INTERVISTA / WYWIAD: DANIELA SANNIPOLI "Il compito dello studioso è mantenere viva la ricerca / Zadaniem badacza jest podtrzymywanie żywej refleksji naukowej

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Intervista e traduzione in polacco a cura di Izabella Teresa Kostka.
Wywiad i przekład z języka włoskiego Izabella Teresa Kostka.


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La mia ospite di oggi è una personalità poliedrica che può vantare  importanti pubblicazioni scientifiche, saggistiche e letterarie: Daniela Sannipoli. Daniela insegna lingua e cultura spagnola nelle scuole superiori ed è docente a contratto presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, ha inoltre conseguito una specializzazione in DSA e lingue straniere presso l’Università Europea di Roma e si è formata come coach autobiografica presso l’Università Suor Orsola Benincasa. Una delle sue pubblicazioni più recenti è il saggio “La balada de Caperucita come sguardo pedagogico sulla poesia di Federico García Lorca” (deComporre Edizioni, Gaeta, 2023), del cui profondo valore professionale desidero parlarvi in questa intervista.



1. I.T.K.: Benvenuta Daniela. Da dove nasce la tua passione per la lingua e la cultura spagnola? È una passione strettamente personale oppure legata a qualche influenza familiare?


D.S.: Buongiorno, Izabella. La mia passione per la lingua e la cultura spagnola è nata  in età giovanile, leggendo le poesie di Lorca e di Neruda. In realtà è legata anche ad influenze familiari: mia zia – una sorella di mia nonna materna – da Napoli si stabilì in Venezuela. Quando tornava in Italia a trovarci, portava anche la lingua spagnola nelle sue espressioni e nei suoi racconti. Per me ha rappresentato una grande ricchezza e posso definirla parte integrante della mia infanzia e della mia formazione. La passione è poi diventata interesse, mio oggetto di studio e poi di lavoro e di ricerca.

2. I.T.K.: Sei specializzata nel supporto educativo, insegni lingua e cultura spagnola nelle scuole superiori e sei  docente a contratto presso l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Che cosa rappresenta per te questo lavoro e quale ruolo occupa nella tua vita?


D.S.: Tendo a non identificarmi nel mio lavoro, nel senso che non sono il lavoro che svolgo. Credo che avere chiara questa distinzione sia fondamentale per il rispetto della propria vita e dei propri spazi. Nel mio lavoro di insegnante a vari livelli mantengo sempre presenti le difficoltà che ho incontrato come studentessa, in modo da creare un legame empatico con i miei studenti, da farli sentire accolti e da valorizzarli al massimo. Quindi posso dire che il mio lavoro rappresenta l’espressione professionale, creativa e umana della mia personalità, senza compromessi ma con la consapevolezza dell’importanza del distacco emotivo e dell’avere ogni giorno un momento solo per me stessa. 

3. I.T.K.: Essendo un’appassionata della cultura iberica, non potevi sottrarti al fascino di uno dei più celebri rappresentanti della letteratura spagnola: Federico García Lorca. Come è nata questa tua passione?


D.S.: L’incontro con Federico è avvenuto in modo casuale – se dobbiamo crederci – e fuori dal comune: a 19 anni stavo guardando i libri nell’espositore di un supermercato e istintivamente ne presi uno. Era una raccolta di poesie di Federico. Aprii il libro, iniziai a leggere, ne fui rapita e lo portai alla cassa per acquistarlo. Da allora non ho mai smesso di leggere poesie. Poi mi iscrissi alla facoltà di lingue straniere.



4. I.T.K.: “La balada de Caperucita come sguardo pedagogico sulla poesia di Federico García Lorca” (deComporre Edizioni, Gaeta, 2023) è uno dei tuoi saggi più importanti. Si tratta di un’opera monumentale di oltre 150 pagine che, attraverso un’analisi approfondita, delinea anche il profilo psicologico del maestro. Da dove è nata l’idea di questo libro?


