Forti ripercussioni per tenuta filiera suinicola, sicurezza e salvaguardia comunità locali - pubblicato da Giuseppina De Biase

Forti ripercussioni per tenuta filiera suinicola, sicurezza e salvaguardia comunità locali

Cinghiali: abbattimenti insufficienti, serve un  cambio di passo a tutela di imprese e territorio

Con il caldo estivo fondamentale mantenere alta l’attenzione e rafforzare misure di prevenzione

Serve un netto cambio di passo rispetto al numero di abbattimenti dei cinghiali per tutelare le imprese agricole, gli allevamenti e l’intera filiera suinicola.

E’ quanto afferma Coldiretti Alessandria ancor più alla luce dei nuovi casi di peste suina africana sul territorio provinciale e piemontese.

“Il problema riguarda sia i danni alle coltivazioni, che continuano a pesare sui bilanci delle aziende agricole, sia il rischio sanitario legato alla peste suina africana. Si temeva, con l’arrivo del caldo, una recrudescenza del virus, ed i recenti fatti, purtroppo, lo confermano – ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco -. Risulta, quindi, fondamentale mantenere alta l’attenzione e rafforzare tutte le misure di prevenzione e controllo. La diffusione incontrollata dei cinghiali resta infatti uno dei principali fattori di pressione sulla biosicurezza degli allevamenti e sulla tenuta economica di una filiera strategica per la nostra regione”.

Nello scorso anno invece di aumentare il numero degli abbattimenti dei cinghiali, è stata invertita la rotta. Infatti, si è arrivati a poco oltre i 27 mila abbattimenti, ma il numero da raggiungere è di 41 mila. Indispensabile, quindi, vi sia un maggior impegno da parte di tutti gli attori interessati, a partire dagli ATC e i CA che è essenziale facciano davvero la loro parte, consentendo di arrivare a numeri ben più elevati. Oltretutto, i mercati sono sconvolti dalla guerra che sta provocando ingenti rincari, con l’esplosione dei costi di produzione, per cui è necessario monitorare, oggi più che mai, che non avvengano speculazioni lungo la filiera.

“Vigneti, mais, cereali, girasole, ortaggi sono tra le produzioni più esposte. In molti territori interni, la convivenza tra attività umane e fauna selvatica si è trasformata in un fattore di forte instabilità economica e sociale. Le incursioni, l’erosione dei suoli e la distruzione delle colture rendono sempre più difficile mantenere produzioni tradizionali e presidio del territorio – ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Elio Gasco -. Il rischio è quello di accelerare il declino delle aree appenniniche già segnate da spopolamento, invecchiamento della popolazione e scarsità di servizi. Senza un rapido cambiamento, il problema dei cinghiali continuerà a pesare su agricoltura, sicurezza e tenuta delle comunità locali. In gioco non c’è soltanto la produzione agricola, ma l’equilibrio complessivo delle aree rurali e interne. Se non verranno adottati interventi strutturali, il rischio è quello di compromettere in modo irreversibile economia, paesaggio e qualità della vita di territori già fragili”.


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