In
piena estate, nella profondissima provincia del nordovest italiano, in un paese
di pianura tra Bassa Valle Scrivia e Lomellina, tra Piemonte e Lombardia, viene
ritrovato il corpo senza vita di Olga Cerbotari, quarantacinquenne di origine
moldava.
La
donna si trovava nella strada vicinale detta “dei ribaltabili” perché
frequentata da coppie che cercano di appartarsi in auto, nella frazione
“Cascinali Gelati” di Tremebondo Sott’Acqua. Ad indagare sul mistero che scuote
un paesino sonnolento dove quasi tutti sognano solo di partire per le vacanze
sono i due carabinieri, il maresciallo De Nitto e l’appuntato Poletto, ma anche
una serie di investigatori improvvisati, tra i quali l’aspirante giornalista
Erika Barletta, reclutata assieme a Enzino Bergonzi per sostituire i
giornalisti di una televisione locale partiti tutti assieme per le ferie
proprio nei giorni dell’omicidio.
Un
paese anonimo privo di grandi attrazioni si trova improvvisamente al centro
dell’attenzione mediatica. Nel corso dell’indagine sfilano i suoi personaggi,
dalla “Maria del Bar” al sindaco, dalla “ragazza del meteo” Veronica Garbatelli
aspirante modella ormai giunta a 35 anni al loquace barbiere Bernardo,
all’imprenditore del “biogas” Luciano Polizzi, all’insegnante Alice Corallo, un
passato da aspirante “rivoluzionaria” e un presente da leader dei “comitati del
no” che sorgono in questi luoghi su ogni tema.
L’indagine
appare molto complessa, e a portarla avanti non sono tanto lo svogliato
maresciallo che sogna le vacanze, ma la studentessa aspirante giornalista e
l’appuntato Stefano Poletto, che la segue nelle sue indagini sulla “strada dei
ribaltabili” sperando che il suo interesse non sia solo professionale.
Un
giallo dalle sfimature ironiche e surreali, ma non troppo, visto che se Tremebondo
Sott’Acqua non esiste affatto, in provincia di Alessandria troviamo “Alluvioni
Cambiò” e un affresco caricato, ma tutto sommato credibile, della provincia
profonda della pianura padana nella sua parte più meridionale, soffocata dal
caldo estivo, nella quale si scontrano gli interessi di aziende la cui
comunicazione è improntata al “greenwashing” e di “comitati del no” che si
attivano per qualsiasi tema anche ai limiti dell’assurdo, da esponenti delle
forze dell’ordine non certo abituati a fronteggiare grande imprese criminali,
dall’aspirante star Veronica che sembra aver perso l’occasione della sua vita
per liberarsi dalla soffocante cappa del paese natio, dove rappresenta ancora
il sogno proibito di molti uomini della zona.
La
trama gialla si compendia molto bene con questo affresco ironico e impietoso,
ma tutto sommato credibile, di una provincia sempre uguale a sé stessa, nella
quale dietro l’apparente monotonia quotidiana dormono lati oscuri pronti ad
esplodere. Quello del “giallo di provincia” è una sorta di sottogenere della
letteratura italiana, che Massimo Brusasco in questo libro interpreta in
maniera efficace, restando fedele al suo stile improntato all’ironia.
L'autore
Massimo Brusasco (Alessandria 1970) vive a Fubine (AL) ed è giornalista professionista. Autore per il teatro e per il cabaret, ha pubblicato di versi libri, tra cui i romanzi Sognavamo le Ragazze Cin Cin, Palla tonda teste quadre, I Promessi sposi, la Passione e il gatto che non voleva stare solo e Il raduno dei Gramigna. Per puntoa capo, ha dato alle stampe Secondo me finisce bene (2022). È attore e regista della Compagnia Teatrale Fubinese di Fubine Monferrato (AL), scrive canzoni e racconti. Dal 1990 collabora con emittenti radiofoniche locali e dal 2002 conduce il talk show teatrale Il salotto del Mandrogno. È presidente del Gruppo Aido del proprio paese.
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Andrea
Macciò

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