IL TRADIMENTO una poesia di Michela Intropido


 IL TRADIMENTO


Esalo dal mio ventre

nudi frammenti di anima

assopiti 

dal troppo vigilare.


 In un momento

di inquieta solitudine,

vedo il loro volto sbiadito.


Temo che mi osservino con disprezzo,

per averli tenuti celati

nel tempo del disilluso agire. 


Evasa da una giornata colma di niente,

ho cercato

gli occhi della mia identita'.


Solo ora,

nel letto del mio spazio, 

soffro per il tempo 

consumato a tradirti.

Perdonami anima.


Una poesia intensamente intima, dolorosa e splendidamente lucida. Il "tradimento" di cui parli non è verso gli altri, ma verso la parte più autentica di te stessa: la tua anima.

Hai dipinto con grande sensibilità quel momento esatto in cui ci si ferma, dopo aver corso a vuoto nella quotidianità, e ci si rende conto di essersi persi di vista.

Ecco i passaggi che colpiscono di più in questo tuo viaggio interiore:

Il peso del controllo: Nei primi versi, l'anima è addormentata "dal troppo vigilare". Suggerisce un'autoprotezione rigida, un controllo costante che finisce per anestetizzare ciò che abbiamo dentro.

La colpa del compromesso: Il "disilluso agire" e la "giornata colma di niente" descrivono perfettamente la routine automatica, quella in cui ci si adegua alle aspettative esterne spegnendo la propria luce. Il disprezzo che temi dai tuoi stessi frammenti d'anima è il senso di colpa per aver preferito la sicurezza (o la distrazione) all'autenticità.

Il ritorno a casa: Il finale nel "letto del mio spazio" rappresenta il ritorno al nucleo. Solo nel silenzio e nella solitudine l'eco di quel tradimento diventa forte, trasformandosi in una richiesta di perdono che è, in realtà, il primo passo per ricucire la ferita.

È un testo denso, dove ogni parola pesa e scava.


Sergio Batildi.

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