Il mare non ruba, conserva: note su una risacca
A volte il mare non è solo un confine o un orizzonte da guardare. A volte diventa lo specchio in cui la vita torna a chiederci il conto, un "muro di vetro" che separa ciò che è stato da ciò che rimane.
Ho scritto questa poesia a Koh Samui, osservando il lavoro paziente e incessante della risacca. Spesso ci affanniamo a voler trattenere, a voler incidere nomi sulla sabbia sperando che restino, come se il valore di una vita si misurasse da ciò che riusciamo a mettere in salvo. Eppure, guardando le maree, ho capito che non siamo custodi di oggetti o di certezze. Siamo, piuttosto, i custodi di ciò che abbiamo amato, anche quando quel che abbiamo amato è già tornato al largo.
Resa dei conti è un invito a restare, come fari spenti in notti senza navi, a custodire il rumore del mare dentro una conchiglia vuota. Perché, in fondo, la vera eredità non è ciò che sopravvive alla tempesta, ma l'intensità con cui abbiamo osato amare prima che l'acqua portasse via tutto.
Vi lascio questi versi, nati dal silenzio di una spiaggia, sperando che trovino eco in chi, come me, ha imparato a fare il "muratore di maree".
Resa dei conti
Il mare oggi è un muro di vetro,
fermo, che non promette né nega.
Sto qui a guardare il passaggio dell'onda,
quel lento scroscio che mangia la riva
e porta via, quasi per gioco,
i nomi che ho inciso sulla sabbia degli anni.
O pelago eterno, ti chiedo sommesso,
che ne hai fatto delle mani che ho stretto,
di quelle voci che il vento m’ha rotto in gola?
Non chiedo risposte, ché il sale m'ha reso
la lingua di pietra, incapace di vanto.
Mi basta questo: vedere la schiuma
che scavalca le rocce di questo mio inverno,
mentre, come un vecchio muratore di maree,
continuo a rimettere insieme i frammenti,
sapendo bene che la risacca, implacabile,
già torna a reclamare il suo debito.
Eppure resto.
Come resta il faro
quando nessuna nave lo cerca,
come resta la conchiglia vuota
che continua a custodire il rumore del mare.
Perché forse non siamo ciò che salviamo,
ma ciò che abbiamo amato
prima che l'acqua lo portasse via.
Sergio Batildi
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