D.S.: Nel mio lavoro di ricerca sono venuta a conoscenza di un poema che Federico scrisse nel 1919 e che in Italia era rimasto sconosciuto fino al 1994. In realtà è ancora poco conosciuto e non se ne parla. Si tratta appunto de "La balada de Caperucita", il più lungo poema in versi di Federico. Notai il continuo riferimento alla paura di perdere gli occhi, alla minaccia di rubare gli occhi di Cappuccetto rosso da parte degli elementi della natura e il ruolo che assumeva il fiume. Lavorando nell’ambito della psicologia delle espressioni artistiche e letterarie, ho proposto un’analisi interpretativa in chiave psicologica e pedagogica, in cui la paura di perdere gli occhi – minaccia di accecamento – è legata all’angoscia di castrazione e al desiderio del poeta di tornare nel grembo materno. Ipotesi avvalorata dal rito della sepoltura a cui Federico ricorreva proprio in quel periodo e a cui sottoponeva gli amici, obbligandoli a inscenare il suo funerale, a seppellirlo e ad attendere la decomposizione. 



5. I.T.K.: I testi in lingua originale differiscono certamente molto dalle traduzioni in italiano. Durante la preparazione del saggio ti sei basata sulle opere di Lorca e sulle fonti storiche in lingua spagnola? Raccontaci di questo lavoro lungo e impegnativo, il cui risultato è davvero degno di ammirazione.


D.S.: Il lavoro di ricerca, lettura e scrittura è durato più di due anni. Ho lavorato principalmente su fonti in lingua spagnola e in lingua francese. I ricercatori francesi sono ottimi studiosi di Lorca.  Alcuni testi non erano reperibili in Italia e ho anche viaggiato per cercarli e acquistarli. Per la parte pedagogica ho consultato  testi in lingua italiana  dei più noti pedagogisti e psicologi del Novecento fino ai nostri giorni. L’ipotesi interpretativa è in chiave freudiana, essendo Freud il mio punto di riferimento da sempre come corrente alla quale appartengo. 


6. I.T.K.: Il tuo saggio analizza l’opera di Lorca da una prospettiva pedagogica e psicologica, con riferimenti persino a Freud. Victor Hugo affermava: “La madre nutre il bambino prima ancora di istruirlo”. Dedichi infatti grande attenzione allo studio approfondito delle esperienze giovanili e di vita dell’autore, che ne hanno plasmato la personalità e soprattutto la visione letteraria, sospesa tra amore e morte, realismo e pessimismo. Nei corposi capitoli “La famiglia contenitore di emozioni” e “Il contenitore familiare di Lorca” analizzi in modo dettagliato l’influenza dei familiari sull’autore. È questo il punto chiave per comprendere la sua personalità e tutta la sua opera?


D.S.: Possiamo dire che è il punto chiave nel mio saggio, ma non in assoluto. La mente umana è complicata; c’è la tara genetica e ci sono esperienze che non conosciamo, per cui sarebbe pretenzioso da parte mia dare risposte certe in base al vissuto infantile di Federico. Certamente c’è un’evidente corrispondenza tra il vissuto infantile e la sua poetica e il mio studio è finalizzato a comprendere il tormento del poeta.


7. I.T.K.: Il fulcro del saggio è rappresentato dall’analisi di una delle opere giovanili del maestro dal titolo “La balada de Caperucita”. Perché proprio questo testo è diventato il punto di partenza delle tue riflessioni?


D.S.: È il punto di partenza che nel saggio diventa la parte finale, come a chiudere il cerchio. In realtà stavo già studiando la correlazione tra il vissuto di Federico e la sua poetica. Quando sono arrivata alla Balada è stato come avere una conferma di quella che è – ci tengo a ripeterlo – solo un’ipotesi interpretativa. Inizio e fine si incontrano; la Balada dà il titolo al saggio e nel saggio la tratto come ultima parte. Cioè, dopo aver parlato e analizzato i vari aspetti della sua vita, le figure genitoriali, i suoi versi, la sua poetica.



