"Fotocopia Postmoderna": la denuncia poetica di Bahtiyar Hidyet che smaschera il delirio di onnipotenza delle élite globali- Recensione di Ada Rizzo

 




L'Utopia Rovesciata del Potere Postmoderno

Fotocopia Postmoderna (Postmodern Photocopy) di Bahtiyar Hidyet non è semplicemente un testo di protesta, ma un vero e proprio saggio geopolitico in versi. In un'epoca in cui la poesia rischia spesso di rifugiarsi nell'autocompiacimento intimista o nel disimpegno, l'autore azero compie un'operazione di rara violenza intellettuale: squarcia il velo del lusso e del progresso tecnologico per mostrarne il nucleo arcaico, cannibale e predatore.

Il profondo impatto del componimento risiede nella sua capacità di far crollare l'illusione della "novità" della globalizzazione. Hidyet ci avverte che l'iper-capitalismo e le moderne autocrazie non hanno creato una civiltà superiore, ma hanno semplicemente industrializzato i vecchi istinti della tirannia. Attraverso una struttura ipnotica e una satira che scava nel grottesco, il testo diventa uno specchio perturbante per il lettore contemporaneo. L'opera smaschera l'inquietante convergenza tra l'estetica sfarzosa dei signori della guerra e il cinismo transumanista dei magnati della tecnologia, ricordandoci che ogni impero fondato sull'accumulo sfrenato finisce inevitabilmente per consumare l'uomo e il pianeta stesso. Una lettura necessaria, amara e spietatamente lucida.


Bahtiyar Hidyet – Fotocopia Postmoderna (Postmodern Photocopy)


Il Testo / The Text

Versione Italiana

Il recinto della sua decima villa ha 99 torri.

I 99 nomi di Dio vi sono scritti sopra.

La centesima torre mancante —

Lì dovrebbe esserci scritto il suo nome.

Lui è uno degli dei di quest'epoca.

Dentro la villa c'è un'enorme piscina.

Ogni giorno l'acqua dell'oceano viene portata nella piscina.

Perché lì ci tiene uno squalo.

Il dettaglio mancante è che non misurano quell'acqua

Per poterla confrontare con le lacrime che fa versare ogni giorno.

Quello squalo mangia centinaia di pesci ogni giorno.

I suoi cani mangiano dozzine di polli ogni giorno e bevono sangue d'agnello.

Manca un dettaglio...

Di questo passo, inizierà a mangiare anche le persone.

Che gli passi l'appetito.

Amen, Amen.

Sia maledetto il diavolo.

Idi Amin, Idi Amin mi viene in mente.

Le sue scarpe sono di pelle di coccodrillo.

La sua cintura è di pelle di serpente.

La sua giacca è di pelle di Laika.

E la pelliccia sulla giacca è di volpe.

Il suo cappello è di pelliccia di castoro.

Temo che anche il suo portafoglio possa essere di pelle umana.

Prego che non sia così.

Amen, Amen, Amen.

Sia maledetto il diavolo; ogni volta che dico "Amen",

Idi Amin, Idi Amin mi viene in mente.

I denti dell'uomo sono d'avorio.

Ma non è un erbivoro.

È un carnivoro.

Manca una cosa: i suoi denti avrebbero dovuto essere di osso di leone.

I vini che beve hanno 80–90 anni,

Più vecchi di tutti i centenari del paese.

Manca una cosa — l'uomo odia la giovinezza.

Si vede persino in questa collezione di vini.

Prego che l'uomo non odi la giovinezza.

Amen, Amen.

Sia maledetto il diavolo.

Ogni volta che dico Amen,

Idi Amin, Idi Amin mi viene in mente.

Il gabinetto nel suo bagno è d'oro.

Il dettaglio mancante è questo:

Quel gabinetto dovrebbe avere la forma di un mappamondo.

Lo stato del mondo è proprio ridotto così.

Il mio amico è ancora un piccolo dio.

Che quest'uomo non diventi un grande Dio.

Amen, Amen.

Sia maledetto il diavolo; ancora una volta Idi Amin, Idi Amin mi viene in mente.

Guarda quanto è progredita la scienza.

Anche le persone diventano fotocopie.

Quante fotocopie sembra aver avuto Idi Amin.

Prego che questa fotocopiatura umana si fermi.

Amen, Amen.

