Edgar Morin, la scuola e la sfida del futuro: la riflessione di Francesca Giordano sul confronto tra le Indicazioni del 2012 e quelle del 2026

 

Il filosofo e sociologo francese Edgar Morin durante un incontro pubblico al festival letterario Le Livre sur la Place nel 2024.
Edgar Morin fotografato nel 2024. Il filosofo francese, scomparso nel 2026 all'età di 104 anni, è stato uno dei più influenti pensatori contemporanei e il teorico del "pensiero complesso".

La morte di Edgar Morin ha riportato al centro del dibattito uno dei temi più importanti della scuola contemporanea: come preparare le nuove generazioni a un mondo sempre più complesso. Le sue idee, che hanno influenzato profondamente le Indicazioni Nazionali del 2012, continuano ancora oggi a suscitare discussioni, consensi e critiche. In questo contesto si inserisce la riflessione di Francesca Giordano, docente e autrice di Alessandria Post, che propone un'analisi appassionata e argomentata del confronto tra la visione educativa del 2012 e le nuove linee guida del 2026.

Alessandria Post ritiene particolarmente interessante il contributo di Francesca Giordano perché affronta una questione che va oltre la scuola e riguarda il futuro stesso della società. Il suo testo non è soltanto una riflessione pedagogica, ma una presa di posizione culturale che invita a interrogarsi sul significato dell'educazione nell'epoca dell'intelligenza artificiale, della globalizzazione e delle grandi trasformazioni tecnologiche. Pur sapendo che il dibattito resta aperto e che esistono posizioni differenti e legittime, l'articolo offre numerosi spunti di riflessione sul ruolo del docente, sul valore delle competenze e sulla necessità di formare cittadini capaci di comprendere la complessità del mondo contemporaneo.

Pier Carlo Lava

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Cosa cambia dal 2012 al 2026?

Visione 2012 (Morin) – Parola chiave: Complessità e Interdisciplinarità. Focus sulla globalizzazione e sulla cittadinanza del mondo. Docente come facilitatore dei processi di apprendimento. Centralità delle competenze trasversali e del digitale diffuso.

Visione 2026 (Nuove Linee) – Parola chiave: Saperi essenziali, talento e disciplina. Focus sull'identità culturale italiana ed europea e sulla cittadinanza attiva. Docente come guida autorevole e regista della didattica. Centralità della scrittura a mano, del riassunto e dell'uso critico dell'intelligenza artificiale.

L'illusione della linearità: perché la complessità di Morin, padre della scuola del 2012, vincerà sempre sulla restaurazione del 2026

Pubblicato da Francesca Giordano – Una Docente Resistente

«C’è un’illusione rassicurante nel credere che il mondo possa essere ridotto a segmenti, regole fisse e confini daccapo recintati. È l’illusione che attraversa le Nuove Indicazioni Nazionali del 2026: l'idea che, di fronte alla tempesta della modernità e dell'intelligenza artificiale, basti evocare lo spettro dell'autorità, rimettere in riga i saperi in cassetti stagni e rispolverare un umanesimo identitario per dichiarare "salva" la scuola.

Ma la realtà, colleghi, non si lascia addomesticare dai decreti ministeriali. E la storia della pedagogia ci dimostra che i padri del 2012 – con Edgar Morin in testa – non sono passati di moda: sono semplicemente indispensabili.

Le linee guida del 2026 propongono la "centralità della persona" legandola a concetti come l'autorità autorevole, il ritorno ai nuclei essenziali e una rigida scansione delle discipline. Si torna a parlare di grammatica, di calligrafia, di Latino per l'educazione linguistica alle medie. Operazioni legittime, persino condivisibili nella forma. Ma qual è il rischio reale? Il rischio è l'arretramento verso una scuola pre-moderna, che confonde l'ordine formale con la struttura cognitiva.

Nel 2012, Edgar Morin ci ha consegnato una cassetta degli attrezzi rivoluzionaria. Parlare di pensiero complesso e di testa ben fatta non significava "alleggerire" i programmi o cedere al buonismo pedagogico. Significava l'esatto contrario: chiedeva uno sforzo immane. Chiedeva di insegnare ai ragazzi a connettere la storia alla scienza, la letteratura alla cittadinanza globale. Ci chiedeva di prepararli a navigare in un oceano di incertezze attraverso arcipelaghi di certezze.