8. I.T.K.: Leggendo il saggio si percepisce il tuo profondo amore per Lorca e un approccio emotivo, non soltanto scientifico, alla sua visione letteraria. Nell’ultimo capitolo affronti molti aspetti interpretativi de “La balada de Caperucita”: dalla religione alla mitologia, dall’ironia al mondo della fiaba, fino al complesso di Edipo. Puoi parlarcene?


D.S.: Sono consapevole che in un saggio divulgativo – come il mio – bisogna mantenere un approccio scientifico. Le sfumature emotive o la parte che dà spazio alle emozioni è spiegata da una profonda compenetrazione nell’animo del poeta. Essendo anch’io poeta, le sue sofferenze e le sue emozioni mi arrivano senza filtri, senza bisogno di comprensione testuale. Forse è per questo che si dice che solo un poeta può tradurre un altro poeta… La Balada è un poema lunghissimo che affronta tutti gli aspetti elencati nella domanda e ho cercato di riportarli nel saggio in modo sintetico. Federico era un uomo di grande cultura e conosceva bene l’antichità classica, la cui cultura sentiva molto vicina a lui anche per motivi religiosi. È sorprendente se pensiamo che scrisse la balada  all’età di vent’anni circa.


9. I.T.K.: Leggendo le tue riflessioni sono giunta alla conclusione che potrebbero diventare una sorta di “lettura obbligatoria”, una preparazione indispensabile alla lettura delle opere di García Lorca. Ritieni che, senza un adeguato “fondamento” basato sui fatti della vita del poeta, la percezione delle sue opere risulti più povera e meno completa?


D.S.: Grazie per questa domanda. Il poeta parla agli uomini e al mondo e credo che il valore poetico debba essere apprezzato e sentito indipendentemente dalla vita privata dell’autore. La poesia funziona ed è tale se arriva, se trasmette, se resiste. Credo che nell’insegnamento scolastico sia quasi una violenza affrontare certi temi e spiegare la poetica di Federico alla luce del suo vissuto. In genere lascio solo l’informazione che ci sono studi di settore che vanno oltre le antologie scolastiche e che, se vorranno, potranno approfondire. Nell’insegnamento universitario posso spingermi oltre, portare le mie ricerche ma sempre con molto tatto. In definitiva, un poeta è poeta per ciò che ha scritto. 


10. I.T.K.: La domanda è forse un po’ provocatoria, ma cercare di rappresentare una personalità complessa come quella di Lorca è davvero un lavoro erculeo. Col senno di poi, cambieresti qualcosa nell’impostazione del tema? Ti senti pienamente soddisfatta del saggio pubblicato oppure oggi metteresti in luce alcuni aspetti in modo diverso?


D.S.: Federico è una personalità gigantesca e il mio lavoro di ricerca sta andando avanti. Già nella presentazione del saggio di pochissimi giorni fa, ho detto che sto focalizzando lo studio di Lorca su altri aspetti e che ci sarà un’altra pubblicazione, anche se ciò richiede tempo. La ricerca e la scienza sono un continuo costruire e demolire. Il compito dello studioso è mantenere viva la ricerca e trasmetterne i risultati.

Maggio 2026
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Daniela Sannipoli

Moim dzisiejszym gościem jest osobowość wielowymiarowa, która może poszczycić się wieloma ważnymi publikacjami  naukowymi, popularnonaukowymi oraz literackimi: Daniela Sannipoli. Daniela uczy języka hiszpańskiego i kultury hiszpańskiej w szkołach średnich oraz jest profesorem kontraktowym na Uniwersytecie w Cassino i w  Południowym Lacjum, ukończyła specjalizację z DSA i języków obcych na Uniwersytecie Europejskim w Rzymie oraz jako coach autobiografii na Uniwersytecie Suor Orsola Benincasa w Neapolu. Jedną z najnowszych jej publikacji jest esej "La balada de Caperucita jako pedagogiczne spojrzenie na poezję Federico Garcíi Lorki” (wyd. deComporre Edizioni, Gaeta, 2023), którego głęboką profesjonalną wartość chciałabym Państwu przybliżyć w tej rozmowie. 


