"È questa la vita" di Vincenzo Savoca: il lungo viaggio dell'uomo tra sogni, smarrimento e speranza

 

Un uomo solo seduto su una panchina in una stazione ferroviaria deserta al calare della sera, mentre osserva i binari in attesa di un treno che sembra non arrivare mai, in un'atmosfera di profonda riflessione.

Una stazione silenziosa, binari che si perdono nell'orizzonte e un uomo immerso nei propri pensieri: un'immagine simbolica che richiama i temi della poesia È questa la vita di Vincenzo Savoca, dove il viaggio diventa metafora dell'esistenza, dell'attesa e della continua ricerca di un senso.

Ci sono poesie che si leggono e poesie che si attraversano. "È questa la vita" di Vincenzo Savoca appartiene a questa seconda categoria: non offre risposte semplici, ma accompagna il lettore dentro un percorso fatto di ricordi, inquietudini, desideri e continue domande sul senso dell'esistenza. È una composizione intensa, ricca di immagini simboliche e di richiami interiori, nella quale ogni passo sembra condurre verso una meta che sfugge continuamente, proprio come accade spesso nella vita reale. Savoca costruisce un racconto poetico che alterna malinconia e speranza, realtà e sogno, trasformando il viaggio fisico in una profonda esplorazione dell'animo umano. Una poesia che invita a rallentare, a riflettere e a lasciarsi trasportare dalle emozioni, fino a quel finale tanto semplice quanto disarmante, nel quale una piccola voce ricorda che, nonostante tutto, "è questa la vita".

Pier Carlo Lava

La poesia di Vincenzo Savoca si sviluppa come un lungo monologo interiore, nel quale il cammino diventa la metafora dell'esistenza. Fin dai primi versi il poeta si presenta come un viandante che percorre strade sconosciute senza riuscire a trovare una direzione definitiva. La bussola impazzita, le scale senza risposta, le cicatrici del vivere e il continuo interrogarsi sul Nord da seguire rappresentano il senso di smarrimento che accompagna molte fasi della vita.

Uno degli elementi più suggestivi della composizione è la straordinaria ricchezza delle immagini poetiche. Il cielo popolato da stelle ormai sbiadite, i tetti, i binari morti, la stazione deserta, il treno che non arriva mai, i pipistrelli che attraversano la notte e il sogno immobile di Icaro costruiscono uno scenario quasi cinematografico, sospeso tra memoria, sogno e realtà.

Il linguaggio è volutamente ampio e visionario. Savoca non ricerca la sintesi, ma accompagna il lettore lungo un flusso continuo di emozioni, riflessioni e simboli. Ogni immagine sembra aprire una nuova porta interpretativa, lasciando spazio alla sensibilità personale di chi legge. È una poesia che non pretende di essere spiegata completamente, ma desidera soprattutto essere vissuta.

Particolarmente intenso è il contrasto tra la solitudine e il desiderio di vita. Accanto ai ricordi e alle inquietudini emergono infatti il bisogno dell'amore, della fisicità, del contatto umano e della bellezza, elementi che impediscono al protagonista di abbandonarsi completamente alla disperazione. Anche quando tutto sembra immobile, resta viva la capacità di desiderare.

Il finale racchiude il significato più profondo dell'intera opera. Dopo aver inseguito per tutto il componimento una direzione, un treno, un sogno o una risposta, il poeta incontra soltanto un piccolo uccello grigio che, con assoluta semplicità, pronuncia la frase destinata a dare senso all'intero percorso: «È questa la vita!».

È una conclusione che non elimina il dolore né risolve i dubbi, ma suggerisce una forma di serena accettazione dell'esistenza, fatta di attese, illusioni, cadute, speranze e continue ripartenze. Ed è proprio questa sincerità a rendere la poesia di Vincenzo Savoca intensa, autentica e capace di lasciare un segno nel lettore.


È QUESTA LA VITA di Vincenzo Savoca

In confini di strade ignote cammino,
eppure conosco appena l'ordito di
muri e stanze di cancellati colori.
Le scale poi, sono un mistero ancora
da decifrare. E tra salire e scendere,
ah!, quante storie ho consumate!
La mia bussola è certo impazzita, se
ancora mi porta dove non voglio, là
dove più evidenti restano le cicatrici
di questo malo vivere. E mi ritrovo
sulla cima d'un tetto, sotto un cielo
di svaporate stelle. Ognuna d'esse un
ricordo di storie finite a mani vuote.
Più non so dove trovare il Nord!
Dicono sia sotto la stella che più
s'accende. Oh!, fosse questo cielo
deserto e nudo, potrei certo trovarla!
Ed invece rimango a contarle fino
a quando la vista s'annera e svia
il balbettio dei numeri inventati.
E torno sui miei passi, dove mai
sono stato. Cammino per arrivare
dove mai poi arrivo. E mi domando
se mai troverò il varco ch'attraversa
l'orizzonte, il sogno ch'ardisce
mutare la solitudine dei quattro muri.
E mi delizia camminare su questi
binari morti, tra lampeggi d'officina,
iridi di fumose sardane, in grembi
di vuota vita, nel gioco che m'inizia
all'impostura di vivere la vita siccome
un'avventura! Ed il gioco ora comincio
coll'aspettare un treno che mai arriva.
D'ammatassati fili le linee elettriche,
ristoro d'uccelli marini, i grandi occhi
socchiusi, d'ombra grigia il biancore
dell'ali, immobile e fermo il grande
sogno d'Icaro. E m'impaura questo
silenzio di cose morte e d'inquieta
fine. A frotte svolazzi di pipistrelli nel
cielo della stazione, di naufragate luci,
vele stracciate in solchi di mari notturni.
Nessuno arriva, nessuno c'è che parte.
Soltanto io e quest'ombra che non m'è
ignota e mai m'abbandono. Bella la notte
cieca, di vergineo pallore e di mistero.
Ad una ad una alcune mosche mi girano
d'intorno strizzandomi gl'occhi com'uccelli
notturni nel volo prima del sonno. È di
stelle il canto, abbraccio d'infinito. Lassù
una squilla di pace. Ho fame di membra,
della cipria nell'ascelle, sui teneri seni.
Baratterò la mia borsa di conchiglie
per l'ebrezza d'un bacio, per la criniera
rizza d'ambrato velluto. Tra gocce d'umida
rugiada il sasso languido dardeggia. Ma
il pendolo non batte l'ore, né ha voce
la campana dell'orologio. "Che importa?"
mi dice un piccolo uccello grigio, "È questa
la vita!". E m'addormo d'arido sonno.

Vincenzo Savoca
Ragusa, 27 giugno 2026

GEO

Ragusa (Sicilia) – Con la poesia "È questa la vita", Vincenzo Savoca propone un'intensa riflessione sul senso dell'esistenza, trasformando il viaggio, l'attesa e la solitudine in immagini di forte impatto emotivo. Il poeta ragusano si distingue per una scrittura ricca di simboli e suggestioni, capace di accompagnare il lettore in un percorso interiore che invita a interrogarsi sul valore del tempo, dei ricordi e della speranza.

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