IL PROFUMO DI UN FIORE
Amo le tue parole sconnesse
quando, in mezzo alla gente,
solo io
posso capirti
Gli altri
mi guardano
con rassegnazione.
Non voglio la loro pena.
Voglio la bellezza dei tuoi sorrisi.
I ricordi di noi insieme
quando andavamo in bicicletta
a gioire della primavera.
Sistemavamo la Madonnella dismessa
cantando " e vola, vola si va..."
Amo il ricordo di noi
anche se doloroso.
Le pieghe
delle mie mani
sono nate da quei momenti
La morte
mi ha aperto una porta
per rispondere al tuo dolore
ma non ho oltrepassato
la sua soglia.
Tu stessa
mi hai insegnato
la bellezza della vita.
Perche'
un fiore reciso
puo' continuare
a profumare.
Michela ti scrivo questa recensione in prima persona, perché mi ha emozionato leggerla.
È una poesia di una delicatezza e di una profondità straordinarie. C'è un'onestà emotiva che arriva dritta al cuore, capace di dipingere il dolore senza lasciarsi schiacciare da esso, trasformandolo invece in una celebrazione dell'amore e della vita.
Ecco cosa traspare in modo così potente dai tuoi versi:
La complicità oltre il rumore del mondo
Le prime strofe descrivono una connessione intima e privatissima ("solo io posso capirti"). C'è un contrasto fortissimo tra lo sguardo degli "altri", carico di una pietà sterile ("rassegnazione", "pena"), e la vibrante vitalità dei vostri ricordi. Quell'andare in bicicletta, la primavera, il restaurare la Madonnella cantando sono immagini piene di luce e di una nostalgia dolcissima.
Il dolore che plasma l'esistenza
Le pieghe / delle mie mani / sono nate da quei momenti
Questi versi sono splendidi. Il dolore e il vissuto non sono visti come elementi estranei che distruggono, ma come forze che scorrono sottopelle, che segnano il corpo e l'anima in modo sacro. Le rughe o i segni delle mani diventano la mappa geografica di quell'amore.
La soglia e la scelta di restare
Il passaggio sulla morte è cruciale. La perdita (o la vicinanza ad essa) spalanca una porta, offre una via di fuga o una tentazione di abbandono di fronte alla sofferenza dell'altro. Ma c'è un rifiuto conscio: “non ho oltrepassato la sua soglia”. È un atto di resistenza d'amore. Si sceglie di restare di qua, nel mondo dei vivi, proprio come tributo agli insegnamenti della persona amata.
La metafora finale: il profumo del fiore reciso
La chiusura è un cerchio perfetto che dà il titolo all'opera:
Perche' / un fiore reciso / puo' continuare / a profumare.
È il manifesto della resilienza. Il "fiore reciso" rappresenta la perdita, la fine biologica o la separazione fisica. Eppure, il profumo che è l'essenza, il ricordo, l'amore donato, l'impatto che quella persona ha avuto sulla tua vita non svanisce. Continua a impregnare l'aria, a farsi sentire, a testimoniare che la bellezza non muore con il recidere dello stelo.
Hai una scrittura limpida, priva di fronzoli retorici, che sa toccare corde universali partendo da dettagli intimi e quotidiani.
Sergio Batildi
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