1. I.T.K.: Witam Cię Danielo.Skad wzięła się u Ciebie tak wielka miłość do języka i kultury hiszpańskiej? To fascynacja osobista, czy zrodzona z jakichś rodzinnych koniugacji? 


D.S.: Dzień dobry, Izabello. Moja pasja do języka i kultury hiszpańskiej narodziła się już w młodości, kiedy czytałem poezję Federico García Lorca i Pablo Neruda. W rzeczywistości wiąże się ona także z wpływami rodzinnymi: moja ciotka - siostra mojej babci ze strony matki wyjechała z Neapolu i osiedliła się w Wenezueli. Kiedy wracała do Włoch, aby nas odwiedzić, przynosiła ze sobą również język hiszpański obecny w jej opowieściach i sposobie mówienia. Było to dla mnie ogromne bogactwo i mogę powiedzieć, że stało się integralną częścią mojego dzieciństwa oraz mojego rozwoju. Z czasem pasja przerodziła się w zainteresowanie, następnie w przedmiot studiów, a później także pracy i badań.





2. I.T.K.:  Specjalizujesz się w sparciu edukacyjnym, jesteś nauczycielką języka hiszpańskiego i kultury hiszpańskiej w szkołach średnich oraz profesorem kontraktowym na Uniwersytecie w Cassino i w  Południowym Lacjum. Czym jest dla Ciebie ta praca, jaką rolę odgrywa w twym życiu? 


D.S.: Mam tendencję do tego, by nie utożsamiać się ze swoją pracą, w tym sensie, że nie jestem tym, co robię zawodowo. Uważam, że jasne rozróżnienie między życiem zawodowym a osobistym jest fundamentalne dla poszanowania własnego życia i własnej przestrzeni. W mojej pracy nauczycielki na różnych poziomach zawsze pamiętam o trudnościach, które sama napotkałam jako studentka, aby tworzyć empatyczną więź z moimi uczniami, staram się sprawiać, by czuli się akceptowani, i jak najlepiej wydobywać ich potencjał. Mogę więc powiedzieć, że moja praca stanowi zawodowy, twórczy i ludzki wyraz mojej osobowości bez kompromisów, ale ze świadomością, jak ważny jest emocjonalny dystans oraz codzienne znalezienie chwili wyłącznie dla siebie.


3. I.T.K.: Będąc miłośniczką kultury iberyjskiej nie mogłaś się oprzeć fascynacji jednym z najsławniejszych przedstawicieli literatury hiszpańskiej czyli postacią Federico Garcii Lorca. Jak narodziła się ta twoja pasja? 


D.S.: Spotkanie z Federikiem nastąpiło przypadkiem, jeśli wierzyć w przypadki, i w dość niezwykły sposób: mając 19 lat, oglądałam książki wystawione w supermarkecie i instynktownie sięgnęłam po jedną z nich. Był to zbiór poezji Federica. Otworzyłam książkę, zaczęłam czytać, zostałam całkowicie oczarowana i zaniosłam ją do kasy, żeby ją kupić. Od tamtej chwili nigdy nie przestałam czytać poezji. Później zapisałam się na studia filologii obcych.

4. I.T.K.: "La balada de Caperucita jako pedagogiczne spojrzenie na poezję Federico Garcíi Lorki” (wyd. deComporre Edizioni, Gaeta, 2023) to jeden z ważniejszych twoich esejów . To wręcz monumentalne, przeszło 150 stronicowe dzieło, które w dogłębnej analizie przybliża p i szkicuje obraz psychologiczny mistrza.  Skąd wziął się na nie pomysł?