Sia maledetto il diavolo.

Ancora una volta Idi Amin, Idi Amin mi viene in mente.

Lasciatemi dire anche questo:

La vita ci fa girare tutti quanti.

Solo che

Loro girano come coccodrilli,

Noi giriamo come carne sulla griglia.

Prego che non rimaniamo immobili.

Amen, Amen.

Sia maledetto il diavolo; ancora una volta Idi Amin, Idi Amin mi viene in mente.

English Version

The fence of his 10th villa has 99 towers.

The 99 names of God are written on them.

The missing 100th tower—

His own name should be written there too.

He is one of the gods of this era.

Inside the villa there is a huge pool.

Every day ocean water is carried into the pool.

Because he keeps a shark there.

The missing detail is that they do not measure that water

So that we could compare it with the tears he causes to be shed every day.

That shark eats hundreds of fish every day.

His dogs eat dozens of chickens every day and drink lamb's blood.

One detail is missing...

At this rate, he will start eating people too.

May his appetite disappear.

Amen, Amen.

Curse the devil.

Idi Amin, Idi Amin comes to mind.

His shoes are made of crocodile skin.

His belt is made of snake skin.

His jacket is made of Laika leather.

And the fur on the jacket is fox fur.

His hat is made of beaver fur.

I fear that his wallet may also be made of human skin.

I pray that it is not so.

Amen, Amen, Amen.

Curse the devil; every time I say "Amen,"

Idi Amin, Idi Amin comes to mind.

The man's teeth are made of ivory.

But he is not a herbivore.

He is a carnivore.

One thing is missing—his teeth should have been made of lion bone.

The wines he drinks are 80–90 years old,

Older than all the long-lived people of the country.

One thing is missing—the man hates youth.

It shows itself even in this wine collection.

I pray that the man does not hate youth.

Amen, Amen.

Curse the devil.

Whenever I say Amen,

Idi Amin, Idi Amin comes to mind.

The toilet bowl in his bathroom is made of gold.

The missing detail is this:

That toilet bowl should be in the shape of a globe.

The state of the world is like that.

My friend is still a small god.

May this man not become a great God.

Amen, Amen.

Curse the devil; once again Idi Amin, Idi Amin comes to mind.

Look how much science has advanced.

People become photocopies too.

How many photocopies Idi Amin seems to have had.

I pray that this human photocopying stops.

Amen, Amen.

Curse the devil.

Once again Idi Amin, Idi Amin comes to mind.

Let me say this too:

Life spins all of us around.

It's just that

They spin like crocodiles,

We spin like meat on a grill.

I pray that we do not remain motionless.

Amen, Amen.

Curse the devil; once again Idi Amin, Idi Amin comes to mind.


Cenni Biografici dell'Autore


Bahtiyar Hidyet (Bəxtiyar Hidayət) è un poeta, saggista e intellettuale contemporaneo originario dell'Azerbaigian. La sua figura intellettuale si colloca in un crocevia culturale complesso: cresciuto e formatosi in un contesto post-sovietico, la sua poesia riflette le tensioni tipiche delle nazioni caucasiche, in bilico tra la riscoperta delle tradizioni identitarie (linguistiche e religiose) e lo scontro frontale con la modernità capitalistica, la globalizzazione e i regimi oligarchici.

Nelle sue opere, Hidyet spazia con grande disinvoltura da una lirica più intimista e filosofica — profonda, meditativa, a tratti metafisica — a una poesia civile e di denuncia sociale estremamente graffiante. È un autore che non esita a usare il sarcasmo, il paradosso e l'assurdo come armi politiche per smascherare le ipocrisie del nostro tempo, la corruzione e il delirio di onnipotenza delle nuove élite economiche e dittatoriali. La sua voce è considerata una delle più originali e coraggiose nel panorama della letteratura azera contemporanea.



Commento Critico

Postmodern Photocopy è un testo di forte impatto politico e sociale, una satira feroce che utilizza il grottesco e l'iperbole per fotografare la deriva morale delle élite di potere contemporanee. Hidyet abbandona qui la lirica contemplativa o classica per abbracciare una poesia civile, disincantata e volutamente ripetitiva, che agisce per accumulazione di immagini colossali e disturbanti.


