IL MAL SOTTILE una poesia di Vincenzo Savoca

 


IL MAL SOTTILE

 

Quel mal sottile

di cupo tossire

negl'occhi viveva,

languido morire.

 

D'imminente poesia

l'ultimo vedere,

e le case, i campi,

e gl'uomini, il mare.

 

Di veglia il sonno,

parole d'amore la vita,

all'alba si spegneva

dopo i sogni della notte.

 

Rombi di mare la tosse

che dentro bruciava

gl'anni più belli, addosso

un morire lento di cose.

 

E scrivevo di vita e morte,

parole che più non dico.

Di questo male mi resta

il ricordo degl'amici morti.

 

VIncenzo Savoca

Ragusa 1 giugno 2026

Il "Mal Sottile" e la Tradizione Letteraria

Il titolo e l'incipit richiamano immediatamente una precisa tradizione l IL MAL SOTTILE

 

Quel  etteraria e storica: il "mal sottile" è l'espressione storica e popolare usata per definire la tisi (la tubercolosi), la malattia romantica e decadente per eccellenza. Tuttavia, nei versi di Savoca, questa patologia si fa metafora universale di un consumarsi interiore, di una fragilità che è sia fisica che esistenziale ("languido morire").

Analisi delle Stanze

  • Prima quartina: Introduce il contrasto tra il sintomo fisico ("cupo tossire") e la sua interiorizzazione. La malattia si riflette nello sguardo ("negl'occhi viveva"), trasformando la sofferenza in una forma di languida accoglienza della fine.
  • Seconda quartina: Lo sguardo del malato si fa premonizione poetica ("D'imminente poesia / l'ultimo vedere"). Gli elementi del paesaggio siciliano e universale (le case, i campi, gli uomini, il mare) vengono elencati come in un ultimo, affettuoso censimento del mondo prima del distacco.
  • Terza quartina: Gioca sui confini sfumati tra la coscienza e l'incoscienza ("Di veglia il sonno"). La vita stessa viene ridotta alla sua essenza più pura — parole d'amore — che però si spegne inevitabilmente con il sopraggiungere dell'alba, dopo i sogni notturni.
  • Quarta quartina: La tosse cambia registro sonoro e diventa potente, distruttiva: un "rombo di mare" che brucia gli anni della giovinezza ("gl'anni più belli"). C'è una bellissima e dolorosa sinestesia nel vedere la vita attorno come "un morire lento di cose".
  • Quinta quartina: Il finale sposta il focus sul presente del poeta. La scrittura era un modo per elaborare il dualismo tra "vita e morte", ma oggi quelle parole non vengono più pronunciate. Ciò che resta non è la letteratura, ma il vuoto lacerante della realtà: il ricordo degli amici che non ce l'hanno fatta.

Stile e Tono

Il tono è elegiaco, privo di retorica ma ricco di una dignità severa. L'uso dell'elisione classica (gli occhi, negl'occhi, gl'uomini, gl'anni, degl'amici) conferisce al testo un sapore antico, che si sposa perfettamente con la musicalità piana e malinconica dei versi.

Una poesia che scava dentro, capace di trasformare il dolore privato in memoria collettiva.

 Sergio Batildi


Commenti