“Intrappolati”. Un inno all’amore e all’uguaglianza

 



Esistono cicatrici che non si vedono, solchi scavati nel profondo dell’anima che

ridefiniscono i confini della nostra esistenza. È in questo spazio, sospeso tra la

luce del ricordo e l’ombra del dolore, che nasce “Intrappolati”, l’opera di

Rosy Philomene Onanena, pubblicata nella prestigiosa collana “I

Diamanti” dell’Aletti Editore e disponibile anche nella versione e-book.

Al centro della narrazione troviamo Flora, una giovane donna dell’Africa

subsahariana, la cui vita diventa metafora della condizione umana di fronte

all’imprevedibilità del male. Attraverso una scrittura che si fa carne e spirito,

l’autrice conduce il lettore nei corridoi di un’esistenza che ha conosciuto la gioia

ma si ritrova, poi, prigioniera di una realtà crudele. «Intrappolati - spiega

l’autrice che vive a Dronero (Cuneo) - perché la protagonista del libro si ritrova

molte volte ingannata dalle persone che la circondano». Ed è proprio

dall’ingiustizia osservata con i suoi occhi, dal dolore e dalla fede, che

la scrittura di Rosy Philomene trae la sua fonte d’ispirazione: dalla

condizione psicologica di chi vede i propri sogni scontrarsi con la barriera della

razionalità. Flora è il volto di chi sceglie, di chi cade e di chi tenta, con estrema

fatica, di ricomporre i frammenti di un mosaico spezzato. Di chi fa della

resilienza uno stile di vita e riesce ad affrontare le situazioni più complesse,

sempre a testa alta.

Rosy Philomene Onanena esplora il dualismo delle reazioni umane: la

lucidità della ragione contro l’impeto travolgente dell’emozione. Tutto

con puro realismo, senza vendere sogni, anche quando tenta la via del distacco

per allontanarsi dal dolore: «Realtà e fantasia si intrecciano nell’opera nella

misura in cui esistono sofferenze indicibili che ho voluto imprimere nero su

bianco. Sofferenze vere di persone che non hanno voce». E qui subentra la

creatività della scrittura che - ne è convinta l’autrice - consente di esprimere

ciò che uno ha dentro e altrimenti non riuscirebbe a fare.

L’opera si distingue per un linguaggio evocativo che non rinuncia mai

alla verità, offrendo un viaggio catartico tra le sfide di una terra vibrante e le

ferite universali dell’anima. «Voglio trasmettere al lettore la compassione,

l’amore verso il prossimo, il senso di giustizia e l’eguaglianza».


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