1. La dissacrazione del potere e la "Sindrome di Hubris"

Il componimento si apre con una potente immagine di blasfemia architettonica: le 99 torri che richiamano i 99 nomi di Allah nella tradizione islamica. L'ambizione dell'oligarca di erigere la centesima torre con il proprio nome descrive la hubris, il delirio di onnipotenza di chi si percepisce come "uno degli dei di quest'epoca".

Tuttavia, questa divinità non è generatrice, ma esclusivamente parassitaria e predatrice. Lo squalo nella piscina, i cani alimentati a sangue d'agnello e la transizione temuta verso il cannibalismo umano descrivono un ecosistema di consumo violento, dove l'accumulo di ricchezza è direttamente proporzionale al dolore inflitto agli altri (il parallelo tra l'acqua dell'oceano e le lacrime versate dal popolo).


2. L'estetica della crudeltà: la reificazione della vita

Nella terza e quarta strofa, il corpo del potente diventa una mostra di trofei di morte. L'uso di materiali esotici e crudeli (coccodrillo, serpente, castoro, avorio) culmina nel dettaglio agghiacciante della giacca in "pelle di Laika" — un riferimento che evoca immediatamente il sacrificio canino della corsa allo spazio, simbolo di una sottomissione assoluta della vita all'ambizione cinica — e nella paura che il portafoglio sia di pelle umana. I denti d'avorio tolgono all'uomo la connotazione biologica umana per trasformarlo in una fiera artificiale.

L'odio per la giovinezza, manifestato nel consumo di vini più vecchi degli anziani del paese, suggerisce un'invidia generazionale e storica: il potente consuma il passato e nega il futuro.


3. La metafora del WC a forma di mappamondo

Nella quinta strofa, Hidyet tocca l'apice del grottesco e dello scatologico con l'immagine del gabinetto d'oro:

"Quel gabinetto dovrebbe avere la forma di un mappamondo. / Lo stato del mondo è proprio ridotto così."

Questa associazione non è solo una forte provocazione, ma racchiude un profondo significato geo-politico e filosofico:

 

Il disprezzo assoluto per l'umanità: Per il potente, la Terra non è un luogo da custodire, ma un oggetto di consumo privato. Sedersi su un mappamondo trasformato in tazza del bagno è l'atto definitivo di sottomissione e umiliazione: il "piccolo dio" evacua letteralmente sul pianeta e sui popoli che lo abitano.

 

La diagnosi cinica sul mondo: L'espressione "Lo stato del mondo è proprio ridotto così" indica che il pianeta è ormai diventato il ricettacolo degli "escrementi" delle decisioni e degli egoismi dei potenti. Il mondo è stato ridotto a una latrina dal capitalismo d'assalto e dalle tirannie. 


4 La struttura liturgica e il fantasma della storia

Il nucleo formale più interessante della poesia è il suo andamento a filastrocca, quasi una litania religiosa distorta. La parola "Amen" evoca,  volutamente, per assonanza fonetica e analogia concettuale il nome di Idi Amin Dada, lo spietato dittatore dell'Uganda degli anni '70, noto per la sua brutalità, l'eccentricità e la sua stravagante megalomania.

Il titolo e la penultima strofa svelano il significato profondo del testo: la modernità e il progresso scientifico non hanno liberato l'uomo, ma hanno industrializzato il male. Il dittatore contemporaneo non è un'anomalia originale, ma una "fotocopia postmoderna" dei mostri del passato. La tirannia si è semplicemente standardizzata.

 

5. La conclusione: l'immobilità e il movimento

La chiusura offre una metafora brutale della disparità sociale:

"Loro girano come coccodrilli, / Noi giriamo come carne sulla griglia."

Mentre i potenti si muovono con la forza letale del predatore antico (il "giro della morte" tipico del coccodrillo), il popolo subisce un movimento passivo, quello della vittima che si consuma sul fuoco. Eppure, l'ultima preghiera dell'autore è paradossale: "Prego che non rimaniamo immobili". L'immobilità totale significherebbe la morte definitiva, l'accettazione passiva del macello. Il movimento, per quanto doloroso, conserva una scintilla di vitalità o di potenziale reazione.