D.S.: W swojej pracy badawczej natknęłam się na poemat, który Federico napisał w 1919 roku i który we Włoszech pozostawał nieznany aż do 1994 roku. W rzeczywistości nadal jest mało znany i niewiele się o nim mówi. Chodzi właśnie o "La balada de Caperucita" -  najdłuższy poemat wierszowany Federica. Zauważyłam w nim ciągłe odniesienia do lęku przed utratą oczu, do groźby odebrania Czerwonemu Kapturkowi oczu przez siły natury oraz do roli, jaką odgrywa rzeka. Pracując w obszarze psychologii ekspresji artystycznych i literackich, zaproponowałam interpretację w kluczu psychologicznym i pedagogicznym, w której strach przed utratą oczu i  groźba oślepienia wiąże się z lękiem kastracyjnym oraz z pragnieniem powrotu do łona matki. Hipotezę tę potwierdza rytuał pogrzebu, do którego Federico odwoływał się właśnie w tamtym okresie i któremu poddawał swoich przyjaciół, zmuszając ich do inscenizowania jego pogrzebu, grzebania go oraz oczekiwania na rozkład ciała.



5. I.T.K.: Teksty w języku oryginalnym na pewno różnią się znacznie od przekładu na język włoski. Czy przygotowując się do pisania eseju opierałaś się na utworach Lorki i dotyczących go przekazach historycznych w języku hiszpańskim? Opowiedz nam o tej żmudnej i wymagającej poświęcenia pracy, której efekt jest  naprawdę godny podziwu! 


D.S.: Praca badawcza, lektura i pisanie trwały ponad dwa lata. Pracowałam głównie na źródłach w języku hiszpańskim i francuskim. Francuscy badacze są znakomitymi znawcami twórczości Lorki. Niektóre teksty były niedostępne we Włoszech, dlatego podróżowałam również po to, aby je odnaleźć i kupić. W części pedagogicznej konsultowałam włoskojęzyczne teksty najwybitniejszych pedagogów i psychologów XX wieku aż po czasy współczesne. Hipoteza interpretacyjna opiera się na podejściu freudowskim, ponieważ Freud od zawsze stanowi dla mnie punkt odniesienia jako nurt, z którym się utożsamiam.

6.. I.T.K.: Twój esej analizuje dzieło Lorki z perspektywy pedagogicznej,  psychologicznej z odniesieniami nawet do Freuda .  Victor Hugo mówił: 
"Matka karmi dziecko, zanim je nauczy”. No właśnie, poświęcasz wiele uwagi na dogłębne studium młodzieńczych i życiowych doświadczeń autora, które uformowały jego specyficzną osobowość, a przede wszystkim wizję literacką na pograniczu miłości i śmierci, realizmu i pesymizmu. W obszernych rozdziałach "La famiglia contenitore di emozioni " i "Il contenitore famigliare di Lorca" bardzo szczegółowo omawiasz wpływ bliskich na autora. To punkt kluczowy dla zrozumienia jego osobowości i całej twórczości? 


D.S.: Możemy powiedzieć, że jest to kluczowy punkt mojego eseju, ale nie w sensie absolutnym. Ludzki umysł jest skomplikowany; istnieją uwarunkowania genetyczne oraz doświadczenia, których nie znamy, dlatego z mojej strony byłoby zbyt pretensjonalne udzielanie jednoznacznych odpowiedzi wyłącznie na podstawie dziecięcych przeżyć Federica. Z pewnością jednak istnieje wyraźna zależność między jego doświadczeniami z dzieciństwa a jego poetyką, a celem mojego studium jest zrozumienie wewnętrznego udręczenia poety.



 7. I.T.K.: Główny nacisk eseju położony jest na omówieniu i analizie jednego z młodzieńczych utworów mistrza "LA BALADA DE CAPERUCITA" . Dlaczego właśnie on stał się bodźcem do twoich rozważań? 


D.S.: To punkt wyjścia, który w eseju staje się częścią końcową, jakby zamykając cały krąg. W rzeczywistości już wcześniej badałam zależność między doświadczeniami Federica a jego poetyką. Kiedy natrafiłam na "Baladę", było to jak potwierdzenie tego, co chcę tutaj podkreślić, pozostaje jedynie hipotezą interpretacyjną. Początek i koniec spotykają się ze sobą: "Balada" nadaje tytuł całemu esejowi, a w samym eseju omawiam ją jako ostatnią część. Dopiero po przedstawieniu i przeanalizowaniu różnych aspektów życia Lorki, postaci rodzicielskich, jego wierszy i poetyki.