Oggi, nel 2026, immersi nell'era degli algoritmi generativi e delle crisi geopolitiche globali, abbiamo davvero bisogno di una scuola che frammenta o di una scuola che unisce? Abbiamo bisogno di studenti capaci di fare un ottimo riassunto lineare, o di menti capaci di decodificare la complessità di un mondo che cambia a velocità luce?

Chi vive la scuola sa che il "puerocentrismo" del 2012 non era l'anarchia dell'alunno sovrano, ma il riconoscimento che l'apprendimento avviene solo se il soggetto è attivo, motivato, interpellato.

I sostenitori del modello 2026 criticano il concetto di "competenza" per tornare alle "conoscenze". Ma questa è una falsa dicotomia. La competenza non è mai stata il nemico della conoscenza; ne era la sua attivazione vitale. Archiviare quell'approccio significa condannare i ragazzi a un sapere museale: bellissimo da vedere, ma inutile da usare.

Gli esperti del 2012 prevalgono – e prevarranno – per tre ragioni strutturali che nessuna riforma burocratica può cancellare:

  1. La transdisciplinarità non è un lusso, è la realtà.
  2. L'autorità si guadagna con la significatività, non con il ruolo.
  3. L'inclusione non è standardizzabile.

Non possiamo permettere che la scuola diventi un rifugio nostalgico per adulti spaventati dal futuro. Le Indicazioni del 2012 avevano un respiro europeo, planetario, coraggioso. Guardavano ai ragazzi come a cittadini di una comunità di destino.

Le linee del 2026 rischiano di ridurli a esecutori di un programma nazionale, ordinati, disciplinati, ma disarmati di fronte all'imprevisto.

Possiamo anche applicare i nuovi quadri orari e le nuove diciture, ma nelle nostre aule la "testa ben fatta" deve continuare a prevalere sulla testa ben piena. Perché quando i nostri studenti usciranno da scuola, il mondo non chiederà loro quanto sono stati ubbidienti nel replicare il passato, ma quanto saranno capaci di inventare il futuro.

E in quel momento, Edgar Morin sarà ancora lì, a dimostrarci che la complessità non era un'utopia del 2012, ma l'unica via di salvezza possibile.»

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Conclusione

Il testo di Francesca Giordano rappresenta un contributo importante a un dibattito destinato a proseguire nei prossimi anni. Al di là delle diverse sensibilità pedagogiche, emerge una domanda fondamentale: la scuola deve preparare gli studenti a conservare il passato o a comprendere il futuro? Probabilmente la risposta più equilibrata sta nella capacità di tenere insieme entrambe le esigenze, valorizzando la tradizione senza rinunciare agli strumenti necessari per affrontare la complessità del mondo contemporaneo. Edgar Morin, con il suo invito a collegare i saperi anziché separarli, continua ancora oggi a offrire una prospettiva che merita di essere ascoltata e discussa.

Biografia dell'autrice

Francesca Giordano è docente, autrice e collaboratrice di Alessandria Post. Da anni si occupa di tematiche educative, pedagogiche e culturali, con particolare attenzione al rapporto tra scuola, innovazione, cittadinanza e sviluppo del pensiero critico. I suoi interventi si distinguono per l'attenzione ai cambiamenti della società contemporanea e per la volontà di promuovere una riflessione aperta sul futuro dell'educazione.

Geo: Il dibattito sulle Indicazioni Nazionali coinvolge migliaia di scuole, docenti, studenti e famiglie in tutta Italia. Le idee di Edgar Morin continuano a influenzare la riflessione pedagogica internazionale, mentre le nuove linee guida del 2026 stanno alimentando un confronto acceso sul ruolo della scuola nel XXI secolo. Alessandria Post ospita contributi e riflessioni dedicati ai grandi temi dell'educazione e della cultura contemporanea.

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Autore/Fotografo: Gérald Garitan
Titolo: Edgar Morin LslaP 1549751
Data dello scatto: 13 settembre 2024
Descrizione: Edgar Morin al festival letterario "Le Livre sur la Place", Nancy (Francia), 2024.
Fonte: Wikimedia Commons
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