside the skin

Tattoos with disfigured faces

Idols up in flames

Anchors of ships on pirate crusades

With soutane waving in the wind

Prayers for disease;

Because nothing can be more than a human

Except for the image of the clay effortfully constructed.


Commento al Testo

Il componimento si articola su un doppio binario metafisico: la personificazione del dramma e la critica del tempo presente.

Nelle prime strofe, l'Io lirico coincide con il concetto stesso di "Teatro", configurandosi come un demiurgo vittima della sua stessa creazione. I personaggi letterari si rivoltano contro il proprio autore ("dimenticano che li ho creati io"), incarnando il millenario conflitto tra creatore e creatura. Attraverso richiami colti che uniscono la tragedia greca (Eschilo, Euripide), il teatro elisabettiano ed il cinismo barocco di Molière, Shele innalza il palcoscenico a "tempio di tutti gli Dei", l'unico luogo capace di evocare i trapassati e conservare la memoria storica dell'uomo.

Nella seconda parte, il fulcro emotivo diviene il Tempo, descritto con una potente immagine Giano-bifronte: "Il tempo vola in avanti / Con la testa rivolta all'indietro". È l'esatta rappresentazione della nostra epoca transitoria, scissa tra la marcia tecnologica inarrestabile e il bisogno viscerale di ritrovare le proprie radici spirituali per salvarsi dal naufragio etico. L'atto di chiusura ristabilisce l'ordine dell'esistenzialismo di Shele: pur davanti alla fragilità del nostro corpo, l'uomo trova il suo compimento massimo nell'arte e nell'immagine dell'argilla faticosamente modellata.


Biografia dell'Autore: Agron Shele


Agron Shele è nato il 7 ottobre 1972 a Leskaj, nel distretto di Përmet, in Albania. Scrittore, poeta e saggista, rappresenta una delle voci più attive dell'associazionismo culturale internazionale ed è un instancabile promotore della diplomazia della parola.

Opere e Poetica

Formatosi in patria e attivo per molti anni all'interno della società civile albanese in stretta collaborazione con organismi internazionali quali USAID, UNDP e UNICEF, Shele ha sviluppato una poetica marcatamente attenta ai diritti umani, alla tutela della memoria comunitaria e al dialogo transnazionale. Attualmente risiede in Belgio (a Bruxelles), da dove coordina progetti di ampio respiro internazionale.

La sua bibliografia ufficiale include i romanzi The Steps of Clara, Beyond a Grey Curtain e Wrong Image, la raccolta lirica Innocent Passage, la silloge White Stones (2018) e la raccolta di recensioni e scritti critici Ese-I.


Atunis Galaxy Poetry e l'Impegno Globale

Shele è universalmente noto nella comunità letteraria per essere il fondatore e Presidente dell'International Poetical Galaxy "Atunis" e direttore responsabile della testata Atunis Galaxy Poetry. Sotto la sua guida, la piattaforma è divenuta uno dei più autorevoli presidi della poesia globale contemporanea, pubblicando annualmente le imponenti antologie multinazionali (Atunis Galaxy Anthology), capaci di tradurre e unire centinaia di poeti provenienti da ogni continente.

Membro del PEN Club albanese, della World Writers Association (Ohio, USA), del movimento Poetas del Mundo e della World Poetry Society (WPS), Agron Shele ha ricevuto numerosi premi internazionali ed è regolarmente inserito nelle principali antologie poetiche globali, a testimonianza di una scrittura che sa superare i confini geografici per parlare direttamente all'essenza dell'uomo.


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