8. I.T.K.: Czytając esej wyczuwa się twoje głębokie umiłowanie Lorki i emocjonalne, nie tylko naukowe, podejście do jego  wizji literackiej. W ostatnim rozdziale zajmujesz się wieloma aspektami interpretacji dzieła "La balada de Caperucita": od religii , mitologii poprzez ironię, świat baśni  aż do kompleksu Edypa. Możesz nam o tym opowiedzieć? 


D.S.: Mam świadomość, że w eseju popularnonaukowym -  takim jak mój - należy zachować podejście naukowe. Emocjonalne niuanse i przestrzeń poświęcona emocjom wynikają jednak z głębokiego wniknięcia w duszę poety. Ponieważ sama również jestem poetką, jego cierpienie i emocje docierają do mnie bez filtrów, bez potrzeby analizy tekstu. Być może dlatego mówi się, że tylko poeta potrafi tłumaczyć innego poetę… "Balada" jest bardzo długim poematem, który porusza wszystkie aspekty wymienione w pytaniu, a ja starałam się ująć je w eseju w sposób syntetyczny. Federico był człowiekiem o ogromnej kulturze i doskonale znał starożytność klasyczną, której tradycję odczuwał jako bardzo sobie bliską, również z powodów religijnych. To zadziwiające, jeśli pomyślimy, że napisał "Baladę" w wieku zaledwie około dwudziestu lat.

9. I.T.K.: Czytając Twoje rozważania doszłam do wniosku, że mogłyby być one "lekturą obowiązkową" , niezbędnym przygotowaniem do lektury dzieł Garcii Lorki. Uważasz, że bez należytego "fundamentu" popartego faktami z życia poety,  percepcja czytanych przez nas utworów jest uboższa i niepełnowymiarowa? 


D.S.: Dziękuję za to pytanie. Poeta przemawia do ludzi i do świata i uważam, że wartość poetycka powinna być doceniana i odczuwana niezależnie od życia prywatnego autora. Poezja działa i jest prawdziwą poezją wtedy, gdy porusza, gdy coś przekazuje, gdy potrafi przetrwać próbę czasu. Uważam, że w nauczaniu szkolnym analizowanie pewnych tematów i wyjaśnianie poetyki Federica wyłącznie w świetle jego osobistych doświadczeń jest niemal pewną formą przemocy. Zazwyczaj ograniczam się do poinformowania uczniów, że istnieją specjalistyczne badania wykraczające poza szkolne antologie i że, jeśli będą chcieli, mogą sami pogłębić ten temat. W nauczaniu akademickim mogę posunąć się dalej, przedstawiać moje badania, ale zawsze z dużą delikatnością i wyczuciem. Ostatecznie poeta jest poetą dzięki temu, co napisał.


10. I.T.K.:  Pytanie może trochę przewrotne, ale próba ukazania tak złożonej osobowości jak Lorca jest wręcz herkulesową pracą. Czy z perspektywy czasu coś byś zmieniła w ujęciu tematu? Jesteś w pełni usatysfakcjonowana opublikowanym esejem, a może  dzisiaj ukazałabyś w innym świetle niektóre wątki? 

D.S.: Federico jest postacią ogromnego formatu, a moja praca badawcza nadal trwa. Już podczas prezentacji eseju, która odbyła się zaledwie kilka dni temu, powiedziałam, że koncentruję swoje badania nad Lorką na innych aspektach jego twórczości i że powstanie kolejna publikacja, choć wymaga to czasu. Badania naukowe i nauka są nieustannym procesem budowania i burzenia wcześniejszych ustaleń. Zadaniem badacza jest podtrzymywanie żywej refleksji naukowej i ciągłe przekazywanie jej rezultatów.

Maj 2026 r.

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