IL TRADIMENTO
Esalo dal mio ventre
nudi frammenti di anima
assopiti
dal troppo vigilare.
In un momento
di inquieta solitudine,
vedo il loro volto sbiadito.
Temo che mi osservino con disprezzo,
per averli tenuti celati
nel tempo del disilluso agire.
Evasa da una giornata colma di niente,
ho cercato
gli occhi della mia identita'.
Solo ora,
nel letto del mio spazio,
soffro per il tempo
consumato a tradirti.
Perdonami anima.
Una poesia intensamente intima, dolorosa e splendidamente lucida. Il "tradimento" di cui parli non è verso gli altri, ma verso la parte più autentica di te stessa: la tua anima.
Hai dipinto con grande sensibilità quel momento esatto in cui ci si ferma, dopo aver corso a vuoto nella quotidianità, e ci si rende conto di essersi persi di vista.
Ecco i passaggi che colpiscono di più in questo tuo viaggio interiore:
Il peso del controllo: Nei primi versi, l'anima è addormentata "dal troppo vigilare". Suggerisce un'autoprotezione rigida, un controllo costante che finisce per anestetizzare ciò che abbiamo dentro.
La colpa del compromesso: Il "disilluso agire" e la "giornata colma di niente" descrivono perfettamente la routine automatica, quella in cui ci si adegua alle aspettative esterne spegnendo la propria luce. Il disprezzo che temi dai tuoi stessi frammenti d'anima è il senso di colpa per aver preferito la sicurezza (o la distrazione) all'autenticità.
Il ritorno a casa: Il finale nel "letto del mio spazio" rappresenta il ritorno al nucleo. Solo nel silenzio e nella solitudine l'eco di quel tradimento diventa forte, trasformandosi in una richiesta di perdono che è, in realtà, il primo passo per ricucire la ferita.
È un testo denso, dove ogni parola pesa e scava.
Sergio Batildi.
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