Il Ritratto del Potere Postmoderno: Dalla Finzione alla Realtà


Il protagonista di Postmodern Photocopy non è un singolo individuo, ma l’archetipo iperbolico dell'autocrate e dell'iper-ricco contemporaneo. La sua figura si concretizza e si manifesta attraverso tre declinazioni reali della nostra epoca, i cui interpreti incarnano perfettamente le iperboli della poesia:

1. L'Oligarca del Kitsch e dell'Isolamento: La "decima villa" blindata da 99 torri e la piscina dello squalo descrivono la fortezza dorata dei signori delle risorse e dei magnati dell'Est, ossessionati dal marcare una distanza divinizzante dal resto della popolazione. I riscontri reali mostrano esempi perfetti come Viktor Janukovyč e la sua reggia ucraina di Mezhyhirya, con rubinetti d'oro e zoo privati , o i moderni oligarchi russi e del Golfo, i cui superyacht dotati di sistemi di difesa missilistica sono veri e propri feudi privati per isolarsi dai comuni mortali.

2. Il Tiranno Predatore e Megalomane: Il richiamo esplicito a Idi Amin Dada e l'estetica della crudeltà (pelli esotiche, sangue, il timore del cannibalismo) richiamano i despoti che fagocitano le risorse dello Stato per puro edonismo, riducendo il mondo alla loro tazza del bagno. Nella nostra cronaca recente, è il caso di "Teodorin" Obiang (Guinea Equatoriale), noto per lo sfarzo sfrenato e le collezioni multimilionarie in contrasto con la miseria del suo popolo, o di Robert Mugabe (Zimbabwe), che banchettava con carne di leone ed elefante mentre il paese affrontava il collasso economico.

3. I "Nuovi Dei" della Silicon Valley (Tecnocrazia e Longevità): Il cinismo scientifico e l'odio per la giovinezza (i vini d'annata, i cani che bevono sangue d'agnello) evocano la deriva egomane e transumanista dei magnati del tech, impegnati a usare la scienza non per emancipare l'umanità, ma per comprare il tempo e sconfiggere la morte.

 

Bryan Johnson: Con il suo miliardario Project Blueprint, incarna alla lettera i versi sui cani che "bevono sangue". È salito alle cronache per essersi sottoposto a trasfusioni di plasma sanguigno provenienti da donatori giovani (incluso suo figlio) nel tentativo di invertire la propria età biologica.

Jeff Bezos e Sam Altman: Il fondatore di Amazon è il principale finanziatore di Altos Labs (startup da 3 miliardi di dollari focalizzata sulla riprogrammazione cellulare per ringiovanire i testi), mentre il CEO di OpenAI ha investito 180 milioni di dollari in Retro Biosciences con lo stesso scopo. Rappresentano l'idea di "odiare la giovinezza": non potendola trattenere per natura, cercano di replicarla e comprarla in laboratorio.

Peter Thiel: Co-fondatore di PayPal, finanziatore della Methuselah Foundation per l'estensione della vita e noto per aver acquistato enormi tenute blindate in Nuova Zelanda. Incarna la "decima villa con 99 torri": l'élite che progetta bunker iper-tecnologici per salvarsi da un eventuale collasso globale.

Larry Page e Sergey Brin (Google): Fondatori di Calico (California Life Company), una misteriosa società biotecnologica nata con l'unico scopo di decodificare e dominare il mistero della vita e dell'invecchiamento, istituzionalizzando l'ambizione di diventare, come dice il poeta, "grandi Dei".

 

l Verdetto della Storia (Il Cortocircuito Fonetico)

Il continuo rimbalzo tra la preghiera e la tirannia è il vero motore immobile della poesia. Ogni speranza viene fagocitata dal fantasma del passato:

AMEN ------- >  IDI AMIN

Non c'è progresso nella struttura del male; la scienza moderna si limita a "fotocopiare" il dittatore, standardizzandone il terrore.

 

 

In conclusione: Il "piccolo dio" di Hidyet è il ritratto collettivo di un'élite transnazionale. Che si muova tra i rubinetti d'oro di un autocrate o nei laboratori di longevità della Silicon Valley, il verdetto del poeta resta immutato: il potere contemporaneo, nonostante il progresso tecnologico, non ha inventato nulla di nuovo. È solo la fotocopia standardizzata e scientificamente avanzata dei mostri del passato, capace di muoversi e proliferare come un predatore mentre la massa gira e si consuma sulla griglia della storia.

 

 

 

Ada Rizzo, 16 Giugno 2026, Jesolo - Italia

 

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